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Di chi è la colpa, di Berlusconi o di Fini? Io dico: di entrambi

– Cose difficili da credere, forse anche da immaginare. Nemmeno sei mesi fa il centrodestra otteneva un’ottima affermazione alle elezioni regionali, conquistando quelle più popolose e importanti. Sembrava che la stabilità ottenuta fosse difficile da scalfire. Oggi, invece, il panorama che si può osservare è assai diverso; anzi è decisamente preoccupante.

I mitici tre anni senza elezioni – il lungo periodo per completare le riforme avviate e iniziare quelle rimaste in stand-by – quasi sicuramente non li vedremo. Anche quei pochi progetti iniziati, quali il federalismo o la riorganizzazione dell’università e sui quali si poteva introdurre una vera discussione utile per il paese, non saranno portati a termine. Spariti, cancellati. Sacrificati, per lanciarsi nell’ennesima campagna elettorale, che rischia di essere una delle più violente della storia della Repubblica.

Le elezioni, se si terranno, non si limiteranno a certificare la dissoluzione dell’attuale maggioranza, ma rischiano di essere il capolinea per l’attuale assetto politico. Non solo non si confermerà quello emerso dal voto del 2008, con pochi partiti, due dei quali tendenzialmente maggioritari, ma è da mettere in conto la regressione agli aspetti peggiori della Prima Repubblica, con una frammentazione elevata e una spaccatura definitiva tra Nord e Sud Italia. Eppure molti, tanto a destra quanto a sinistra, paiono rallegrarsene e cantano lodi all’imminente fine del bipolarismo. Nella speranza forse di guadagnare nuovamente peso politico.

È troppo facile, in un momento come questo, giocare a scaricare le responsabilità. Un’esigenza di obiettività invece impone di analizzare freddamente le colpe di ognuno. Berlusconi e Fini sono i corresponsabili di questa situazione ed entrambi dovranno risponderne. Se a qualcuno questo sembra un atteggiamento terzista, quando non “cerchiobottista”, lo pensi pure. Lo considero un vanto, in un momento come l’attuale, dove pare obbligatorio schierarsi in modo militante.

Berlusconi ha dimostrato chiaramente di non tollerare alcun dissenso, di configurare il partito come un insieme di ammiratori devoti. Il guaio è che li ha trovati… La decisione di espellere Fini è stata solo l’ultima follia, l’esasperazione finale. Berlusconi avrebbe potuto davvero cambiare molte cose: solo lui avrebbe potuto attuare una vera riforma della giustizia, perché nessun altro ha la forza e il consenso per sfidare la magistratura, forse la corporazione più potente d’Italia. Invece non lo ha fatto, né riuscirà a farlo. Allo stesso modo, avrebbe potuto ridurre il peso dello Stato nella vita dei cittadini, non solo dal punto di vista fiscale, e aprire definitivamente il mercato del lavoro: argomenti che la sinistra non è nemmeno in grado di nominare. Tutte battaglie fondamentali, che Berlusconi ha scelto di accantonare.

Fini non è senza colpe, tuttavia. Il suo progetto politico non ha direzione. Paradossalmente, il rischio per un politico che ha fatto del “futuro” la bandiera, è proprio di non avere un futuro. Fini aveva ragione su molte questioni, ma torto sul metodo e sul progetto. Il continuo distinguersi, il voler rappresentare una destra diversa, addirittura in contrasto pieno con quella incarnata da Berlusconi, pur continuando (formalmente) a sostenerlo, si è rivelata una tattica sterile.

Anzi, è davvero stupefacente che molti “centri” finiani, come Farefuturo e Generazione Italia, siano animati da un antiberlusconismo ormai militante. Com’è possibile, se l’idea di Fini era quella di sostituire Berlusconi, costruirsi una leadership attaccando e prendendo continuamente le distanze da quella che era la “casa comune”?

