Di referendum in sentenza, cronistoria dei matrimoni gay in USA

– “The culture war is back”: così esordisce il sito web The Politico sulla sentenza del tribunale federale di San Francisco, qui egregiamente analizzata da Pasquale Annicchino, che ha decretato l’incostituzionalità del divieto di matrimoni omosessuali in California. Quando arriverà davanti alla Corte Suprema di Washington, la questione deflagrerà aprendo uno scontro ideologico del genere da cui l’attuale inquilino della Casa Bianca è solito tenersi alla larga con lo stesso impegno con il quale il suo predecessore amava sguazzarvi.

Ha un che di avvincente ripercorrere le tappe che hanno portato sin qui.

Nel 2000 i cittadini di quello Stato approvano – con una maggioranza del 61%, quindi anche con il voto di molti elettori democratici – il referendum propositivo Proposition 22”, che introduce nel diritto di famiglia californiano la definizione del  matrimonio come “unione fra un uomo e una donna”. Trascorso un lustro, una prima volta nel 2005 e una seconda nel 2007, il parlamento locale di Sacramento approva una legge di segno diametralmente opposto che – primo caso nella storia degli Stati Uniti – ridefinisce il matrimonio come “contratto di diritto civile tra due persone”. Per due volte la legge viene approvata; e per due volte il governatore Schwarzenegger esercita il suo potere di veto, annullandola in difesa della volontà popolare espressa con il referendum del 2000.

Il terzo round nel giugno del 2008: la Corte Suprema della California annulla come incostituzionale (rispetto alla Costituzione californiana) la legge approvata dagli elettori nel 2000. Viene così una prima volta introdotta per via giudiziaria la possibilità di celebrare in quello Stato veri e propri matrimoni fra coppie omosessuali.

La questione viene messa nuovamente ai voti nel novembre 2008, il giorno dell’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Il nuovo referendum, Proposition 8 (che l’allora candidato democratico, pur dicendosi “personalmente” più favorevole al compromesso del riconoscimento delle unioni civili, condanna come “discriminatorio”), chiede di reintrodurre la stessa norma approvata con il “Proposition 22”, ma stavolta non con legge ordinaria, bensì con un emendamento alla Costituzione dello Stato, in modo da sottrarla al potere interpretativo dei giudici costituzionali del Golden State. Mentre la gran maggioranza (oltre il 60%) dei cittadini californiani dà il proprio voto elettorale a Barack Obama, una maggioranza più esigua ma comunque assoluta del medesimo elettorato (oltre il 52%) approva il referendum, sicché il matrimonio gay sparisce nuovamente dall’ordinamento giuridico californiano – eccezion fatta per i circa diciottomila matrimoni freneticamente celebrati nel semestre intercorso tra la sentenza della Corte e l’approvazione del referendum, tutt’oggi validi.

Ultimo capitolo. Nel maggio del 2009, le signore Kristin Perry e Sandra Steir chiedono all’Anagrafe della Contea di Alameda di registrare il loro matrimonio. Non un atto estemporaneo, ma il primo passo di una precisa strategia pianificata da un team animato da Chad Griffin, uno dei principali strateghi politici del movimento gay statunitense. L’inevitabile rifiuto viene impugnato davanti al Tribunale federale di San Francisco, dando vita al “caso Perry contro Schwarzenegger”, conclusosi con la sentenza della settimana scorsa.

Il collegio legale ingaggiato per patrocinare la causa è un capolavoro di comunicazione politica: ne è a capo Ted Olson, celebre avvocato conservatore che difese Ronald Reagan durante lo scandalo Iran-Contra, e poi fu il difensore di Bush figlio quando questi si scontrò con Al Gore davanti alla Corte Suprema sull’esito delle elezioni presidenziali del 2000 (Bush lo nominò poi solicitor general, il capo dell’Avvocatura dello Stato). Olson – che si è risposato a 63 anni suonati, dopo aver perso la prima moglie nella strage dell’11 settembre 2001 (viaggiava sull’aereo dirottato sul Pentagono) – ha spiegato di non considerare questa una battaglia “di sinistra”, ma al contrario un colpo di coda conservatore, nel senso che il valore di una istituzione tradizionale come il matrimonio viene riconosciuto anche dalla comunità gay al punto da chiedere di potervi accedere.
Come co-difensore si è scelto (o ritrovato?) David Boies, famoso avvocato di area democratica: nel 2000 rappresentò Al Gore nella causa contro Bush davanti alla Corte Suprema, venendo sconfitto proprio da lui.

