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Il Pdl è morto. W il Governo

– dal settimanale Left di venerdì 10 settembre di Marcantonio Ludici – In mezzo a giorni di farneticazioni, risse, insulti, richieste nevrasteniche di elezioni anticipate intermezzate da stupidario istituzionale – come la richiesta al Capo dello Stato di licenziare il presidente della Camera – il vicecapogruppo vicario di Fli Benedetto Della Vedova prova a riflettere con calma e a esporre le ragioni sue e dei finiani.

Voi di Futuro e libertà cosa siete? Una corrente, un gruppo parlamentare, un partito?

Se togliamo di mezzo agosto, siamo all’indomani della formazione di un nuovo gruppo parlamentare che a sua volta è avvenuta all’indomani dell’espulsione di Gianfranco Fini e delle sue posizioni politiche dal Pdl. Quindi diciamo che sono passati due giorni, salvo i festivi, dall’avvio di tutto questo. La rottura è stata una rottura politica sull’idea di centrodestra e, più grave ancora, sull’idea di partito. Noi pensavamo, almeno io pensavo, che il Pdl, superando Forza Italia, An e alcune piccole formazioni, diventasse un normale partito di centrodestra europeo dove la competizione di idee e di personalità sulla linea politica e sulla leadership fosse il sale, la normalità, la fisiologia. Noi oggi abbiamo i fratelli Miliband che fra poco si sfideranno a duello su chi, e come, debba rilanciare quello che fu il glorioso New labour di Blair. In Francia la competizione è fra Sarkozy, che vuole un secondo mandato, e il leader dei parlamentari dell’Ump (il partito del presidente, ndr) Jean-François Copé, il quale addirittura sembrerebbe aspirare a essere lui il prossimo candidato alle presidenziali. Speravo che il Pdl, superando l’anomalia berlusconiana che l’aveva prodotto, s’incamminasse verso quel destino. Secondo me Fini questo passaggio lo aveva fatto con uno splendido intervento al congresso, dicendo chiaramente che su alcuni temi molto importanti come immigrazione e bioetica era in minoranza e voleva fare la sua battaglia di minoranza. Per diventare, ovviamente, maggioranza. Berlusconi invece sembra essere tornato, usando le parole del suo amico Feltri, all’idea di partito “contorno del leader”. È chiaro che questo non poteva reggere. Una totale marcia indietro, di Berlusconi e del Pdl, con l’idea di azzerare i vertici e ripartire daccapo, è un’ipotesi di scuola che però potrebbe permettere al partito di riprendere il percorso. Allora nelle condizioni attuali quella competizione sul futuro del centrodestra, che volevamo fare dentro il Pdl, la faremo da fuori.

Quindi il Pdl è morto?

Il Pdl che espelle Fini in quel modo è una stella morta che fa ancora luce ma non ha più energia per produrla. Tutto questo non c’entra nulla con il sostegno al governo. Siamo impegnati con gli elettori su un programma. Il governo può andare avanti tranquillamente. Io non metto in discussione Berlusconi primo ministro. Ovviamente da parlamentare voglio discutere i provvedimenti di palazzo Chigi, sono sempre convinto che le mie proposte siano migliorative, però questo fa parte del gioco di una repubblica parlamentare. Lo scontro è tutto politico. Non so dove potrà portare in futuro ma io che possiedo un senso repubblicano delle istituzioni continuerò ad appoggiare il governo.

Lei proviene da un percorso diverso dagli altri esponenti di Fli, è stato radicale e ha una sua identità forte. Però gente come Granata e Briguglio prima non erano molto noti. Non è che dentro Fli ci siano delle persone che hanno trovato l’occasione di assurgere alle prime file di un partito nuovo?

