Le incredibili tre settimane da ‘Rambo’ a spese del contribuente

– Nella calda e politicamente turbolenta estate italiana giunge a occhi e orecchie dei telespettatori nostrani l’ultima strampalata trovata del Ministero della Difesa. Lo spot trionfale e patriota annuncia a gran voce la maestosa iniziativa: “Militare per tre settimane”.

A quei giovani vogliosi di sperimentare l’ardore bellico in tempo di pace, la proposta non può che risultare accattivante, se non perfino geniale. Ideali e convinzioni non si discutono, ma è fermamente criticabile il gravoso risvolto economico del capriccio propagandistico del Governo, che finisce inevitabilmente con l’attingere dalle casse dello Stato in affanno, a loro volta sostenute dai notevoli sforzi dei contribuenti.

Probabilmente nemmeno l’incombere delle parate e marce militari previste per i 150 anni dell’Unità d’Italia riesce ad appagare i gusti dei nostalgici del moschetto o a impegnare altrove le energie del Governo. Ci si chiede, inoltre, in che misura un addestramento di appena tre settimane possa giovare alla professionalità delle nostre forze armate, soprattutto se impartito a dei giovani che probabilmente aderiscono all’iniziativa come sfizio e che, se avessero realmente intenzione di intraprendere la carriera militare, si sarebbe già arruolati seguendo l’iter consueto. Ancora una volta i gusti e i desideri di pochi devono essere soddisfatti dal contributo tutt’altro che volontario dei molti.

Chiunque sia preso dall’infantile capriccio di giocare a Rambo può equipaggiarsi a dovere con le proprie finanze e darsi alla pratica del poligono o della caccia nelle apposite aree autorizzate.

Con i fondi sperperati al fine di sovvenzionare la mimesi di pratiche di distruzione, preferiremmo vedere ricostruire, se non edificare dal principio, quelle infrastrutture fatiscenti o del tutto assenti che relegano il nostro paese agli ultimi posti dell’Unione Europea per qualità dei servizi offerti al cittadino.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

3 Responses to “Le incredibili tre settimane da ‘Rambo’ a spese del contribuente”

  1. Marco scrive:

    o meglio ancora lasciarli nelle tasche dei contribuenti.

  2. DM scrive:

    Titolo fuorviante per l’articolo quanto le ragioni esposte dall’autore. Probabilmente, visto l’anno di nascita, giudica qualcosa che ha visto solo in qualche film. Su “giovani vogliosi di sperimentare l’ardore bellico in tempo di pace” partono i titoli di coda e le risate di sottofondo.

  3. Andrea scrive:

    Innanzitutto dire che non si discutono certi valori e dopo parlarne di “ardore bellico in tempo di pace”, “gusti dei nostalgici del moschetto”, “capriccio di giocare a Rambo”, “mimesi di pratiche di distruzione” mi pare sia contraddittorio, evidentemente il problema economico non è il principale.
    Secondo: credo che se alcuni ragazzi vogliano condividere certi valori senza farne una scelta di vita ciò possa essere fatto. Voglio anche ricordare che molti volontari in ferma prefissata si arruolana in età più avanzata rispetto a quella che crede l’Internal Operations Manager.
    Non sono un nazionalista nè un patriota, ma ho abbastanza rispetto per le persone da non bollare come nostalgici del moschetto coloro che prendono parte a parate e marce militari. Spero di cuore che non ci riferisca ai reduci che, la maggior parte, sono partiti per la guerra come coscritti. Ma sono certo che i “nostalgici” non siano loro. Ecco, vediamo queste spese (inutili) come un risarcimento morale a persone che non erano dei Rambo, ma che furono costretti a partire non perchè patrioti, ma perchè così si doveva fare. Forse a vederla così sembra essere uno spreco più accettabile.
    P.S.
    Spero di non essere andato fuori tema, se è così mi scuso.

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