Finito il ‘Basso Impero’, o il Medioevo oppure il Rinascimento

– Al di là delle apparenze nominalistiche i 7/8 “Paesi più industrializzati” sono nei fatti, o si comportano nei fatti, o sono percepiti nei fatti, o è opportuno che lo siano, come veri e propri “Imperi”. A lungo si è discusso tra i padri costituenti americani se denominare “Impero” o meno la nuova realtà statuale che si andava formando : vedi l’originaria idea di un “Impero federale” di Benjamin Franklin.

Il Giappone è ancora formalmente un Impero. La Gran Bretagna si sente ancora un “Impero”. Lo stesso dicasi per la Francia. L’Italia ha fatto di tutto per nascondere, nominalisticamente parlando, ogni vestige di “Impero”, desiderosa di scrollarsi ogni riferimento al ventennio fascista. Resta tuttavia nei fatti un ‘impero’. Nelle parole dell’Inno nazionale. Nell’articolo 10 della costituzione, con il quale si erge a protettrice di ogni persona oppressa nel proprio stato d’origine e che in Italia ha il diritto di trovare rifugio. Nell’invio all’estero di “contingenti militari per il mantenimento della pace’.Nell’aver potuto accumulare il terzo debito pubblico più pesante del mondo ( non essendo la terza economia mondiale). Nel conservare, nonostante i recenti tagli dei bilanci ministeriali, una rete di rappresentanza diplomatica vasta e sfarzosa. Un sistema di welfare che continua ad essere , sia pure  fortemente sbilanciato verso le pensioni  delle categorie protette e la sanità, elevatissimo nonostante  la crisi.

Confini permeabili agli scambi commerciali e di manodopera e culturali come l’antico limes romano, sia pure ostacolati da certa  burocrazia   inefficiente  e da vampate xenofobe. Con alcune, troppe, degenerazioni da basso impero: fisco molto pesante, burocrazia in eccesso, corruzione imperante,  “nani e ballerine” e comportamenti da “satrapi” orientali in abbondanza ecc.

Un sistema imperiale che può continuare a reggere solo se alimentato da uno sviluppo continuo . Rappresentato invece che dalla conquista di nuovi territori dalla conquista di nuovi mercati e dall’integrazione di nuove popolazione immigrate . Altrimenti vi sarà l’implosione del sistema.

Come in tutti gli imperi è “l’Imperatore” che fa la differenza ed il sistema di successione. Il susseguirsi di imperatori di valore ed il sistema dell’adozione dei successori nel II secolo d.C. ha reso possibile un periodo di massimo splendore per l’Impero romano. Adesso siamo invece nel più basso degli imperi, e solo persone di valore superiore alla media potranno farci uscire dal pantano. In altre parole l’Italia, almeno in questo momento, è intesa dal resto del mondo come un impero, un”basso impero”, ma pur sempre un impero, e come tale deve risollevarsi , non come “Italietta”. Non basterebbero decenni  di privazioni enormi per la popolazione e di un fisco feroce per ripagare l’enorme debito pubblico accumulato, ricollocare la massa degli addetti alla burocrazia in eccesso ecc ecc.

La scelta di un nuovo “Imperatore” dovrà preferibilmente partire da un riforma dell’attuale sistema elettorale ed istituzionale. E’ fondamentale a questo proposito l’introduzione formale di un sistema presidenziale o un cancellierato di tipo tedesco. E’ opportuno inoltre mettere in evidenza forze politiche liberal/liberiste impavide rispetto alle sfide della globalizzazione , della multietnicità, del multiculturalismo e della multireligiosità .

Forze finora rimaste ai margini degli schieramenti politici sia nel campo conservatore che in quello riformista.


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

6 Responses to “Finito il ‘Basso Impero’, o il Medioevo oppure il Rinascimento”

  1. Luca Di Risio scrive:

    Che l’Italia fosse un impero non l’avevo mai sentito, intendo dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente in poi; e che fosse considerata tale tanto meno. Proprio dalla caduta dell’Impero, invece, è stata solo un’entità da conquistare, dove sono passati e si son dati battaglia un po’ tutti i popoli esistenti. L’unica dimensione imperiale, o meglio universale, l’hanno costituita il Cristianesimo e la Chiesa cattolica. Per non parlare poi dell’Italia unita. Quel regnetto di media grandezza nato pieno di debiti e ancor più grave orgoglioso di quelli, tanto per citare Dostoevskij. Basta considerare che la stragrande maggioranza degli immigrati che arrivano oggi in Italia lo fa per proseguire verso altri paesi.

