Il meeting vola alto, ma CL non vive forse sulla terra?

 – Ancora una volta, cari ciellini, chapeau. Economia, finanza, welfare, fisco sono ‘i’ temi: voi al meeting lo avete detto. Lo avete detto, come vostro costume, senza complessi. Avete ribadito al governo, del quale pure siete azionisti, che la crisi che ha investito il sistema impone una riflessione, appunto, di sistema. Ed un’azione conseguente, organica, culturalmente articolata.

Avete fatto in modo che a sciogliere i nodi si cimentasse qualcun altro – i Marchionne, le Marcegaglia, i signori delle banche, i re della finanza: la società civile attraverso la quale si articola il principio di sussidiarietà del quale voi stessi avete mostrato e testimoniato le virtù. Avete fatto andare avanti gli altri con la torcia in mano, per far luce su quei punti oscuri del discorso pubblico di questi lustri che creano lo smarrimento vostro e dei vostri ospiti – protagonisti voi e loro di un universo civile e produttivo che, dialogando, si riconosce sintonico e convergente.

Avete mostrato per la politica un’indifferenza sospetta, in questa settimana riminense, come a denunciare la perdita di credibilità di un sistema che, rifuggendo la complessità, pretende di risolverne le controverse implicazioni azzerandole nell’equazione binaria a variabile unica – con o contro il caroleader. Ai ministri economici presenti – Tremonti, Sacconi – avete sì riservato i sacri crismi dell’ospitalità, ma senza lo slancio di un tempo, quello che vi avrebbe portato ad accogliere presso la vostra mensa il militante della causa comune.

È stato un po’ – da parte vostra – come prendere le distanze da chi in tre anni ha fatto troppo poco ed in maniera troppo parziale rispetto a quel tanto ed universale che pure i tempi avrebbero invece consigliato di affrontare senza indugio, senza timidezza.

Welfare e fisco, i temi toccati dai ministri del lavoro e dell’economia, erano le priorità fissate dal governo tre anni orsono (le stesse sulle quali già tre lustri prima si era costruita l’agenda del primo esecutivo a guida Berlusconi). Se stiamo ancora qui a parlarne – sembrava leggersi tra le righe di questa XXXI edizione del Meeting – mentre la priorità è nel frattempo divenuta una necessità, beh, non serve l’illuminazione divina per capire che evidentemente qualcosa non ha funzionato in passato e non sta nel presente funzionando a dovere.

Non funziona, ad esempio, una politica che invece di assumersi la responsabilità di governare il cambiamento necessario – necessario, ribadiamo, non semplicemente auspicabile – persista nella tattica della distrazione di massa, illudendosi di poter schivare i problemi, edulcorare la decisione fino ad annullarla, orientare altrove la responsabilità della propria impasse.

L’esordio della kermesse riminense è stato in tal senso una plastica istantanea del sentire ciellino. A chi ha avuto l’impudenza di invocare elezioni anticipate, voi non vi siete fatti remora di replicare: giammai! Primum governare. Governare cioè decidere, fare, riformare. Riformare nel profondo.

Affrontare la crisi – che è strutturale, non episodica – del nostro sistema industriale, del sistema di contrattazione, di un welfare divenuto finanziariamente ed eticamente insostenibile poiché palesemente produttore di iniquità. Riformare il fisco, liberare l’economia, rendere giusta la giustizia, efficiente la burocrazia.

Avete ribadito l’essenza paradigmatica della vostra aggregazione – più società, meno stato – e mai come questa volta quel messaggio è parso l’inveramento di una visione profetica (si guardi, tanto per gradire, quanto sta avvenendo in Uk, con la convergenza di conservatori e liberaldemocratici verso una prospettiva di empowering, dal centro alla periferia, e dallo stato agli aggregati sociali).

Ecco, tutto questo lo avete detto e lo avete fatto dire. Avete poi, come è vostro diritto, testimoniato l’urgenza etica di vivere e praticare un’economia cristiana, orientata all’uomo e sospinta dal propellente metafisico della ricerca della verità.

Avete guardato alto, come sovente vi capita nel vostro peregrinare agostano. Troppo alto, forse. Perché la prospettiva alla quale vi siete abbandonati – e noi con voi – ha smarrito alla vista il dettaglio, pur significativo, della vostra presenza fattuale nella vita civile e politica del nostro paese. Cl è un patrimonio di cultura e testimonianza efficacemente investito nella vita pubblica e produttiva nazionale, e non da ora.

