Il Papa boccia la stabilità, la Gelmini i precari, Avvenire la Gelmini

di LUCIO SCUDIERO – Ieri il Papa nel messaggio di apertura della Giornata Mondiale della Gioventù 2011 di Madrid ha invitato i giovani a “desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande”.

Nel frattempo, alle porte di Milano, tre ragazzi stupravano una coetanea circuita via web da uno di essi, e altri due dodicenni picchiavano un pari età cubano rivolgendogli insulti di stampo razzista.

Non esiste unità di misura per contare l’abisso di vuoto che separa le parole del Pontefice dalla realtà di questa cronaca di nichilismo sempre più ordinario. La cosa che più le si avvicina sono i 230000 “precari” che affollano la scuola pubblica italiana, la misura del fallimento (ma non i responsabili) di un modello educativo fondato sullo Stato, dunque sulla politica, quindi sulla miopia del “breve termine”.

Al di là della mia opinione nel merito dell’appello di Benedetto XVI, lo trovo pertinente, opportuno nella tempistica e apprezzabile per lo sforzo di orientamento che contiene. In esso si scorge la preoccupazione del Capo della Chiesa Cattolica per il crollo di un punto di riferimento, quello del posto fisso che, lungi dall’essere rievocato in chiave passatista come piace pure a molti protagonisti politici di primo piano della scena italiana, viene direttamente surrogato con la ricerca dell’infinito e di Dio. E ci sta, questo salto logico, nella prospettiva e nella predicazione del Sommo Pontefice.

Al contrario, nella prospettiva mondana del ministro Gelmini, chiamata a riorganizzare una scuola in pessimo stato, 230000 precari sono invece un salto che nessuna logica è in grado ormai più di sostenere. Nemmeno quella del quotidiano “Avvenire”, che con un editoriale critico rispetto alla confusione che sta accompagnando l’avvio dell’anno scolastico, quanto inconcludente nell’analisi, ieri ammoniva a “non trattare male la scuola italiana” che ciò costituirebbe il “più grave dei reati”. Alla Gelmini, che il giorno prima aveva presentato il panorama dell’istruzione scolastica italiana, soffermandosi proprio sul nodo dei precari scaricati nella cloaca sindacale della scuola pubblica, sono fischiate le orecchie.

Io continuo a pensare che tra la gestione ordinaria, al margine, di questo sistema educativo fatiscente e la sua totale rivisitazione (a cominciare dal dogma della scuola e delle Università di Stato) sia meno dispendiosa in termini politici la seconda opzione, oltre che più utile. Non serve a niente e a nessuno chiudere anche quest’anno, per l’ennesima volta, la partita dei precari, per poi riaprirla fra sei mesi. Di fronte abbiamo il problema di un’agenzia educativa ormai inadatta al compito di formare buoni cittadini o high skilled workers e il dramma di generazioni sempre più perse, sempre più “né né”.

Ma, posto l’irrealizzabile, le parole pronunciate due giorni fa dal ministro Gelmini sono state oneste e apprezzabili, mentre l’intemerata di Avvenire mi è sembrata fuori dal tema e stridente col tono alto della riflessione del Papa. Di cui però anche il ministro, e forse ancor più di lei l’intero Governo italiano, dovrebbe leggere questo messaggio fra le righe: non accontentarsi del posto fisso è un po’ come non accontentarsi di sopravvivere nella stabilità. Vivere è molto più degno e interessante.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

2 Responses to “Il Papa boccia la stabilità, la Gelmini i precari, Avvenire la Gelmini”

  1. Claudio Giacinti scrive:

    Scusate la domanda forse un pò provocatoria ma chi ha scritto l’articolo ce l ‘ha un posto fisso e magari anche ben remunerato? E se si non si capisce perche gli altri dovrebbero rinunciare ad averlo. Ma che vita è quella passata senza un minimo di certezza economica della propria condizione sociale? Come può una persona rinunciare a poter minimamente programmare la propria vita Su QUESTA TERRA? Come fa a pagare un mutuo per la casa o pensare di mettere su famiglia ed educare dei figli? Voi, con la vostra spocchia super efficientista, aziendalista e pseudo liberista state letteralmente uccidendo il Paese e manco ve ne rendete conto.

  2. Carolus scrive:

    Il dramma dei precari è umanamente comprensibile.
    Dobbiamo però tenere conto che gli Stati che hanno ignorato le più elementari leggi dell’economia (comunismo) sono miseramente falliti e che non è certo il caso di imitarli o di dare retta agli avanzi di quel sistema in Italia.
    Mi riferisco agli pseudo ex comunisti che continuano a sostenere Cgil, Fiom e tutte le proteste, anche se motivate, di chi vorrebbe continuare a essere mantenuto a spese della società che non può più permetterselo.

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