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Non solo Ground Zero, l’Islam globale nell’Italia profonda

– La recente controversia sulla cosiddetta “moschea di Ground Zero” offre una importante occasione di riflessione per analizzare anche lo stato dell’arte del dibattito sull’ Islam in Italia ed in Europa.

La centralità di tale dibattito non si ritrova infatti solo in questo avvio di campagna elettorale americana per le elezioni di mid-term, ma è fondamentale per capire le dinamiche socio-politiche europee ed italiane.

La discussione ruota attorno ad una domanda fondamentale, ma non scontata, che Huntington, già teorico dello “scontro di civiltà”, si era posto per gli Stati Uniti d’America nel fondamentale “Who are we?”

Chi siamo? Cosa ci definisce? Se la soluzione offerta dal politologo americano potrà anche non convincere molti (la centralità del cristianesimo soprattutto nella sua versione protestante con la sua annessa etica del lavoro), ed effettive ed evidenti debolezze teoriche ci sono,la sua domanda da un punto di vista politico e sociologico, forse soprattutto psicologico, resta fondamentale anche per l’Europa e per l’Italia.

Chi siamo? Come siamo cambiati e come stiamo cambiando? Mi pare possa esser questa il quesito fondamentale al quale prova a rispondere, un romanzo pubblicato negli ultimi mesi da Garzanti: “Le querce non fanno limoni” di Cosimo Calamini un giovane, ma già affermato, scrittore toscano.

Ed è proprio in Toscana che è ambientato il romanzo. La pace di Montechiasso, l’ egemonia comunista e post-comunista, che imperterrita si perpetua da cinquanta anni, sono improvvisamente scosse. La notizia della imminente costruzione di una moschea rende il piccolo paese un laboratorio da cui osservare il futuro dell’Italia e dell’Europa.

“L’idea mi è venuta quando nel 2004 a Colle val d’Elsa in provincia di Siena, si è cominciato a parlare della costruzione di una moschea”, dice Calamini intervistato da Libertiamo. “Sono andato lì con l’intenzione di provare a fare un documentario, alla fine ho raccolto tanto materiale: interviste, filmati, che poi ho utilizzato per la stesura del romanzo. E dalle vicende di Colle val d’Elsa che ho tratto la figura di Attilio, personaggio chiave del romanzo, comunista disilluso che da ex militante fedele del PCI, PDS, PD si ritrova a capeggiare la lista civica che si oppone alla moschea”.

Attorno alla figura di Attilio ruotano le vicende del paese e del Paese. Uno scontro senza quartiere, una escalation che passa dal dibattito allo scontro e che semina quello che Calamini chiama “il germe della violenza”. Una frattura sconvolge la piccola cittadina. I due bar si dividono lungo la soglia ideologica dei favorevoli e contrari alla moschea. Ad un certo punto un ragazzino accusa: “Ragionate come i leghisti” ed il vecchio impassibile: “O imbecille, madonna lepre, io ho fatto la resistenza”.

 “Non c’è più ‘Il Partito’, che avrebbe ascoltato tutti e risolto la vicenda con il centralismo democratico”, dice Calamini. Quella a cui si assiste è una vera mutazione antropologica. Lo spaesamento, il vuoto politico che sembra produrre leghisti.

“In realtà non è così” – puntualizza Calamini – “C’è una particolarità tutta Toscana, una storia, che impedisce che si verifichi in Toscana, e quindi nel romanzo, quello che è avvenuto in altre parti d’Italia. C’è un qualcosa che impedisce agli ex comunisti di accomunarsi a Borghezio ed ai leghisti. Lo stesso Attilio infatti sarà a capo di una lista civica. Quello che comunque colpisce è l’assenza di una politica che guidi il cambiamento.

Per questo poi, come vediamo sempre più spesso in Toscana, è un continuo fiorire di liste civiche. Stanno cambiando molte cose.”

Ed anche nel romanzo nulla è più uguale a prima. Nella narrazione a cambiare non sono solo i riferimenti politici, ma anche i personaggi. Quando Attilio scopre la storia d’amore di sua figlia con Averroè, il figlio del locale imam, dallo shock politico passerà a quello personale e familiare.

Il romanzo continua, in un susseguirsi di dialoghi e di eventi che con passione ed intelligenza trascinano il lettore, fino alla tragedia (che qui non vi sveliamo perché vale davvero la pena leggere il libro). Solo questa donerà ad Attilio ed alla comunità un nuovo sguardo sulla situazione, solo la tragedia infatti permetterà la catarsi individuale e collettiva.

E’ dunque necessaria la tragedia affinché possa maturare una comprensione? Calamini, ci lascia con un dubbio atroce:

“Sta a noi, a singoli individui gestire queste situazioni avendo bene in mente che, a volte, può non esserci soluzione. La realtà è di per sé conflittuale. D’altronde, lo sappiamo: ‘le querce non fanno limoni’.

L’ antico proverbio toscano che ha ispirato il titolo sta ad indicare da un lato la necessaria consapevolezza delle proprie radici al fine di condurre qualsiasi discussione, dall’altro l’impossibilità, quasi ontologica, di quello stesso dialogo. Ad ognuno di noi, ad ogni comunità, il compito di sciogliere il nodo.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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