– C’è una destra che non si riconosce nel borghese, banale, fumettistico: Dio, Patria e famiglia. Una destra che non riconosce un Dio dispotico, severo e difensore di qual si voglia ordine precostituito, di qualunque supposta legge di Natura.

Una destra che non riconosce la Patria come un giardino chiuso e asfittico, abitato da una popolazione omologata che sopprime i volti non componibili, che scaccia il dissenso e lo inquadra come terribile piaga.

Una destra che non riconosce la famiglia come un agglomerato genetico immobile ed a-storico composto da un padre padrone, una madre massaia e dei figli che hanno come unico obbiettivo della loro esistenza quello di seguire la via indicata dai genitori.

Il che non ne fa una destra materialistica e priva di Spirito, nè lontana da radici e tradizioni. Anzi. Quella che immagino è una destra simmachea, dal senatore e filosofo romano Simmaco, che attraverso l’apertura e il pluralismo difendeva strenuamente la traditio dell’Impero. Con queste parole:

“Guardiamo le medesime stelle, comune è il cielo, un medesimo universo ci racchiude: che importa con quale dottrina ciascuno ricerca la verità? Non si può giungere fino a così sapiente segreto per mezzo di una sola via”

Questa destra ha una patria che è l’Impero di Roma dalle molte genti; la Sicilia normanna, araba e greca assieme che governò Federico II; la Venezia dai mercati ricchi di spezie da tutto il mondo e la Firenze rinascimentale che non temeva le culture diverse, al contrario nutrendosene avidamente, studiandole e rielaborandole per creare nuovi percorsi; una destra che non teme le differenze e sa che esse sono legna per vivificare e mantenere alta un’Antica Fiamma.

Questa destra conosce una famiglia che è composta da persone che stanno assieme e che vivono assieme perché si amano. Scriveva Dickens: “Famiglia è colui che è disposto a donare il sangue e non chi ha lo stesso sangue”.

Questa destra ha radici in una terra antica e profonda e di quell’antico passato, modello e memento mai è dimentica, e con questa consapevolezza guarda avanti senza bisogno di feticci urlati e logori slogan populistici.