La rivolta di Atlante. Finalmente sarà un film

– Sono ormai decenni che si parla di una possibile versione cinematografica dell’opera fondamentale di Ayn Rand.
La stessa Rand, filosofa dell’Oggettivismo e personaggio culto dell’America conservatrice e libertaria, aveva tentato di portare il libro sul grande schermo, ma senza successo. E parimenti erano falliti anche vari tentativi più recenti.
Oggi, però, il progetto si è finalmente avviato, nella forma di una trilogia di pellicole che cercheranno di tradurre le tre parti del monumentale romanzo.
La rilevanza del libro della Rand va ben oltre la narrativa. Esso rappresenta un vero e proprio manifesto politico a difesa dell’economia capitalista di libero mercato, tanto che moltissimi in America si sono avvicinati alle idee liberiste proprio a partire dalla lettura di questo testo.

La scelta di strutturare il progetto in un trittico è per molti versi ragionevole in quanto il romanzo è così lungo ed articolato che non sarebbe stato plausibile condensarlo in un solo film anche di una certa durata.
Certo un’articolazione in tre capitoli potrebbe rivelarsi un po’ “pesante” dal punto di vista della vendibilità presso il grosso pubblico.
Questa considerazione non riguarda tanto gli Stati Uniti, dove la fama della Rand e del romanzo sono tali che gli spettatori non avranno difficoltà a confrontarsi con un film in tre parti – un po’ come è stato per la versione cinematografica del Signore degli Anelli.
Però per un pubblico meno preparato, come quello del nostro paese, una trilogia potrebbe risultare meno digeribile e c’è persino il rischio, di conseguenza, che le pellicole non approdino mai sui nostri schermi. Sarebbe veramente un peccato, perché l’uscita del film rappresenterebbe un’occasione unica di far conoscere la Rand in Italia al di fuori della ristretta cerchia dei liberali classici e dei libertarians e di rilanciare anche l’interesse per il romanzo, che da tre anni è di nuovo disponibile nella nostra lingua nel catalogo del Corbacccio.

Peraltro la traduzione in pellicola di Atlas Shrugged può generare qualche legittima preoccupazione, per la difficoltà intrinseca di “rendere” efficacemente un romanzo così ampio, complesso e così ricco di implicazioni politiche e filosofiche in un film all’altezza – senza che risulti diluito o alterato il messaggio di Ayn Rand a favore del capitalismo, del’intrapresa privata e del carattere eroico dell’esistenza umana.
Va detto, per inciso, che la Rand non rimase per soddisfatta della trasposizione hollowodiana di un altro suo romanzo, “The Fountainhead (La fonte meravigliosa) con Gary Cooper e Patricia Neal, ed accusò il regista King Vidor di avere censurato alcune delle frasi più filosoficamente cariche del libro (tra cui la frase climax del discorso del protagonista Howard Roark “I am a man who does not exist for others”).
Paradossalmente alla Rand piacque più la versione cinematografica del suo romanzo “We The Living” (Noi Vivi) realizzata a sua insaputa in Italia nel 1943 da Goffredo Alessandrini e che vedeva nel ruolo principale una bellissima Alida Valli.

A questo proposito Libertiamo.it ha intervistato Edward Hudgins, “Director of Advocay” presso The Atlas Society, uno delle due maggiori istituzioni randiane negli Stati Uniti.
Hudgins spiega come il produttore, John Aglialoro, sia un fiduciario della Atlas Society e come la Atlas Society stia svolgendo un ruolo di consulenza e di supervisione sulla sceneggiatura. Questo dovrebbe fornire sufficienti garanzie sulla coerenza filosofica della pellicola. “Il film – sostiene Hudgins – sarà ideologicamente ineccepibile”.

Sfortunatamente il budget della produzione è abbastanza ridotto – per il primo dei tre film è previsto un investimento di 5-10 milioni di dollari.
Insomma si è rinunciato all’ingaggio a lungo ipotizzato di stelle del cinema di prima grandezza, quali quei Brad Pitt ed Angelina Jolie, i cui nomi erano stati ventilati qualche anno fa come possibili interpreti degli “eroi” John Galt e Dagny Taggart.
Hudgins tuttavia non è pessimista. Spiega infatti come lavorare con un budget ridotto abbia significato più che altro“effettuare le riprese in luoghi reali anziché costruire costosi set”. La cosa in sé, quindi, non dovrebbe influire negativamente sulla qualità della pellicola.
Certo che l’assenza di attori di culto non faciliterà la distribuzione del film nello stivale…

Secondo il dirigente della Atlas Society, c’è da aspettarsi che l’uscita del film influisca positivamente sulle vendite del romanzo, che già adesso negli USA si mantengono comunque molto buone – mezzo milione di copie vendute nel corso dell’ultimo anno. “E’ sempre stato così ogni volta che da un libro è stato tratta un’opera cinematografica”.
Insomma non ci dovrebbe essere il rischio che la gente smetta di leggere Atlas Shrugged perché tanto ha già visto il film!

Oggi il primo capitolo della saga è nella fase di post-produzione e si può stimare che esca nelle sale intorno al marzo 2011.
A questo riguardo il produttore Aglialoro sta trattando con un distributore di primo piano. Non si esclude neppure che si riesca a portare il film a Cannes od in altri importanti festival ed in tal caso l’uscita nelle sale sarebbe in tal caso rinviata di un paio di mesi.
Nella prima metà del 2011 – afferma Hudgins – dovrebbero poi cominciare le riprese del secondo film della serie, destinato probabilmente ad uscire l’anno successivo.

Insomma non resta che incrociare le dita e attendere la “prima”.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

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