Ora il governo scoppia di voti, ma non di salute

di CARMELO PALMA – Tentando di garantire l’autosufficienza della maggioranza – al netto, s’intende, dei voti di Futuro e Libertà – Berlusconi ha esportato il disordine nelle fila dell’Udc, ma non ha consolidato una propria “autonoma” forza parlamentare. Al contrario si è dimostrato disponibile ad un rimescolamento di seggi tra maggioranza e opposizione che, nelle legislature recenti, ha alcuni precedenti – tutti a sinistra.

Quale sia il senso di questa ricercata autosufficienza è purtroppo fin troppo chiaro da comprendere. Berlusconi non può temere, in base ad una valutazione razionale del costo opportunità elettorale del raggruppamento finiano, che sia il Presidente della Camera a interrompere il cammino della legislatura o ad intralciare l’azione di governo.

Al contrario il premier teme che, di qui ai prossimi mesi, Fini possa consolidare, grazie alla centralità istituzionale dei gruppi di Futuro e Libertà, il proprio profilo politico. Semplicemente, Fini deve stare fuori dagli equilibri di maggioranza, e non solo da quelli del PdL, per rimanere fuori dai giochi della successione.

Per questo, dopo un’estate passata a dichiarare la “materiale” incostituzionalità di una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne, Berlusconi non ha esitato a corteggiare le componenti centriste che contestano le posizioni di Casini e presidiano, dentro e fuori dall’Udc, quelle di Cuffaro.

Tutto legittimo, secondo le regole del gioco politico. Tutto ammissibile, secondo le norme costituzionali, che non consentono di distinguere tra i “ripensamenti” in buona o cattiva fede dei parlamentari senza obbligo di mandato. Dal punto di vista politico, però, l’auto-dissoluzione del PdL ha restituito alla politica italiana il contrario di quanto prometteva.

L’esecutivo “nordista” sta alla porta di Totò vasa vasa (e la porta non si è neppure aperta). Il governo “del fare” è finito risucchiato nelle sabbie mobili parlamentari. La valigetta nucleare sulle sorti della legislatura non sta più nelle mani del Presidente del Consiglio, ma in quelle di Bossi. E sopratutto, il Governo ora scoppia di voti, ma non di salute.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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