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In Georgia, a capire a che serve l’Europa

– Da Bakuriani, una modesta località di villeggiatura georgiana, il frenetico agosto della politica italiana appare abbastanza lontano. Mi perdoneranno allora i lettori di Libertiamo.it una riflessione completamente avulsa da ciò che più oggi cattura l’attenzione generale.

Nel bel mezzo di una lezione che il sottoscritto sta tenendo sui temi del federalismo, dell’integrazione europea e della libertà di mercato, scoppia un’accesa discussione tra gli studenti armeni e gli azeri circa lo status della regione del Nagorno-Karabakh, un pezzo di Azerbaigian abitato soprattutto da armeni e occupato militarmente dall’Armenia. Il casus belli è una cartina del Caucaso, controversa a detta degli uni e degli altri. E pensare che tutto era nato dopo che lo scrivente aveva proposto come tema di dibattito una possibile futura federazione caucasica!

Finita la lezione, ho proposto ai contendenti di pranzare insieme. Impossibile: dopo due giorni di seminario non mi ero accorto del fatto che questi giovani azeri ed armeni si stavano semplicemente ignorando fin dall’inizio e che la discussione aveva esasperato e reso visibili sentimenti che il silenzio – fino a quel momento – aveva proditoriamente celato. Una ragazza armena mi ha confessato il suo ‘odio’, un ventenne azero mi ha detto di non aver mai incontrato prima di lunedì un armeno. I georgiani si mostravano ecumenici nella discussione, ma guai a parlar loro dei russi.

Questi giovani hanno tutti ben presente la differenza che può esserci tra un individuo, le scelte di un governo e dell’elite politica di un paese, ma la diffidenza e l’astio reciproco travolgono quel buon senso liberale di cui pure sono dotati, quando si parla dei temi del seminario. Lungi dal voler analizzare lo scacchiere caucasico, lasciando il compito a chi ne sa di più, a chi scrive preme condividere quel senso di amarezza che una vicenda del genere inevitabilmente suscita.

“Mai più”, si disse in Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale. O quanto meno lo pensò un’elite particolarmente illuminata. Oggi i testimoni diretti di quella tragedia sono sempre meno (un ottantenne aveva solo dieci anni nel 1940). E cosí, è compito di chi quelle cose le ha sentite dalla voce di chi le ha vissute provare a convincere i tanti Caucaso del mondo che quanto é accaduto “da noi” negli ultimi sessant’anni – quel processo di apertura ed integrazione di cui troppo spesso vediamo solo il peggio – non é necessariamente un’eccezione, per quanto sia un cammino tremendamente difficile. E probabilmente questi discorsi andranno fatti anche sullo stesso suolo europeo, perché un giorno chi oggi muove i primi passi non dia troppe cose per scontate.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

2 Responses to “In Georgia, a capire a che serve l’Europa”

  1. Miniato Minas scrive:

    l’enclave armena del Nagorno K. è una mostruosità creata da Stalin
    “trasferendo amministrativamente una zona abitata da sempre da armeni (cristiani) in una regione a dipendenza azera turcofona mussulmana. Se si dimentica questo, se ci si scorda della strage di Sumgait dove orde fameliche di azeri bruciarono vivi ceninaia di armen (fatti avvenuti pochi anni fa!) non si capiranno mai gli stati d’animo delle persone
    Minas

  2. Krikor scrive:

    a che serve l’europa è giusto chiederselo e restando nel nostro continente si capisce quanto l’ipocrisia, l’opportunismo, la faccia tosta dei nostri rappresentanti mortifichino gli sforzi comunitari.
    mi riferisco all’inneffabile ministro frattini, pronto e servile con gli stati turcofoni,
    che afferma che la sentenza dell’Aja sul Kossovo va applicata solo ed esclusivamente a quel caso sebbene La storia del nagorno karabagh è identica
    a quella del Kossovo e merita identico trattamento.
    Questo per dire che le leggi si applicano a discrezione!

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