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Verso la legge bis sull’affido condiviso, una conversazione con Marino Maglietta

– Tra le ragioni per le quali questa legislatura merita di andare avanti fino alla sua scadenza naturale c’è sicuramente il nuovo disegno di legge sull’affido condiviso, che andrebbe ad integrare la precedente legge approvata nel 2006 – molto avanzata nei contenuti, ma tradita quasi sistematicamente in fase di applicazione.

Si tratta di un tema di notevole importanza, in quanto sono sempre più i matrimoni che si concludono con un divorzio o con una separazione. A fronte di questa situazione de facto, c’è stato a lungo un ritardo nell’elaborazione di un quadro di norme che consentissero di gestire la fine di un rapporto di coppia in termini coerenti con un concetto moderno di genitorialità e con l’innegabile evoluzione che i ruoli di genere hanno avuto negli ultimi decenni.
Abbiamo voluto parlarne, pertanto, con il prof. Marino Maglietta, presidente dell’associazione Crescere Insieme ed estensore tanto del progetto originario della legge 54/2006, quanto della nuova proposta.

Il professore ci tiene da subito a sgombrare il campo da una lettura della questione affidamento come mera rivendicazione maschile. “Piuttosto, l’affido condiviso viene incontro a tutti gli elementi ‘sani’ di una famiglia. In primo luogo il minore, che ha la possibilità di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. Poi quei padri che si vedono ingiustamente privati della possibilità di occuparsi dei figli e che vengono ridotti ad una semplice fonte economica. Infine le donne che saranno beneficiate in termini di opportunità personali da una più equa ripartizione degli oneri diretti di cura”.

Le novità introdotte dall’affidamento condiviso – illustrate a fondo nell’omonimo libro di Maglietta, appena ripubblicato in edizione aggiornata –  sono tante e importanti.
Da un lato si introduce il concetto di doppio riferimento abitativo e si prevede che il minore permanga per un tempo comparabile – tendenzialmente, ma non rigidamente, paritetico – con entrambi i genitori. Sia il padre che la madre pertanto sono chiamati a prendersi cura personalmente del bambino; nessuno dei genitori viene “espulso” dalla sua vita.
Dall’altro cambiano completamente le forme con le quali viene assicurato il mantenimento economico. Infatti, nell’affidamento esclusivo tradizionale, il coniuge non affidatario trasferisce un assegno al coniuge affidatario che ne dispone in modo sostanzialmente libero, senza che il primo possa entrare assolutamente nel merito di come i soldi vengono spesi. Nel nuovo modello, invece, sia il padre che la madre mantengono “direttamente” il figlio, ciascuno per i capitoli di spesa che gli sono assegnati. Per tali capitoli ogni genitore paga e decide.
L’impegno economico richiesto al padre e alla madre è proporzionale alla rispettiva capacità economica, e l’eventuale differenza di risorse viene tipicamente gestita giocando sulla ripartizione dei capitoli.
In buona sostanza l’assegno non è più necessario. Esso permane solo qualora ci sia uno squilibrio molto forte tra i due redditi, nel qual caso una perequazione preliminare resta necessaria perché il coniuge meno abbiente possa adempiere anche lui alla sua parte di mantenimento diretto; ovvero quando gli impegni lavorativi costringano un genitore a rinunciare alla gestione diretta e a farsi supplire dall’altro.

Il principio del mantenimento diretto e dei capitoli di spesa è un tratto distintivo della via italiana all’affido condiviso e pone teoricamente il nostro modello all’avanguardia anche rispetto a paesi in cui l’idea della bigenitorialità è da più tempo consolidata. “Dal mio punto di vista – spiega il professore – il mantenimento diretto è una questione fondamentale ed il fattore che può maggiormente garantire che un affidamento condiviso lo sia davvero”.