  2. Giovanni Papperini scrive:

    Grazie per l’attestato di originalità dei miei scritti!
    A furia di gettare fango sugli avversari politici siamo entrati in un vortice di denigrazione della nostra identità di nazione. Ci siamo autocovinti che il nostro amore per l’avventura ed il rischio trovi la sua massima espressione nel “gratta e vinci’ o nel “superenalotto”. Che il nostro destino sia quello di essere governati da “furbi” ,più scaltri di noi a sottrarci i soldi che con gli strategemmi più disparati abbiamo tentato di sottrarre al fisco. Di essere un approdo temporaneo, appena meno disastrato dei loro paesi di origine ,per immigrati desiderosi di entrare nei paesi “seri’ dell’europa.
    Ebbene non deve essere così. Scrolliamoci una volta per tutte questo nostro senso di inferiorità, di inadeguatezza rispetto alla convivenza mondiale nel terzo millenio.I nostri manager sono tra i più apprezzati all’estero per la creatività e la capacità di ragionare “oltre gli schemi”. Facciamo in modo che i nostri talenti emergano anche in Italia senza essere costretti ed emigrare. Non facciamoci prendere dal panico di un debito pubblico enorme e della presunta onnipotenza della criminalità organizzata e della corruzione spavalda.. Possiamo farcela senza essere “commissariati’ dall’FMI e dagli altri stati “virtuosi” della UE, ma sbrighiamoci, un nuovo Rinascimento sia il nostro destino! Ha fatto bene il Papa ad invitarci al coraggio, ad non arroccarci sul mito del “posto fisso” ( vedi articolo di Falasca sull’argomento)…..

