La pluralità dell’etere: l’imprenditore Mentana ed il sindacalista Santoro

– L’approdo di Enrico Mentana alla direzione del tg de La 7 rappresenta uno degli elementi di novità più interessanti nel panorama televisivo e potrebbe modificare significativamente gli equilibri di pubblico tra i maggiori canali televisi, per lo meno per quanto riguarda l’informazione. In particolare da quando “Mitraglia” – come è comunemente soprannominato – ha preso in prima persona la conduzione, la quota di pubblico del telegiornale del settimo canale è salita a vette mai conosciute in passato. Oltre l’8% di share ed un milione e mezzo di telespettatori. Sono risultati che portano il TG7 davanti al TG4 ed a Studio Aperto e che cominciano a creare qualche apprensione anche ai notiziari di Minzolini e di Mimum che pur restano, ad oggi, largamente preferiti.

E’ un dato di fatto che il telespettatore italiano dispone ormai della scelta tra notiziari di quattro diversi editori televisivi, tutti sorretti da mezzi economici adeguati e da valide strutture giornalistiche. Oltre alla RAI, a Mediaset ed a La 7 non vanno dimenticate, infatti, neppure le news di SkyTg24, trasmesse anche in chiaro sul terrestre sulle frequenze di Cielo. Tutto sommato si tratta di una pluralità di offerta non disprezzabile, anche se confrontata con quella di altri paesi.

La sensazione è che le testate storiche godano di una significativa rendita di posizione dovuta alla forza dell’abitudine, ma non è detto che le attuali posizioni dominanti non siano contendibili e che lo stesso switch-over non possa contribuire a sparigliare le carte. In fondo l’affermazione del TG5 – che proprio Mentana fece crescere da zero fino a scalzare in breve  tempo il TG1 come primo telegiornale italiano – è la dimostrazione che le abitudini dei telespettatori sono modificabili a fronte di proposte editoriali innovative.

Quello che andrebbe adeguatamente sottolineato è che un’offerta televisiva variegata e plurale la si deve alle dinamiche di mercato ed agli effetti della concorrenza tra diversi soggetti televisivi privati – e non invece alla televisione pubblica che intrinsecamente è chiamata a rispondere non alle esigenze dei telespettatori, ma alle inevitabili committenze politiche, di sinistra o di destra che siano.

Insomma molti a sinistra criticano il taglio del tg minzoliniano, ma non sono disposti a riconoscere come siano il mercato e la concorrenza a far sì che per sottrarsi agli editoriali del direttore del TG1 sia sufficiente cambiare canale con il telecomando. Diversamente è proprio il carattere “pubblico” della RAI che mette sotto tutela politica una parte importante del panorama televisivo e che, conseguentemente, riduce e non accresce gli spazi di agibilità per il dibattito giornalistico. Questo però la Sinistra non lo comprende ed anzi continua in una difesa tetragona della tv pubblica, intesa naturalmente come “loro” tv pubblica, senza realizzare che la RAI è destinata a divenire sempre meno “loro”.

L’atteggiamento tipico del “giornalista di sinistra” è purtroppo essenzialmente difensivo e ben rappresentato dal modo di porsi del giornalista di sinistra per eccellenza, quel Michele Santoro che da anni “presidia” il suo spicchio di tv di Stato in nome della causa antiberlusconiana. Mentana e Santoro sono, certo, due giornalisti accomunati dal non esser cari al Presidente del Consiglio, ma al tempo stesso quanta differenza esiste nei rispettivi atteggiamenti e nelle strade che essi hanno scelto di intraprendere.

Il primo sfrutta le sue notevoli doti professionali in un’ottica imprenditoriale. Non rivendica l’attribuzione di una posizione di primo piano, ma se la costruisce lui stesso, come ha saputo fare con il TG5 a suo tempo e come sta facendo con il TG7 oggi. Non punta ad “occupare” spazi, ma ambisce piuttosto a crearne di nuovi. Non reagisce in modo scomposto alla fine del rapporto fiduciario con un editore, ma semplicemente  si rimette in gioco, portando altrove il proprio talento giornalistico. E’ vero, ci fu una breve schermaglia legale tra Mentana e Mediaset nel 2009, ma si risolse quasi subito in una separazione consensuale. Come avviene nei rapporti di mercato, quando non si va più d’accordo, ci si lascia, si prendono strade diverse ed ognuno si fa carico per la propria parte degli esiti della rottura.