Incidentalmente, un effetto della riforma sarebbe quello di disaccoppiare la questione dell’assegnazione della casa familiare da quella dell’affido del minore – nel momento in cui in linea di massima egli è destinato ad abitare per un tempo comparabile con entrambi i genitori.
Infatti, non di rado, in caso di assegnamento esclusivo, la lotta per il figlio nasconde la battaglia per il controllo dell’abitazione, che, ottenuto l’affidamento, da esso discende automaticamente.

La legge 54/2006 approvata alla fine della XIV legislatura poteva già sancire una storica svolta ed archiviare il modello di affidamento esclusivo così come l’avevamo conosciuto fino a quel momento.  Purtroppo qualcosa è andato storto ed ha fatto sì che già nel 2008 dovesse essere depositato un nuovo disegno di legge in Senato (n.957 con primo firmatario il sen. Giuseppe Valentino) per regolamentare ulteriormente la materia.
 
Maglietta ricostruisce le ragioni del fallimento della normativa del 2006, in termini di effettiva efficacia. “Purtroppo in fase di dibattito parlamentare la legge è stata indebolita da una serie di emendamenti in apparenza innocui, ma che hanno introdotto dei varchi di cui in modo malizioso gli operatori del diritto si sono poi serviti per tradire lo spirito della normativa”. Tra questi il riferimento ad un generico “interesse del minore” in nome del quale i giudici hanno potuto derogare a piacere rispetto alle prescrizioni della legge.
E’ così che la percentuale di affidi condivisi stabiliti dalle Corti  (78%) è stata inferiore alle attese, ma soprattutto laddove l’affido condiviso è stato concesso, esso è stato quasi sempre svuotato di significato. Si è inventato il concetto di “genitore collocatario”, non previsto dalla normativa, e si sono stabiliti assegni e tempi di visita per il genitore “non collocatario”, secondo la stessa ottica in vigore prima della legge.  Tra l’altro la previsione di un genitore in qualche modo “prevalente” tende a generare una contesa tra  i coniugi per ottenere anche un solo pernottamento in più del figlio, onde vedersi attribuita la casa in virtù di ciò.

“E’ per questo – spiega Maglietta – che è indispensabile che il parlamento rimetta mano alla questione per “blindare” l’effettiva applicazione dell’affido condiviso da parte dei Tribunali.”
La nuova formulazione renderà inequivoci ed ineludibili i concetti di doppio riferimento abitativo e di mantenimento diretto ed in ogni caso chiarificherà come la scelta tra affidamento condiviso ed affidamento esclusivo non è a discrezione del giudice, ma che l’esclusione di un genitore dall’affidamento è possibile solo in presenza di una sua dimostrata pericolosità nei confronti dei figli.

Il disegno di legge sarà discusso in Senato in autunno, con relatrice Alessandra Gallone, dopodiché approderà alla Camera.
Sulla carta l’ampia trasversalità dell’iniziativa dovrebbe consentire un percorso agevole, ma la storia della 54/2006, approvata quasi all’unanimità ma solo dopo essere stata depotenziata da numerosi emendamenti, obbliga alla prudenza.
“La presenza di una maggioranza di centro-destra – riconosce il presidente di Crescere Insieme – gioca a favore, considerando che la precedente legge è stata finalizzata durante il governo 2001-2006 della Casa delle Libertà, mentre si era arenata nella legislatura precedente a maggioranza ulivista. E’ innegabile che le resistenze talora esplicite di alcuni settori del centro-sinistra abbiano rappresentato un fattore che ha spostato, in questi anni, le preferenze elettorali di molti genitori”.
Purtroppo – seguita il professore – la sinistra tende sovente a delegare la titolarità su certe questioni ad una minoranza veterofemminista che non è rappresentativa neppure della sua stessa base. E questo è un grave errore sia tecnico che politico.”
Peraltro, si tratta di un femminismo autolesionista e autocontraddittorio, in quanto finisce per privilegiare la rendita di posizione legata ai ruoli sessuali tradizionali, piuttosto che il superamento degli stessi ed i vantaggi che deriverebbero per le donne se gli uomini contribuissero maggiormente alla cura diretta dei figli.
Paradigmatiche (e a loro modo agghiaccianti), da questo punto di vista, le considerazioni della Commissione Nazionale Parità che nel 2002 stigmatizzava l’affido condiviso come un progetto nato “dall’esigenza di contendere alle donne il possesso e il potere sui figli e sulla gestione del denaro attribuendo analogo possesso e potere agli uomini” e “ispirato a contendere alle donne la funzione materna attraverso un potere di controllo e di intervento del giudice”.

