di LUCIO SCUDIERO – Bossi ha accelerato nella corsa alle urne e la legislatura, molto probabilmente, si è schiantata. Berlusconi, sul lato passeggeri, era senza cinture di sicurezza. E’ la cronaca dell’ultimo week end di “sangue” sulle strade della politica italiana, lanciata verso il nulla programmatico regalato dalla mistica berlusconiana della mobilitazione perenne. E i cinque punti dell’annunciata verifica settembrina? Non basteranno a fare da sutura.

La giornata di ieri ha ribadito (non che non ce ne fossimo accorti prima), chi è (Bossi) che ormai detta i tempi e i toni della musica nel centro destra italiano, mentre l’altro (Berlusconi) ascolta Apicella in cuffia.

Se la Lega cerca le elezioni, veemente e bulimica come mai prima, Berlusconi sembra cercare la tentazione per fare quel che gli riesce meglio, il piazzista elettorale. E il PdL? Non pervenuto, se si eccettua Gasparri che dispensava inopinati sigilli di priorità ai processi brevi decisi per decreto. Ma proprio Gasparri è la dimostrazione lapalissiana del fatto che il PdL non perviene, che senza i cosiddetti finiani il partito di maggioranza relativa è un simulacro perfino peggiore del Partito Democratico. Silente e assente.

In gioco continua ad esserci la questione della leadership nel centro destra italiano, frettolosamente appaltata alla Lega per il timore di legittimare un confronto interno anche aspro ma onesto, con speaker manifesti e idee in competizione nel dibattito pubblico del paese. Col risultato che il PdL oggi parla il burocratese dei documenti “impolitici” redatti da organi di partito funzionanti a gettone, o al massimo il linguaggio “marchettaro” delle brochure elettorali.

Come se la Lega Nord non rappresentasse il paradigma negativo da evitare sulla strada della modernità politica. Come se vincere le elezioni con la trazione del Carroccio non significasse consegnare la cultura politica del centro destra all’ammasso del populismo reazionario, del securitarismo xenofobo, del livore antiscientifico e del clericalismo pagano.

Sic transit gloria mundi. Berlusconi oggi gioca col voto per fare il vuoto intorno a sé. E se va in porto la strategia dell’autoribaltone, magari ci riesce pure. Ma, il punto è questo, sarebbe un vuoto a perdere.