– Esiste davvero, come ha sostenuto alcuni giorni or sono il ministro Roberto Maroni, il pericolo di un ritorno del terrorismo. Il titolare del Viminale, probabilmente, era sotto l’influsso della ricorrenza tragica dell’11 settembre e pensava, quindi, a possibili attentati rievocativi, alla luce anche delle minacce di uno sconosciuto pastore americano, che prometteva di fare un bel falò con una copia del Corano.

Ma è evidente che le preoccupazioni riguardano anche le vicende di casa nostra. Tralasciamo pure la violenza del confronto politico. Ormai una certa parte dell’establishment è arrivato a teorizzare l’esigenza di abbattere il tiranno con ogni mezzo, ipotizzando persino una sorta di arco costituzionale di nuovo tipo in grado di raccogliere, nella logica propria di un moderno CLN, tutte le forze politiche in qualche modo ostili a Berlusconi.

A questa subcultura – in un’estate di contestazioni in occasione delle Feste del Pd – si riferisce sicuramente la provocazione di Torino nei confronti del presidente del Senato: un berlusconiano, quindi un nemico, per definizione, secondo gli avversari, una persona collusa con le organizzazioni delinquenziali del Paese. Non a caso i contestatori di Schifani avevano un preciso profilo politico, nel senso che erano militanti di un partito forcaiolo che sta facendo concorrenza persino a Di Pietro e alla IDV.

Gli aspetti inquietanti riguardano le contestazioni a Raffaele Bonanni (sempre alla Festa di Torino) e a Pietro Ichino a Milano. Tra i due episodi vi sono delle differenze con riguardo all’intensità della contestazione. Bonanni ha rischiato di farsi male, Ichino ha subito alcune provocazioni a parole e gesti, nulla di più. Ma il segnale di fondo è della stessa pasta che, negli anni scorsi, ha armato la mano degli assassini di Massino D’Antona e di Marco Biagi. E prima ancora di Ezio Tarantelli e di Roberto Ruffilli.

Il processo logico è di una estrema semplicità: se le cose vanno male le spiegazioni non vanno cercate nelle trasformazioni economiche, demografiche ed occupazionali ma nel comportamento delle persone.
È tutta colpa dei traditori della classe lavoratrice. Se tutti i sindacalisti fossero come Maurizio Landini, non vi sarebbero mai state rinunce dei fondamentali diritti dei lavoratori. La classe lavoratrice avrebbe continuato a lottare e a vincere, se non ci fossero stati dei sindacalisti come Bonanni, sempre disposti a fare ciò che pretende la Fiat.

Anche Ichino è sospettato di tradimento per il semplice fatto che le sue proposte si muovono su di un terreno sicuramente innovativo e mettono in discussione i sancta sanctorum di un vecchio andazzo delle relazioni industriali, travolto dalla storia e prima ancora dall’economia. In questo modo si costruiscono dei simboli, in un contesto socioeconomico molto delicato e complesso. Da sempre il terrorismo rosso va alla caccia dei simboli, perchè ritiene che questo sia il modo per entrare in sintonia con le masse.

È questo il rischio che stiamo correndo a fronte di una conflittualità sociale sicuramente grave, ma che viene “sbattuta in prima pagina” senza  nessuna analisi critica (lo scempio irresponsabile che si sta facendo del problema dei precari della scuola è scandalosamente indicativo).
Perchè non si passi dalle parole ai fatti e non si vedano i morti per le strade resta una sola speranza: che le nuove Br non siano ancora in grado, sul piano operativo, di organizzare la lotta armata. Ma di odio in giro ce n’è tanto. Troppo.