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Futuro e Libertà … di religione. Leggi a misura di persona, non solo di ‘comunità’

– Sono tanti gli spunti di riflessione emersi dal discorso del Presidente della Camera Fini a Mirabello. Personalmente sostengo la tesi di quanti  –  sia prima che dopo l’evento –   hanno rimarcato e continuano con forza a ribadire, nell’ampia articolazione degli argomenti proposti, che la costruzione del “nuovo” e del “futuro” comporta un’ accresciuta libertà di indagine e una rigorosa serietà d’analisi.  Bisogna tornare a sondare quelli che, con splendida metafora, si definiscono “giacimenti culturali” e da cui è possibile estrarre grandi quantità di “materiali” preziosi per (ri)pensare e (ri)costruire un nuovo spazio pubblico della politica.

Quest’opera di scavo è, a mio parere, necessaria, ma, visti i tempi, impegnativa e a dimostrarne la complessità è proprio il lavoro dei tanti “serbatoi di pensiero” che ruotano attorno a Futuro e Libertà. La sensazione, comunque, è che ci sia effettivamente voglia di riaprire il cantiere del discorso politico – fatto di militanza ma anche di ricerca, formazione, divulgazione –  e di orientare il lavoro dei tanti volenterosi verso il recupero del decoro e della dignità della Politica, facendo riemergere i “valori e le parole della democrazia”.

Ovviamente, a seconda delle questioni da affrontare e risolvere, bisogna capire, come è stato ben spiegato da Carmelo Palma su Il Secolo d’Itala, quale sia la meta, quali le “ammorsature” cui agganciare la trama della elaborazione discorsiva e operativa. Concordo con Palma che occorra assolutamente «rendere legittime le posizioni che nel centro-destra europeo sono prevalenti e farle proprie» . E partendo da questo auspicio provo a sollevare una problematica che, dal mio angolo visuale, considero assolutamente centrale nell’ambito del dibattito sulle libertà civili: quella cioè della libertà religiosa, che resta centrale in una società sempre più multiculturale e multireligiosa.

Di fronte alla costante strumentalizzazione fatta da alcuni gruppi politici – la Lega in testa, ma pure altri – di tutta una serie di  nuove e mutevoli “questioni pratiche” legate al diritto fondamentale di libertà religiosa, di cui all’art. 19 della Costituzione (abbigliamento, simboli, luoghi per la preghiera, istruzione, alimentazione, sepolture, etc.), ritengo si debba una volta per tutte cercare di invertire la rotta, partendo ovviamente da una lettura aggiornata dei principi fondamentali e modellando su di essi una legislazione che tenga innanzitutto conto delle esigenze della persona umana e poi delle comunità di appartenenza.

Operando in questa direzione, anche la c.d. “questione islamica” potrà assumere nuova luce in virtù della sua –  anche qui necessaria –  collocazione all’interno di uno spazio interpretativo europeo e sulla base della indispensabile, oltre che costituzionalmente coerente, differenziazione tra diritti e sicurezza.

Una politica nuova del fattore religioso in Italia dovrà lavorare affinché nel nostro paese possa finalmente trovare attuazione una legge generale sulla libertà religiosa avente come finalità immediata la tutela dell’interesse religioso della persona e delle formazioni sociali a carattere religioso, senza discriminazioni tra confessioni con concordati/intese e “culti ammessi”, e in grado di assicurare quei diritti fondamentali, come la costruzione dei luoghi di culto (es. le moschee), la cui soddisfazione prescinde dalla (necessaria, secondo alcuni) individuazione di una rappresentanza unitaria.

In una società democratica i poteri pubblici non hanno necessità, in linea di principio, di prendere misure per assicurare che le comunità religiose rimangano o siano ricondotte ad una leadership unificata (Corte di Starsburgo). Tutto ciò, alla luce, pure, del progressivo strutturarsi del sistema decentrato dei poteri civili che rappresenta sempre più il luogo di effettiva attuazione dei diritti di cittadinanza e delle libertà, anche in relazione al fenomeno religioso.


Autore: Gianfranco Macrì

Nato a San Vito sullo Ionio (CZ) nel 1966. E’ professore associato presso l’Università di Salerno, dove insegna diritto ecclesiastico europeo. Le sue ricerche riguardano principalmente la dimensione giuridica del fattore religioso nell’ambito europeo, nonché alcune questioni attinenti lo statuto giuridico dell’Islam in Italia. Collabora con diverse riviste ed è autore di numerose pubblicazioni.

One Response to “Futuro e Libertà … di religione. Leggi a misura di persona, non solo di ‘comunità’”

  1. Mauro Pastore scrive:

    Sono d’accordo. C’è un vuoto che va colmato. In questo paese capita proprio così: se uno è cattolico osservante saprà subito dimostrare l’eventuale torto ricevuto; se uno fa parte di quelle altre comunità riconosciute dallo stato, come la chiesa luterana, riuscirà con un po’ più di fatica a spiegarsi; ma se uno volesse difendere una religiosità più individuale, non organizzata ufficialmente o per niente organizzata, si troverebbe nell’incapacità di farsi valere. Perché se uno sputa su un crocifisso viene accusato con facilità, mentre se un altro sputa su un oggetto dal valore religioso ma di una religione non ufficiale o comunque non riconosciuta, accusarlo diventa impervio.
    Così quasi tutti i nostri politici cercano di difendere il crocifisso, giungendo a parlare in nome di tutti e dimenticando la tutela delle minoranze, scambiando la logica elettorale, basata sulla vittoria della maggioranza, per la logica politica per eccellenza. Le minoranze vengono messe da parte, e ancor più da parte l’individuo. Si dà tutto per scontato. Eppure l’afflato religioso è un fatto molto intimo e individuale, perché se l’individuo, nella sua singolarità, non ne è il soggetto ma l’oggetto, c’è sempre qualcosa di inautentico, di forzato, dunque c’è qualcosa che non va. Senza un’adesione individuale non c’è neppure l’eventuale partecipazione a una comunità religiosa, che è fatta di singoli; ovvero se non c’è adesione individuale la comunità è fittizia.
    Allora io penso che la tutela della libertà religiosa a livello individuale sia utile anche per la chiesa cattolica e le altre organizzazioni religiose ufficiali italiane. Anzi non soltanto utile, io direi essenziale.

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