– L’attentato alla Sinagoga di Roma avvenne di sabato mattina, alla fine dello Sheminì Atzeret che chiude la festa di Sukkot. Le famiglie uscivano dal Tempio con i bambini che avevano appena ricevuto la benedizione. Era il 9 ottobre 1982. Una decina di attentatori prima lanciarono delle granate tra la folla, poi si misero a mitragliare.

Stefano Tachè aveva solo due anni quel giorno, l’ultimo della sua vita.

Solo uno dei suoi assassini fu individuato. Si chiama Osama Abdel Al Zomar. Venne arrestato in Grecia, ma da lì fu spedito in Libia, dove da allora vive indisturbato nonostante le richieste di estradizione da parte dell’Italia.

E’ probabile che fornire al colonnello Gheddafi una adeguata scenografia per le sue patetiche pagliacciate (che probabilmente si rivenderà in patria per puntellare la sua reputazione) sia un misero prezzo per le forniture energetiche che ci assicura e per il contrasto all’immigrazione clandestina. Non mi interessa.

Mi interesserebbe sapere dov’è Osama Abdel Al Zomar. E mi sarebbe piaciuto che tra i tanti articoli di colore che la nostra libera stampa ha dedicato in questi giorni ai caroselli di Gheddafi e le tante polemiche, qualcuno si fosse ricordato del piccolo Stefano Tachè, morto a due anni nel centro di Roma, perché ebreo.