Perchè conviene tornare al nucleare, senza perdere altro tempo

– Ha dello storico la convinta affermazione del Ministro Tremonti che, al recente workshop di Cernobbio, ha apertamente appoggiato il ritorno al nucleare anche quale fattore di spinta competitiva con gli altri paesi sul cui Pil non pesa l’assenza di tale importante fonte di produzione.

Sono stati forniti anche alcuni numeri, importanti. Il ritorno al nucleare farebbe risparmiare in Italia da 4,5 a 11 miliardi di euro l’anno, come ha detto Faith Birol, capo economista dell’Agenzia internazionale per l’energia, presentando una ricerca sul punto. In 10 anni (dal 2020, quando dovrebbero essere messi in esercizio i primi impianti, al 2030, quando la produzione da nucleare dovrebbe raggiungere il 25% del fabbisogno nazionale di elettricità) la produzione di energia vedrebbe una riduzione dei costi fino a 69 miliardi di euro e le emissioni di anidride carbonica diminuirebbero fino a 381.000 tonnellate.

Il piano del governo per fronteggiare la sfida energetica prevede entro il 2013 l’avvio della costruzione delle centrali (8 da 1.600 MW ciascuna con la piena capacità raggiunta al 2026) e la messa in esercizio dei primi impianti nel 2020, per l’appunto. Stimando una domanda di energia elettrica di 439 TWh (+36% dal 2010), il costo della produzione, con le politiche attuali, sarebbe di 49 miliardi di euro. Con il nucleare scenderebbe a 44 miliardi, mentre in uno scenario con le fonti rinnovabili sfruttate al massimo del loro potenziale (con un mix che le vede alla – molto ambiziosa – soglia del 38%) il costo di produzione sarebbe di 53 miliardi di euro. Cumulando i costi nel periodo 2020-2030 con il nucleare si spenderebbero 431 miliardi contro i 488 miliardi stimati per lo scenario con le rinnovabili (e i 463 previsti nello scenario di riferimento).
Per non citare le ricadute in termini di commesse che, assieme alla gestione degli impianti, aprirebbe lo spazio a circa 10.000 nuovi posti di lavoro.

La presa di posizione di Tremonti, peraltro non nuova, è importante sia perché proviene dal vertice del motore economico del paese, lasciando chiaramente intendere che da quel versante ci sarà pieno appoggio, sia perché suggella il definitivo superamento di quel rifiuto ostinato, accompagnato da falsi e strumentali timori che, ancora fino alla precedente legislatura, a livello governativo aveva parecchi sostenitori. Cresce, poi, la sensazione che la necessità del nucleare non sia più argomento tabu, ma, anzi, sia stata abbastanza digerita a livello di opinione pubblica, anche se permane una discreta percentuale di cittadini ancora sensibili alla sindrome Nimby.

Qualche numero può aiutare a comprendere perché il ritorno al nucleare conviene anche sotto il profilo della riduzione dell’inquinamento. L’Italia nel 2009 ha avuto consumi per circa 337.601 Gwh di energia elettrica.
Il fabbisogno nazionale lordo di energia elettrica è stato coperto nel 2009 per il 67,3% attraverso centrali termoelettriche che bruciano principalmente combustibili fossili in gran parte importati dall’estero (di questi piccole percentuali – inferiori al 2% – fanno riferimento a biomassa, rifiuti industriali o civili e combustibile nazionale). Un altro 19,6% è ottenuto da fonti rinnovabili (idroelettrica, geotermica, eolica e fotovoltaica), per un totale di energia elettrica di produzione nazionale lorda di circa 292.641 GWh annui. La rimanente parte per coprire il fabbisogno nazionale lordo (337 601 GWh) è importata dall’estero nella percentuale del 13,3%.
Questi i dati ufficiali, ora ragioniamo.

