Rom 3/ Elogio della sbandata. Quando l’Europa impara a parlare

– “La commissaria ha preso una sbandata”, così commenta il ministro francese per l’immigrazione Eric Besson sulle sentite dichiarazione di Vivane Reding riguardo all’espulsione di cittadini europei di etnia Rom recentemente “mediatizzata” in Francia.

Chi conosce la ritrosia, per usare un eufemismo, dei Commissari europei a dichiarazioni polemiche e l’esuberanza del presidente francese, non può che trovare ironico il commento di cui sopra. Benché condite da allusioni incaute, le dichiarazioni della Commissaria danno l’esempio di quanto più vivace e accattivante potrebbe risultare l’operato dell’esecutivo europeo se si liberasse con più frequenza dalla tenuta plumbea che lo caratterizza, Presidente Barroso in primis.

Per decrittare i termini della querelle, occorre inanzitutto ricordare che l’allontanamento di un cittadino avente nazionalità di uno stato europeo dal territorio di un altro stato è pratica – udite udite – ammessa  dal diritto europeo. Questo perchè la legislazione europea garantisce, più che un’incondizionata circolazione dei cittadini, la libera circolazione dei lavoratori, e pure quest’ultima sotto certe condizioni fiscali e contrattuali (si ricordi l’inglorioso esito della direttiva Bolkenstein sulla liberalizzazione dei servizi).

Il comune, presso cui il cittadino dal passaporto di un altro stato europeo si insedia, può infatti negare il permesso di residenza in caso, per esempio, il cittadino non provi adeguate capacità di sussistenza economica, o chiederne addirittura l’allontanamento in caso di inadempienza delle pratiche amministrative richieste.

La sottile linea tra legittimità e illegittimità della pratica di allontanamento messa in atto dal governo francese è stata quindi valicata solamente nel momento in cui una circolare interna ha fatto esplicita menzione del gruppo etnico interessato, in palese violazione cioè di quel principio di non discriminazione che è alla base non solo dei trattati europei, ma anche delle legislazioni nazionali degli stati membri.

Un altro aspetto rilevante, che può dare sostegno all’eventuale apertura di una procedura di infrazione nei confronti dello stato francese, è l’applicazione di una misura, in questo caso discriminatoria, ad un insieme di individui (per quanto a ciascun individuo sia stata data l’opzione di accettare liberamente la contropartita monetaria alla misura di allontanamento). A differenza di paesi come il Canada, che ammette benefici giuridici collettivi (a favore delle popolazioni indigene), l’applicazione di un diritto collettivo non è invece prevista dalle tradizioni giuridiche europee.

Sarkozy non è affatto all’oscuro del cosiddetto “acquis” comunitario, l’insieme di regole su cui si fonda l’eccentricità dell’Unione europea, che  limita la sovrantà degli stati membri, senza essere una federazione di stati né una semplice organizzazione internazionale quale le Nazioni Unite. E in tanti ricordano il dinamismo impresso dall’inquilino dell’Eliseo durante il semestre di presidenza francese del Consiglio europeo, quando proprio Sarkozy non credette di esimersi da quei richiami in stile “paternale”, che ora stigmatizza nelle dichiarazioni della Reding, allora diretti alla ritrosia italiana nell’approvare una posizione comune sul pacchetto “clima”.

Sarkozy, nonostante la sua boutade (“i Rom prendeteveli in Lussemburgo”), non è nemmeno all’oscuro del fatto che ai Commissari, proprio in virtù della funzione di “guardiano dei trattati” che ricopre l’esecutivo europeo, è fatto divieto di rispondere agli interessi nazionali dello stato da cui sono stati proposti alla carica.

La mossa sarkoziana è quindi puramente mediatica. Indebolito da una perdita costante di consensi, soprattutto alla luce delle polemiche sulla liceità delle donazioni provenienti dall’ereditiera dell’Oréal, e vedendosi ormai chiusa l’ambiziosa “apertura a sinistra”, che gli permise di arruolare Bernard Kouchner come ministro degli esteri, ritorna alle campagne che meglio gli riescono. Quelle cioè sull’emergenza securitaria che blandiscono l’elettorato più o meno xenofobo e servono a sottrarre terreno alla concorrenza lepenista.

E quale bersaglio è migliore dei Rom, forse la minoranza meno rappresentata e più diffusamente sofferta, percepita come estranea all’identità europea tutt’ora in gestazione, e la cui conciliazione con le regole della società legale richiede sforzi di dialogo culturale e creatività amministrativa? A fronte di tassi di criminalità elevati, pur nella costante assenza e impossibilità di dati ufficiali, i Rom sono un “problema perfetto”. Non è conveniente difenderli, per via di un pregiudizio consolidato che teme poche reazioni di riprovazione, né è semplice coinvolgerli, poiché le politiche per l’integrazione dei Rom sono frequentemente invise all’opinione pubblica quanto la loro presenza, regolare o irregolare che sia.