In realtà tanto Granata quanto Briguglio sono saliti all’onore delle cronache prima di tutto per il loro lavoro e poi grazie al fatto che Berlusconi li ha individuati come il problema del Pdl. È stato scomodato l’ufficio di presidenza per deferire ai probiviri non solo Italo Bocchino, per il quale il discorso è diverso, ma anche Granata e Briguglio. Questo favore di premiare il loro lavoro con tanto clamore, gliel’ha fatto Berlusconi.

L’impressione è che voi riteniate la parabola, politica e culturale, del Cavaliere sostanzialmente conclusa e che stiate scommettendo su questa conclusione.

Mettiamola così: io scommettevo sul fatto che Berlusconi avesse l’energia, la consapevolezza, il coraggio politico di aprire con la costruzione del Pdl una nuova stagione che radicasse la sua esperienza nel futuro. Quanto successo invece mi fa pensare che questo resti un partito coincidente con l’esperienza politica di Berlusconi, il quale dopo 16 anni è il politico più longevo nella storia degli ultimi quattro lustri dei Paesi liberi e democratici. Quindi il suo orizzonte non può più essere quello del Pdl. Mentre ora siamo di fronte alla conferma che i due orizzonti coincidono. Un Pdl così è destinato a finire il giorno in cui il Cavaliere dirà: “Cari amici, ho lavorato tanto, arrivederci e grazie”. Un partito come lo pensavo io, reso vitale da un po’ di concorrenza, poteva pensare di esistere ancora fra vent’anni.

Ma non rischiate voi di Fli di essere trattati da codardi se non respingete il processo breve o da resipiscenti se lo respingete e di conseguenza responsabili della crisi? Non vi siete infilati in una tenaglia?

Io sono fiducioso che alla fine prevalga la ragionevolezza. In quel ddl sono stati fatti rientrare due obiettivi: aggredire il nodo della lunghezza dei processi in Italia e dare uno scudo giudiziario a Berlusconi per consentirgli di finire il suo mandato. Per me sono entrambi condivisibili perché penso che Berlusconi debba poter governare fino alla fine della legislatura. Il pasticcio nasce dal fatto che sono stati infilati a forza due obbiettivi diversi in uno stesso provvedimento.

Quindi alla Camera non voterete la norma transitoria del processo breve sui reati commessi prima del 2006, corruzione compresa?

Qui sta il problema. Una norma che ha come obiettivo lo scudo giudiziario per Berlusconi inserita nel processo breve, sul quale si può discutere, visto che da una parte gli avvocati e dall’altra i magistrati dicono che questa non sarebbe la modalità migliore per dare tempi certi ai processi. Però insomma il principio è sacrosanto. Confido ragionevolmente sul fatto che questo pasticcio si riesca a districare proprio perché non è nostra intenzione dire a Berlusconi “tu ti devi fare processare”. Bisogna trovare un modo per non dimenticarsi dei processi, quindi proseguire sulla via di un lavoro serio sui loro tempi. Faccio notare che abbiamo sbagliato all’indomani della sentenza della Consulta: non ha detto che il lodo Alfano era un obbrobrio ma che ci voleva una legge costituzionale. Io sarei partito il giorno dopo sulla legge costituzionale e oggi saremmo già a buon punto.

Intanto per tutto il mese di agosto il centrodestra ha scaricato sui giornali polemiche, risse, scandali.

Ho scritto un articolo per il Secolo che incomincia così: «La bolla estiva delle speculazioni politiche si è sgonfiata». Settembre ci sta riportando alla realtà. Tutto questo evaporerà, come evaporeranno le elezioni, perché non c’è ragione di fare quella che è stata definita la “strategia dell’autoribaltone”, cioè il presidente del Consiglio che si sarebbe ingegnato tutta l’estate su come cadere anziché su come andare avanti e governare meglio.

E siete favorevoli all’altra proposta, quella dell’allungamento dei termini del legittimo impedimento?

