Categorized | Economia e mercato

Il lavoro rifiutato. Ecco perchè crescono gli occupati stranieri e i disoccupati italiani

– Stranezze del mercato del lavoro. Nei giorni scorsi alcune ricerche hanno messo in evidenza alcuni dati che fanno riflettere. Secondo uno studio della Confartigianato il 18 per cento dei giovani nella fascia compresa tra 15 e 29 anni ufficialmente non studia e non lavora. Si tratta di 908mila persone di cui 641mila in età compresa tra 15 e 24 anni. Di questi giovani “invisibili” i due terzi, secondo lo studio, si trovano nel Mezzogiorno. Ma non esiste solo un problema occupazionale dei giovani. La  stessa Confartigianato ha stimato che, durante la crisi, ben 338mila adulti tra i 25 e i 54 anni siano usciti dalla forza di lavoro e di questi ben 160mila sono donne. Di queste coorti ben 230mila sono meridionali (il 68 per cento) di cui 143mila uomini e 97mila donne.

Mentre venivano diffusi questi dati, ampiamente rilanciati dai media a corto di notizie, il rapporto Excelsior-UnionCamere-ministero del Lavoro forniva uno scenario sorprendentemente positivo per quanto concerne l’impiego dei lavoratori stranieri. Per l’anno in corso si profila un incremento notevole della propensione delle imprese ad assumere immigrati. Dalle 158.600 unità assunte nel 2009, quest’anno si passerà a 181mila (di cui solo 75.200 stagionali). Questi 22.400 occupati in più interessano soprattutto le medie imprese, le aree del Nord Est e del Centro, i settori dei servizi (+16.400) e delle costruzioni (+5.400 pari a +40,1%). A livello regionale la Lombardia guida la classifica con quasi 20mila assunzioni di lavoratori non stagionali, seguita dal Lazio e dalla Emilia Romagna, ambedue con circa 13mila assunzioni.

Altri dati interessanti riguardano la presenza di lavoratori stranieri in taluni lavori specifici prettamente italiani. Sono tanti ad esempio i pizzaioli stranieri. A Milano ci sono 119 pizzaioli egiziani a fronte di 31 campani e solo 10 napoletani. Come si spiegano questi fenomeni in apparenza contraddittori di una disoccupazione che si qualifica sempre più come italiana e di una occupazione con una forte presenza di stranieri? Il fenomeno è rilevato anche dal recente rapporto sul mercato del lavoro a cura del Cnel, il quale prevede  un incremento della occupazione straniera di oltre 1,3 milioni di unità nel prossimo decennio (quando usciranno dal mercato del lavoro 8 milioni di lavoratori a fronte di un effetto sostitutivo assai limitato, in conseguenza dei trend demografici).

Una risposta la fornisce Alberto Brambilla (presidente del Nucleo di valutazione della spesa pensionistica del ministero del Lavoro) quando scrive su Il Sole 24 Ore del 17 agosto che “il lavoro non può essere creato per decreto, è necessario che tutti si rimbocchino le maniche. E’ assurdo – prosegue – che oltre 500mila extra comunitari abbiano trovato lavoro e gli italiani siano sempre più disoccupati o cassintegrati”. Occorre pensare, in sostanza, anche al lavoro rifiutato. Ormai non si tratta più e da tempo delle mansioni richieste ed imposte ai disperati di Rosarno, ma di impieghi regolari e regolarmente retribuiti anche nei settori più qualificati dell’industria manifatturiera, dove l’occupazione degli stranieri è ormai pari  in percentuale a quella degli italiani, almeno nelle mansioni operaie.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

14 Responses to “Il lavoro rifiutato. Ecco perchè crescono gli occupati stranieri e i disoccupati italiani”

  1. Adriano Teso scrive:

    Cazzola fa bene a ricordare uno dei più gravi problemi di questa Italia.
    In grande sintesi, quali le principali soluzioni ?

    -Incominciare a ricordare che essere disoccupato significa non trovare un lavoro legale, ovunque esso sia nella propria regione. Non è disoccupato chi è alla ricerca di un lavoro ideale per se. Facendo anche una adeguata cultura sulla “nobiltà” di ogni lavoro che produce valore aggiunto. In molte nazioni, al terzo rifiuto di un qualsiasi lavoro cessa l’assistenza degli ammortizzatori sociali.

    -Permettere l’ingresso di immigrati solamente se la disoccupazione è a livelli fisiologici. Il mercato migliorerà l’appeal, anche economico, per i lavori meno graditi.

    -Possibilità di iniziare a lavorare o fare impresa senza alcuna burocrazia. “Finchè ci sono necessità o desideri c’è lavoro”. Ma occorre che uno suia libero di inventarsi lavori che possono soddisfare tali esigenze, senza intralci.

    -Togliere tutti gli oneri e tassazioni che nulla c’entrano col lavoro, dall’IRAP agli oneri impropri.

    -Infine lavorare una quantità di ore e avere un rapporto gerarchico di ampia collaborazione con chi fornisce lavoro. Il mercato valuta e i risultati non si ottengono imponendo “dipendenti” che non “fanno squadra”, che è l solo modo che io conosco per ottenere risultati duraturi e competitivi col resto del mondo. Il comportamento di una importante quota del sindacato sul caso Pomigliano-Fiat, la legislazione del lavoro e molti CCNL firmati anche dal sistema Confindustria sono indicativi su quanto ancora non si capisca come si è evoluto il modo di produrre risultati.

  2. Patrizia Franceschi scrive:

    Ho sentito raccontare delle storie su persone che cercavano il lavoro e si raccomandavano che avevano figli, che dovevano lavorare e quando questa ditta nel Chianti (distante 30 km da Firenze)ha detto di andare il giorno dopo, questo ha chiesto dov’era il posto e ha detto che era tropo lontano. Un’altro raccomandato dalla madre è stato preso, ma dopo il 1 giorno ha chiesto se anora doveva mettere la spolverina alla risposta affermativa ha detto:Questo lavoro non fa per me! Si è tolto la spolverina e arrivederci e grazie. Non si trovano saldatori sono stati presi tutti polacchi perchè sono bravissimi. Questa è la situazione dalle mie parti.

  3. Gulliver Nemo scrive:

    Vorrei aggiungere all’argomento oggetto dell’analisi di Giuliano Cazzola, per quanto possa sembrare banale: qual’e’ la retribuzione proposta per questi lavori che gli italiani “non vogliono piu’ fare”? Ho la sensazione che se fossero adeguatamente remunerati, benche’ siano lavori umili, faticosi e spesso rischiosi (penso ad esempio all’edilizia ad alla cantieristica in generale), molti italiani continuerebbero (o riprenderebbero) a farli. Invece i salari proposti sono inacccetabilmente bassi per una persona che non sia ltre la soglia della disperazione (come la maggiorparte degli extracomunitari che li accettano). Aggiungiamo anche che per lo piu’ sono lavori al limite dell’irregolarita’, se non completamente in nero (complice ovviamente il livello insostenibile della tassazione sul lavoro e defli oneri contributivi ed assicurativi). Chi ha ha cuore la sicurezza sul lavoro (safety) e la sicurezza nelle noste citta’ (security) dovrebbe anche preoccuparsi che senza adeguati corsi formativi nonche’ di lingua italiana, gli incidenti sul lavoro aumentano sensibilmente per la manod’opera straniera, mentre nessuno si preoccupa se l’extracomunitario, uscito dal posto di lavoro, abbia un alloggio degno di questo nome o se dorme in baracche rimediate o all’addiaccio. Nei paesi meglio organizzati del nostro, di questi problemi si occupano le societa’ di intermediazione per il lavoro, che garantiscono anche la formazione e ne rispondono in termini di sicurezza e forniscono alloggi temporanei per tutta la durata del contratto (nei cantieri vengono allestiti degli appositi “campi” completi di facilities). …da noi esistono ancora i “caporali”, imprenditori che assumono operai il giorno dell’eventuale incidente o ispezione (rara), e societa’ di lavoro temporaneo (recente passo avanti), che non si preoccupano del lavoratore al di fuori dell’orario di lavoro. Quindi, prima di dire che i nostri ragazzi sono viziati e bamboccioni per cui c’e’ bisogno di piu’ immigrazione….riflettiamo anche su questi aspetti, nonche’ sulla concorrenza sleale che subiscono gli imprenditori coscienziosi.

  4. Dino Battistuzzo scrive:

    A parità di qualifica tutti gli imprenditori preferiscono lavoratori stranieri rispetto a quelli italiani,poichè li sfruttano meglio e sono in una posizione in cui possono imporre i propri interessi con più facilità.QUESTA E’ LA VERITA’.Come la barzeletta che non si trovano infermieri e devono ricorrere a personale straniero,dimenticandosi di dire che questi ultimi li pagano meno dei nostri laureati italiani.Se non mettiamo regole certe al flusso di emmigrati,anche se gli industriali non lo vogliono,tra qualche anno gli italiani saranno stranieri nella propria terra.

  5. giuseppe mele scrive:

    ho i miei dubbi che a Milano ci siano solo 119 pizzaioli egiziani a fronte di 31 campani e solo 10 napoletani. Credo cghe le pizzerie siano migliaia se non decine di

    Tra i 15 e 29 anni la maggioranza dei giovani studiano malgrado la pessima abitudine di iscriversi falsamente all’ufficio di collocamento per fare anzianità

    300 miliardi di fatturato delle mafie giustifucavano molto lavoro apparentemente illegale italiano e straniero

    Il resto è indotto dallo stipendio: pagati bene, anche i lavori pesanti trovano richiedenti

  6. Lorenzo Pastori scrive:

    Ho l’impressione che alcuni ritengano che le retribuzioni siano una “variabile indipendente”. Beh, non è così. Le basse retribuzioni dipendono da una bassa produttività del lavoro regolare e dall’ampia diffusione del lavoro irregolare, non dall’immigrazione. Che gli stranieri spopolino nel lavoro in nero ci può stare, che sbaraglino gli italiani in quello regolare no, a meno di non dedurre, come fa giustamente l’on. Cazzola, che non solo il tasso di attività, ma la concreta disponibilità al lavoro degli italiani – a parità di retribuzione – sia inferiore a quella degli stranieri. Checchè ne dica la Lega.

  7. giuseppe mele scrive:

    le retribuzioni sono legate al culo in parte in senso allegorico in parte no

  8. Gulliver Nemo scrive:

    La retribuzione è un parametro importante, non completamente indipendente dalla produttività. Non basta un lavoro “in regola” ma pagato ai minimi sindacali, per attrarre un lavoratore italiano verso lavori pesanti, usuranti, rischiosi. Detto questo, un operaio specializzato o un muratore esperto o un carpentiere italiano (forse anche un pizzaiolo napoletano) produce circa dieci volte di più dello stesso tipo di manod’opera indiana a parità di qualifica (l’ho sperimentato sul campo), con maggiore accuratezza, flessibilità, affidabilità, sicurezza e disponibilità (purchè non sia “sindacalizzato” e gli si riconoscono gli straordinari. E’ ovvio che pretenda di guadagnare almeno il doppio del virtuale collega…ovvero costerebbe all’imprenditore almeno il quatruplo (se paga gli straordinari in nero) o cinque volte tanto. E’ questo che intendevo per concorrenza sleale delle ditte che lavorano con manod’opera a basso costo (aziendale) e ad alto costo sociole.
    Un’altra conseguenza e’ che le imprese italiane una volta erano tra le migliori e apprezzate del mondo, ora siamo fuori mercato. Certo, i figli di questi bravi operai specializzati (come degli artigiani), probabilmente non si adatteranno al lavoro che svolgono sempre di più gli extracomunitari, quindi, si spera, studieranno ingegneria robotica e sistemi software per macchine automatiche digitalizzate, che dovrebbero diventare il nostro prodotto da esportare e che riduce la necessita di manovalanza. Un altro problema è che anche nell’ingegneria ed industria meccanica e manufatturiera, gli indiani ed i cinesi vanno sempre più forte. Per cui, quando suggeriamo ai ragazzi di studiare ingegneria, sappiano che con il loro stipendio da fame (1.200 euro netti al mese per un neolaureato fino ai 2.500 per un quadro esperto di engineering o un capo ufficio/reparto), ci si paga un intero team di ingegneri e tecnici indiani o cinesi, con la differenza che probabilmente lavoreranno nei loro paesi d’origine per poi inviarci i progetti via internet ed i manufatti completi …e le macchine operatrici converrà installarle laggiù. Quindi se non ci sarà ricerca avanzata in Italia, i nostri giovani ingegneri resteranno disoccupati o se sono veramente bravi, andranno a fare i supervisori in India ed in Cina o i ricercatori negli States. Se i nostri esperti di lavoro, di cultura socialista, statalista o sindacalista, non si rendono conto degli effetti della globalizzazione, ma continuano a ragionare in termini di “posto di lavoro”, produttività, sistema di garanzie, Rinnovi di contratti collettivi, cassa integrazione eccc…la disoccupazione (soprattutto per i giovani italiani), nonostante la crescente flessibilità della forza lavoro, aumenterà a dismisura…e quando la pensione dei genitori non basterà più a mantenere questi “bamboccioni per necessità e non per scelta”, potremo dire che il sistema occidentale che ha cercato di far conciliare capitalismo e welfare…è ormai fallito. L’indicatore che non ci lascia grandi speranze è l’attuale crisi finanziaria, che fior di economisti continuano ad indicare come una contingenza o come una causa dell’attuale crisi. In realtà i fenomeni finanziari (a parte le truffe e i sistemi autoreferenziali di finanza creativa)sono sempre generati alla base da fenomeni legati alla cosiddetta “economia reale”. Perciò la crisi vera e preoccupante è iniziata molto tempo fa, con la crisi dell’economia reale (produzione industriale e relativo export, agricoltura, costruzioni, impianti energetici, e servizi relativi a questa e non legati al mero consumo). Se dovessi consigliare a mio figlio cosa fare da grande, gli direi: se ti piace studiare, innovare, far carriera con merito (fottendotene della politica e di spintarelle varie), gestire il cambiamento, avere speranza in un futuro migliore ed in una vecchiaia sicura e serena….allora vai a studiare e a vivere all’estero. Se ami l’Italia e vuoi fare qualcosa di utile qui…studia storia dell’arte, restauro, design, gestione alberghiera, lingue, servizi per il turismo, protezione ambientale, depurazione delle acque e mantenimento del nostro tesoro ambientale ed antropizzato, da fare godere a chi verrà a visitare quella che un lungo tempo è stata la culla della civiltà e, per un breve periodo il centro del potere. Amen (scusate, forse era meglio andare in spiaggia!)

  9. Adriano Teso scrive:

    Per Dino Battistuzzo.

    Le imprese hanno il vincolo di vendere il prodotto migliore, col servizio migliore ed al costo più basso. Ciò rispetto a tutti i concorrenti mondiali che si ritrova sul proprio mercato.
    Per ottenere ciò deve fare scelte nelle quali rientra anche la qualità del lavoro, della collaborazione e del suo costo. Ovviamente SEMPRE nel rispetto delle leggi.

    E’ questo meccanismo che ha migliorato il tenore di vita di tutti. E tutti i costi inutili ed inefficienze, anche esterne all’impresa, burocrazia e tasse comprese, ricadono sul consumatore, diminuendo la competività dell’impresa e il potere di acquisto. Occorre sempre ricordarlo quando qualcuno riceve denaro non adeguato al valore aggiunto reale ed utile che crea.

  10. Gulliver Nemo scrive:

    Giustamente la remunerazione deve essere legata al valore aggiunto. Il problema che la stessa viene più che dimezzata da tasse contributi e balzelli vari. Sembra che non ci sia alternativa al lavorare per un tozzo di pane o a mandare fuori mercato l’azienda. L’alternativa invece c’è: abbattere le imposte sul lavoro qantomeno del 20%. Per recuperare questo enorme gettito fiscale, cominciamo a licenziare la metà dei dirigenti pubblici e delle imprese con partecipazione pubblica e banche, dei dirigenti rimasti, introduciamo un tetto massimo (ad esempio che non possa superare lo tipendio di un parlamentare) riduciamo il rimanente stipendio base (supponiamo max 400 mln di € lordi annui) e leghiamo una quota di almeno il 30% di questo all’utile netto della società.Sarebbe un buon primo passo ;-)

  11. Esiste anche una dignità del lavoratore da tutelare.Gli imprenditori vogliono certezze per investire.Il lavoratore deve vivere nella costante incertezza del posto di lavoro e poi ci si lamenta se gli italiani non fanno figli o i giovani non escono di casa.Gli imprenditori devono pretendere certezza dallo stato,non andare a cena assieme coi politici o pretendere aiuti a fondo perduto.Devono avere una visione a lungo termine, da classe dirigente come dovrebbero essere.La Germania,secondo gli ultimi dati ha avuto un incremento record del PIL, e l’Italia è stata fanalino di ooda,come sempre.Il motivo è che la Germania esporta prodotti ad alta tecnologia,ad alto valore aggiunto,ad alto densità di investimento e quindi il monte salari influisce in maniera meno significativa che in Italia.In Germania fabbricano le mercedes e bmw,in Italia le 500 e forse le Panda.Se si pensa di essere concorrenziali, attraverso una corsa al ribasso dei prezzi e alla riduzione degli stipendi,siamo veramente un paese in declino.E’ la Cina e l’India la fabbrica di prodotti a basso costo del mondo e se vogliamo concorrere con loro bisogna che i nostri lavoratoti ritornino indietro di 50 anni.In questo ha ragione Tremonti quando ha detto che la globalizzazione è stata fatta troppo in fretta.Caro amico,visione a lungo termine,investimenti a lungo termine,ricerca e innovazione,patto con il mondo del lavoro e istituzioni e soprattutto l’imprenditore deve essere classe dirigente.Deve essere più presente nell’arena del mercato mondiale e meno nei salotti romani.Soprattutto bisogna abbandonare la tipica mentalità italiana.”meglio un uovo oggi che una gallina domani” e dire “meglio una gallina domani che un uovo oggi”Buona notte