È inutile avere buone idee o contribuire positivamente al processo legislativo (come ad esempio è avvenuto con il disegno di legge sulle intercettazioni), se poi non si riesce a giungere ad una sintesi che conquisti con la forza delle proposte il proprio elettorato – e solo dopo il quello altrui – e si finisce al contrario per essere percepiti come un “corpo estraneo” da larghi settori del partito che si è contribuito a fondare.

Il rapporto con la Lega è stato poi un ulteriore motivo di scontro all’interno del centrodestra, con un premier più accondiscendente e un Fini più ostile: ma forse questo scontro è stato più apparente che reale. Molti commentatori sostengono che Berlusconi sia ostaggio di Tremonti, intermediario privilegiato di Bossi, e per questo abbia abbandonato le proprie battaglie per un fisco più leggero, avversate dal Ministro dell’Economia, che non le ritiene possibili. Ma sul punto Fini non propone idee realmente diverse: il contrasto con i leghisti si è infatti incentrato su questioni importanti, ma secondarie – a mio avviso almeno – quali le politiche sulla sicurezza o l’immigrazione. Sulle questioni economiche il Presidente della Camera ha invece più volte elogiato la linea e la prudenza tremontiana.

La polemica sul federalismo poi lascia il tempo che prova, perché o si è favorevoli e si cerca semmai di intervenire sul piano tecnico, per evitare l’ennesima legislazione all’italiana confusa e foriera di interpretazioni contrastanti, o si esprime apertamente la propria contrarietà. In quest’ultimo caso, possibilmente con argomenti validi, non parlando, ad esempio, di “federalismo equo e solidale”, espressione dal significato incerto ed oscuro, in cui ognuno può leggere quel che gli pare.

Se poi Fini si esprime a favore della liberalizzazione dei servizi pubblici locali, che certo non fa impazzire la Lega, ben venga. Ma la Lega non va attaccata a prescindere, va sfidata sul terreno degli argomenti concreti, come questo appena citato. Fini non pare averlo capito, Berlusconi sul punto rimane inerte. Il consenso leghista non è inspiegabile, nasce anche dalla mancanza di proposte serie da parte del resto del centrodestra. Il problema è la debolezza degli alleati, che rende la Lega sempre più forte, perché è in grado di parlare magari “male”, ma chiaro. Il centro-destra è instabile perché è fragile, non perché la Lega lo destabilizza.

Su una cosa Fini però ha ragione. Il Pdl non esiste, ma anche per colpa sua. Ora con ogni probabilità fonderà l’ennesimo partito minoritario, mentre Berlusconi si lancerà a capo fitto nella solita propaganda. Via, dritti verso il baratro delle elezioni, soprattutto verso l’ingovernabilità. Entrambi i leader politici stanno fallendo e questa campagna elettorale potrebbe essere la loro ultima esibizione sul palcoscenico della politica nazionale.

Con loro potrebbe tramontare l’illusione di un partito di destra liberale, di un contenitore di idee aperto, di un soggetto capace di traghettare il centro-destra italiano verso il futuro. Tutto diventerà più difficile se non impossibile: il rilancio dell’istruzione e dell’università italiana, punto fondamentale per aumentare la competitività del Paese; un serio piano energetico, che rilanci il nucleare e spazzi via gli approcci ideologici in tema di rinnovabili, riconoscendone l’importanza senza però dimenticare le reali ricadute economiche; un nuovo diritto del lavoro, sottratto ai veti sindacali e in grado di coniugare flessibilità e sicurezza; una giustizia efficiente, dove sia possibile valutare la produttività della magistratura per processi più celeri ed efficaci.

Potrei aggiungere altri temi complessi, sui quali ragionare senza pregiudizi e che si sperava venissero affrontati con approccio liberale. Questa è la destra che avrebbe dovuto essere e non è stata. Ora ci attendono gli strepiti della campagna elettorale.


Autore: Stefano Iuretich

Nato a Gorizia nel 1984, laureato in Giurisprudenza nel 2008 presso l'Università degli Studi di Trieste. Nel 2011 ha superato l'esame di abilitazione per la professione di Avvocato. Attualmente vive in Svezia e frequenta il Master in European Business Law presso l'Università di Lund. Da sempre orgogliosamente liberale e liberista.