I repubblicani erano ben consci dell’esistenza di questa “falla di sistema”ed avevano tentato di mettere le mani avanti nel 2006, con il “Federal Marriage Amendment” che sarebbe intervenuto sulla Costituzione USA analogamente a come il “Proposition 8” fece con quella californiana. La legge venne però bocciata dal Senato, anche grazie alla defezione di alcuni senatori repubblicani (tra essi il futuro candidato alla casa Bianca John McCain), molti dei quali votarono contro non perché favorevoli al matrimonio gay, bensì perché ostili alla intromissione del potere legislativo “centrale” in una materia riservata all’autonomia legislativa dei singoli Stati.

Stante questa autonomia, il matrimonio gay oggi è già garantito in Massachusetts, in Connecticut, in Iowa, nel Vermont e nel New Hampshire, nonché nel Distretto di Columbia cioè a Washington.

Il vero problema è che vince sempre in tribunale, ma esce sempre sconfitto dalle urne. E’ stato sottoposto a referendum in ben 31 dei 50 Stati, incluso il progressista New York; e in tutti – diconsi: tutti! – i 31 casi è stato inesorabilmente bocciato dagli elettori (in occasione delle ultime elezioni  referendum analoghi a quello Californiano si sono tenuti in Florida e in Arizona, con esito identico).

Va anche detto che le unioni civili sono riconosciute in cinque stati (tra i quali proprio la California, dove si chiamano “Domestic Partnership”), il che consente alle coppie gay l’accesso a benefici altrimenti riservati ai coniugi sotto il profilo del welfare, del fisco e della privacy. Inoltre in una dozzina di Stati, tra i quali New York, la Florida e la stessa California, le coppie omosessuali hanno la possibilità di adottare figli (la coppia lesbica protagonista della causa “Perry contro Schwarzenegger” ne sta allevando quattro  tutti adottivi).

La posta in gioco è quindi rappresentata dai ventisette Stati in cui le nozze gay sono bandite, i quali non sono tenuti a riconoscere i matrimoni omosessuali celebrati in altri Stati, grazie al “Defense of Marriage Act” approvato nel 1996 (in piena era Clinton, ma con il Congresso saldamente in mano ai repubblicani).

C’è stato anche un tentativo di “clonare” l’impresa qui in Italia, quando nell’aprile del 2009 il Tribunale di Venezia, per decidere una causa promossa da una coppa gay contro il Comune lagunare che aveva loro rifiutato la pubblicazione di matrimonio, rimise alla Corte Costituzionale la questione di legittimità degli articoli del nostro codice civile che impediscono le nozze tra omosessuali. Nei mesi seguenti si accodarono la Corte d’Appello di Trento e quella di Firenze, ed il Tribunale di Ferrara. Non coincidenze, ma una campagna portata avanti, sotto l’insegna di “Affermazione Civile”, dall’associazione Certi Diritti legata al partito radicale. Nell’aprile di quest’anno la Corte Costituzionale ha rigettato tutti i ricorsi, affermando che il riconoscimento delle coppie omosessuali è sì una aspirazione che trova fondamento nella nostra Costituzione, ma che può ben essere realizzata con strumenti diversi dalla vera e propria equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio, per cui non sta ai giudici imporla in via interpretativa, ma al Parlamento sceglierla legiferando.