Questo non vuol dire, naturalmente, che anche nel mondo politico di sinistra l’affido condiviso non abbia ricevuto prestigiosi sostegni, ma questi non sempre sono stati sufficienti a modellare la linea complessiva.
Maglietta spiega, ad ogni modo, che le personalità che si sono nel tempo mobilitate negli anni a favore della riforma attraversano proprio tutto lo spettro politico, da AN e Lega fino a Rifondazione Comunista.
Oltre al carattere bipartisan, è poi certo significativo il fatto che l’approccio bigenitoriale nell’affidamento riscuota consensi largamente favorevoli tanto tra gli uomini quanto tra le donne. Questo è sicuramente un merito del taglio gender-inclusive che è stato scelto.

Un gruppo di pressione che ha lavorato contro la riforma è, invece, l’avvocatura, che in ottica corporativa ritiene – probabilmente a torto – di avere da perdere da una formulazione equilibrata del diritto di famiglia. Non è un caso che sia l’Organizzazione Unitaria degli Avvocati, sia l’Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia abbiano preso una posizione di aperta ostilità contro la legge sull’affido condiviso.
E’ proprio dall’azione di questa lobby che potrebbero venire brutte sorprese in parlamento.

Poi, naturalmente, c’è sempre da combattere contro quella mentalità conservatrice ancora invalsa tra alcuni parlamentari che fa ritenere inconcepibile che “un padre riesca a preparare un pasto caldo”.
Insomma, le insidie – inutile nasconderselo – ci sono, inclusa la possibilità di una fine anticipata della legislatura che riazzererebbe il percorso del disegno di legge.

Tuttavia la posta in gioco è alta. L’affido condiviso – se correttamente applicato – equivale ad una rivoluzione copernicana nella gestione delle separazioni e ciò è un fatto di per sé notevole, in un paese come il nostro così restio all’innovazione sociale e così soggetto, in generale, alla tirannia dello status quo.
Marino Maglietta e la sua associazione “Crescere Insieme” hanno avuto il merito di credere fin dall’inizio che questo tipo di riforma fosse realizzabile e di accompagnarla con costanza in un percorso politico e parlamentare durato quasi venti anni.

C’è da augurarsi quindi che nei prossimi mesi il nuovo disegno di legge possa trovare il più ampio sostegno. Le sue implicazioni culturali sono profonde e – ci si consenta di osservare – molto liberali.
Dal rifiuto di un “diritto sessuato” e della cristallizzazione istituzionale dei ruoli di genere, alla contestazione di un esproprio al “buio” delle risorse di una persona a favore di un’altra. Quello che molti genitori separati chiedono è, in fondo, “no taxation without representation”.
La nuova legge darà loro una risposta. All’impegno economico che legittimamente è loro richiesto corrisponderà una presenza effettiva – in termini di cura e di scelte educative – nella vita dei loro bambini.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

23 Responses to “Verso la legge bis sull’affido condiviso, una conversazione con Marino Maglietta”

  1. alberto scrive:

    Non si capisce perche’ una proposta di legge cosi’ giusta, cosi’ sana, cosi’ …scusate il termine….ovvia! cosi’ buona e cosi’ di nuon senso debba essere una “lotta”, debba essere spinta e ci vogliano anni ed anni per farla passare come legge e come cultura.
    Sono le distorsioni del passato e del presente (quando sono sbagliate le interpretazioni della attuale legge) a stupire e ad aver fatto tanto tanto male.