Santoro invece vuole il “posto fisso”. Vuole proprio “quel” posto in RAI in nome del suo diritto, acquisito per usucapione, di avere un “pulpito” a spese dei contribuenti ed affronta la questione della libertà di informazione televisiva secondo le categorie del sindacalismo FIOM. Come i tre operai sabotatori di Melfi, considera illegittime le scelte della propria azienda e le combatte a suon di ricorsi e di ingiunzioni, al fine di essere reintegrato nella propria posizione. Non che al conduttore di “Anno Zero” mancherebbero le opportunità o le capacità di intraprendere progetti diversi presso altri editori. Lo stesso successo dell’iniziativa “Raiperunanotte” lo dimostra. Tuttavia non è il suo obiettivo.

L’obiettivo di Santoro è combattere per via politico-giudiziaria per liberare la RAI dal “nemico” e per guadagnarne il controllo per la sua parte politica di riferimento. Proprio come in “Bella Ciao”, che nel 2002 intonò all’inizio di una puntata di “Sciuscià”, Santoro ritiene di essersi trovato in casa l’invasore e, in questo senso, la difesa del suo spazio in prime time diviene il presidio di una trincea fondamentale per la nuova “Resistenza” contro una presunta deriva autoritaria. I toni, naturalmente, sono quelli vittimisti di chi si giudica patrimonio insostituibile della cultura nazionale ed afferma di essere epurato dalla tv pubblica per le proprie posizioni politiche. Quasi che non fossero state proprio quelle posizioni ad avergli garantito così a lungo negli anni una tribuna privilegiata che ad altri giornalisti altrettanto bravi è stata negata – magari proprio perché non avevano le sue idee e le sue coperture.

Diversi, invece, sono i termini della sfida che Enrico Mentana porta all’attuale status quo televisivo. Il direttore del TG7 si propone, certo, anch’egli di sconfessare le scelte di chi non ha creduto in lui a sufficienza. Ma vuol farlo a colpi di audience, guadagnandosi la fiducia ed il consenso del pubblico e quindi strappando telespettatori alla concorrenza. Da questo punto di vista il direttore de La 7 merita i migliori auguri, come tutti coloro che provano a farsi strada attraverso l’impegno e l’innovazione. L’avvento di un nuovo tg competitivo non potrà, poi, che giovare alla qualità complessiva dell’offerta – non solamente alla quantità –  rappresentando inevitabilmente un pungolo per gli altri notiziari. E chissà che il sistema televisivo italiano non cominci pian piano a riformarsi da solo…


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

7 Responses to “La pluralità dell’etere: l’imprenditore Mentana ed il sindacalista Santoro”

  1. Ottimo il tuo pezzo caro Marco, fai venire voglia di riaffacciarsi ogni tanto in questo spazio. Dopo tutto basta leggere l’autore dell’articolo sul gruppo FB

  2. creonte scrive:

    mah, personalmente reputo la tv di stato come IL bagaglio multimediale principe che lasciamo alle generazioni future.

    la situazione fra Mentana e Santoro non è però la stessa. Alla fine Mentana fa un semplice tg (molto essenziale nella forma) che è tenuto in vita dalle capacità personali e dal fatto di parlare chiaramente, oltre che dal supporto di politici durante la trasmissione. Ha ragione Minzolini che lo reputa un buon talk show ma non un tg ben confezionato.

    Insomma, quella di Mentana è un’operazione da “giornalista in pigiama”, così suadente solo per la desolazione culturale dei suoi concorrenti.