Se la versione italiana è stata un flop, l’originale a stelle e strisce è partita sotto tutt’altro auspicio; ma la strada è ancora tutta in salita per Olson e Boies: davanti alla Corte Suprema il voto di un singolo giudice potrebbe fare la magigoranza di 5 a 4. Gli occhi sono puntati sull’imprevedibile Anthony Kennedy. Nel 2003 era stato il voto decisivo – e l’estensore – della sentenza con la quale la Corte decretò l’incostituzionalità della legge del Texas che vietava la sodomia, facendo “saltare” tutte le leggi contro la pratiche omosessuali sino ad allora vigenti in svariati Stati del Sud. Prossimamente potrebbe tornare a fare da ago della bilancia.


Autore: Alessandro Tapparini

Avvocato, nato a Verona nel 1975, laureato a Milano nel 2000. Nel luglio del 2002 è stato eletto nel Comitato Nazionale dei Radicali Italiani. Nel novembre del 2005 ha preso parte come relatore alla prima Assemblea Nazionale dei Riformatori Liberali, sul tema "America, mercato, individuo". Da alcuni anni sfoga una ostinata passione per la storia e la politica americana collaborando con quotidiani e periodici, tra i quali Il Foglio e Libero. È autore del blog JEFFERSON.

20 Responses to “Di referendum in sentenza, cronistoria dei matrimoni gay in USA”

  1. Justin scrive:

    E’ una descrizione fatta molto bene.
    Solo qualche precisazione…
    Nello Stato di New York non c’è stato alcun referendum in questo senso; i matrimoni tra persone dello stesso sesso erano a un soffio dalla legalizzazione tempo fa quando la Camera dello Stato ha dato per l’ennesima volta il suo via libera mentre il Senato ha agito in modo opposto, scatenando le ire del Governatore.
    L’articolo di Pasquale è tutt’altro che egregio a mio parere ed è anche ben lungi dall’essere una analisi della sentenza; a quanto vedo è più che altro un insieme di sparate molto superficiali contro il giudice che in questi giorni ha dichiarato incostituzionale il divieto californiano ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.
    Vedi le osservazioni che ho fatto al suo articolo e la mia analisi della sentenza:
    http://www.libertiamo.it/2010/08/13/matrimoni-gay-ce-un-giudice-a-san-francisco/comment-page-1/#comment-14764

  2. pasquale scrive:

    Caro Justin, siccome sono una persona perbene e tu continui a menarla con attacchi personali ti prego di segnalare dove avrei fatto “sparate superficiali contro il giudice”. Mi sono limitato ad avanzare degli argomenti sul rapporto fra legislazione e giurisdizione. Puoi non condividerli, ma questo non ti autorizza ad offendere (soprattutto nascondendoti dietro uno pseudonimo.
    La stessa estensione dell’istituto del matrimonio alle coppie gay mi sembra tutt’altro che indiscutibile. Probabilmente avverrà nei prossimi anni, ma come scrive il massimo esperto americano in materia: “Western history provides very little support for extending the legal category of marriage to include same-sex unions”. E’ necessario discuterne, senza preconcetti. I cambiamenti arriveranno con il tempo. http://cslr.law.emory.edu/fileadmin/media/PDFs/Op-Ed_Pieces/Witte.Same_Sex_Marriage.pdf. Allo stesso modo la sentenza di Walker è tutt’altro che inattaccabile cfr. l’analisi del Prof. Rob Vischer http://commonwealmagazine.org/prop-8-rule-facts

  3. Justin scrive:

    Caro Pasquale… io non mi riferisco ad alcun attacco personale. Come ti ho già detto mi riferisco al fatto che ti schieri con chi attacca il giudice accusandolo di essere andato oltre le sue competenze. Non vedo quindi dove io possa essere stato in qualche modo irrispettoso o persino offensivo. Riguardo i link che mi segnali, poi, non mi dimostrano niente… ci saranno sempre posizioni contrarie. Ci sono tutt’ora quelli che argomentano contro i matrimoni tra bianchi e neri, nonostante la Corte Suprema USA li abbia legalizzati in tutto il territorio statunitense 43 anni fa. Ci sono ancora quelli che spacciano per vero che l’omosessualità sia una malattia. Ecc. In tutta la mia vita non ho mai, e dico mai, sentito una sola argomentazione convincente a giustificazione del fatto che lo Stato debba mettere il naso tra le mutande, le lenzuola delle persone per stabilire chi può sposarsi civilmente e chi no basandosi sul tipo di genitali esterni che trova.