  2. Rino DV scrive:

    Maglietta può andar fiero di quello che ha fatto e delle prospettive di successo che si aprono riguardo a ciò che sta facendo.
    Egli ha fondato la sua azione sempre premettendo che essa è sganciata da ogni rivendicazione di Genere. Vi ha sempre anteposto l’interesse dei minori unito alla necessità di mantenere l’equilibrio dei poteri e delle facoltà dei due genitori anche post separazione.
    Pare che a suo tempo abbia affermato esplicitamente, sia pure sottovoce, che si teneva lontanissmo dal nascente movimento maschile perché il solo sospetto che avesse dei rapporti con esso sarebbe stato fatale per la sua azione. Analisi esatta.
    In questa intervista non ha fatto altro che confermare la linea – vincente – cui si è attenuto sin qui: nulla a che vedere con il movimento maschile (peraltro ancor oggi debole e ignoto, ma non più come 10 anni fa).

    In lui però questa estraneità non è una posizione strumentale, una questione di tattica, ma davvero un convincimento. E’ la sua posizione di cui non resta che prendere atto.
    Ne prendo però spunto per esporre la seguente segnalazione, che è anche un “avviso ai naviganti”.

    1- La problematica dei padri separati – oggi parte integrante della questione maschile – è una delle più importanti perché è una tragedia di vastità e profondità enormi. Unica tra le tematiche del conflitto tra i sessi, ha però la potenzialità di venir progressivamente ridotta a livelli socialmente tollerabili e forse, lentamente, di venire sostanzialmente risolta.

    2- Quando si sarà raggiunto quell’obiettivo parrà che il più sia fatto. Le lacerazioni e le tragedie dei padri separati saranno evitate (o almeno lenite o messe in sordina) e la più perspicua, visibile, delle emergenze del conflitto F/M, la sola di cui una certa parte dell’opinione pubblica abbia conoscenza e coscienza, sarà silenziata. Sterilizzata.

    3- Ma la questione maschile è ben altro e va ben oltre la reintegrazione del padre separato nei rapporti con i figli.
    Si tratta di una questione di radicalità e vastità esterme, il cui carattere sovversivo (o eversivo, a seconda dei punti di vista) oggi può essere prefigurato solo con grande difficoltà. O negato.
    Lo segnalo per mettere in luce i meriti della scelta intelligente di Maglietta e al tempo stesso i limiti di una visione che è tanto vincente nella contingenza, nel presente, quanto sterile nel lungo termine. Insomma: si ottiene qualcosa a patto di prendere le distanze dalla QM. C’è di che riflettere.
    Ciò detto, ringrazio l’amico Marco dell’ospitalità e mi congedo con un caloroso saluto.

    Rino DV

  3. Lontana scrive:

    Bé, io sono di destra e questa legge come é ora e come sarà modificata, non l’apprezzo per niente. Io l’ho vista qui in Canada dove é applicata da molto tempo prima che in Italia e non mi é piaciuto per niente vedere questi ragazzini con la valigia sempre pronta.
    Si fanno certe leggi per copiare altri Paesi che hanno altri modi di vivere la famiglia e si fanno anche per sanare dei soprusi che in fondo sono una minoranza.
    Con l’affido condiviso aumentano vertiginosamente i conflitti tra i genitori che sono chiamati ad un giudizio e un senso di responsabilità che sovente non hanno.
    Molto meglio una situazione chiara: si’ alla bigenorialità nel senso di importanti decisioni prese in comune, ma un solo coniuge affidatario. Una casa che resta la casa famigliare e meno controlli da parte dei gelosi ex mariti.