Quanto all’accusa rivolta al governo francese di doppiogiochismo, questa è ben nota a chi conosce le ormai decennali pratiche di comunicazione governativa rispetto alle istituzioni europee. In parole povere, è sempre stato gioco facile per un governo ascriversi il merito di decisioni comunitarie o attribuire la respondabilità di direttive impopolari ad una non ben definita “Bruxelles”, poiché in mancanza di un pubblico e di uno spazio mediatico comune, pochi cittadini sono al corrente che la Commissione europea detiene un puro potere propositivo (a parte poche eccezioni, quali quelle nel campo della concorrenza), mentre il ruolo decisionale spetta, in diseguale misura, a Parlamento Europeo e Governi nazionali riuniti in Consiglio europeo.

E’ quindi evidente la contraddizione di azioni volte all’allontanamento dei Rom proprio nell’anno in cui, sotto presidenza Spagnola, è stata approvata la messa in atto dei principi della Piattaforma europea per l’inclusione della popolazione Rom durante il Summit europeo a Cordoba. Ricordiamo inoltre che il 2010 è l’anno europeo “di lotta contro la povertà e l’esclusione sociale”, in virtù del quale sono stati presi accordi per destinare fondi europei, già esistenti all’interno dei diversi programmi di finanziamento, a misure specifiche volte all’integrazione di Rom e Sinti.

A prescindere dall’efficacia di queste misure, finora alquanto trascurabile, per il miglioramento della condizione dei Rom, una diversa considerazione di merito viene ad imporsi. Se servono a smascherare le annose dinamiche di doppiogiochismo, ben vengano le sbandate dei commissari.


Autore: Edoardo Guglielmetti

34 anni, piacentino, si è laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano ed ha concluso un master in affari europei presso l’istituto francese Ismapp. E’ stato assistente al Parlamento europeo per il gruppo radicale, ha collaborato con il centro di formazione dell’ILO ed è attualmente coordinatore di progetti europei per la Piattaforma europea delle New Towns.

6 Responses to “Rom 3/ Elogio della sbandata. Quando l’Europa impara a parlare”

  1. Autogeno scrive:

    E’ quindi evidente la contraddizione di azioni volte all’allontanamento dei Rom proprio nell’anno in cui, sotto presidenza Spagnola, è stata approvata la messa in atto dei principi della Piattaforma europea per l’inclusione della popolazione Rom durante il Summit europeo a Cordoba. Ricordiamo inoltre che il 2010 è l’anno europeo “di lotta contro la povertà e l’esclusione sociale”, in virtù del quale sono stati presi accordi per destinare fondi europei, già esistenti all’interno dei diversi programmi di finanziamento, a misure specifiche volte all’integrazione di Rom e Sinti.

    Ricordiamo inoltre…che Tocqueville è recidiva

  2. Il pezzo su Toqueville è un coacervo di baggianate. Accusare i Commissari di non essere eletti è come lapidare una vittima di stupro perché impura.

  3. Euro Perozzi scrive:

    Dubbio: o questa faccenda della libera circolazione dei cittadini entro la UE e di riflesso la gestione dell’ordine pubblico e dei conflitti sociali che possono nascere, viene risolta alla svelta con una risoluta politica europea di integrazione (finanziata e controllata!) e repressione (rimpatri!), oppure questo è solo l’assaggio della ribellione popolare che alcuni politici, volenti o nolenti, cavalcheranno.
    Dopo di che il sollevamento popolare contro l’espansionismo e l’arroganza islamica (radicale?)non saranno più solo una fantasia nascosta nel profondo delle nostre coscienze occidentali.

  4. E l’angelo dell’apocalisse suonerà la tromba tra lingue di fuoco? Il beneficio della libera circolazione non può essere rimesso in discussione a casusa di fobie di possibili conflitti sociali. Dove c’è libera circolazione, ci sono inevitabilmente dinamiche di integrazione/esclusione; ci sono d’altronde all’interno delle frontiere stesse (si pensi all’immigrazione infranazionale in Italia o in Francia dagli ex DOM-TOM). Altri dubbi allora: i rimpatri servono a qualcosa? O quel che serve è piuttosto pubblicizzarli? Che centra l’arroganza islamica con la questione Rom?

  5. Euro Perozzi scrive:

    Caro Edoardo Guglielmetti,
    Buona la frase sull’apocalisse, per il resto è ovvio che le mie due righe dovrebbero servire a riflettere più che a veicolare visioni future ipotetiche.
    Però guarda cosa pensa ad esempio un tipico lettore del sole24ore (noto estremista):
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-16/scintille-sarkozy-barroso-sondaggio-223210.shtml?sondaggi&uuid=AY6FZcQC

    se non ti funziona il link(copialo per intero), cerca nella prima pagina del sole 24ore il loro sondaggio…
    Anzi vota anche tu!

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  1. […] una visione irenica e da università del Sacro Cuore dell’operato delle istituzioni europee [vedere qui], resta il fatto che né la “riunione di Cordoba” né la “proclamazione dell’anno europeo […]