  4. Bob scrive:

    Caro Pasquale
    Già rispondendo al mio intervento a commento del tuo articolo mi avevi bacchettato perchè non mi firmavo con nome e cognome. Ora attacchi personalmente Justin perchè ti offenderebbe ‘nascondendosi’ dietro uno pseudonimo. Sono davvero curioso di sapere il perchè del tuo grande interesse sulle nostre identità. Il sapere chi siamo modifica in qualche modo gli argomenti che stiamo portando a sostegno delle nostre posizioni? Venendo al punto del dibattito sui matrimoni gay: lo stato della California, e più in generale l’eventuale decisione che potrebbe essere presa dalla Corte suprema degli USA, non sta provando a cambiare in nessun modo i matrimoni religiosi, il tutto riguarda solo ed esclusivamente riferito ai matrimoni civili, celebrati in comune. La Corte costituzionale della California aveva già stabilito che escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio (civile) viola la costituzione di quello Stato. Mi sembra, come dire…’curioso’ che i “massimi esperti” da te citati sono entrambi illustri rappresentanti di aree che c’entrano poco o niente in tutto questo. Witte Jr è direttore del Centro per lo studio interdisciplinare della religione della Emory University (la stessa area di competenza di Annicchino, che stando alla sua bio ha frequentato la stessa università). Visher che è ‘Assistant professor’ insegna Legge e Religione e Diritto di Famiglia alla St John’s University, un’università cattolica la cui missione educativa è (cito dal sito) “ispirata dalla tradizione Cattolica” (e forse qui potrebbe essevi un ‘problemino’ di bias negativo nei confronti degli omosessuali…). Per carità le loro opinione sono interessanti ma entrambi sembrano essere più che altro esperti dei rapporti tra stato e religione, non di diritto costituzionale (constitutional law).

  5. Justin scrive:

    Giusto, Bob…
    Faccio presente a Pasquale e a tutti gli altri varie eminenti organizzazioni che in questi anni sono intervenute nella battaglia legale californiana invitando i giudici tramite amicus curiae briefs a convenire sul fatto che non c’è alcun motivo che regga per continuare a negare ai gay il diritto di unirsi in matrimonio civile:

    L’Associazione Americana Antropologi (AAA)
    L’Associazione Americana Psicologi (APA)
    L’Associazione Americana Psichiatri (APA)
    L’Associazione Americana Assistenti Sociali (NASW)
    L’Associazione Americana Psicanalisti (APSAA)
    L’Accademia Americana Avvocati Matrimonialisti (AAML)
    L’Accademia Americana dei Pediatri (AAP) sezione California
    L’Associazione Americana Assistenti Sociali (NASW)
    Human Rights Watch
    La sezione californiana della principale organizzazione di afroamericani (NAACP CALIFORNIA)
    Il braccio legale della principale organizzazione di afroamericani (NAACP Legal Defense & Education Fund)
    eccetera
    Quando si parla a sproposito di massimi esperti si dovrebbe riflettere su questo.

    In questi giorni, tra l’altro, ho notizia del fatto che anche l’Associazione Americana Avvocati (l’ABA – American Bar Association) ha preso posizione ufficiale in favore del permettere ai gay di unirsi in matrimonio civile. Con una risoluzione a maggioranza schiacciante l’associazione ha invitato tutti gli Stati a mettere fine all’esclusione delle coppie dello stesso sesso dal matrimonio civile.
    http://www.abajournal.com/news/article/aba_backs_marriage_equality_for_gays_and_lesbians

  6. Marianna Mascioletti scrive:

    Prova.