  4. Lontana scrive:

    Sarebbe molto meglio, invece, introdurre i patti pre-matrimoniali, in modo da prevedere di regolare i futuri conflitti economici in presenza o in assenza di prole.

  5. ilmarmocchio scrive:

    E brava Lontana : i gelosi ex mariti.
    Da questo, gia’0 si capisce qual’e’ il punto cruciale . voler mantenere i privilegi femminili. E invece no : i figli si fanno in 2 e in 2 ci ci pensa.
    Altrimenti conviene non farne: la riproduzione non e’ un obbligo, tanto meno una rendita di posizione

  6. Marco Faraci scrive:

    Ciao Rino,
    innanzitutto un caro saluto.

    Concordo sul fatto che il taglio di Maglietta sia quello di non presentare la questione dell’affidamento in termini rivendicazione maschile. Maglietta sceglie di valorizzare la rilevanza che il progetto di riforma ha per i minori e per la società in generale.
    Tuttavia non sono d’accordo che questo taglio significhi l’avere espunto il punto di vista maschile. Le problematiche dei padri separati mi paiono recepecite ed affrontate con sensibilità e serietà dal progetto. Semplicemente si è scelto di non sostenerle in termine di “contrapposizione”.

    Personalmente credo che sia una strategia convincente. Cercare di introdurre nel dibattito le issues che riguardano gli uomini, cercare di renderle pian pianino “mainstream”, cercare di spiegare che l’equilibrio tra i sessi non è un gioco a somma zero e che pertanto riconoscere dignità ai problemi maschili non significa nuocere alle donne.

    Porsi eccessivamente in termini di “movimento degli uomini” presenta dal mio punto di vista alcuni problemi.
    Uno è quello della “stucchevolezza”, in incorre ormai da tempo anche il “movimento delle donne”. Nella società civile il “conflitto di genere” è molto meno sentito di quanto femministe ed attivisti per i diritti degli uomini pensino e di conseguenza la reazione del cittadino medio di fronte a posizioni “frontiste” (di entrambi i fronti) è in genere sfavorevole.
    Un altro è il carattere autoreferenziale del “movimento degli uomini” che da un lato ne limita spesso la capacità di elaborare tesi che non siano solo “di lotta”, dall’altro fa sì sovente che ci si ponga in una posizione pregiudizialmente critica e conflittuale nei confronti delle donne in generale. Questa cosa è dal mio punto di vista sbagliata in sé, oltre che sul piano pratico controproducente perché riduce la possibile base di consenso per molte delle legittime rivendicazioni degli uomini e dei padri.

  7. Marco Faraci scrive:

    @Lontana
    Non penso che l’affidamento condiviso accresca la conflittualità, essenzialmente per due ragioni.
    La prima è che dato che comunque un coniuge dovrà continuare ad avere a che fare con l’altro, ha tutto l’interesse ad evitare attriti inutili, provacazioni e prevaricazioni – per evitarne di subirne a sua volta.
    La seconda è che, al di là di questo “adattamento spontaneo”, la legge consentirà al giudice di penalizzare un eventuale genitore “non collaborativo” a favore del “fair parent”.
    Non sono eccesivamente preoccupato per i “figli con la valigia in mano”, sia perché le modalità in cui si esplica l’affidamento sarebbero flessibili, a seconda delle condizioni specifiche (es. se i due genitori abitano nella stessa città o meno), sia perché i figli stessi sono molto più capaci di fronteggiare situazioni nuove di quanto si pensi, sia perché anche nelle famiglie non è infrequente che il figlio dorma in posti diversi (magari un po’ con i nonni paterni, un po’ con i nonni materni, etc.).
    Poi sicuramente aspetti di scomodità nella vita da separati ci sarebbero, ma in fondo questi aspetti potrebbero essere anche un incentivo a fare uno sforzo in più per ricucire/ricomporre una relazione in difficoltà prima di arrivare alla rottura della coppia.
    Infine sono perfettamente d’accordo sugli accordi prematrimoniali su cui penso si debba cominciare a riflettere, in specie per tutte le questioni che prescindono dall’affidamento, come la regolazione dei rapporti economici tra i coniugi in caso di separazione.