8 Responses to “Di chi è la colpa, di Berlusconi o di Fini? Io dico: di entrambi”

  1. gianpaolo@liberista scrive:

    Questa è un’analisi molto lucida della situazione!!Complimenti all’autore.
    Il problema più grosso per un liberale è :che fare?Io,personalmente, ho perso qualsiasi riferimento polico….

    Buona giornata a tutti

  2. Marco scrive:

    Non credo che la colpa sia di tutte e due. Il punto è che Berlusconi da più di un anno rifiuta accanitamente di parlare di politica e di policies e ha spostato il tutto sul personale (attacchi del giornale inclusi). Fini si è limitato a porre un problema politico e a subire gli scazzi del conducator…

  3. Luca Di Risio scrive:

    Articolo tecnicamente perfetto. Mi unisco ai complimenti. Ho solo una piccola critica da fare e, a mio avviso, una contraddizione da segnalare. La critica riguarda le responsabilità. Sarebbe tutto vero quel che si afferma nell’articolo se non si considera l’origine del Pdl, e mi riferisco alla definizione di “comiche finali” di Fini. Ormai è chiaro che Fini aderì solo per salire sul carro del vincitore e poter poi attuare quella che è la sua tattica attuale da posizioni istituzionalmente alte. Altrimenti non si capisce perché non abbia fondato il suo partito minoritario prima delle elezioni. Parliamo di due anni fa, non di venti. Onde per cui seguendo un principio giuridico la premeditazione aumenta la percentuale di responsabilità. Per quanto riguarda la costruzione di una destra liberale, anche qui occorre chiarezza: Fini e i suoi non erano affatto liberali (a patto che lo siano oggi, in base alle loro attuali dichiarazioni), Alleanza Nazionale non era iscritta né al gruppo popolare né a quello liberal-democratico del Parlamento europeo, al contrario di Forza Italia. Il suo avvento sul palcoscenico moderato e tendenzialmente liberale è avvenuto proprio a causa dell’incontro con Berlusconi. O, per quanto contano i se, si pensa che se non ci fosse stata l’alleanza si sarebbe sviluppata in modo più liberale? Ragionevolmente credo invece sarebbe rimasta una componente trascurabile della politica italiana. Ora la contraddizione: proprio perché Berlusconi ha tutto quel consenso che rivendica il suo ruolo di leader, perlomeno lui è sempre stato se stesso. Fino alle ultime elezioni regionali si è dimostrato che senza di lui non si vince, e questo dovrebbe contare per uno come Fini che ha preferito vincere per esprimere il suo dissenso. La verità è che Fini ha alzato il tiro proprio perché il governo, e quindi Berlusconi iniziavano a vincere troppo e a godere di un consenso elevato , facendo sì che il Cavaliere avesse avuto un peso determinante nell’indicare il proprio successore, che non sarebbe stato Fini. Altrimenti come si spiega che l’ex leader di An critica un partito che ha il consenso popolare più ampio e ripetuto da fine anni ’50 in poi? Mi viene in mente solo una spiegazione, quella di chi afferma che il popolo è costituito da una massa di sudditi ignoranti.

  4. Filippo Santore scrive:

    Meglio gli strepiti della campagna elettorale del continuo “logoramento”: almeno i primi verranno fatti davanti agli elettori, mentre il secondo era una guerra strisciante su cui la gente non aveva nessun potere di giudicare.
    E il “logoramento” alla fine è stato la ragione della rottura fra Berlusconi e Fini: di chiunque fossero le colpe, esso faceva perdere consensi al PDL, come nella legislatura 2001-06.
    Ho letto che Berlusconi ha parlato con Baldassarri mostrandogli dei sondaggi che attestavano il calo di popolarità del PDL a causa delle tensioni dialettiche fra i due.

