Per il Ft l’Italia è ‘cotta’. Chi lo smentisce coi fatti fa una ‘bella figura’

di LUCIO SCUDIERO – Più veloce dei mercati, il Financial Times ha letteralmente disintegrato il sogno italiano del “ne usciremo meglio degli altri”. Lo ha fatto in un fondo pubblicato nel tardo pomeriggio di ieri dal titolo “Italy’s fading bella figura”, prontamente rilevato e rilanciato qui e qui

Il quotidiano inglese ha suonato il de profundis della competitività del Belpaese, invitando gli investitori a tenersene alla larga, perché stavolta nemmeno la miracolosa vitalità dell’imprenditoria tricolore riuscirà a riscrivere la conclusione di un sillogismo che ha l’immobilismo e la cattiva politica come premesse: un declino rapido e ineluttabile.

L’analisi del Newspaper britannico, purtroppo, non mi sconvolge (sarò una “cassandra di sinistra”?). Le ragioni, nei numeri, le sintetizza phastidio.

Ad esse aggiungo la pressione fiscale, cresciuta nel 2009 al 43,2 % del Pil dal 42,9 del 2008; il debito pubblico, che incombe minaccioso e plumbeo sulle nostre teste, pronto a reciderle come una ghigliottina, al 116% del Pil; un processo civile che soffoca i diritti di proprietà con le sua durata media da primatista dell’ingiustizia (960 giorni per il primo grado, 1509 per l’appello); il tributo di 60 miliardi l’anno pagato alla corruzione, figlia delle troppa politica che quasi sempre si trasforma in mala politica; un sistema di relazioni industriali tarato per il fordismo che non c’è più, che massimizza i risultati delle minoranze di blocco (leggi Fiom – Cgil) compromettendo le prospettive di rinnovamento industriale del Paese. Per non dire della persistenza di associazioni criminali divenute holding globali con la sede “legale” in Italia e di un sistema educativo fondato e affondato nelle secche della mitologia pubblicista del “pasto gratis” per tutti, dell’egualitarismo iniquo e antimeritocratico foriero di distruzione e morte per il capitale umano del paese.

Serve un cambio di paradigma. Gli economisti seri (e io non posso fregiarmi né della prima né della seconda qualifica) insegnano che in un contesto di economia globale la politica incide poco o nulla rispetto al ciclo breve,  ma può distruggere o rallentare in modo esiziale le performances di un paese sul ciclo medio-lungo. In definitiva, se oggi cresciamo lo decideranno il trend della domanda statunitense e cinese, o i tassi d’interesse decisi dalla Fed, il prezzo delle materie prime e via elencando. Se cresceremo anche domani invece lo deciderà anche (e sottolineo “anche”) la politica. E lo farà con le riforme strutturali, quelle che fanno male a qualcuno oggi (ivi inclusa la stessa classe politica) per far bene a tutti domani.

Ma è un processo doloroso, che le democrazie non sempre sono capaci di attraversare. Soprattutto dove mancano gli anticorpi civili di un’opinione pubblica attenta e severa, della competizione di idee, dell’equilibrio tra poteri in senso lato, dello sforzo etico e politico insieme del “lungo termine”. Tutto il contrario della discussione infeconda sulla data del prossimo voto in cui siamo piombati quest’estate.

Il Ft, perciò, un po’ ha ragione. Un po’, però, ci marcia, nel solco di una tradizione giornalistica che nel “tiro all’Italia” da sempre trova un diletto quasi ossessivo. Sarebbe straordinario vederlo smentire nei fatti, per una volta, da chi non t’aspetti, la classe politica italiana. Il Paese farebbe una “bella figura”, one more time. 


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

2 Responses to “Per il Ft l’Italia è ‘cotta’. Chi lo smentisce coi fatti fa una ‘bella figura’”

  1. puzzailsignorvincenzo scrive:

    Ma no, la crisi è finita, anzi non c’è mai stata, erano i comunisti che si erano inventati tutto. L’Italia ne uscirà meglio di prima, meglio degli altri, perchè l’amore vince sempre. Ma lo ascoltate il nostro presidente del Consiglio o no?

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