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Stop (temporaneo?) alla ricerca sugli embrioni negli States

– Un nuovo intervento del potere giudiziario fa discutere gli Stati Uniti e, di riflesso, anche molti altri Paesi che hanno investito nella ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Il giudice distrettuale Royce Lamberth ha infatti accolto il ricorso depositato a giugno da un gruppo di ricercatori contrario all’utilizzazione delle cellule staminali embrionali e, mediante l’emanazione di una ingiunzione, ha sospeso il finanziamento federale alla ricerca sulle cellule staminali provenienti da embrioni umani. Secondo il giudice distrettuale si tratta di “un tipo di ricerca in cui un embrione viene distrutto”. La vicenda è tecnicamente molto complessa. Proviamo a ripercorrerla per grandi linee senza pretesa di esaustività.
 
Il punto chiave del caso è il cosiddetto emendamento Dickey-Wicker, che ogni anno il Congresso USA vota congiuntamente alla normativa omnibus sul bilancio, il quale impedisce che vengano utilizzati fondi federali per distruggere embrioni umani.

In realtà, l’emendamento non ha costituito un problema fino al 1998 anno di scoperta delle cellule staminali embrionali. Nel 2001 il presidente Bush emanò un executive order che accordava finanziamenti federali alla ricerca nel caso in cui fossero stati utilizzati pochi gruppi di cellule. Nonostante queste concessioni, molti ricercatori protestarono sostenendo di non poter lavorare con un numero esiguo di cellule così Obama, con uno dei suoi primi executive order, stabilì che i finanziamenti federali, previa l’istituzione di nuove linee guida, potessero essere usati anche per le ricerche sulle cellule staminali embrionali.

Le linee guida redatte dagli Istituti Nazionali della Salute non consentono la creazione di cellule staminali, ma permettono ai ricercatori di utilizzarle se provengono da un altro laboratorio esterno, che di solito le ha prodotte con fondi privati. La prassi si era quindi orientata verso una possibilità di utilizzazione delle cellule prodotte con fondi privati, ma il giudice Lamberth, con una interpretazione dell’emendamento Dickey-Wicker molto contestata,ha deciso di vietare anche l’utilizzazione delle cellule prodotte con fondi privati se utilizzate nell’ambito di ricerche finanziate dal governo federale. Da qui il blocco temporaneo dei finanziamenti.

L’amministrazione Obama potrà presentare appello o riscrivere le regole sulla ricerca sulle staminali embrionali. Altra opzione sarebbe quella di passare per il Congresso e riscrivere l’emendamento Dickey-Wicker ma, visto il calendario politico di Washington, l’opzione non appare praticabile.

La pronuncia del giudice Lamberth, risulta comunque particolarmente interessante per tre ordini di ragioni.

Da un lato conferma lo scontro di visioni etiche che fanno da sfondo alla profonda culture war americana. Sono state infatti le organizzazioni pro-life le prime ad esultare dopo la sentenza del giudice chiedendo il blocco totale dei finanziamenti per le ricerche sulle staminali embrionali a vantaggio della ricerca sulle staminali adulte.

D’altra parte il ricorso presentato contro gli istituti Nazionali della Salute (Nih) pone un serio problema per ciò che concerne i rapporti fra Stato e mercato. In esso si afferma che la politica dell’amministrazione viola la legge USA e sottrae fondi ai ricercatori che non utilizzano cellule staminali embrionali. Un vero e proprio problema di concorrenza.

Come aveva sottolineato negli anni scorsi il Cato Institute, il finanziamento pubblico e l’intervento dello Stato in questo, come in altri settori, sono destinati a creare problemi. Ovviamente è facile percepire i vantaggi che deriverebbero da finanziamenti prettamente privati i quali permetterebbero di bypassare i problemi legali posti dalla sentenza. Del resto sono già molte le istituzioni private che, negli Stati Uniti, hanno fatto della ricerca sulle cellule staminali embrionali la loro priorità. Basta citare, fra le altre, Geron Corporation, Aastrom Biosciences, Stemcells Inc e la Osiris Therapeutics. Anche la filantropia privata ha investito massicciamente nel settore, ad esempio il sindaco di New York Bloomberg ha donato 100 milioni di dollari alla John Hopkins University per continuare le ricerche nel settore.

Infine, la pronuncia del giudice Lamberth conferma l’elevato livello di giuridicizzazione che ha ormai raggiunto il dibattito pubblico sui temi politicamente più sensibili. Come ha  teorizzato Ran Hirschl viviamo ormai in un regime di Juristocracy nel quale l’espansione del potere giudiziario è si espressione di una crescente domanda sociale di norme che, non riuscendo a trovare una adeguata rappresentanza a livello della legislazione, vengono sempre più dirottate verso la giurisdizione, ma anche una sfida alla tradizionale separazione dei poteri.  Anche in questo caso, come nella recente vicenda sui matrimoni omosessuali, è infatti il potere giudiziario l’attore principale.

E’ un corto-circuito questo che riguarda gli arbitri del gioco politico. Ne sono un esempio le recenti reazioni dei social conservatives. Si scagliano contro l’attivismo se si pronuncia a favore dei diritti degli omosessuali, applaudono se viene bloccata la ricerca sulle staminali embrionali.

Il problema, comunque la si pensi, è che nessuno è mai andato ad una partita per veder giocare l’arbitro.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

One Response to “Stop (temporaneo?) alla ricerca sugli embrioni negli States”

  1. Justin scrive:

    A mio avviso il problema è sempre lo stesso… non è possibile incaricare i giudici di interpretare e applicare nella maniera che ritengono più corretta le norme, di esaminare possibili contrasti tra Costituzioni statali e Costituzione USA conferendo loro il potere di bloccare o addirittura porre fine all’applicazione di qualche norma per contrasto con norme superiori o a maggior ragione con la Costituzione USA… e poi lamentarsi quando i giudici fanno il loro lavoro. Non è serio. Se il sistema prevede che i giudici abbiano determinati poteri è sciocco gridare al giudice impazzito, al giudice che si improvvisa attivista politico, quando esercitando il loro potere essi magari prendono decisioni che possono non piacere. Si cambino le regole del sistema allora…

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