– E il Cav. disse. “Basta attacchi a Fini”. Ma come? E il diritto all’informazione (immobiliare) del cittadino? Che ne sarebbe  della nostra autodeterminazione informativa se tutto d’un colpo il Feltro e il Minzo smettessero di illuminarci col bollettino delle birichinate monegasche degli ex amici del premier più birichino di sempre?

La campagna ad personam contro il presidente della Camera non è ancora terminata, ma se terminasse iussu Berlusconi sarebbe chiaro anche come era cominciata: iussu Berlusconi. Checchè ne pensi l’ego professionale del buon Feltri, incline all’autoassoluzione per imparzialità, avendo – sostiene il direttorissimo – riservato lo stesso trattamento perfino a Scajola.

Ma non finirà, perchè Fini e i suoi amici non cesseranno di chiedere diritto di tribuna sui dossier caldi che interessano al premier, la giustizia in primis. E perchè il Berlusconi di quindici anni dopo (il mirabolante e splendido 1994) non accetterà mai di legittimare un competitor, men che meno all’interno del suo stesso partito. Apparecchiate i timpani, dunque, per ascoltare nuove accuse di tradimento del “sano spirito del popolo” (delle libertà) rivolte al cofondatore e ai gruppi parlamentari che gli fanno capo. La musica del Minzo non avrà mai smesso di suonare il sottofondo.

Che poi, sulla giustizia in ispecie, uno l’anomalia dell’accanimento nei confronti del premier sarebbe pure disposto a riconoscerla. E a trovargli un rimedio, magari con la costituzionalizzazione dello scudo Alfano, visto che in giro non si trovano temerari pronti a reintrodurre una sana e doverosa immunità parlamentare. Ma non ci si dica però che il processo breve serve a rendere certi e giusti i tempi della giustizia per il cittadino qualunque, perché quella norma rende invece certe due altre cose. L’aumento dei risarcimenti dovuti dallo Stato alle vittime di irragionevole durata del processo (visti i termini che la norma pone senza incidere per converso sulle modalità organizzative del sistema giudiziario italiano) e l’estinzione di qualche processo che interessa al premier. Che, ripeto, si può anche riconoscere come il frutto di un’anomalia da curare, ma senza infingimenti e senza farla passare per garantismo, chè quello serve ai rei e ai reietti, non a Berlusconi ( “il diritto penale è lo statuto del reo”, mi insegnavano all’università echeggiando Beccaria).

Ecco perché, in conclusione, non credo che la pace scoppierà né che i “cecchini” smetteranno di bersagliare lo speaker di Montecitorio. Dal quale, partito o no, a Mirabello ci si aspetta che parli forte e chiaro sul suo programma politico del suo centro destra ideale, magari senza “libertà”, ma liberale e con un pizzico di liberismo in più nell’agenda economica.