Libera scuola in libera Adro

– Prendo atto che il sindaco di Adro ha specificato che il simbolo del Sole delle Alpi è stato scelto non perché simbolo della Lega, ma perché appartenente all’iconografia del comune.

Così ieri la Ministra Gelmini, ha commentato l’inaugurazione da parte di un sindaco leghista, accompagnato da parlamentari e assessori leghisti, di un polo scolastico nuovo di zecca, col simbolo – ça va sans dire – leghista stampato sui banchi, sui muri, sulle vetrate e sui cestini.

Meno male, c’eravamo preoccupati. Sembrava una scuola leghista, invece fortunatamente non lo era. Non si tratta di secessionismo scolastico, solo di federalismo iconografico, quello per cui in altre scuole padane – per non dire di quelle sud-tirolesi – potrà campeggiare l’aquila bicipite di Cecco Beppe e in quelle calabresi potranno riesumarsi le insegne sanfediste del cardinale Ruffo.

Temevamo che fosse una provocazione. Invece no. E’ casuale che proprio un comune del bresciano abbia dimenticato di spiegare alla Ministra bresciana le ragioni di quella scuola “tutta sua”,  intitolata a Gianfranco Miglio, intellettuale federalista prima arruolato dal Bossi di strada e poi licenziato dal Bossi di Palazzo, ma rientrato, dopo morto, tra le icone del Carroccio – che comunisti, questi leghisti.

Insomma: sospettavamo, a dirla tutta, che fosse uno di quei “rutti ideologici” col botto, a cui il Carroccio si è e ci ha abituato, visto che né la signora maestra né la signora Ministra sono ancora riusciti ad insegnargli – grande e grosso com’è – la buona educazione. Invece no, è tutto sotto controllo. La Lega è una forza di governo responsabile.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “Libera scuola in libera Adro”

  1. Luca Di Risio scrive:

    Quando Craxi divenne segretario di un massacrato PSI nel 1976, un rapporto della CIA lo definiva come un politico determinato che puntava dritto alla presidenza del consiglio, mentre tutti in Italia, ambiente politico e osservatori, lo credevano un segretario di transizione. Oggi come allora la stupidità degli osservatori regna sovrana sui fenomeni della società in Italia. Non si vedono, e quindi non si analizzano le cause che portano a certe conseguenze e si cede a fare facile propaganda, ognuno tirando l’acqua al proprio mulino. Siamo messi male, molto male.

  2. Maralai scrive:

    a ben vedere, sanno rendersi persino simpatici.
    mn

  3. Luca Pozzoni scrive:

    Se il Comune di Adro, invece che in provincia di BS, si fosse trovato in quella di TN, avrebbe avuto a disposizione (nel bilancio di un solo anno) oltre ai 7 milioni di euro con i quali sopravvive, sei volte tanto in più per finanziare il nuovo polo scolastico (7 milioni di euro) e tante altre opere/servizi. Senza strappi o eccessi.
    C’è un solo modo per rimediare: dare al comune di Adro i 7 milioni e “acquistare” il diritto di rimuovere i simboli simil-leghisti. E al più presto, possibilmente prima che qualche banda decida di intervenire (dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, che lo Stato o è assente o è troppo lento: ovvero, costosamente inutile).

    Altra questione: gli stessi argomenti contro la presenza dell’antico simbolo municipale adrense, dovrebbero valere per il crocifisso (bullonato).

  4. Francesco Smorgoni scrive:

    Ma quanta ipocrisia….
    La scuola di Adro e’ nella forma (speriamo non nella sostanza) una scuola confessionale.
    Al di là di qualsiasi appartenenza politica o militanza (di QUALSIASI militanza), trovo INCREDIBILE che nel 2010 sia stato possibile pensare e lasciare realizzare una aberrazione di questa fatta. In che Paese viviamo se solo riusciamo a concepire di bardare una scuola con simboli di partito ? Ricordate chi in Italia, Germania e Russia lo faceva ?
    Ancora incredibile la scarsissima attenzione delle istituzioni a questa drammatica pagliacciata.
    Per cortesia, evitiamo di prenderci in giro con la storia “dell’antico simbolo municipale”. Ragione, cultura, sensibilita’ umana e istituzionale avrebbero dovuto imporre all’amministrazione di evitare a bambini e genitori di passare sotto le forche caudine di un potenziale (dimenticavo, e’ un simbolo comunale…) marchio politico per entrare in un luogo pubblico “sacro” come la scuola.
    Ripeto, tutto cio’ a prescindere da qualsiasi idea politica; l’atto in se’ e’ gravissimo e tristissimo.
    Cosa sarebbe successo se la scuola fosse stata tappezzata di falci e martello, scudi crociati o rose nel pugno ?
    Infine, che tristezza il crocefisso imbullonato. Quanta PAURA traspare dal sentirsi legittimati nell’imbullonare un simbolo cosi’ sacro.
    Povero Gesu’ Cristo, anche questa gli tocca….

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