Primo punto: gli ecologisti da sempre si sono schierati contro il nucleare in favore dello sviluppo delle energie da fonti rinnovabili. Qui, però, sta la stridente contraddizione, perché mai la produzione di energia da fonti rinnovabili potrà crescere sino a soddisfare interamente o per larga parte il fabbisogno energetico nazionale. In altre parole, l’obiettivo – inevitabilmente di lungo termine – di arrivare a un mix equilibrato che veda il nucleare al 25% non eroderà mai spazio alle rinnovabili, ma – questo è l’argomento decisivo – semmai lo eroderà all’energia  prodotta da combustibili fossili, ovvero da combustibili che inquinano.
Quindi, più nucleare significherà necessariamente meno petrolio, gas e carbone. E non è poco in una prospettiva anche ecologica.
Si obietterà che esiste il problema dello stoccaggio delle scorie, ma non risulta che si siano mai verificati problemi relativi a questo aspetto, che, comunque, oggi presenta livelli di sicurezza molto elevati.
Si obietterà ancora che il rischio radioattivo sta nell’incidente alla centrale. Premesso che le centrali di ultima generazione presentano livelli di sicurezza anch’essi molto elevati, occorre sgomberare il campo da equivoci e riconoscere che il rischio zero è obiettivo impossibile sia per la produzione di energia nucleare, sia per quella derivante da fossili combustibili, a qualunque fase del processo. La recente tragedia della piattaforma della BP ne è la dura riprova. La differenza tra le due, però sta nel fatto che l’energia nucleare non inquina, diversamente da quella derivante da fossili combustibili, che inquina. I cinesi ne sanno qualcosa e le loro emissioni non si fermano ai tradizionali confini.

Secondo punto: il ritorno al nucleare merita certezze normative e istituzionali, trattandosi, tra l’altro, di un processo che si articola in decenni. Quanto alle prime, è fondamentale una normativa che concentri i poteri di direzione, una sorta di legislazione preferenziale che sottragga la materia alle competenze (se non ai ricatti) degli enti locali per attribuirla direttamente in capo al governo. Dopotutto si tratta di questione di rilevante interesse nazionale, anche in termini di sicurezza, e non è pensabile che una centrale nucleare sia esposta ai venti della politica o a vicende simili a quella del rigassificatore di Brindisi.
Quanto alle seconde, sarebbe auspicabile che, prima che decolli il nucleare, tutte le istituzioni attualmente previste nel settore energetico siano nel pieno delle loro funzionalità, quali l’Autorità per l’Energia e il Gas e l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, per citarne tra le più autorevoli.

Speriamo che si vada avanti e non si perda più tempo; speriamo, soprattutto, che la politica abbia la forza di dare agli operatori la possibilità di progettare e lavorare con tranquillità e, soprattutto, con certezza del loro investimento.


Autore: Francesco Valsecchi

Nato a Roma da famiglia valtellinese nel 1964, avvocato, docente alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, è stato, tra i vari incarichi, componente della Commissione di studio per la riforma del processo civile e consigliere di amministrazione di Poste Italiane S.p.A. e di ENEL S.p.A.. Ha scritto “Il popolo della Lega" (Marietti 1820) e “Poste Italiane, una sfida fra tradizione e innovazione" (Sperling & Kupfer).

17 Responses to “Perchè conviene tornare al nucleare, senza perdere altro tempo”

  1. Carlo Ruggeri scrive:

    25% del fabbisogno al 2030… Fabbisogno elettrico che più o meno corrisponde al 4% di quello energetico del paese. Quello di oggi però, non tra vent’anni. Considerando che il costo dei progetti, nel nostro bel paese, tende più o meno a triplicare in corso d’opera, mi sento di affermare in assoluta tranquillità che il programma nucleare italiano non vedrà mai la luce, un po’ come il federalismo.
    Ma forse non tutti i mali vengono per nuocere.

  2. Matteo Coceani scrive:

    Domanda da profano: quanto costerà (non solo in termini economici) e sarà rischioso sorvegliare per migliaia di anni le scorie, ossia una arma di distruzione di massa biologica?

  3. Mauro Vaiani scrive:

    Anch’io mi sono esposto in favore di un nucleare fatto seriamente:
    http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2008/06/01/LF5PO_LF506.html
    Non è solo questione di “convenienza”, ma di sana concorrenza fra progetti, tecnologie, soluzioni strategiche, fonti di approvigionamento…
    Tuttavia, centralizzando tutto a Roma e facendo di nuovo pagare tutto a Pantalone, non ne verrà fuori nulla di buono. E sono facile profeta.
    Sarebbe stato molto meglio lasciare che ciascuna regione facesse le sue scelte.

