Quant’è anti-leghista, questo Marchionne

di CARMELO PALMA – L’atteso intervento pronunciato dall’amministratore delegato del Lingotto al Meeting di CL si presta a diversi livelli di lettura. Quello di più stretta attualità, legato alla vertenza di Pomigliano e al casus belli di Melfi. Quello culturale, legato alla “filosofia” dell’impresa e del lavoro di questo manager, che può vantare una storia umana e professionale di scommesse riuscite. E quello, almeno indirettamente, politico, rispetto alle sorti di un Paese di cui Marchionne denuncia una pericolosa allergia al cambiamento.

Quando Marchionne dice:

…rifiutare il cambiamento a priori significa rifiutare il futuro. Se non siamo disposti ad adeguarci al mondo che cambia, ci ritroveremo costretti a gestire solo i cocci del nostro passato…

non parla solo della Fiom, nè solo alla Fiom. Esprime un concetto che ha molti e diversi nemici. E’ rigettato, da sinistra, da parte di chi ritiene che esso sia il camuffamento “progressista” degli interessi del capitalismo globalizzato. Ed è rifiutato, in uguale misura, da destra, da parte di chi ha da tempo concluso che se il “nostro” modello sociale non è in grado di resistere nel gioco economico globale, non occorre cambiare il modello, ma far saltare il gioco e ristabilire – per così dire – il primato sulla geopolitica sulla geoeconomia.

Da questo punto di vista non sbaglia chi vede nella filosofia di Marchionne un’alternativa a quella di Tremonti, e nelle metamorfosi dell’italo-canadese, che parla al proprio Paese da straniero, una risposta al mito dell’identità e della tradizione, di cui il Nord rischia di diventare, suo malgrado, prigioniero, inseguendo le furbe seduzioni del pifferaio di Gemonio.

Essere liberi – ha detto ieri Marchionne – vuol anche dire trovare il coraggio di abbandonare i modelli del passato, le vecchie abitudini e le dipendenze. Le strade comode e rassicuranti non portano da nessuna parte e di sicuro non aiutano a crescere. Fanno solo perdere il senso del viaggio.

Siamo lontani dallo spirito di Pontida, dal senso di quella “Libertà” invocata sguainando lo spadone di Alberto da Giussano, vero? Fare poi di Marchionne una sorta di eroe o di personaggio berlusconiano (non poteva mancare, Sallusti) è possibile se si pensa allo scontro che oppone la Fiom al Governo, Landini a Sacconi. Ma diventa assai più difficile se si guarda al giudizio generale sul paese e sulla sua salute economica, dove il senso della narrazione berlusconiana ha ormai un segno capovolto rispetto all’ottimismo di Marchionne.

Per Berlusconi l’Italia che c’è – cioè, la “sua” – ha bisogno più di fiducia che di riforme, più di orgoglio che di cambiamenti. Per Marchionne, con ogni evidenza, di un change, che non è ancora stato realizzato e che si dimostra quantomai urgente. In bocca ad un interprete meno “ingombrante” le parole dell’amministratore delegato della Fiat avrebbero meritato un giudizio severo di disfattismo da parte di un premier, che governa da troppo tempo per ammettere che l’Italia non sta bene – e forse neppure meglio di quando quindici anni fa decise di scendere in campo.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “Quant’è anti-leghista, questo Marchionne”

  1. Luca Di Risio scrive:

    Ma possibile che gira che ci rigira solo Berlusconi avete in mente? State davvero diventando patetici! Peggio di Travaglio e dell’Unità! Quando arriverete a dire che la colpa della crisi globale è di Berlusconi? Siete accecati, ossesionati! Berlusconi ha fatto la Riforma della Costituzione di cui c’è bisogno per attuare quei cambiamenti di cui Marchionne giustamente parla! Perché è proprio sulla riforma della costituzione che la frase dell’ad di Fiat cade a pennello. Sulla costituzione confluisce tutto quel rifiuto aprioristico di cambiamento che difatti è rifiuto del futuro. E a parte Berlusconi non mi risultano altri polici, in vita e non, che siano riusciti a fare una riforma della costituzione.

  2. Liberale scrive:

    Leggere Carmelo ormai è diventato come leggere Zucconi, Ezio Mauro, Umberto Eco, Guzzanti family etc etc. Non c’è niente di nuovo, affermazioni come “la sua Italia” mal celano l’ennesimo sintomo alto borghese italico di trovar il capro espiatorio politico di turno ( ieri la DC ed il PSI oggi Berlusconi ) della inadeguatezza a proporre idee veramente innovative. Francamente una tale involuzione esistenziale ( perchè di questo si parla ) fra i cosiddetti liberali non mi stupisce nemmeno più di tanto. La stragrande maggioranza di loro infatti provengono ahimè da quello stesso ambito socio culturale benestante a cui appartengono i vari personaggi sopracitati. Ormai ogni articolo qua dentro ed ogni argomento tirato in ballo viene violentato e ricondotto ad un motivo di critica al “Berlusconismo o Tremontismo”.

  3. Patrizia Franceschi scrive:

    Si son passati quindici anni, ma non è che le cose non sia accadute in questo lasso di tempo. Ne sono successe talmente tante che hanno impedito (che che ne diciate) che si potesse fare tutte quelle riforme auspicate da tutti (anche da Fini). Ora che sarebbe il momento buono (forse) buttate tutto all’aria !!

  4. alfa numerico scrive:

    @luca di risio ma in che paese vivi? ma dov’è questa riforma della Costituzione? Quando la trovi falla girare che me la leggo.

  5. Federico Pirola scrive:

    @Patrizia: ma smettiamola con questa storia del “volevamo fare le riforme, ma sono successi un sacco di fatti gravissimi ed imprevedibili che ce lo hanno impedito”. Le crisi non ti impediscono di fare le riforme, anzi dovrebbero essere uno stimolo ulteriore. Dovrebbero persino rendere più facile farle “digerire” alla gente, che non è stupida ed è disposta anche a fare sacrifici, pur di mettere le cose a posto. Le riforme non sono state fatto perchè la politica italiana non ha autorevolezza e non sa fare altro che rincorrere il consenso di breve periodo. Chiaramente in questo il centrodestra ha una responsabilità maggiore, se non altro perchè ha governato più a lungo (e con maggioranze parlamentari che avrebbero consentito qualsiasi cosa, se solo lo si fosse voluto).

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