Federmeccanica accelera, il Parlamento si ferma. Peccato

– E’ un vero peccato che la politica corra verso le elezioni anticipate, col rischio di rompersi il collo, proprio quando, su impulso della Fiat, si sta aprendo una fase molto interessante sul terreno delle relazioni industriali, il cui contenuto innovativo è sicuramente pari all’operazione compiuta nel lontano 1984, quando il governo Craxi trovò il coraggio di mettere in discussione il tabù della “scala mobile”.

Fu il Pci di Enrico Berlinguer a schierarsi direttamente contro quella decisione (poi rivelatasi opportuna e corretta) arrivando a condizionare la stessa Cgil. E fu la vittoria del governo nella conversione del decreto di San Valentino e, l’anno dopo, nel referendum abrogativo, a segnare l’inizio della crisi del Pci e della sua capacità di condizionare, anche dall’opposizione, qualunque misura che riguardasse le problematiche del lavoro. Questa volta la Fiat è orientata a pervenire ad uno scontro decisivo con la Fiom, ritenendola in grado di creare non poche difficoltà per l’esecuzione del programma “Fabbrica Italia”. E – cosa inconsueta in Italia, dove tutto si accomoda – dà corso, una dopo l’altra, alle diverse tappe del piano di battaglia.

Nei giorni scorsi, la Federmeccanica ha inviato, con effetto dal 2012,  la disdetta del contratto nazionale stipulato nel 2008 (l’unico firmato in tempi recenti anche dalla Fiom). E subito sono cominciati i fuochi d’artificio da parte della sinistra politica e sociale. Eppure, la mossa era attesa. Nella decisione della associazione datoriale è incluso un importante contenuto tecnico-giuridico. La Federmeccanica doveva dare la disdetta per tutelare le aziende associate a fronte della minaccia della Fiom di aprire una controversia giuridica sull’applicabilità del contratto del 2009.

E’ bene ricordare che l’accordo quadro del 22 gennaio del 2009 ha modificato le regole della durata dei contratti: ora triennale anziché quadriennale come in precedenza. Nonostante la mancata adesione della Cgil a quell’intesa, tutte le categorie (ad eccezione della Fiom) hanno finito per adeguarsi, insieme ai partner di Cisl e Uil, alle nuove scadenze in occasione della stipula degli ultimi accordi contrattuali (per inciso ricordiamo che, pur in presenza dei dissensi sul testo  del 2009, non vi è mai stata, in tempi recenti, una stagione tanto unitaria e priva di conflittualità come quella appena trascorsa).

Nei metalmeccanici era rimasta un’area di ambiguità.  La Fiom era parte firmataria del contratto (a durata quadriennale) del 2008, mentre non riconosceva le modifiche che vi erano state apportate nel 2009, a seguito dell’accordo quadro. La situazione andava dunque chiarita. I lavoratori non restano senza contratto, ma la contrattazione della categoria, ora ferma ad una sorta di bivio tra vecchie e nuove regole, si incammina decisamente lungo il sentiero tracciato nel 2009 e un sistema di relazioni da cui la Fiom rimane esclusa, a meno che non decida di rientrare alle condizioni definite appunto nel 2009 con la sua contrarietà.

Che cosa c’entra, dunque, la Fiat in tutta questa storia di complicata diplomazia sindacale?  Il Lingotto ha molta voce in capitolo da quando ha posto con forza – a costo di uscire dalla Federmeccanica e dalla Confindustria – l’esigenza di poter disporre, dopo l’indecoroso carico polemico di Pomigliano d’Arco, di strumenti contrattuali più adeguati a garantire gli obiettivi produttivi assunti e condivisi in sede negoziale. Di qui la decisione, concordata tra Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia, di dare corso e sviluppo alle clausole di deroga contenute nell’accordo quadro del 2009 (e non nel contratto del 2008), allo scopo di riversarle nel contratto nazionale e meglio adattarne, così, le norme alla specificità delle diverse situazioni produttive.

Anche tali clausole – presenti in parecchie esperienze europee e consolidate, da anni, nella contrattazione dei chimici – non sono tradimenti consumati alle spalle dei lavoratori, ma input di quella flessibilità negoziata che è sempre più indispensabile per la competitività.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

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