di PIERCAMILLO FALASCA – “Missione compiuta”: da qui in avanti, in materia di federalismo fiscale, è probabile che sentiremo spesso  i leghisti proclamare soddisfatti che il più è fatto, che la riforma è ormai una realtà acquisita, e che le eventuali elezioni anticipate non sarebbero un danno per il processo di effettiva decentralizzazione del potere. Non è così: oltre le dichiarazioni per la stampa, c’è la realtà dei provvedimenti approvati e quelli ancora da approvare. E le cose sono decisamente meno rosee di quanto si voglia far credere.

Il 5 maggio del 2009 è stata approvata la legge-delega sul federalismo fiscale, con la quale il Parlamento ha affidato al Governo – entro due anni – l’approvazione dei cosiddetti decreti-legislativi, vale a dire gli specifici provvedimenti con i quali dare sostanza all’impalcatura generale delineata dalla legge-delega. Per chi ha poca dimistichezza con la normativa mettiamola così: le leggi le fa il Parlamento, ma questo può delegare al Governo il compito, fissando paletti e una scadenza per l’esercizio di questo potere. Il termine in questo caso è il 4 maggio 2011, ormai molto vicino. Nessuno vieta, in teoria, il rinnovo della delega, ma per questo sarebbe necessario un ulteriore provvedimento legislativo: una scelta che una maggioranza coesa e intenzionata a proseguire la legislatura potrebbe senza dubbio assumere, ma che non vedrebbe la luce in caso di elezioni anticipate.

Ad oggi, è stato approvato un solo decreto legislativo, quello relativo al federalismo demaniale. Per quest’ultimo, in realtà, l’iter non è affatto concluso, tanto che l’effettiva ripartizione del patrimonio statale tra i diversi livelli di governo è ancora in alto mare, in attesa di ulteriori provvedimenti di dettaglio (in particolare, il Governo dovrà individuare, di concerto con la Conferenza Stato-Regioni, i beni da attribuire a Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni, mentre i diversi enti dovranno accettare o meno i singoli beni).

Per il resto, il Consiglio dei Ministri ha finora licenziato gli schemi di altri tre decreti legislativi, quello relativo all’ordinamento transitorio di Roma Capitale, il provvedimento relativo ai costi standard di comuni, città metropolitane e province e la disciplina sul fisco comunale. Prima che gli schemi si traducano in effettivi decreti legislativi, è necessario il vaglio parlamentare.

Nella versione originaria della legge-delega era previsto – come Tremonti aveva fortemente richiesto – che il primo decreto legislativo riguardasse l’armonizzazione dei bilanci pubblici, riforma fondamentale per porre fine alla giungla di criteri e principi contabili diversi da comune a comune, in modo da consentire l’intelligibilità, il confronto e la trasparenza dei conti. La modifica della legge-delega, avvenuta con la legge 196 del 31 dicembre 2009, ha eliminato questa priorità, sacrificandola di fronte alla necessità di mostrare prima possibile ‘qualche risultato concreto’, individuato nello specifico nel molto simbolico federalismo demaniale. E’ di tutta evidenza, però, che uniformare i sistemi di contabilità di un paese federale sia imprescindibile, per evitare che l’opacità degli uffici di ragioneria consenta ad amministrazioni poco responsabili di nascondere la realtà. E del decreto legislativo sull’armonizzazione, per ora, non c’è traccia.

Così come sono di là da venire i decreti relativi al ‘cuore’ del federalismo fiscale,vale a dire la definizione della nuova finanza delle Regioni, le loro entrate, i costi standard e le regole di funzionamento del fondo di perequazione: non è difficile prevedere che il confronto politico, quello Nord-Sud e quello tra Stato e Regioni renderà il percorso particolarmente complesso ed accidentato.

Insomma, c’è molta carne al fuoco, ma di cotto a puntino abbiamo ancora molto poco. Gettare oggi l’acqua delle elezioni sul barbecue del federalismo fiscale significherebbe vanificare il lavoro finora fatto, ma soprattutto le aspettative di quanti – e sono sempre di più – vedono in un vero federalismo responsabile un ottimo strumento per contribuire a ridurre le sacche di inefficienza dell’apparato pubblico italiano ed il divario tra il Nord ed il Mezzogiorno. Conviene seguire le sirene elettorali leghiste?

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita