La barca è piccola, la gente mormora

– Pomeriggio di agosto, in una località costiera dell’Italia meridionale. Una ventina di turisti fanno una gita in barca, guidati da un simpatico signore di mezz’età, nativo del luogo, proprietario della suddetta barca.

Il signore (da qui in poi “Comandante”) dapprima parla della zona, delle varie leggende, della storia, dei personaggi più significativi che hanno popolato quei luoghi. Lo fa con abilità, sa farsi ascoltare, è un buon affabulatore e sa di esserlo. Si va avanti, qui ha dormito Garibaldi (ma quanto dormiva, Garibaldi? Non c’è paesino del Sud Italia che non vanti almeno una casa in cui l’Eroe dei Due Mondi avrebbe riposato le stanche membra…), lì si vedono strane figure scavate dall’acqua nella roccia, ci si ferma, si riparte.

Il Comandante è arrivato alle battute sul tempestoso rapporto tra suocere e generi, innocue, ovvie, ma che strappano comunque un sorriso, un po’ sul genere di quelle della Settimana Enigmistica, inviate dai lettori, che fruttavano all’inventore, in caso di pubblicazione, sulle ventimila lire.

Sarà stato, il Comandante, uno degli autori di quelle barzellette? Quante ventimila lire ci avrà guadagnato nella sua vita? Avrà infine preso il mare perché le sue barzellette erano troppo obsolete e non gli facevano più vincere le ventimila lire? Ma, poi, peraltro, erano veramente ventimila lire? Non è che invece erano venticinquemila?
Ecco alcune delle domande con cui chi scrive si è distratta dall’inedito One-Commander-Show per i successivi dieci minuti di navigazione, mentre davanti a lei il panorama della costa tirrenica scorreva lentamente, di bellezza in bellezza, di caletta in caletta, di meraviglia in meraviglia.

Altra sosta, nuotatina, altra ripartenza: ormai lanciatissimo, il Comandante è arrivato con le sue battute a toccare la politica, croce e delizia di ogni italiano. Il populismo va per la maggiore, le istituzioni locali vengono descritte come un covo di pirati, sfruttando l’analogia con una grotta marina che, si dice, nei secoli passati è stata appunto rifugio per i fuorilegge del mare.

Sistemata la politica locale con argomentazioni talmente poco inclini al garantismo che al confronto Antonio Di Pietro potrebbe ricordare Luigi Einaudi, si passa a quella nazionale, con toni sempre meno divertenti e sempre più astiosi. Bersaglio preferito degli arguti strali del Comandante, delle sue battutacce risalenti probabilmente, mutatis mutandis, alle taverne del tempo di Carlo V?

Ma certo, lui. L’infame, il traditore, il je-ne-sais-quoi. Ovvero Gianfranco Fini, reo, secondo il Comandante, di non ben specificato “tradimento”. Alcuni, sulla barca, ridono di gusto, altri, beati loro, non capiscono di cosa si parli, altri ancora, e non solo chi scrive, sono un po’ infastiditi dalla pesantezza e dall’apoditticità delle argomentazioni usate per dare addosso al Presidente della Camera.

Nessuno, tuttavia, trova opportuno controbattere. A parte che il timone della barca ce l’ha lui, in senso reale e non metaforico, non ha senso rovinare un pomeriggio di relax, divertimento e contemplazione di bellezze naturali con il tentativo di ragionare insieme a chi non esprime opinioni, ma scaglia sentenze. La barca è piccola, [la gente mormora] non c’è spazio per il ragionamento e per il confronto, le persone si annoierebbero: sparare frasi ad effetto è più congeniale a quel buontempone del Comandante, estemporaneo capopopolo, che  fa il suo comizietto senza preoccuparsi, beato lui, di essere inopportuno, di passare il limite del cattivo gusto, di portare avanti uno scherzo che sta durando un po’ troppo per essere scherzo.

Riflessione del ritorno: incredibile, cavolo, che anche in vacanza si debba essere tormentati da chi vede la divergenza di opinioni come un tradimento e le aperture al liberalismo sui temi etici come aberrazioni. Forse siamo noi che non capiamo il pericolo che sarebbe per l’Italia il confronto tra opinioni diverse all’interno del PdL, mentre il Comandante ce l’ha chiaro davanti agli occhi, anche se si guarda bene dallo spiegarlo in termini concreti.

Strano, perché tutto gli si può dire, al Commander, tranne che manchi di concretezza.
Mentre la barca sta per rientrare in porto, parla di una persona che qualche giorno prima, dovendogli pagare cinque euro, gli ha chiesto la fattura. “Io? (ride) Io, se aspetti che ti faccio la fattura per cinque euro, puoi aspettare quanto ti pare…”

E a me, immediatamente, prima di ricordarmi che non si dovrebbe pensare per schemi, viene da dire: ecco, appunto.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

6 Responses to “La barca è piccola, la gente mormora”

  1. Piero scrive:

    Eh, carissima Marianna, che dirle…
    Noi siamo quelli che non ci sappiamo divertire, quelli che basta “un’innocente battuta” e subito le rotelline cerebrali iniziano il loro pericoloso moto tediante, anche in vacanza…

  2. Luca Di Risio scrive:

    E meno male che non bisogna parlare per schemi. Il suo articolo segue il semplice schema di fare della facile, e tra l’altro di bassa leva, ironia. Oltretutto lo schema prevede, come fanno quasi tutti, quello di portare acqua al proprio mulino mettendo in evidenza solo quello che fa comodo, senza nessuna pretesa di obiettività, sapendo che tanto chi legge sono fan e apprezzano solo in funzione del carisma del capo. Insomma proprio ciò che si critica al padrone, mafioso, populista Berlusconi. Fini dice che ci vuole rispetto per le istituzioni, quando invece lui le utilizza per i suoi fini politici. Un uomo che è entrato in un partito solo per quel motivo. Perché Fini ha usato spudoratamente la sua carica di presidente della camera per far politica, come nessuno prima di lui aveva mai fatto. Sono due anni che fa dichiarazioni contro il governo, e un presidente di un ramo di un parlamento non fa questo mestiere. Il problema se questo ruolo lo avessero svolto gli zelanti camerati Bocchino e Granata non ci sarebbe stato, ma questo non è avvenuto semplicemente perché costoro non avevano la popolarità e soprattutto uno alto scranno da cui predicare. Perché non ne parlate mai di questo? Perché criticate l’uso personale che Berlusconi fa delle istituzioni e non lo fate per Fini. Semplice, perché siete faziosi, fingendo di non esserlo, e ideologici, seguite il vostro interesse, come tutti, spacciandovi però per puritani della politica. E poi guarda, non conta nulla il documento non firmato da Fini e i suoi alla direzione nazionale di aprile? Di solito chi non vota un documento maggioritario al 95% di un partito mi risulta si chiami fuori. Ora invece si batte su l’espulsione stalinista. Ma se il vostro capo qualche anno fa espulse dal partito degli alti dirigenti per delle chiacchiere da bar. Non contano gli atti che un politico compie per giudicarlo? Se non è uno schema questo! Fini, prima della rottura definitiva, ricordo che si è spinto a chiedere le dimissioni di tutti gli indagati, e quindi anche di Berlusconi e le sembrano cose di cui si debba occupare un presidente della camera? Oppure è polemica strumentale? Però un presidente della camera non dovrebbe usare la sua carica istituzionale per fare delle polemiche strumentali. Non le sembra scarso rispetto per le istituzioni? Il caso di Fini in realtà rappresenta evidentemente come il popolo italiano sia disposto a seguire chiunque un giorno gli dica una cosa e il giorno dopo tutto il contrario, insomma la sua predisposizione ad esser preso per il culo. Del resto sentire il presidente della camera denigrare una legge, quella elettorale, che egli stesso ha votato è un esempio chiaro. E vedere come i suoi sostenitori pensino ad inventare storielle anziché chiedergli e chiedersi come mai allora quella legge l’ha votata 4 anni fa, non 40 rende evidente quale sia il vostro obiettivo. Questo paese è stufo delle stanche storielle e delle chiacchiere come quelle di quest’articolo.

