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La concorrenza promette benzina meno cara e qualche comodità in più

– La qualità della vita è la sommatoria di tante piccole cose, dalla comodità di avere negozi sottocasa aperti al tuo rientro dal lavoro o la scuola dei propri figli a poche centinaia di metri. Sfugge spesso alla nostra consapevolezza come la miriade di lacci e lacciuoli che imbrigliano la nostra economia abbiano un significativo impatto negativo sulla nostra quotidianità. Un paio di esempi: le regole sugli orari di apertura degli esercizi commerciali e il regime delle licenze.

È per questo che la liberalizzazione delle vendite non oil nelle stazioni di benzina acquista il sapore di una piccola rivoluzione. A prevederlo è la bozza di disegno di legge sulla concorrenza presentato per la prima volta dal Governo, da quando è stato istituito nel 2009 su proposta di Benedetto Della Vedova. Il progetto, un po’ in ritardo rispetto alle scadenze fissate dalla legge 99/09, sarà a breve posto all’esame del Consiglio dei ministri per poi essere presentato in Parlamento ai fini della sua approvazione.

Agli impianti di distribuzione di carburanti saranno consentite le attività di somministrazione di alimenti e bevande e di vendita di quotidiani, periodici e generi di monopolio.
Accade nella maggior parte dei paesi d’Europa. In Italia sembra quasi un lusso consentire comodamente al consumatore di far colazione, comprare giornale, sigarette e fare il pieno in un unico esercizio commerciale, per altro quasi sempre a portata di mano, data la capillarità della rete italiana di distribuzione di carburanti.

Ma la rimozione di illogiche restrizioni al libero commercio risponde anche alle necessità pratiche del settore. Come si è detto, il numero di impianti è elevato: 22800 stazioni in tutta Italia, circa il doppio delle pompe operative nel Regno Unito. L’erogato medio, ossia la quantità media di carburante venduto in ogni impianto è inferiore del 37% rispetto al dato europeo. Il confronto con l’estero è ancor più impietoso se si guarda al commercio di prodotti non oil. Da questo segmento le stazioni di benzina di paesi come la Francia, la Germania e il Regno Unito traggono il 30% dei propri ricavi. In Italia appena il 3%.

Le difficoltà che una così fitta rete di distribuzione incontra si riversano sui consumatori, costretti a pagare di più il pieno di benzina. Una via d’uscita è senz’altro rappresentata dalla liberalizzazione della vendita di giornali, tabacchi e bevande nelle stazioni. Dove ciò è consentito, gli utenti possono approfittare di offerte e condizioni più vantaggiose.

Certo, oltre la metà del prezzo dei carburanti è determinata dalle esorbitanti accise e dall’IVA cui sono soggetti. Dalla guerra d’Etiopia del 1935 alla crisi di Suez del 1956 al conflitto nel Libano del 1983, ogni occasione è stata buona per aumentare le accise sui carburanti senza che si avvertisse la necessità di revocare i rialzi al termine dell’emergenza. Se però la riduzione delle imposte è una misura tanto auspicabile quanto relegata alla sfera delle illusioni, la liberalizzazione del segmento non oil può dare una mano al settore e ai consumatori. L’Istituto Bruno Leoni aveva portato argomenti forti a suo favore già nel 2007, a ridosso della lenzuolata di liberalizzazioni di Bersani che ha consentito l’apertura di nuovi impianti presso i supermercati. Si faceva notare che, se portare la pompa al supermercato porta benefici al consumatore, lo stesso può dirsi portando gli scaffali del supermercato alla pompa.

Ulteriori vantaggi per i guidatori deriveranno dalla rimozione dei vincoli e dei limiti al self service che le regioni hanno potuto sinora porre in essere. In Italia il servizio automatizzato è in ritardo e anche questo incide sui prezzi. Più precisamente, su un gap di 3,5 centesimi di euro al litro tra il costo della benzina in Italia e all’estero, il mancato sviluppo del self service incide per 1,1 centesimi, e la scarsa flessibilità commerciale per un ulteriore ammontare di pari misura.
Il combinato disposto della liberalizzazione del segmento non oil e del self service farà quindi risparmiare agli Italiani qualche euro per ogni pieno di benzina. Senza contare che la mattina si affanneranno un po’ meno per prendere un caffè e comprare giornali e sigarette.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