  4. Luca Pozzoni scrive:

    C’è una piccola questione formale (che mi permetto di rapportare alle recenti vicende legate al Presidente della Camera): si può ignorare l’esito di un referendum?
    Seconda domanda: nei costi di un ritorno al nucleare ci sono pure gli oneri di gestione delle scorie e di smantellamento degli impianti?
    Terza ed ultima: si fa riferimento al fotovoltaico, prevedendo quali potrebbero essere da qui a 5, 10, 20 anni gli sviluppi delle tecnologie disponibili (a.e. l’impianto di Rubbia) e le ricadute sia economiche che occupazionali di uno sviluppo del settore (a.e. Germania)?

    Il nucleare è utile soprattutto alle banche, che si arricchiranno prestando ingenti somme di denaro, e a chi è interessato a un modello top down (il nucleare è uno degli ultimi monopoli a cui possono appellarsi gli Stati centralisti…) e vede in un modello orizzontale di produzione il rischio concreto di non poter più essere “in charge”.

    Secondo me, sarebbe auspicabile puntare piuttosto sulla liberalizzazione del mercato dell’energia in Europa, che farebbe risparmiare un bel po’ di quattrini agli utenti italiani da subito, e per la riscossa economica del Belpaese su altri obiettivi (turismo per il Mezzogiorno, logistica per il Nord).

  5. alex scrive:

    In Germania la Merkel ha posposto la fine delle centrali nucleari. Perchè il nucleare costa di meno? Noo, perchè smantellare una centrale costa tantissimo in termini economici, logistici e di sicurezza.
    Ecco perchè i nuclearisti continuano a fare i conti senza l’oste.
    I costi di smantellimento chi li pagherà?
    Lasciamo questo problema alle prossime generazioni?
    E già, chissenefrega…
    — e pensare che a gestire tutto l’ambaradam del nucleare doveva essere Scajola, quello a cui pagavano la casa a sua insaputa… bel personaggio, ottimo affidare ad un simile personaggio la sicurezza e la gestione del nucleare. adesso a chi pensano di affidarlo?

    Ed infine il monitoraggio ambientale doveva essere affidato all’Ispra, che nel frattempo stà smantellando le sue strutture…. l’importante nella vita è avere idee chiare…
    … meglio così, almeno sul nucleare ci mettiamo una bella pietra sopra, anche perchè il futuro non può essere una continua escalation di consumi energetici ma un modo nuovo di gestire le risorse, più rispettoso dell’ambiente e dei cittadini-

  6. Euro Perozzi scrive:

    Proposta: Il governo, SB, scelgano tra le regioni meno governative la Puglia di Vendola ad esempio, da punire con una centrale atomica. Cosi imparano a votare cosi male!
    Mi sembra molto più probabile che finiremo con l’accettare l’offerta albanese di una centrale vicino a Tirana che una a Gemonio.
    Ho qualche dubbio sui presupposti economici ed ecologici ma su quelli politici proprio non li vedo….

  7. Alessandro Pomes scrive:

    Lo studio di Faith Birol include anche il costo di stoccaggio, smaltimento e servizi di sicurezza per le scorie per tutto il tempo necessario (centinaia d’anni)?
    Include il costo di chiusura, smantellamento e smaltimento delle centrali giunte a fine vita?
    Include la perdita di valore di aree destinate a coltivazioni (visto che la maggior parte delle proposte finora filtrate indicano aree a vocazione agricola) e quelle residenziali prossime alle centrali?
    Include le previsioni di aumento dell’efficienza e diminuzione dei costi di produzione per le energie alternative nello stesso scenario del 2030?
    Io non sono affatto affetto da sindrome Nimby, semplicemente ritengo il nucleare una forma energetica sicuramente pulita, sufficientemente sicura ma estremamente costosa, e questo studio citato è il primo che io sento che va in direzione opposta a quanto finora espresso in altre sedi.
    Infine, da brindisino, vorrei far notare che si cita spesso e volentieri la vicenda del rigassificatore senza saperne assolutamente nulla. L’avocazione delle decisioni in capo al governo è qualcosa di assolutamente mostruoso, soprattutto in un’ottica liberale e federalista, che viola la più basilare norma di compartecipazione della popolazione. La vicenda rigassificatore a Brindisi avrebbe seguito tutt’altra via se la popolazione fosse stata coinvolta, direttamente o tramite i suoi rappresentanti, incluse le aziende. Diverse persone, me compreso, non sono affatto contrarie al rigassificatore, se si spostasse l’impianto in prossimità della centrale di Cerano piuttosto che farlo nel porto interno della città, obbligando alla chiusura del porto per diverse ore e aumentando i rischi di collisione delle navi gasiere, a 500 metri da uno dei più grandi stabilimenti petrolchimici d’Italia.
    E questo senza considerare le inchieste per corruzione, frutto proprio dell’assenza di trasparenza e pubblicità del processo decisionale.