  7. Ismael scrive:

    Justin, non è certo il paravento di auctoritates ben selezionate all’uopo a rendere i tuoi argomenti inattaccabili come insisti nel dipingerli. Un partito preso assolutamente contestabile è invece quello che applica la proprietà transitiva, sic et simpliciter, al gradiente “istanza-diritto soggettivo-diritto positivo”. In altre parole: altro è definire l’ambito dei diritti essenziali, altro è circoscrivere il novero di prerogative riservate ai portatori di determinate titolarità, per esempio – appunto – per quanto attiene alla traslabilità dei diritti individuali in “associazioni di tendenza” o in pratiche latu sensu professionali. Altrimenti diventano “discriminazioni” l’esclusione dei ciechi dalla guida di autoveicoli o l’interdizione dal credito dei protestati.
    L’unica aggregazione coniugale monogamica e procreativa NELLA coppia è quella eterosessuale, questo ci dice un banale ragguaglio fenomenologico. E non si tirino fuori gli sterili e gli anziani, adesso, come vuole la frusta partitura dialettica del caso: sterilità e anzianità sono impedimenti accidentali e particolari laddove l’infecondità omosessuale (NELLA coppia, torno a rimarcare) è carattere strutturale e generale. Il parallelo con il divieto di matrimonio interrazziale è scompaginato rispetto ai contesti originari di ciascuna fattispecie: là c’era la traduzione di una certa concezione morale a finalità sociale, qui c’è la presa d’atto di un carattere proprio e necessario come invalidante.
    Le diverse esternalità positive dell’unione omosessuale, giacché non vi è solo la procreazione endogena a legittimare coram populo una convivenza solidale, sono adeguatamente presidiate dal diritto all’adozione e dal riconoscimento di agevolazioni fiscali (laddove queste ultime siano già garantite alla coniugalità generale, s’intende).
    Rassegnati, non sei tu quello razionale e intelligente armato contro eserciti di oscurantisti omofobi, prima te ne fai una ragione e prima riuscirai a intavolare una discussione proficua.

  8. Justin scrive:

    Guarda ismael… io sono una persona normale che -al contrario di te- tende a comunicare in italiano normale, a volte contenente termini stranieri ma sempre normale, comprensibile insomma, e che tra l’altro non ha inteso selezionare paraventi di sorta e non ha minimamente la presunzione di essere l’unico (?) razionale e intelligente. Forse quella presunzione la hai tu, di sicuro non io. Io nel mio commento di prima ho semplicemente fatto presente delle eminenti organizzazioni molte delle quali in questi anni hanno invitato i vari giudici californiani a porre fine all’esclusione dei gay dello Stato dal matrimonio civile, invitando a riflettere chi prima aveva parlato di massimi esperti a sproposito. L’ABA è la principale organizzazione di avvocati d’America, l’APA è la principale organizzazione di psichiatri d’America, la AAP è la principale organizzazione di pediatri d’America, la NASW è la principale organizzazione di assistenti sociali d’America, l’AAA è la principale organizzazione di antropologi d’America, la NAACP LdF è la principale organizzazione legale di afroamericani, la NAACP California è la principale organizzazione per i diritti degli afroamericani della California.. e così via. Sono tutte quante organizzazioni dall’autorevolezza e dalla rilevanza enorme e anche mondiale, non si può né negarlo. Certo, vari siti ultra-cattolici hanno preso di mira org come la associazione americana psicologi e tentano in ogni modo di gettare fango su di essa e sui suoi studi… ma questo non mi cambia le cose.
    Per quanto riguarda l’obiezione ‘procreativa’ rimando agli infiniti discorsi già fatti in precedenza.