    Invece Santoro produce una trasmissione di cui ha bisogno di tante personalità e professionalità affiatate con la sua: è ben più difficile per lui traslocare mantenendo la qualità del prodotto. Non vuole produrre un “salotto di professori” come l’Infedele di Gad Lerner; vuole fare una trasmissione ricca di inviati, servizi e uomini sul luogo degli avvenimenti del giorno.

    E -ripeto- ancora oggi nell’era di internet, SOLO la tv pubblica è destinata al ruolo di depositaria degli avvenimenti multimediali collettivi.

  3. Balandran scrive:

    Caro Creonte,

    ma se Santoro è così bravo, dovrebbero fargli ponti d’oro, almeno a Sky e La7! Almeno non sarebbe pagato con i miei soldi…

  4. Simone82 scrive:

    Strano… Mettetevi d’accordo dalle vostre parti, il vostro Presidente Fini ha dato a Mentana del direttore di Novella3000 perché si è permesso di stuzzicarlo su un argomento a lui molto ma molto indigesto…
    Certo non vorremmo Novella3000 come riforma del sistema televisivo italiano… :)

  5. mauro scrive:

    Santoro fa una trasmissione di parte che in una televisione pubblica completamente controllata dal governo assicura un minimo di pluralismo. Comunque, visto che vedo che a lei stanno a cuore le dinamiche di mercato, la concorrenza e discorsi riguardanti il merito ottenuto aldilà delle dinamiche politiche di assegnazione delle poltrone,, vorrei ricordarle che Santoro quest’anno ha ottenuto dei grandissimi risultati di share, rispetto a quella che è la realtà di rai2. Minzolini, invece, che conduce un tg fazioso, aldilà dell’appartenenza politica sta facendo colare a picco il tg1. D’altra parte la bravura di Mentana sottolinea la sua incapacità. Mi fa abbastanza ridere leggere che Minzolini ha commentato il tgla7 come Ha ragione Minzolini che lo reputa un buon talk show ma non un tg ben confezionato. Lui? che pallone gonfiato! Io ho visto il tgla7 e non c’è proprio paragone, comunque sarà il tempo e lo share (e non la mia semplice opinione a darmi ragione)…aggiungerei che se i due si scambiassero i ruoli il tgla7 scomparirebbe e il tg1 sono sicuro arriverebbe al 40%

  6. iulbrinner scrive:

    Ha ragione Marco Faraci a ricordare che anche l’informazione è una merce e, come tale, volenti o nolenti va soggetta alle regole del mercato.
    Non dimenticherei, però, di aggiungere che le notizie sono, sì, una merce, ma una merce con la quale si costruisce consapevolezza dei fatti e libertà di pensiero; sotto questo aspetto il mercato può produrre effetti gravemente distorsivi, in quanto la logica del mercato è, per intrinseca natura, votata alla redditività, non all’equilibrio informativo.
    Ecco che, quindi, il populismo di Santoro fa il paio con il nirvana semiqualunquista di Mentana; con grande soddisfazione del mercato, che conta le sue audience ed i suoi share, ma anche con buona pace dell’equilibrio informativo, che non ha numeri di confronto.

  7. mauro scrive:

    Mah…il ‘nirvana semiqualinquista di Mentana’ è un tg realmente superpartes che dà le notizie, tutte, senza selezioni in base ad appartenenze a quello schieramento o a quell’altro. Naturalmente c’è chi preferisce le lodi al capo e le ‘omissioni’ di notizie di Minzolini, c’è chi preferisce la totale sudditanza del tg4, la noia faziosa del tg3, per quanto riguarda tg5 e studio aperto lasciamo perdere. Forse l’unico che si salva è il tg2….ma io penso che non si possa obiettare che il tgla7 sia di qualità, e l’unico metro di giudizio riconoscibile aldilà delle idee è lo share.Tenendo conto poi che non stiamo parlando mica del grande fratello, ma di telegiornali, quindi il poulismo c’entra pochino. Dire poi che il mercato produce distorsioni a scapito dell’equilibrio informativo, beh, in Italia casomai si è dimostrato l’esatto contrario! non esiste sistema inforativo più distorto di quello italiano proprio perchè la torta sino ad oggi se la sono spartita in due: mediaset e rai!

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