  12. alex77fe scrive:

    Agli extracomunitari o anche comunitari viene spesso data una abitazione o alloggio… cosa che viene negata agli italiani poveri o ai pendolari costretti a sobbarcarsi Km e vedere decurtato il proprio stipendio alla voce viva “abitazione”…

    Poi… chissa’ perche’ il lavoro nero o peggio ancora il “lavoro nero legalizzato” e’ in pole position in questo momento…

    Capisco la concorrenza,capisco il momento difficile ma non e’ lavoro lavorare 10 ore al giorno e non avere neanche stacchi nel fine settimana in nome alla produttivita’ e flessibilita’…

    Se si chiedono lumi o risposte l’unica risposta e’ sempre la seguente:

    Non ti piace,c’e’ ne sono 100 che prendono il posto tuo… cosi’ con questo ricatto o obbligo di lavori sempre meno remunerati o sempre meno tutelati non si fa altro che aumentare o incentivare la spirale del lavoro senza garanzie,senza tutele e senza dignita’ umana…

    Non sono un caso queste cifre… anzi… tutto nella norma… in Italia non esiste piu’ lavoro… esistono solo truffe o sudditanze…

    Specie nel sud donne che fanno figli per avere i sussidi dallo stato e al nord si sbaraccano le fabbriche… quelle rimaste aperte abusano degli apprendisti,diversamente abili o stranieri…

    Penso che occorra un grosso cambiamento di rotta… ma grosso grosso… e io comunque non parlerei piu’ di lavoro… ma di prostituzione sociale in ambito produttivo…

    Scusate i termini accesi… ma almeno negli altri paesi europei se uno non lavora fa dei corsi di miglioramento o ha opportunita’ di cambiare lavoro e viene aiutato… qua se esci sei fottuto…

    Termino complimentandomi ironicamente con quanti tralasciano il discorso lavoro nelle proprie agenzie e discussioni politiche… non e’ cosi’ automatico che il lavoro venga o avvenga promuovendo quei caratteri e comportamenti etici,di diritto,sociali… occorre anche parlare e volere il cambiamento… anche perche’ la societa’ italiana e’ intrinsa di individualismo o di scaltrezza… come l’evasione in certe zone geografiche…

    mi fermo qui che e’ meglio…

  13. ste72 scrive:

    Da laureato faccio la guardia giurata (PRIMA CALL CENTER), quindi non sono certo uno che rifiuta il lavoro.
    Lavoro MIN. 8h al giorno (SI CUI 1 di straordinario), turnista con servizi mattina, pom, notte DATI UN GIORNO PER L’ALTRO) e spesso con turni 12H tutti i sab e le dom (lavorando 5gg a settimana e riposandone solo 1, che coincide con sab o con dom solo 1 volta ogni 45gg). Spesso la turnazione non è rispettata o si hanno servizi in posti sconosciuti E dall’altra parte della città oppure si fa solo notte o solo pomeriggio, oppure ANCORA si fa il sottorario, salvo poi aver scalate e non pagate le ore di straordinario PER I SEGUENTI 60GG.
    Il contratto nazionale e scaduto DA quasi 2 anni senza un giorno di sciopero proclamato dai sindacati. I datori di lavoro vOgliono portare il riposo tra turno smontante e UNO montante a 8h anzichè a 11 (quindi si dormirebbeRO SOLO 5-6 ore, se occorrONO circa 1 ora per andare eD UNA 1 per tornare da una sede di lavoro lontana da casa).
    Ecco, un lavoro come questo, senza una vita personale, POCHI SOLDI E con la massima flessibilità (DA TANTI ESALTATA COME LA NUOVA DIMESIONE DEL LAVORATORE IDEALE) e con pochi soldi rispetto alla fatica fatta vi piacebbe?
    Se domani mi dicessero fai questo lavoro, ma non a Roma, ma a Civitavecchia (da pendolare, c’è chi lo fa), mi licenzierei il giorno dopo (troppi i costi dei trasporti e le ore sottratte alla vita). Sarei, per pochi soldi, uno schiavo, un morto che cammina (sempre stordito) a vita. Se c’è un polacco, un rumeno o un altro interessato a questa vita si accomodi pure..

  14. tommaso scrive:

    io di sicuro la pizza fatta da un egiziano non la mangio, così come nei ristoranti gestiti da cinesi, marocchini, cingalesi etc non ci ho mai messo piede e mai lo metterò
    se tutti facessero come me le cose andrebbero molto meglio cari signori…

Trackbacks/Pingbacks