  8. filipporiccio scrive:

    @Luca Pozzoni
    1) Il referendum non vieta la costruzione di centrali nucleari.
    2) Sì.
    3) L’unica speranza per le celle fotovoltaiche è un abbattimento dei costi di produzione, che potrebbe anche esserci. Ma questo non risolve il problema dell’immagazzinamento dell’energia quando il Sole non c’è, e non c’è alcun motivo di credere o sperare che questo si risolva da solo, visto che le tecnologie disponibili sono insufficienti di un fattore 1000 o giù di lì.
    Piuttosto liberalizziamo *veramente* il mercato dell’energia e lasciamo fare ai privati anche le centrali nucleari.

  9. Simone82 scrive:

    Chi fa domande sui costi connessi alle centrali nucleari ha ben capito di cosa si parla? Una centrale nucleare operativa dal 2020 ha aspettative di vita nell’ordine superiore ai 50 anni. Accantonando 1 milione di euro che si può risparmiare con l’energia prodotta, l’ammortamento a fine vita ammonta a oltre 50 milioni di euro, cioè quasi 100 miliardi di lire più gli interessi accumulati nel frattempo.
    Ora, o qualcuno mi dimostra oggettivamente che 50 milioni di euro non sono sufficienti a smantellare una centrale o taccia e stia in silenzio ad ascoltare chi ne sa di più. Per altro, nulla vieta che le centrali che verranno costruite possano essere aggiornate con nuove centrali di futura generazione, e grazie alla tecnologia, portare la loro vita utile magari anche a 100 anni: talché, l’ammortamento per lo smantellamento sarebbe per ogni centrale di 100 milioni di euro, quasi 200 miliardi di lire più gli interessi accumulati nel frattempo.
    Lo smaltimento delle scorie: sapete quante scorie radioattive produce una centrale nucleare? Nell’ordine di una pallina da tennis ogni anno. L’Italia produrrebbe 8 palline da tennis, è sufficiente un’area grossa come un campo di calcio per stare al sicuro per almeno 1000 anni (e la fusione nucleare sarà raggiunta abbondantemente). Chi dice che queste scorie sono pericolose e potrebbero essere usate per produrre armi biologiche, o non sa quel che dice, o è ignorante, o mente sapendo di mentire. È necessario soltanto avere una cavità geologicamente sicura (cioè in zona non soggetta a terremoti) e produrre delle particolari casse in grado di contenere la radioattività per il tempo sufficiente ad escogitare nuove casse ancora migliori (parliamo di qualche centinaio di anni). Un noto ambientalista una volta disse: “Se potessi, le stoccherei nel giardino di casa mia”. Segno che il problema non sono le scorie, ma ciò che gli ideologizzati divulgano alla gente per instillare paura.

    Chi è contro il nucleare con queste motivazioni davvero non ha la benché minima idea di quel che dice e farebbe meglio a tacere onde evitare brutte figure.

    Appunto finale: in Russia costruirannno in 5 anni 7 centrali nucleari su navi galleggianti in grado di fornire 35 Megawatt l’una.

    PS: non sono un ingegnere nucleare, ma semplicemente un archeologo, e per sapere queste cose mi sono informato presso chi si occupa del nucleare, non sui blog di Grillo o del WWF…
    PS2: segnalo questo studio applicato all’Italia
    http://www.ambrosetti.eu/_modules/download/download/it/documenti/ricerca/2010/20100905_ExSummary_ITA.pdf