Questa è ancora un’altra cosa. Vi si potrebbe ricorrere avendo in testa di fare poi il lodo costituzionale. E ripeto, se dovessi rispondere sì o no allo scudo giudiziario per Berlusconi, facendo la sintesi di tante cose che non mi sfuggono, dico sì. L’allungamento del legittimo impedimento sarebbe una via, grazie alla quale si chiamano le cose con il loro nome: questo è un escamotage che serve per arrivare allo scudo. Fino alla fine della legislatura. Potevano pensarci prima.

Il terzo polo Fini – Casini – Rutelli: Casini potrebbe diventarne il candidato premier ma di lui s’è parlato anche come candidato del centrosinistra. Casini, tutti lo vogliono. Qualcuno lo piglia?

Al momento le cose sono chiare. Noi siamo nella maggioranza. Loro stanno all’opposizione. Si è creata con Casini un’area, diciamo, di responsabilità istituzionale, cioè l’idea che su alcuni temi, giustizia compresa, gli steccati e le pregiudiziali fra maggioranza e opposizione possono cadere, e quindi vi sia la possibilità di convergere su alcune cose senza che vengano meno gli equilibri fra maggioranza e opposizione. Per il momento lo scenario è questo, poi è chiaro che se Berlusconi volesse a qualsiasi costo andare al voto anticipato, schiacciare Fini, regolare i conti, allora uno si organizza come può per salvare la pelle. Di fronte a un’aggressione prepotente, si usa la legittima difesa. Però mi sembra che ci siano tante questioni di cui ci si può occupare senza passare per le elezioni.

Una per esempio è la nomina di un ministro dello Sviluppo economico, come lo stesso capo dello Stato ha sollecitato.

Questa è una questione che va affrontata velocemente. Premesso che, come tutti sappiamo, lo sviluppo economico non si fa per decreto, un governo della quinta, sesta, settima, ottava potenza del mondo che rinuncia per quattro mesi a un ministro così importante dà un’imbarazzante prova di debolezza. Anche questa è attribuibile allo stillicidio e ai distinguo finiani? Non mi pare che i due temi abbiano nulla a che vedere fra loro e qualcuno dovrà pur spiegare come mai con la maggioranza più forte del mondo non abbiamo un ministro.

Dei 44 onorevoli finiani fra Camera e Senato, siete sicuri di non perderne nessuno?

Può darsi che ne perdiamo qualcuno. Ma può darsi invece che ne guadagneremo altri e che per uno che se ne va, ne arrivino due.

Quindi vi sentite coesi?

Assolutamente sì. Certo, su alcuni temi conserviamo opinioni diverse, ci sono i laici e ci sono i cattolici per usare questo schema mefitico italiano.

Dia una definizione sintetica, uno slogan, delle idee che rappresentate.

Già Futuro e libertà è una buona definizione. La nostra è l’idea di una destra che punti all’innovazione, in presa diretta con la società e che non proponga modelli astratti di ritorno al passato. Una destra d’innovazione, pragmatica, che affronti i problemi cercando di dare delle risposte, che unisca in una visione repubblicana moderati e liberali. E che guardi all’Europa davvero, senza copiare però imparando dalle esperienze di governo di centrodestra europeo di oggi. Penso alla Germania e alla Gran Bretagna guidate da moderati e liberali insieme.

Il vostro maggior avversario in questo senso non sembra il Pdl ma la Lega.

La Lega non rappresenta un avversario politico. Tuttavia se è vero che Bossi non è Le Pen, è altrettanto vero che su grandi temi come l’immigrazione, la posizione di un grande partito nazionale moderato e liberale non può coincidere, non può nemmeno dare l’impressione di coincidere, con quella della Carroccio. Questo è il problema che il Pdl ha incontrato con Bossi. Quindi governiamo assieme ma siamo concorrenti e l’idea di dare in appalto, in outsourcing, chiavi in mano, il tema dell’immigrazione e della sicurezza secondo me è stata un’idea sbagliata. La Russa dice che se non seguiamo, e magari non precediamo, la Lega sull’immigrazione clandestina perdiamo voti. Io penso esattamente il contrario e lo dico da uomo del nord che viene da Sondrio, la seconda provincia più leghista d’Italia.

