Non è il Giornale, ma Chi a spiegare le coordinate ideologiche del berlusconismo

– Tette sintetiche, barche da sogno, calciatori coi pantaloni a pinocchietto che mietono cuori a destra e a manca, tradimenti e fedeltà progettati ad uso e consumo dei lettori accaldati. Questi, e molti altri, gli argomenti delle riviste di costume e gossip che tutto l’anno, ma specialmente d’estate, invadono festosamente l’immaginario dei lettori italiani.

Le riviste di cronaca rosa, come si definivano un tempo, mantengono intatto il loro ruolo di promotrici della voglia di compartecipazione che, da sempre, i comuni mortali hanno nei confronti dei semidei; ma queste riviste sono anche un interessante paradigma per comprendere lo stato delle cose dei flussi ideologici di una comunità.

Il settimanale “Chi”, di proprietà del gruppo Mondadori, è una delle più lette e potenti riviste del settore rosa. Nel suo numero di ferragosto, uno dei più importanti dell’anno per investimenti pubblicitari e numero di lettori, l’indice di questa rivista si propone come un interessante modello di comprensione di quelle che potremmo definire le coordinate di un progetto culturale e politico.  In questo numero – cosa ben nota  e della quale molti han già parlato – un gran numero di pagine sono dedicate alle vacanze della famiglia Berlusconi. Si distinguono, tra gli altri, tre articoli.

In uno troviamo Marina in vacanza, molto atletica, con i due figli ed il compagno (non sono sposati), “paparazzata” in un clamoroso topless (anti-newtoniano). Poi, altro articolo, un lungo servizio su di una passeggiata che vede protagonisti Silvio ed un suo amatissimo nipotino: i due mangiano un gelato alla fragola e nell’articolo si scrive che il bambino ha già mostrato un precoce talento musicale. Un terzo articolo racconta un giorno di vacanza di Piersilvio e della sua compagna neo-mamma, bella conduttrice televisiva (neanche loro sono sposati). Questi ed altri articoli dedicati alla famiglia Berlusconi raggiungono un numero di venticinque pagine, tutte in consecuzione.

Per capire il diagramma di significati di un testo, in questo caso della rivista, bisogna prendere in considerazione due “assi”. L’asse di processo, quello che vede la consecuzione dei vari elementi testuali, e l’asse di sistema, ovvero, il singolo elemento testuale nelle sua specificità di scelta. In questo caso, per capire quale dispositivo ideologico vuole raccontarci la rivista, dobbiamo riflettere sì sul fatto che ben 25 pagine siano state dedicate alla famiglia Berlusconi – trattata testualmente come metaforizzazione del benessere,  nelle sue cinque accezioni di ricchezza (la famiglia Berlusconi in quanto tale ed i suoi luoghi di villeggiatura), salute (gli sport acquatici di Marina e compagno), sensualità (i seni scoperti di Marina), protezione (Berlusconi e il nipotino), bellezza (Piersilvio palestratissimo e la sua bella compagna) – ma poi, soprattutto, dobbiamo vedere cosa troviamo … dopo, nell’asse di processo della rivista, nel suo palinsesto.

E dopo troviamo un gran numero di pagine dedicate ai temi solitamente trattati da “Chi”, ovvero, matrimoni, grandi e piccoli amori, pettegolezzi induttivi, corpi belli e corpi brutti, resi ancora più brutti da fotografie volutamente ciniche nei confronti dei poveri bagnanti panzuti presi in corsa. Se ci fermassimo qui avremmo un asse del significato nel quale dovremmo mettere in relazione le pagine dedicate alla famiglia Berlusconi con quelle dedicate al racconto degli alti “soliti” vip delle riviste rosa. Ma ecco che arriva la sorpresa.

Inaspettatamente, verso la fine della rivista, troviamo un articolo dedicato a Padre Pio ed uno dedicato a Lourdes. Il frate e la Madonna non sono “a sé”, ma in relazione a quanto precede e segue. Il palinsesto ideologico della rivista, e dell’immaginario condiviso dei lettori, trova così compimento: famiglia Berlusconi (benessere) + umanità comune (ma comunque degna di nota ed invidiabile) + la fede. Padre Pio e Lourdes, negli anni, in quanto simboli mediatici, a prescindere dal loro reale e alto significato di testimonianza di fede, son stati ridotti, ahimè, ad una formula del “successo” mediatico, del consumo, della fede come standardizzazione dell’esperienza e come gadget, pillola dello spirito.  Ma quale santità esprimono? Non più la “loro”, quella originale, ma quella dell’uso che ne fanno i media e i credenti massificati. Un uso quasi scaramantico, superstizioso e taumaturgico e commerciale. Tutto ciò che i mistici da sempre disprezzano, con cui trafficano i profanatori del sacro che il Cristo avrebbe cacciato dal Tempio.

La dimensione mediatica dell’esperienza religiosa è quella adoperata da “Chi” per compiere il quadro simbolico-politico: benessere + società degli eletti + valori tradizionali, ovvero, Berlusconi + vip e vippetti + fede, ma quella fede che tutti possono capire, che passa spesso in tv e che si può raggiungere facilmente coi viaggi organizzati. Se il lettore accede al significato di questi temi, si identificherà nei valori implicati in essi. E invece di accedere alla Gerusalemme celeste, accederà a questo mondo “ideale” di “Chi”. Un percorso che non prevede la perseveranza nel sacrificio, ma la perseveranza nel consenso e nel voto. E poi l’ultima sorpresa. Dopo Padre Pio e Loudes … un articolo sulle vacanze comuni di Corrado Passera e Luca di Montezemolo. Come a dire: dopo la santità … il diavolo.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

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