    Berlusconi in questi due anni ha fatto ciò che le condizioni politiche gli hanno permesso di fare. Nel 1994 invece cercò di fare più di quanto le condizioni politiche gli permettessero. Nel 1994 finì disarcionato, mentre oggi è ancora lì. Errare è umano, perseverare è diabolico, e quindi lui ha scelto di imparare la lezione.

    Il Berlusconi che da liberale nel 1994 diventa “centrista” nel 2001 va letta alla luce dello scottamento che ebbe alla sua prima esperienza di governo. Non dimentichiamolo.

  5. bill scrive:

    Nell’articolo vi sono considerazioni condivisibili.
    Ma non mi convince il discorso sulle responsabilità, specie sul “perchè” diverse riforme, in testa quella fiscale e quella della giustizia, non si siano fatte.
    Beh, io penso che in ambo le cose chi abbia tenuto il freno a mano tirato non sia stato Berlusconi. Vale la pena di ricordare come qualsiasi piccolo sforzo per ridurre la rapina fiscale da parte di Berlusconi sia stato avversato a chiare lettere, sia da elementi della vecchia Forza Italia sia, in prima persona, da Fini.
    Per la giustizia, quando il cofondatore (obtorto collo) continua per mesi e mesi ad ammiccare alla magistratura tout court, compresa quella militante e reazionaria, mi spiace assai, ma vorrei vedere come sia concretamente possibile parlare di riforma.
    Tralascio, per carità di patria, il video di Fini con quel magistrato. Ma una domanda la pongo: perchè mai Fini avrebbe dovuto essere al corrente dello stato delle indagini in corso?
    Non è una domanda banale: in cosa consiste l’indipedenza della magistratura, se poi si assiste ad una reciproca ricerca di sponde fra politici e magistrati? Perchè D’Alema era tenuto al corrente delle indagini?
    Questo quadretto assai poco edificante dimostra sia l’impossibilità di sffrontare il discorso “riforme” quando tutte le corporazioni trovano sponde politiche a destra e a manca; sia la chiara esistenza di un intreccio perverso tra una classe politica imbelle, e con molti scheletri negli armadi (e non parlo di Berlusconi: di lui si sa tutto e di più) e poteri non democratici e totalmente fuori controllo.
    Fini, che su singole questioni può anche avere delle ragioni, ha però a mio avviso la grandissima responsabilità di avere creato una situazione che con tutta probabilità porterà il paese indietro di vent’anni, con un’ingovernabilità ancora peggiore di quella della prima repubblica e con un mesto addio ad ogni speranza di riforma dello stato in senso liberale. E’ il trionfo della politicuzza.

  6. bill scrive:

    PS: Sulla legge elettorale, che si paventa come paravento per un bel giro di valzer in parlamento, vorrei specificare una cosa.
    Se davvero, come in coro si sente dire tutti questi santi giorni, le preferenze sono quanto di più bello e democratico vi sia al mondo (e non è affatto vero, dalla via che i nomi li decidono comunque i partiti..e voglio vedere il n.25 in lista farsi eleggere a spese sue), perchè non le si richiedono anche per il senato e per i consigli provinciali?
    Perchè è un argomento inconsistente: sono i partiti che dovrebbero farsi più democratici al loro interno, e non scaricare le loro incapacità sugli elettori. la voglia di proporzionale poi serve solo a quattro politiconzoli e alle loro corti di ruffiani.

  7. bagnascus scrive:

    come al solito un gran bell’articolo in linea con l’alto livello di “libertiamo” risulta però evidente che le posizioni di Fini erano fin dall’inizio strumentali e miravano a mettere Berlusconi in difficoltà per farlo apparire “illiberale” quindi il berlusconi imprenditore e impolitico è stato vittima di uno scaltro politico che ha capito i limiti politici e intellettuali ,oltrechè caratteriali,del suo antagonista.

  8. bill scrive:

    E io ribadisco che è sbagliato pensare che il responsabile delle non-riforme sia solo Berlusconi: lo sono le nomenklature dei partiti e le corporazioni varie. Fini è solo un’espressione di queste.

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