– Il gruppo dei visitatori di Libertiamo ormai è spaccato in due, anzi in tre.
C’è chi critica l’adesione a F&L, senza però dare soluzioni alternative (e soprattutto senza tenere in conto che i “finiani” sono stati cacciati e non viceversa).
C’è chi ancora crede nella rivoluzione liberale di Berlusconi (della serie “la speranza è l’ultima a morire”…anche se Barbara D’Urso direbbe “Sedici anni! Sedici anni!”).
E c’è invece chi, come il sottoscritto, accetta di buon grado l’entrata di Libertiamo nel gruppo di Futuro e Libertà.

Questo si chiama pluralismo, ed ancora una volta Libertiamo si attesta come un sito realmente liberale.
Un sito in cui, per dire, i commenti contro l’adesione a F&L non vengono catalogati come uno “stillicidio di distinguo assolutamente incompatibili con la linea di Libertiamo” – chi ha orecchie per intendere, intenda.

Pur essendo nato nel 1991, ed avendo quindi conosciuto soltanto il Fini moderato e non il post-fascista di borgata, posso comprendere, in generale, lo scetticismo verso la sua compatibilità con la linea di Libertiamo: in fondo l’attuale presidente della Camera, fino a poco tempo fa (possiamo dire che l’Elefantino fu il punto di svolta), era, politicamente, l’antitesi del liberalismo.

Eppure spero che le critiche rivolte a Fini non siano composte solo da una pars destruens, ma anche da una pars construens.
Criticare Bocchino per colpa del suo essere finiano (come, d’altronde, criticare Bondi per il suo essere berlusconiano), Fini perché si è opposto al berlusconismo, al clericalismo e al leghismo dilagante, Granata perché ha detto ad alta voce quello che il 90% degli italiani pensa, ovvero che lo Stato non sempre è “pulito”, non sempre è immune da influenze di associazioni mafiose, può essere lecito e condivisibile.

Ora, però, facciamo un po’ di domande ai frequentatori di Libertiamo: quando sarà che noi sedicenti liberali inizieremo a voler veramente cambiare questo status quo?
Quando inizieremo a criticare il nostro governo per il suo non-liberalismo?

Quando inizieremo a criticare il corporativismo di Berlusconi, il conflitto d’interesse, il monopolio mediatico “Rai-Set”? Le mancate liberalizzazioni/privatizzazioni? Il caso Alitalia? O un Giovanardi che dichiara che Stefano Cucchi è morto in carcere perché era “un povero drogato”? O certe uscite della Lega Nord (che non c’è nemmeno bisogno di specificare)?
Siamo sicuri che ci piace così tanto un ministro dell’economia esplicitamente anti-mercato?
Quando inizieremo ad essere stufi delle convergenze di interessi tra PDL e lobbies come CL (cfr. Formigoni e Lupi)?

Quando inizieremo a captare i messaggi lanciati dalle nascite dei Tea Parties? (perché, se questo governo fosse stato anche lontanamente liberista, non ci sarebbe stato, forse, neppure bisogno dei Tea Parties).

Quando cominceremo a renderci conto che un governo che si finge liberista, e che manda all’aria un intero paese, farà soltanto aumentare lo scetticismo nei confronti del liberismo?
E noi vorremmo fare la rivoluzione liberale? Insieme al PDL, che è arrivato ad infangare la libertà e la democrazia?

Il PDL ormai appare sempre più come una “tana” per paleofascisti (e qui intendo gli “ex-colonnelli”), ex-comunisti, ex-democristiani ed ex-socialisti. Guidato dal suo capo, padrone ed azionista di maggioranza, Silvio Berlusconi, il PDL si è rivelato nient’altro che un macchinario burocratico-marchettaro, in cui l’omologazione e l’abnegazione totale ed acritica sono qualità, non disvalori. Il PDL si incensa con la parola “libertà”, ma ne fa sfregio ogni giorno.

Dov’è l’economia liberista? Dov’è la svolta liberale italiana? Dove sono i diritti dell’individuo, le libertà personali, la tutela degli omosessuali e degli immigrati, del multiculturalismo, dell’integrazione, della Libertà, istanze tipiche di partiti liberali stile Cameron e Westerwelle? Dov’è andato a finire il concetto cavouriano di Libera Chiesa in Libero Stato? Dov’è il pluralismo?

Le belle promesse che Berlusconi ci fece nel 1994 sono annegate da tempo. La pressione fiscale reale è al 52%, il monopolio ed il corporativismo stravincono, il pensiero si appiattisce ed il clericalismo dilaga.

Cosa provate voi liberali a vedere i soldi pubblici utilizzati come piattaforma di lancio per un dittatore conciato da rapper che inneggia all’islamizzazione dell’Europa?
Cosa provate quando sentite Berlusconi che celebra un ex KGB come emblema del pensiero liberale?
Cosa provate a vedere il nostro premier che, invece di consolidare rapporti politici con figure come Obama, Cameron, Clegg, Sarkozy e Merkel, plaude a soggetti del calibro di Putin, Gheddafi, Lukashenko e fa battute sul colore della pelle del Presidente degli Stati Uniti d’America?

Cosa provate quando i provvedimenti del nostro governo vengono criticati da tutta la stampa estera (…ah dimenticavo, l’Economist e il New York Times sono di sinistra…), dall’Osce e perfino dalla Casa Bianca?
Come vi sentite quando ascoltate Quagliariello – berlusconiano DOC – affermare che “troppi diritti ammazzano la Libertà”?
Cosa pensate a vedere il (sic) “partito liberale di massa” rappresentato da soggetti come Bondi, Roccella e Verdini?
E quando sentite Stracquadanio dire che a Fini serve la “cura Boffo” o Gasparri affermare che non capisce nemmeno lui le leggi che vota?
Oppure quando la Santanchè, che ha partecipato alle elezioni come avversaria del Presidente del Consiglio Berlusconi, viene nominata sottosegretario all’Attuazione del Programma?

Parliamoci chiaro, a parte Della Vedova, chi porta avanti queste battaglie? Vogliamo riportare alla memoria lo spettacolo quasi straziante del presidente di Libertiamo  SOLO, davanti a Montecitorio, a manifestare contro il decreto Englaro??

Qualcuno mi può fornire i nomi e i cognomi di qualcuna delle colonne del liberalismo del PDL che si attiva per difendere le nostre libertà personali e i nostri diritti civili?

Che senso ha criticare il passato fascista di alcuni solo adesso che sono stati estromessi dal PDL? Finché erano nel PDL andava bene e adesso che ne sono fuori improvvisamente si grida allo scandalo?

Non so se sia più emblematica e grave la dichiarazione di Antonio Martino “il PDL somiglia al colbertismo, al fascismo, al socialismo, ma non è liberalismo” o, ultimamente, il suo silenzio assordante.
Senza contare che ci vorrebbe un altro articolo intero per elencare, punto per punto, tutti gli argomenti che rendono Fini, paradossalmente, più liberale di Berlusconi e del suo governo.

Per tutti questi motivi mi chiedo: perché voi liberali non vi adoperate tanto a combattere questo status quo, anziché demonizzare dei post-fascisti che (meritoriamente, si può dire?) cercano di adeguarsi agli standard del PPE?

Quale delle due cose rappresenta più una minaccia politica, i Finiani o la Lega?

Ritorno sul concetto di prima: è vero, Fini non è un liberale puro (qualsiasi cosa ciò significhi esattamente) e probabilmente mai lo sarà.
Ma il PDL, invece, cos’è?
Il problema è che quel partito non ha colore politico. Il PDL, semplicemente, non è.