– Nella calda e politicamente turbolenta estate italiana giunge a occhi e orecchie dei telespettatori nostrani l’ultima strampalata trovata del Ministero della Difesa. Lo spot trionfale e patriota annuncia a gran voce la maestosa iniziativa: “Militare per tre settimane”.

A quei giovani vogliosi di sperimentare l’ardore bellico in tempo di pace, la proposta non può che risultare accattivante, se non perfino geniale. Ideali e convinzioni non si discutono, ma è fermamente criticabile il gravoso risvolto economico del capriccio propagandistico del Governo, che finisce inevitabilmente con l’attingere dalle casse dello Stato in affanno, a loro volta sostenute dai notevoli sforzi dei contribuenti.

Probabilmente nemmeno l’incombere delle parate e marce militari previste per i 150 anni dell’Unità d’Italia riesce ad appagare i gusti dei nostalgici del moschetto o a impegnare altrove le energie del Governo. Ci si chiede, inoltre, in che misura un addestramento di appena tre settimane possa giovare alla professionalità delle nostre forze armate, soprattutto se impartito a dei giovani che probabilmente aderiscono all’iniziativa come sfizio e che, se avessero realmente intenzione di intraprendere la carriera militare, si sarebbe già arruolati seguendo l’iter consueto. Ancora una volta i gusti e i desideri di pochi devono essere soddisfatti dal contributo tutt’altro che volontario dei molti.

Chiunque sia preso dall’infantile capriccio di giocare a Rambo può equipaggiarsi a dovere con le proprie finanze e darsi alla pratica del poligono o della caccia nelle apposite aree autorizzate.

Con i fondi sperperati al fine di sovvenzionare la mimesi di pratiche di distruzione, preferiremmo vedere ricostruire, se non edificare dal principio, quelle infrastrutture fatiscenti o del tutto assenti che relegano il nostro paese agli ultimi posti dell’Unione Europea per qualità dei servizi offerti al cittadino.