Tra ‘rialzisti’ e ‘ribassisti’ è guerra virtuale sui numeri dell’ immigrazione reale

– Si è riacceso in questi giorni il dibattito sull’immigrazione; la scintilla è stata la notizia del 9 agosto riguardante lo sbarco di 40 immigrati nella piccola isola di Linosa alla quale è seguito un acceso commento di Oliviero Forti, responsabile nazionale Caritas, nei confronti dell’operato del Ministero dell’Interno, che dice: “Gli immigrati sono in aumento a dispetto degli accordi con la Libia”. La risposta del Ministero dell’Interno non si è fatta attendere: “Immigrazione, gli sbarchi sulle coste italiane diminuiti dell’88% in un anno”.

Chi ha ragione? La risposta non è scontata ma proviamo a fare un po’ di chiarezza. Il fenomeno dell’immigrazione è un fenomeno molto complesso ed in continua evoluzione; le difficoltà di analisi del fenomeno aumentano quando parliamo di migrazione irregolare che, in quanto clandestina, è difficile da monitorare. Se volessimo forzare una semplificazione estrema del fenomeno migratorio, potremmo suddividere i migranti che intendono stabilirsi nel nostro paese in due macro categorie: la migrazione umanitaria e la migrazione non umanitaria. Dicendo “migrazione umanitaria” facciamo riferimento a tutte quelle situazioni di fuga da guerre, carestie e dittature mentre la “migrazione non umanitaria” si riferisce ai migranti che cercano lavoro, che vengono per studio, che si ricongiungono ai familiari in Italia, ecc.

Per quanto riguarda l’immigrazione dovuta a guerre, carestie o dittature è importante ricordare che esistono norme precise di diritto internazionale che regolano il comportamento degli stati in materia di accoglienza e trattamento di un cittadino straniero o apolide. La nostra Costituzione all’art. 10 è chiarissima:

“L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.”

Il principio chiave in materia è di sicuro quello di non respingimento, sancito dalla Convenzione sui Rifugiati del 1951 e dal protocollo del 1967, dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, dalla Convenzione Onu contro la Tortura e dalla Convenzione Europea sulla Protezione dei Diritti Umani. Come più volte spiegato dall’UNHCR, il principio si applica nelle 12 miglia di acque territoriali di uno stato, nelle acque contigue, nelle acque internazionali e nelle acque territoriali di un altro stato e vieterebbe, quindi, anche il respingimento del migrante verso un paese terzo che potrebbe a sua volte trasferire il migrante verso il paese di origine dal quale è in fuga.

Nel 2008 (dati più recenti disponibili), secondo l’UNHCR, circa il 75% dei 36.000 immigranti sbarcati sulle coste italiane ha presentato domanda d’asilo e circa il 50% dei richiedenti si è visto accordare una forma di protezione internazionale; mentre a livello europeo solo il 27% delle domande presentate sono state accolte. Non suscita comunque di destare polemiche la politica dei respingimenti da parte dell’Italia verso la Libia, paese che non ha ratificato la Convenzione sui Rifugiati del 1951 e che quindi non garantirebbe la protezione umanitaria dello straniero.

Per quanto riguarda la migrazione non umanitaria, è risaputo che tra l’80% e l’85% degli ingressi irregolari, come sostengono sia Caritas che Ministero dell’Interno, avvengono via terra o per via aerea e sono costituiti da stranieri “over stayers” che permangono nel territorio italiano oltre la scadenza del visto. È difficile sapere se, in termini assoluti, questi ingressi di immigrati irregolari siano in aumento o meno perché dati recenti non sono stati resi disponibili né dal Ministero dell’Interno né da Caritas Migrantes. È lecito pensare che la ripresa dell’economia Italiana riportata dai giornali nelle ultime settimane possa stimolare gli ingressi nei prossimi mesi anche se questa correlazione causa-effetto tra crescita economica ed immigrazione è tutt’altro che dimostrata. Nel caso del Regno Unito, per esempio, alcuni esperti sostengono che 400.000 polacchi abbiano deciso di tornare in Polonia a causa della recente recessione economica mentre altri sostengono che ciò non corrisponda alla realtà.

Chi ha ragione quindi? In Italia, l’immigrazione clandestina è in aumento o no?

Senza dati alla mano è impossibile rispondere. Fatto sta che non è corretto fare un paragone tra l’immigrazione causata da esigenze di tipo umanitario e che deve essere gestita seconde le norme del diritto internazionale, e l’immigrazione clandestina dovuta ad altri molteplici fattori.


Autore: Nicola Magri

Nato ad Asola (MN) nel 1985. Laureato in scienze politiche alla LUISS Guido Carli, dopo aver frequentato il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico è stato fellow del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro per poi conseguire un master in Politiche Pubbliche e Sviluppo Umano presso la School of Governance di Maastricht. Si occupa di responsabilità sociale delle imprese, di sviluppo sostenibile e di cooperazione allo sviluppo. Collabora o ha collaborato con UNDP, IOM e con altre ONG soprattutto in America Latina.

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