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Agosto con Liberilibri/4 Lo Stato e la crisi della ‘moneta cattiva’

– Nel 2007 siamo entrati in una nuova, profonda crisi economica da cui – ci dicono gli analisti e le banche centrali proprio in questi giorni – ancora non riusciamo a risollevarci. La ripresa è più lenta di prima, sempre che ripresa non sia un eufemismo per nascondere il tragico dato che siamo ancora impantanati.

I titoli delle pagine economiche di questi giorni sono solo meno allarmistici di quelli di due anni fa, ma altrettanto pessimistici. E la reazione annunciata dalla banca centrale americana, ancora una volta e nonostante tutto, è quella di drogare il mercato monetario immettendo nuova moneta fittizia tramite l’acquisizione di titoli di Stato.

La storia del passaggio dal sistema monetario agganciato al gold standard al monopolio delle banche centrali di produrre cartamoneta in misura arbitraria rispetto a un parametro stabile di riferimento è un fenomeno sorprendente: nonostante il fallimento di questo sistema, fallimento avvenuto sulla pelle di milioni di lavoratori e risparmiatori, si continua a credere che non ci sia alternativa alle rotative statali guidate da oligarchie bancarie prive di controllo.

Buona parte di questo paradosso si spiega con la difficoltà dell’argomento per la maggioranza degli individui, troppo impegnati nelle loro attività lavorative e nella cura dei loro affetti per seguire anche la politica monetaria del loro paese.

Eppure, sapere come funziona la produzione di moneta è essenziale per la propria coscienza civica, oltre che per operare le giuste scelte di risparmio o di investimento individuali.

I brani qui riportati sono tratti da libri della Liberilibri che, con una prosa limpida, possono davvero far capire a tutti il mistero della produzione di moneta e delle crisi sempre più frequenti e sempre più disastrose della nostra economia. In particolare, End the Fed di Ron Paul è al momento la più compiuta e aggiornata analisi del funzionamento delle banche centrali.

Lucida e sillogistica è la descrizione degli scambi di cartamoneta che diede Gustave de Molinari nel suo Le serate di Rue Saint Lazare.

«Esistono pochissimi scambi diretti, e ce ne saranno sempre meno, man mano che la divisione del lavoro si estenderà maggiormente. Un uomo […] è obbligato a scambiar[e un prodotto] innanzitutto con una merce intermedia, che possa sempre e facilmente essere scambiata con ogni cosa. Questa merce intermedia deve essere durevole, facilmente divisibile e trasportabile. Vari metalli – l’oro, l’argento, il rame – riuniscono, a vari livelli, queste qualità. Ecco perché sono diventati mezzi di scambio, ossia moneta. Quanto alla carta, può anch’essa esercitare il ruolo di moneta, ma alla condizione di rappresentare un valore positivo, un valore già creato, un valore concretizzato in un oggetto esistente, disponibile e che possa fungere da moneta» (G. De Molinari, Le serate di Rue Saint-Lazare (1849), trad. it. di L. Maggi, introduzione di N. Iannello, postfazione di C. Lottieri, Liberilibri-Istituto Bruno Leoni, 2009, p. 210)

Mentre Rothbard spiega le ragioni per le quali lo Stato ha accentrato l’offerta di moneta presso di sé.

«Fin dall’adozione, da parte dei mercati, dell’oro e argento come moneta, lo Stato si è adoperato per controllare la funzione della massa monetaria, ossia la funzione di determinare e di creare l’offerta di moneta nella società. Il motivo per cui lo Stato vuole fare ciò dovrebbe essere ovvio: poter togliere al mercato il controllo dell’offerta monetaria per metterlo nelle mani di un gruppo di persone a capo dell’apparato dello Stato. Perché dovrebbero voler fare ciò è molto chiaro: si avrebbe un’alternativa alla tassazione, sempre ritenuta onerosa da tutte le sue vittime.[…]

La storia monetaria di questo secolo è stata caratterizzata da una serie di allentamenti dei vincoli alla propensione dello Stato a creare inflazione, e dalla rimozione di un controllo dopo l’altro, a tal punto che il governo può ora inflazionare l’offerta di moneta, e quindi i prezzi, a propria volontà. (M.N. Rothbard, Per una nuova libertà (1973), trad. it. di M. Voltattorni, introduzione di L.M. Bassani, II ed. 2004, pp. 239-240 e 246)

Per arrivare, infine, alle spericolate operazioni della Fed su riserve e tassi di interesse.

«Dopo tutto, la Fed dispone di un potere che è unico nel suo genere: esso consente la creazione di moneta dal nulla. A volte ne fabbrica in gran quantità. A volte ne fabbrica di meno. Il denaro assume una varietà di forme ed entra nel sistema in diversi modi. E la Fed fa ciò attraverso operazioni di mercato aperto, variando la riserva obbligatoria e manipolando i tassi di interesse, tutte operazioni il cui risultato è la creazione di moneta. […] È il potere i creare illusioni che sembrano reali finché durano. […] Solo la comprensione di come lavora il sistema monetario può ovviare a questo problema e proteggere le vittime intrappolate in una fortissima recessione economica.» (R. Paul, End the Fed (2009), trad. it. di S. Cosimi, 2009, pp. 18-19)


Autore: Serena Sileoni

Avvocato, dottore di ricerca in Diritto Pubblico Comparato presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena, assegnista di ricerca in Diritto Costituzionale all’Università di Firenze e cultore di Diritto Costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Macerata, svolge attività di ricerca nel settore del diritto costituzionale italiano e straniero. Giornalista, membro dell’Istituto per la Competitività e dell’Istituto Bruno Leoni, è responsabile editoriale della casa editrice Liberilibri.

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