  3. luca di risio, spero che lei faccia gli stessi commenti sul sito di Libero, Repubblica, L’unita’, La Padania ed il Giornale.
    Se non fosse cosi’ allora e’ una conferma che Libertiamo e’ uno dei pochi contenitori dei puritani della politica, k devono essere zittiti solo perche’ ideologicamente liberi.
    Se e’ stufo delle stanche storiele e delle chicchiere come quelle di quest’articolo puo’ sempre ripiegare sull’ultimo articolo di Feltri intitolato: “Elettori del PDL: perche’ ci conviene l’alleanza di Gheddafi.”

  4. Luca Di Risio scrive:

    Mi spiace per lei ma non frequento i siti di Libero, di Repubblica, de L’Unità, della Padania, né quello del Giornale. E da diversi anni ho smesso di frequentare anche quello del Corriere della Sera, se le interessa saperlo. Se poi invece il termine di paragone di questo sito è Feltri, beh allora buona competizione. E visto che sente la necessità di far paragoni, evidentemente per dare un senso alle sue rappresentazioni della realtà, le faccio notare che criticare un articolo di Libertiamo non significa essere automaticamente un sostenitore di Feltri, o di Travaglio. Questi sono schemi antichi, pre-caduta del muro, da cortina di ferro. So che può turbare avere a che fare con persone che abbiano idee non inquadrabili nei modelli preconfezionati e stantii che le stanche menti adottano per spiegarsi il circostante, però, davvero, credo sarebbe ora di fare qualche sforzo in più. Se poi invece non fosse più possibile criticare gli articoli di Libertiamo, o fosse introdotta una norma in base alla quale per commentare un articolo qui bisogna per par condicio criticare uno di Libero o del Giornale, aspetto comunicazioni dagli amministratori del sito per prenderne atto. Commento semplicemente il mio dispiacere qui invece per la constatazione che anche Libertiamo è diventata una piazza di ideologia e accecamento anti-berlusconiano. Altro che ideologia libera. L’ennesima dimostrazione è la sua risposta, che non entra minimamente nel merito delle mie osservazioni. Non ancora riesco a sentire chi mi risponda sull’utilizzo da parte di Fini della carica istituzionale di presidente della camera per far politica, e sui commenti dissacratori che egli fa sulle leggi che ha votato.
    E questo mi dispiace, perché chi è ideologicamente libero, solitamente risponde nel merito. Ma tant’è. Per quanto riguarda il puritanesimo poi, fossi in lei non toccherei quel tasto, vista la comunanza di visioni di Fini con Casini&Rutelli. Da quelle parti purtroppo più che di puritanesimo si avverte una puzza di cattolicesimo e di dio. Complimenti.

  5. be’ il mio commento era dato da un moto, come dire, di stizza, quando si vedono commenti dotati soltanto di una pars destruens, e mancanti di una pars construens.
    Ne vedo fioccare di commenti come il suo, critiche a Libertiamo per la sua adesione a FLI;
    la cosa che non vedo e’ la soluzione proposta da questi sedicenti liberali.
    perche’ rimanere nel PDL, si sa, e’ tutto meno che da liberali, tant’e’ che anche Antonio Martino ci sta ripensando.
    A differenza di altri, io do una soluzione a questa critica situazione della politica italiana; un partito che riunisca PLI, radicali, Libertiamo, repubblicani, liberal-democratici.
    e se cio’ e’ impossibile da fare non critico l’adesione di Libertiamo a FLI, perche’ i finiani sono molto piu’ liberali del PDL.
    Ora come ora non m va di stare ad elencare le cose in cui sono liberali, (e soprattutto nn m va di elencare le cose in cui Berlusconi e’ illiberale e illiberista, perderei una notte intera)
    ma comunque condivido l’adesione a FLI, come male minore

  6. Marianna Mascioletti scrive:

    @ Luca Di Risio: come dicevo di là, non spreco il mio tempo a rispondere argomentatamente, punto per punto, a gente che, per malafede o incapacità di comprendere un testo, mi attribuisce parole che non ho mai scritto. Se l’ha fatto una volta, può farlo di nuovo; nella mia ormai non più tanto breve vita ho imparato a tenermi alla larga dalle persone che agiscono come lei.

    Non le nascondo, comunque, che mi viene difficile trattenere un sorriso all’idea che lei debba venire qui, sul sito di questi detestati finiani, per poter esporre le sue argomentazioni ad un pubblico un po’ più numeroso di quello che avrebbe un suo ipotetico blog.

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