Sulla storia della casa di Monte Carlo, qual è la sua opinione?

È una questione mediatica, non un’inchiesta giornalistica. Sono state date delle risposte partendo dal presupposto che si trattava di una faccenda che non aveva a che fare con la pubblica amministrazione, a differenza della vicenda Scajola. Si mettono assieme tre elementi – casa, Monte Carlo, cognato – e si monta una panna su un caso che non esiste. Non c’è stato danno per nessuno, la casa era un bene del partito. Parliamo di formazioni che in termini di finanziamento elettorale hanno delle disponibilità importanti e poi c’è un immobile da 300mila euro che magari poteva valerne 400mila. Non ci sono profili di illegalità né di immoralità. C’è forse un profilo di opportunità, consentendo che la società compratrice fosse indicata da un parente. Forse potevano mandare gli amministratori di An in missione a Monte Carlo a fare il giro delle agenzie immobiliari per mettere in vendita l’appartamento. Certo esteticamente si presta a strumentalizzazioni il fatto che il cognato stia lì. Ma sono convinto che la faccenda si sgonfierà. C’è un’indagine della magistratura, quindi vediamo se ci sono profili di qualche natura. In caso contrario resta la questione dell’opportunità. Però il peloso meccanismo evangelico per cui se tu denunci la trave non puoi avere nemmeno una pagliuzza nel tuo occhio, non fa onore a chi lo applica. Calunnia calunnia e qualcosa resterà, come Stalin e coloro che manipolavano i media nei regimi totalitari ben sapevano.


2 Responses to “Il Pdl è morto. W il Governo”

  1. Liberale scrive:

    Il PDL non è morto, fintantochè non lo decideranno gli elettori, fateve una ragione. Sembrate solo infantili a portar avanti sta tiritera come una sorta di rito scaramantico consci di aver fatto una cavolata. Potrei altrimenti dire che è rinato il MSI e ne siete entrati a far parte. W il Governo ;)! P.S. DIRE CHE LA CASA DI MONTECARLO VALEVA AL MASSIMO 400 Mila euro è quanto di più patetico ho visto scritto fra le pagine di questo sito NON HO PAROLE!

    ” Non ci sono profili di illegalità né di immoralità. C’è forse un profilo di opportunità, consentendo che la società compratrice fosse indicata da un parente. Forse potevano mandare gli amministratori di An in missione a Monte Carlo a fare il giro delle agenzie immobiliari per mettere in vendita l’appartamento.”

    Evidentemente nessuno ha mai sentito parlare di un indagine in corso…

  2. Disincantato scrive:

    Meglio aspettare i risultati dell’urna per conoscere la situazione reale del PDL, comunque le sorprese potrebbero averle Fini & C.

    La bicocca di Montecarlo solo una montatura giornalistica? Sembra che ci sia stato un affare ghiotto per qualcuno, le pure coincidenze o le spiegazioni a tassametro sono storielle come i bambini che arrivano con la cicogna.
    A Montecarlo c’e’ la legge di prelazione dove se un immobile e’ venduto ad un prezzo irrisorio, la pubblica amministrazione lo compera al prezzo dichiarato maggiorato del 10%.

    Il partito e’ una entita’ pubblica, dati ed informazioni relativi ad esso devono essere resi noti a differenza del club della briscola dove tutto puo’ essere tenuto privato.

    Poi c’e’ anche una denuncia contro ignoti, vedremo se la magistratura quanto lontano andra’ considerando che Fini ha ottimi rapporti all’interno della stessa. Vedremo se Fini avra’ ancora il coraggio di promuoversi come paladino della legalita’ e onesta’.

    Fini e camerati possono metterla come vogliono, comunque ci salvi Dio dalle loro lezioni di legalita’ e moralita’, ne facciamo volentieri a meno.

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