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La nostra destra non è Dio, Patria e Famiglia

– C’è una destra che non si riconosce nel borghese, banale, fumettistico: Dio, Patria e famiglia. Una destra che non riconosce un Dio dispotico, severo e difensore di qual si voglia ordine precostituito, di qualunque supposta legge di Natura.

Una destra che non riconosce la Patria come un giardino chiuso e asfittico, abitato da una popolazione omologata che sopprime i volti non componibili, che scaccia il dissenso e lo inquadra come terribile piaga.

Una destra che non riconosce la famiglia come un agglomerato genetico immobile ed a-storico composto da un padre padrone, una madre massaia e dei figli che hanno come unico obbiettivo della loro esistenza quello di seguire la via indicata dai genitori.

Il che non ne fa una destra materialistica e priva di Spirito, nè lontana da radici e tradizioni. Anzi. Quella che immagino è una destra simmachea, dal senatore e filosofo romano Simmaco, che attraverso l’apertura e il pluralismo difendeva strenuamente la traditio dell’Impero. Con queste parole:

“Guardiamo le medesime stelle, comune è il cielo, un medesimo universo ci racchiude: che importa con quale dottrina ciascuno ricerca la verità? Non si può giungere fino a così sapiente segreto per mezzo di una sola via”

Questa destra ha una patria che è l’Impero di Roma dalle molte genti; la Sicilia normanna, araba e greca assieme che governò Federico II; la Venezia dai mercati ricchi di spezie da tutto il mondo e la Firenze rinascimentale che non temeva le culture diverse, al contrario nutrendosene avidamente, studiandole e rielaborandole per creare nuovi percorsi; una destra che non teme le differenze e sa che esse sono legna per vivificare e mantenere alta un’Antica Fiamma.

Questa destra conosce una famiglia che è composta da persone che stanno assieme e che vivono assieme perché si amano. Scriveva Dickens: “Famiglia è colui che è disposto a donare il sangue e non chi ha lo stesso sangue”.

Questa destra ha radici in una terra antica e profonda e di quell’antico passato, modello e memento mai è dimentica, e con questa consapevolezza guarda avanti senza bisogno di feticci urlati e logori slogan populistici.


Autore: Francesco Aresco

Nato a Catania il 9 Giugno 1989. Cresciuto dall'età di undici anni a Roma dove ha conseguito la maturità classica. Ha pubblicato la prima opera, Eratos, con il Filo editore all'indomani della maturità classica. Attualmente studia Lettere Classiche all'Alma Mater Studiorum e e coordina il circolo di Generazione Italia presso l'Università di Bologna.

One Response to “La nostra destra non è Dio, Patria e Famiglia”

  1. Claudio scrive:

    “Federico sembra indirizzato verso un liberismo ante litteram quando riduce le barriere doganali interne o quando favorisce le attività dei mercanti, anche se provenienti da città nemiche come Genova e Venezia. La politica economica federiciana avrebbe successo se la pressione fiscale non crescesse di continuo. Aumentano le spese per mantenere un fidato esercito mercenario, che riduca la forza militare della nobiltà, e un apparato burocratico efficiente. Lo stato diventa il primo soggetto economico del regno: detiene ricchi monopoli (sale, ferro, seta, macellazione, trasporti, cambio valute) e possiede grandi estensioni di terra. Secondo alcuni storici il fisco federiciano affosserà lo sviluppo del capitalismo, con conseguenze definitive per l’economia del Mezzogiorno.”

    Gianni Rapetti, da “I luoghi di Federico”

    http://www.stupormundi.it/rapetti.federico.htm

    Ok storicizzare ma io c’andrei piano con l’esaltazione acritica…

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