  3. Luca Di Risio scrive:

    Prego. L’originalità va sempre apprezzata, e soprattutto incitata. E’ cosa rara, in Italia, e anche pericolosa, visto la fine che fanno tutte le più originali personalità del Bel paese. D’accordissimo con lei che a furia di gettar fango sugli avversari politici siamo entrati in un vortice di denigrazione, ma non dell’identità, bensì potenzialmente di ogni singolo individuo. Perché l’identità nazionale non è un valore sacro, assoluto, è qualcosa che va costruita, col tempo, con l’esperienza, passo dopo passo nell’evolversi della storia. Per quanto riguarda la denigrazione dell’avversario polito poi, da quando è sceso in campo il Cavaliere, reo di aver scombussolato alti programmi, è aumentata esponenzialmente. Arriviamo all’amore per il rischio e all’avventura: non credo che l’Italia sia il miglior paese possibile dove seminare tali nobili virtù, visto che se sei così bravo e fortunato da far fruttare il rischio, questo meno nobile stato, per usare un eufemismo, non si mostra molto riconoscente. Informarsi sulla storia delle PMI. Perché la convinzione di esser governati da furbi e scaltri a sottrar soldi frutto proprio di quel rischio e di quell’avventura di cui lei parla, nasce dall’esperienza personale di milioni di uomini che evadono principalmente per due motivi: arrivare alla fine del mese, e tentare di riprendersi quello che lo stato oppressore toglie illegittimamente. E non il contrario, caro dott. Papperini. La grossa industria, che rappresenta il 2% non ha bisogno di evadere bassamente, come un qualsiasi commerciante, fa direttamente accordi con lo stato, ovvero fa politica. L’Italia non ha bisogno di manager, ce ne sono fin troppi, e lautamente remunerati, non sempre alla luce di splendidi risultati. I manager sono fatti per amministrare, far fruttare al meglio le aziende, ma l’Italia ha bisogno di chi le aziende le crea, di imprenditori, di gente che ha fiuto del futuro, dei cambiamenti della società, gente che ha proprio il coraggio di rischiare in delle avventure in cui la regola prima è che mai esiste la certezza. Sono loro che producono la ricchezza, della quale in grossissima parte indebitamente si appropria questo stato, che la usa non per investire nel futuro, ma per spendere nei mille improduttivi rivoli del quieto vivere alle spalle degli altri, detto anche Welfare State. Del resto gli imprenditori non sono tutelati da pubblici albi banditi dallo stato e non hanno tariffe minime assicurate, come ad esempio i liberi professionisti. Per quanto riguarda poi la cultura del gratta e vinci e del superenalotto, ancora d’accordo con lei, egregio dottore, peccato che ometta di ricordarsi che quella cultura è diffusa e foraggiata proprio dallo quello stato italiano amministrato da quelli che lei non ritiene furbi e scaltri parassiti. Mi risulta siano tutti Monopoli di Stato, o mi sbaglio? Vedere a tal proposito l’aumento esponenziale delle licenze per gioco d’azzardo – o come si chiami, ché in realtà c’è poco da azzardare visto che trattasi solo di macchinette tarate e numeri estratti a caso, o per qualche causa – concesse dalle leggi finanziarie degli ultimi 15 anni da governi di tutti i colori e, cosa più grave, nel silenzio generale, nessuno che se ne lamentasse, manco, che so, un futurista. Il senso d’inferiorità verso gli altri stati europei, poi. Io parlerei più di senso di esser bastonati e, mi scusi il francesismo, fottuti da questo stato, quotidianamente. Per cui forse gli italiani lo stato verso cui maggiormente si sentono inferiori è proprio il loro. Capitolo immigrazione. Certo, è fonte indispensabile di arricchimento culturale, e quindi economico, ma ci vogliono degli strumenti, delle politiche per farla fruttare, proprio nel senso naturalistico e letterario del termine; non si sa mai sia marxista e mi si metta a criticare le parole. E chi dovrebbe fornire quegli strumenti e quelle politiche? Ma proprio quello stato, sempre amministrato da quelli che lei non ritiene essere dei furbi e scaltri contrabbandieri. E invece cosa fa lo stato italiano? Che fanno i politici italiani a cui ora fieramente si aggiunge Gianfranco il Magnifico? Si gonfiano il petto e “in un tripudio di tromboni auspicano democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni”, ovvero scaricano i costi sociali che ogni immigrazione ha sui ceti sociali più poveri e deboli, lamentandosi poi del formarsi di quella che loro chiamano xenofobia. Il debito pubblico ancora. Ma quale panico, la maggior parte di esso è formato in larga parte da interessi che lo stato paga alle banche centrali sull’acquisto del denaro. Per cui che fanno i governanti? Ma niente, mettono solo tasse sul lavoro dei cittadini principalmente per pagare interessi sul denaro che esso acquista da organi privati (perché questo sono le banche centrali). C’è da avere una fiducia in questo, guardi, che mi si gonfia il petto come uno dei mille di Garibaldi solo a pensarci.
    E ora lei mi dice che dovrei credere nel Nuovo Rinascimento Ialiano, sottintendendo, ovviamente vista la sede, che questo NRI (mi si perdoni ma ridà molto alla RSI) sia guidato dai valorosi futuristi e giustappunto dal loro mecenate capo, il su menzionato, Gianfranco il Magnifico? Orsù dottore, ho 31 anni e da quando ne avevo venti nulla è cambiato, le speranze miseramente svanite, e le vicende di questi giorni ancor meno incoraggianti. Mi spiace per lei ma io non sono molto credente, tuttavia credo che lo stato debba essere laico e non affidarsi agli incitamenti del Papa che, in quanto capo (per usare un espressione familiare ai finiani) dei cattolici, non si sa se si riferiscono a questa vita o all’altra. Magari per posto fisso intendeva altro. Io guardo a questa vita, più di dieci anni sono un tempo sufficiente a capire come vanno le cose in questo paese e a comportarsi di conseguenza. Tra altri dieci ancora sarò nel mezzo del cammin di mia vita. Cercare di auto convincermi che i redivivi finiani siano i nuovi maestri del Nuovo Rinascimento, o al di là della provocazione, gli attori politici in generale, non mi sembra proprio il miglior modo di usarli. Un’ultima cosa: durante il Rinascimento, quello vero, in Italia ci stavano solo monarchie. Glielo dica a Fini se lo vede, anche se credo già lo sappia. Grazie.

  4. Giovanni Papperini scrive:

    Quello che conta in economia come in politica è l’aspettativa/prospettiva. Una ventata di ottimismo è fondamentale per superare l’empasse nella quale ci ritroviamo. E’ vero che nel settore pubblico si annida una massa di parassiti, ma non si può generalizzare totalmente. C’è anche gente che lavora seriamente, che si alza alle 5 del mattino e dorme qualche ora in macchina sotto i ministeri per non arrivare tardi in ufficio con il traffico di Roma, tanto per dirne una.
    Per il resto leggo nelle parole di Di Risio una visione troppo pessimistica della realtà.

  5. Luca Di Risio scrive:

    Concordo con la necessità di una ventata di ottimismo. Constato però che quando a dirlo era Berlusconi lo si tacciava delle peggiori accuse. Per il resto io non sto generalizzando, so che ci sono tante persone per bene e meritevoli di rispetto perfino nella pubblica amministrazione, e anche gente che tenta di cambiare le cose, ma io credo di aver capito come funziona l’Italia, ed i primi di cui non mi fido sono quelli che dichiarano di voler il bene degli altri.

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