  10. Matteo Coceani scrive:

    @ Simone82

    Non hai risposto alla mia domanda, nonostante la tua esaltazione del nucleare e l’attacco agli scettici e contrari.
    Innanzitutto gradirei sapere la fonte dei numeri che esponi nella prima parte del tuo post, oltre che quella dell’ecologista che parla del giardino di casa.
    Sulla seconda parte, tu parli di gestione delle scorie presupponendo una serie di condizioni che non sono proprie della storia umana: 1) perenne miglioramento delle tecnologie, capaci di monitorare, contenere o annullare i rischi di biocontaminazione 2) relativa stabilità del quadro economico, finanziario, geopolitico, con stati o gruppi di stati capaci di monitorare, sorvegliare ed eventualmente restaurare i siti contenenti le scorie; 3) tale gestione sarebbe nell’ordine di o secoli o migliaia o decine di migliaia di anni o più, a seconda del tipo di scorie, un tempo che per la storia umana è un’enormità, un tempo di cui a malapena ricostruiamo qualche cenno di ciò che è stato, del passato, figuriamoci prospettarne il futuro.
    So per lavoro quanto è illusorio essere certi di un progresso infinito: la storia è piena di civiltà che si credevano immortali e destinate ad un progresso costante, ma poi… Cento anni fa avremmo previsto un Occidente in netta decadenza demografica, privo di domini coloniali e sempre più incapace di reggere il confronto economico-politico con i colonizzati di un tempo (Cinesi, Indiani, tanto per citare i principali)?
    Non possiamo ovviamente essere ragionevolmente certi che anche la nostra civiltà finirà miseramente col sedere per terra in un periodo prossimo o lontano, ma non possiamo neanche essere certi del contrario, ergo, per prudenza, se le condizioni sono queste…
    Tu parli di “ammortamenti”, ma trovare siti (ci possono volere decenni di studi ed osservazioni, ossia alt(r)i costi) lontani da zone sismiche e distanti da falde acquifere per i prossimi millenni, quanto costerà? E quanto costerà sorvegliare, controllare, restaurare e/o rifare da capo i “sarcofagi”, o spostare le scorie altrove? Pensiamo a ciò che sta capitando in Germania, nel deposito di ASSE, in un Paese con fondi elevati a disposizione, un’elevatissima tecnologia, organizzazione di alto livello e (relativamente) poche mafie a giro (cfr. i veleni in Calabria, Campania e Basilicata).

    http://web.resmarche.it/resmarche/articles/art_1882.html

    126000 fusti, vent’anni di lavoro, fra i due ed i tre miliardi di euro di spese previsti; sperando che anche il nuovo sito sia sicuro per decenni… Dagli errori si impara, ovviamente, ma a quale prezzo?
    Quanto costerà tutto questo?

  11. Alessandro Pomes scrive:

    @Simone82
    Attualmente le centrali nucleari hanno una vita media dell’ordine dei 30 anni, si suppone di poter arrivare a superare i 50 con le centrali di nuova generazione, che addirittura si possa arrivare a sfiorare i 100 io non l’ho mai sentito, ma sarò ignorante io (d’altra parte non sono né fisico, né economista né archeologo).
    Non so su cosa si basi questo tuo ammortamento con un avanzo di 50 milioni di euro, ma per quanto riguarda lo smantellamento leggo di cifre che vanno dai 90 ai 500 milioni di euro (sicuramente dipende dal sistema produttivo e di smantellamento).
    Per ciò che riguarda il costo dell’elettricità, puoi vedere le pubblicazioni in merito (US Dept. of Energy): il nucleare costa quanto alcune forme rinnovabili (geotermico, biomassa, idro). E non essendo un economista né un fisico, non so se queste valutazioni possano estendersi anche ad uno scenario futuro di venti-trent’anni, ma ho i miei dubbi (nel senso che alcune fonti rinnovabili scenderanno di prezzo, quelle tradizionali a carbone e gas rimarranno stabili, il nucleare potrebbe aumentare a causa del costo intrinseco dell’estrazione del materiale fissile e dei costi di sicurezza).
    Problema scorie: considerando emivita e radiotossicità, altro che mille anni ed un campo di calcio bello in superficie. Ci vuole un deposito sotterraneo, più sicuro per la salute umana e per la sicurezza militare, o in superficie, molto più costoso e difficile da controllare. Un sito geologico sicuro in Italia lontano da falde sfido a trovarlo, nonostante quel che dice Mr. Jean. Né Mr Jean, o tu, mi convincerete che l’Italia che conosciamo oggi (più o meno democratica, più o meno politicamente stabile) sarà la stessa tra 100 anni. Ben chiuse in recipienti isolati, con manutenzione costante, con sorveglianza adeguata e magari senza dirlo a nessuno le terrei anch’io nel giardino di casa, se vivessi in un territorio non sismico e senza possibilità d’inquinare falda e corpi superficiali.
    Sul rischio biologico, mi spiace dirlo ma almeno in questo magari qualcosina ne capisco, ti assicuro che, se non adeguatamente isolate, le scorie possono essere molto, molto dannose.
    Infine, da un punto di vista strettamente liberale: ma se costruire una centrale nucleare è così conveniente, sicuro ed al riparo da qualsiasi critica, lasciamo che i colossi energetici se ne facciano carico da soli. E soprattutto, inutile introdurre il nucleare in un mercato energetico non libero e poco diversificato.