6 Responses to “La concorrenza promette benzina meno cara e qualche comodità in più”

  1. Simone82 scrive:

    Scrivo qui ciò che ho scritto altrove: perché tutti vogliono liberalizzare a danno dei giornalai, che guadagno una miseria, e mai a favore? Che si liberalizzi la vendita del giornale nelle stazioni di carburante (poi mi spiegate come la distribuzione ce li porta i giornali anche ai benzinai), ma perché non le bevande presso i giornalai? Perché non viene incentivata la distribuzione del carburante libero, che già ora permette risparmi nell’ordine dei 10-15 centesimi al libro? Per risparmiare qualche centesimo si va a penalizzare una categoria che, pur alzandosi alle 4:30 di mattina e chiudendo alle 20:00 la sera con orario continuato, fa ricavi ridicoli rispetto al totale lavorativo garantito. In più garantisce un servizio all’utenza, instaurando un rapporto diretto con il lettore che consente ad es. di far trovare il giornale e l’allegato sempre pronto e assicurato…

    Ultima cosa: la maggior parte dei carburatori che conosco nella mia zona sono pompe in strada. Mi spiegherete poi come questi gestori saranno in grado di mettere in piedi un servizio bar accanto alla pompa di benzina con le dovute condizioni di sicurezza e di salute, onde evitare di andare a fare colazione con cappuccino, briches e benzene… Senza neanche sapere dove poi parcheggiare la macchina una volta che si è fatto benzina. Il numero di pompe che può essere avvantaggiato da questa iniziativa è ridicolo rispetto alle 22800 citate (considerando che sulle strade di grande percorrenza, tipo autostrade e superstrade, questo già avviene), il tutto per risparmiare quanto, 2 centesimi?

    Bene, se queste sono le grandi liberalizzazioni per cui i finiani hanno sfasciato il partito e rischiano di far cadere un governo, porca miseria, siamo in buone mani!!!

  2. pietro scrive:

    Alcune osservazioni per Simone:
    Le licenze per l’apertura di Bar sono già state liberalizzate dal il Decreto Bersani per la liberalizzazione del commercio introdotto nel 1998, se poi i politici locali per motivi clientelari ne hanno ritardato l’applicazione sno problemi di chi vota politici del genere, dalle mie parti, in provincia di Milano ci sono molte edicole che hanno un angolo Bar, anche minuscolo, ma se hanno lo spazio per i tavolini hanno una buona clientela.
    Dal punto di vista della distribuzione mi sembra che le pompe di benzina siano anche più facili da raggiungere della maggior parte delle edicole, con orari di partura altrettanto ampi e le eventuali difficoltà organizzative non mi sembrano certo un buon motivo per proibirne l’apertura, dove sarà possibile si farà dove non lo è non si farà, semplicemente.
    Il punto è che in Italia non si fanno liberalizzazioni proprio perchè chiunque ritenga di esserne danneggiato pianta delle grane colossali, è il solito discorso, per cui la concorrenza è buona solo quando riduce i profitti altrui.
    Come la meritocrazia, è buona quando premia i più capaci, ma l’idea che danneggia anche gli incapaci e i raccomandati di partito ne impedità l’avvento in Italia per i prossimi secoli……

  3. Valentina scrive:

    Mi scusi sig. Pietro, prima di parlare alludendo a lobby o quant’altro, si informi correttamente. Lei non conosce nemmeno in piccola parte i problemi degli edicolanti. Buon per i signori distributori se fanno tante ore anche loro, sicuramente però non guadagnano quanto la nostra categoria, alla domenica tengono chiusi, e soprattutto non chiudono la serranda per fallimento come migliaia del nostro settore. Il governo dei pagliacci si dia una mossa a far qualcosa invece di pensare alle liberalizzazioni ed alle escort!
    Cordiali saluti

  4. Adriana e Stefano scrive:

    Alcune osservazioni:
    entriamo nel teatrino dell’assurdo….voglio tenere in edicola le latte da 5 litri di benzina da consegnare al MIO cliente in modo che gli evito un ulteriore fermata al distributore, poi voglio le sigarette per il Mio cliente fumatore così nn dovrà fermarsi dal tabaccaio ed evitare di perdere ukteriore tempo, poi voglio avere nella mia edicola tergi cristalli, olio per motore,candele e ricambi varip er agevolare il Mio cliente nella sua quotidianità……
    …la verità sig Pietro è che tutti vogliono i quotidiani e periodici ma a chi li vende ora non è concesso assolutamente nulla.
    Parità di liberalizzazione per tutti e vedrà che nessuno pianterà inutili grane.
    Per chiudere, volevo solo informaretutti i CANNIBALI che vogliono gettarsi sulla tanto ambita preda(quotidiani e periodici)……ragazzi, ci è rimasto solo l’osso(parlate con edicolanti di vs conoscienza) saluti

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