  8. iulbrinner scrive:

    @Marco Faraci, che scrive: “Nella società civile il “conflitto di genere” è molto meno sentito di quanto femministe ed attivisti per i diritti degli uomini pensino e di conseguenza la reazione del cittadino medio di fronte a posizioni “frontiste” (di entrambi i fronti) è in genere sfavorevole.”

    A mio modo di vedere il conflitto di genere, nella società civile, è sentitissimo e vissutissimo dalle donne – anche nel contesto della vita quotidiana, per non parlare della sfera politico istituzionale – e pressoché ignorato dagli uomini che ne subiscono il quotidiano affronto, in termini di svilimento del proprio valore, senza rendersi conto dell’offesa subita in modo tanto sistematico e reiterato.
    Il caso dei padri separati è solo la punta di un iceberg contro il quale l’uomo medio corre il rischio di cozzare nel corso della propria esistenza, ma ne esistono moltissimi altri che non starò ad elencare perché apparirebbe una posizione “frontista”, mentre sarebbe solo un’operazione di corretta informazione anti-ideologica.
    Il conflitto è conflitto e non lo si supera con la stoica tolleranza all’estremo di una sola parte in gioco; quello si chiama masochismo.

  9. luigi scrive:

    Ben venga la modifica della legge, ma poi si dovrebbe imporre ai giudici di applicarla e non di interpretarla. Un bambino, se la madre va a convivere, deve stare per più tempo con il padre e non con il convivente della madre (ovviamente la situazione è reciproca).
    Basta poi con gli avvocati,che in una ottica corporativa,hanno preso una posizione di aperta ostilità contro la legge sull’affido condiviso, ritenendo di avere da perdere da una formulazione equilibrata del diritto di famiglia.

  10. Sabri scrive:

    @Luigi sono d’accordo con te (ovviamente reciprocamente). In ogni caso, ritengo che un bambino soprattutto se piccolo debba avere il senso della propria casa e non essere sballottato da una casa all’altra come un pacco postale.

  11. Sonia Terzino scrive:

    Una legge tanto interessante che però trova poca applicazione..
    Da oltre un anno sto seguendo il caso di due bambini rispettivamente di sei ed otto anni sulla cui sorte sta decidendo il tribunale dei minori di Perugia..da una parte vi è un padre bravo che li accudisce amorevolmente, cucina per loro pasti caldi, li porta a scuola e li segue nei compiti, nello sport, in tutte le attività ricreative dalla musica al teatro. dall’altro una madre che li vuole portare via dal posto in cui sono nati e cresciuti,lontano da tutti i loro affetti, che da sempre li trascura e gli usa violenza..Io spero veramente che i giudici del tribunale dei minori diPerugia deliberino una sentenza giusta e che tuteli questi due poveri bambini..Non sempre le madri sono delle buone madri e le cronache ogni giorno ce ne danno conferma…Chiedo a chiunque possa darmi un aiuto, un suggerimento di contattarmi…grazie e buon lavoro a tutti voi..

  12. STE' scrive:

    salve , io farei come in olanda se un genitore prova a volere solo il figlio per se, in galera fino a un’ammonda di 100mila euro !!
    tale padre tale madre !!
    le leggi italiane sull’affidamento non sono piu’ in linea al giorno d’oggi, fanno parte a una coltura antiquata !!
    stefano.