    Quel che sostiene Grillo o il WWF in merito non lo so, e francamente non me ne frega neanche molto: d’altra parte, finora, l’unico ambientalista (senza nome) è stato citato da te.

  12. Matteo Coceani scrive:

    Aggiungo che sarebbe auspicabile che l’autore dell’articolo partecipasse alla discussione; persone hanni sollevato obiezioni motivate al nucleare, di carattere sia economico che energetico, in modo educato e senza il benché minimo accento provocatorio.
    Perché non c’è nessuna risposta da parte dell’autore dell’articolo? La cosa più bella della rete rispetto ai giornali cartacei è proprio questa, secondo me, che si può dialogare tutti insieme, ognuno secondo le proprie idee, informazioni, approcci ecc.

  13. ivan scrive:

    FOLLIAAAAA! Documentatevi prima di dire corbellerie! Siamo contro tendenza noi italiani. Ma quali nazioni costruiscono ancora centrali nucleari? Quali???? La germania che ne ha diverse le sta smantellando a favore ddi quelle a fonti rinnovabili. E noi avremmo centrali di vecchia generazione, tra l’altro che funzioneranno tra 15 anni e al 58% a regime. Ma è non è follia??? L’uranio è fonte in esaurimento, i costi di produzione della centrale non sono per nulla bassi, contateci che saranno spesi miliardi per i trasporti speciali per i materiali utili, miliardi per la sicurezza.
    Leggete ovunque, per esempio qui: http://www.xmx.it/centrali-nucleari.htm
    Cercate i paesi che puntano ora sul nucleare e vedrete che stanno facendo passi in altre direzioni.
    Le scorie dove le mettiamo? A casa di chi ha scritto questo articolo folle? Sono allibito quando sento queste cose. Allibito quando sembra che gli italiani si bevano le fandonie più grosse!
    Io e spero milioni di italiani sarei pronto a bloccare ogni tentativo di costruzione di centrale nucleare per la salute e sicurezza di tutti. Anzi, senza fare politica c’è chi ha raccolto firme per il referendum che vuole evitare la costruzione di centrali nucleari. Vi invito a partecipare quando ci sarà, perchè è tempo di svegliarsi e basta dormire. Il letargo è durato troppo

  14. Franco Puglia scrive:

    Ci sono tanti modi di fare i conti e ciascuno li fa pro domo sua.
    La matematica non è un’opinione, ma i numeri che si mettono nelle formule possono essere di fantasia. Può darsi che investire in centrali nucleari dia un ritorno economico all’investimento ma ne dubito, perché ci vuole troppo tempo per costruire una centrale e fra 10 o 20 anni potremmo persino non avere più un’economia che richieda forti consumi energetici, se continua il processo di deindustrializzazione. Inoltre, soldi a parte, in un paese dove non riusciamo neppure a smaltire decentemente i rifiuti solidi urbani pensiamo di poter smaltire i rifiuti radioattivi ? Affidiamo il compito alla Camorra ? Siamo realistici : noi siamo italiani, non francesi o tedeschi ; conosciamo i nostri difetti endemici e nel corso dei secoli non sono cambiati, anzi sono peggiorati.
    Forse è meglio pensare a ridurre al massimo i consumi (nella misura del possibile) da un lato e dedicare più sforzi ad alcune energie alternative; i sistemi eolici, dove installabili, producono moltissima energia ; è vero che c’è un impatto ambientale (visibile) ma è sempre meglio di un impatto ambientale invisibile (discariche radioattive). Nessuno pensa che si debbano installare parchi eolici accanto ai monumenti storici, ma in alcune zone delle nostre isole e dell’appennino dove pascolano soltanto le capre nessuna di loro protesterà.

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