Fate impresa, fate finanza. Governate la regione-traino del paese. Siete una lobby potente a cui si guarda talora con sospetto, ma di cui anche i non adepti riconoscono la solidità della visione e la capacità – rara nel nostro paese – di fare sistema. Ebbene, quel sistema voi avete avuto l’indubbio merito di portarlo nel cuore dei centri decisionali, nelle amministrazioni locali, nelle fondazioni bancarie.

Avete certo raccolto i frutti del sostegno, coerente e convinto, ai governi del ‘liberale’ Berlusconi. Quello che sfugge tuttavia è il recinto delle vostre responsabilità. La responsabilità dell’establishment ciellino per il non fatto (le riforme) e per il fatto male (i provvedimenti ‘contro’ in luogo degli interventi ‘per’ – la giustizia, ad esempio, ma anche la scuola, le carceri, le libertà e le regole civili).
 
Sfugge poi il confine della vostra responsabilità nella precipitosa liquidazione del Pdl, come grande partito del popolarismo europeo, e la sua conseguente trasformazione in una caserma chiusa, dove c’è posto per il capo, la sua scorta, i suoi cortigiani preferiti ma non, guardacaso, per la riflessione, il confronto, il concepimento e l’elaborazione dell’infrastruttura politica attraverso cui far viaggiare le policy e le idee che ‘fanno società’. Una realtà, questa del partito tolemaico, che stona con l’armonia plurale cui così pregevolmente voi ciellini siete stati capaci di dar vita in seno alla vostra comunità, nutrendola via via di esperienze di crescita personale e collettiva, culturale e materiale.

Ecco, non saremo mai abbastanza grati a Cl per il regalo di cui ci fa parte, da 31 anni, con l’appuntamento riminese. Saremmo tuttavia ancora più lieti se Comunione e Liberazione non scordasse di presidiare lo spazio che occupa nella base terrena da cui muove alla volta della sua trasvolata agostana nei cieli del pensiero umano, dacché è nello specifico posto occupato in quella base – politica, economica, sociale – che, tra un meeting e l’altro, il pensiero si traduce in azione, la volontà in potere, l’omissione in responsabilità.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

4 Responses to “Il meeting vola alto, ma CL non vive forse sulla terra?”

  1. Simone82 scrive:

    Che visione del Meeting distorta e “giornalistica”, fortunatamente almeno non da rinco come quella di Lerner… Mi chiedo se lo scrivente che pontifica su CL e sulle scelte di organizzazione di questo Meeting ci è poi stato e ha fatto la “vita da Meeting”: altrimenti taccia ed eviti di scrivere scemate. Il Meeting non lo fanno quei 4 “capi” di CL che lo pianificano, ma le 600.000 presenze di gente NON di CL che vi partecipa per tentare di capire se “si può vivere in quel modo”. CL lobby di cosa? Provi l’autore a verificare il pensiero di CL e cosa di quel pensiero si traduce in leggi dello Stato e poi vediamo quali sono le lobby che contano in Italia…

    Più società, meno Stato? Mi sa che l’autore ha capito poco della prospettiva cristiana, che caso mai è “più uomo, meno Stato”, che mi risulta un tantinello diverso (la Chiesa rifugge e contrasta il socialismo, tanto per essere chiari, e fin dall’800, con una certa enciclica che indubbiamente l’autore conoscerà a memoria). Se poi mi spiega queal’era lo slancio di un tempo ad accogliere un Tremonti (per es.) gliene sarei grato, perché dopo 8 anni di Meeting questo cambio di paradigma non è che l’abbia proprio notato…

  2. commenti di ciellini, berlusconiani, gheddafiani…cosa sta diventando Libertiamo??

  3. secondo me voi di Libertiamo avete sbagliato nel cercare di traghettare l’ideologia radicale nella destra italiana ( di impostazione catto-socialista)
    e’ possibile in GB ma non in Italia
    penso che se si facesse un’indagine pochi risulterebbero i radicali e i liberali ( quelli veri, non i berlusconiani ) che visitano questa pagina, oppure non si spiegherebbero tutti questi commenti.
    persone che si proclamano liberali che arrivano a dire che criticare Gheddafi e’ opportunismo, descrivere CL come una lobby e’ fuorviante, chiamare questo governo corporativista e illiberale e’ malafede… e si potrebbe continuare all’infinito
    credo che Libertiamo dovrebbe riavvicinarsi ai radicali della Bonino, aiutarli ad uscire dalla voragine del PD e fondare un vero partito liberale, libertario e liberista

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  1. […] 30 agosto 2010 di Simona Bonfante per Libertiamo.it […]