  13. monica scrive:

    Sono una giovane mamma con un bimbo di 5 anni in affido condiviso e un padre che non manca di colpirmi psicologicamente dopo aver mancato spudoratamente di rispetto a sua moglie e a suo figlio nella casa coniugale. Ritengo che la bigenitorialità non possa prescindere dal rispetto di base tra i due genitori e se questo manca sarà solo il bambino a subirne le conseguenze. Personalmente un bambino pacco postale mi sembra non a tutela del minore. Pensate l’inverso: se i figli rimanessero in una casa e i genitori saltassero dentro e fuori a questa, magari portandosi i relativi nuovi compagni avanti e indietro. Secondo me molti padri agguerriti rinuncerebbero subito al sacrificio che comporta in termini pratici e affettivi un continuo cambio. Certo se ognuno di noi separati garantisse la presenza vera con il figlio nei giorni di sua spettanza e non introducesse di norma la compagna, come nel mio caso, perfetta estranea che si prende cura del bimbo senza che questo a 5 anni abbia il coraggio e la forza per dirle che lui vuole stare con la mamma e con il papà e non con chi solo legalmente ha il diritto di farlo. Scusatemi ma di fatto sarebbe tutto bello se ogni genitore garantisse la sua presenza sempre nei momenti spettanti e non delegasse il tutto a terzi solo per umiliare e colpire la mamma di suo figlio. Sono contro alla legge e se dovesse passare mi piacerebbe fossero messi i paletti almeno nel senso che ho descritto. Le famiglie allargate sono solo una copertura per chi non vuole prendersi le sue responsabilità ma solo i suoi diritti a discapito anche dei figli.

  14. Gabriele scrive:

    Cara Monica, io penso che sia sbagliato che il tuo ex-marito molli tuo figlio alla compagna e non se ne occupi. D’altra parte ci sono tante madri che si comportano male con i figli e la legge può intervenire solo sui casi piu’ gravi, no? Detto questo mi sembra normale che gli ex ritrovino entrambi degli affetti e naturale che i loro figli li frequentino come del resto la legge e le sentenze della corte costituzionale stabiliscono. Ho tanti esempi, compreso il mio, in cui questo succede senza alcun problema. I problemi quando ci sono li creano i genitori. In quanto alla tua opposizione all’affidamento condiviso come ti sentiresti se tuo marito fosse il genitore affidatorio e tu potessi vedere tuo figlio pochi giorni al mese? Perchè è questo che staresti imponendo a tanti padri bravi e che amano i loro figli e che i figli avrebbero bisogno di continuare a frequentare regolarmente.

  15. stefano scrive:

    cara monica, intanto la legge c’è ma non è applicata quindi non ti lamentare. sarebbe interessante sentire cosa dice il tuo ex marito. la bigenitorialità deve essere un diritto dei minori. le beghe tra marito e moglie sono l’esempio più chiaro dell’immaturità dei genitori e dei rancori mai sopiti. la mediazione familiare con l’assunzione e la professionalizzazione dei psicologi e assistenti sociali, insieme alla corretta applicazione della legge che già esiste, renderebbero molti papà e molte mamme agguerrite senza armi e senza denti per mordere. ma tant’è … si và avanti come i gamberi.

  16. ma se salta il governo saltano anche le nuove norme per l’affido condiviso?

  17. Strega scrive:

    ….Pienamente d’accordo con lontana…. Vivo una situazione incredibile.. Altro che padri delegittimati… Ci sono dei veri e propri bastardi bugiardi che riescono anche a convincere persone che dovrebbero tutelare i diritti dei nostri figli … Il mio ex marito mi ha derubato… Si e’comprato casa, macchi a mi ha tradito mi perseguita mi ha fatto il
    Vuoto intorno e ad oggi io mi devo difendere dalla legge che lo tutela perché mia figlia che ormai undicenne capisce e lo rifiuta… E nonostante tutto io sono stata accusata dalla tutela dei minori di imboccare mia figlia…..ricordo che fino ad oggi io non ho percepito un euro da quest’uomo…. Ditemi allora donne come me e figli come la mia come vengono tutelate…. E’ uno schifo!! Ne fanno le spese i figli . La nuova legge e’ solo a favore dei padri irresponsabili!!!

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