  9. Bob scrive:

    Ismael sostiene che “L’unica aggregazione coniugale monogamica e procreativa NELLA coppia è quella eterosessuale” mentre per quanto concerne le coppie omosessuali “c’è la presa d’atto di un carattere proprio e necessario come invalidante”. Si può tuttavia facilmente far notare che: 1) non è assolutamente necessario essere sposati per poter far figli e 2) il mettere al mondo dei figli non è assolutamente un requisito per rendere ‘valida’ l’aggregazione coniugale. Tuttavia il tema dell’apertura alla procreazione è, come ben sappiamo, un tema molto caro in ambito religioso.
    Nel 2004 quando la Corte Costituzionale del Sud Africa (un paese che in fatto di discriminazioni ha avuto, purtroppo, molta ‘esperienza’) ha emesso la storica sentenza che ha aperto la strada al matrimonio civile per le coppie omosessuali ha affrontato, in modo chiaro, logico e razionale, anche quegli aspetti che, secondo Ismael, non andrebbero ‘tirati fuori’. In questo modo:
    “[86] La Corte ha dichiarato che su questa materia, per quanto il potenziale procreativo possa essere persuasivo nel contesto di una particolare visione religiosa del mondo, sotto il profilo giuridico e dal punto di vista costituzionale non è una caratteristica che definisce i rapporti coniugali. Sostenere il contrario è profondamente umiliante per le coppie (sposate o non) che, per qualsiasi ragione, sono incapaci di procreare quando iniziano il loro rapporto o diventate così succesivamente. È altrettanto umiliante per le coppie che hanno iniziato un rapporto in un’età in cui non hanno più il desiderio di rapporti sessuali o la capacità di concepire. È umiliante per i genitori adottivi suggerire che la loro famiglia sia meno famiglia e siano meno meritevoli di rispetto e cura rispetto a famiglie che hanno procreato bambini. È umiliante anche nei confronti di una coppia che volontariamente decida di non avere figli o rapporti sessuali tra di loro: questa è una decisione del rientra nella sfera della tutela della loro libertà e della loro privacy.”
    Chi vuole leggersi e magari anche studiarsi questa storica sentenza della Corte Costituzionale del Sud Africa la può trovare a questo link:
    http://web.archive.org/web/20060104233427/www.constitutionalcourt.org.za/uhtbin/hyperion-image/J-CCT60-04
    (Ora scusate, vi saluto, devo andare in farmacia a comprare una nuova confezione di Alka-Seltzer, perchè per digerire l’esposizione di Ismael ho finito la scatola che avevo.)

  10. Ismael scrive:

    Guarda, quando un parere giuridico – improvvisato o meno che sia – si articola a partire da premesse tipo “è pacifico” o “il ragionamento non fa una piega”, io so già di avere a che fare con giureconsulti modesti, bene che vada. In diritto niente è mai scontato o definito secondo un “proprio” perfettamente adeguato all’oggetto, altrimenti nessuno avrebbe mai scritto un singolo articolo di legge.
    Gli “infiniti” discorsi, nella loro insussistenza e nelle loro torsioni ideologiche, mi sono già noti, grazie, e come avrai intuito non mi persuadono affatto.

  11. pasquale scrive:

    Dico solo a Bob che Witte jr. insegna diritto costituzionale oltre ad essere il massimo esperto di matrimonio e Law and Religion americano. Il fatto che lo citi e che sostenga la sua posizione in materia è ovviamente, ANCHE, dovuto al fatto che ho studiato alla EMORY. Sono solito parlare di cose che conosco e citare autori che conosco. Ovviamente esistono posizioni differenti. Mi sembra, per dirla alla Waldron, che abbiamo ricondotto il dibattito nell’ambito di un “reasonable disagreement”.

  12. Justin scrive:

    Bah… io nella mia vita ho imparato a storcere il naso e diffidare moltissimo laddove mi viene presentata la versione di un singolo come la visione del maaaassimo esperto, del non plus ultra… in particolare laddove si tira in ballo la religione in discorsi che con la religione non c’entrano; questa storia della fiducia nel massimo esperto mi ricorda la fiducia delle povere casalinghe che credevano al mago Do naicimento. Mi spiace ma ho analizzato a fondo la questione, anche leggendomi a fondo e in modo sempre critico le analisi e i pareri delle più grandi e universalmente rinomate organizzazioni di professionisti in campo antropologico, psicologico, psichiatrico, pediatrico, legale, di assistenza sociale, ecc che dicevo prima nonché con le sentenze della Coste Suprema della California, della Corte Suprema del Massachusetts, della Corte Suprema del Connecticut, ecc e non ho potuto che convenire con loro sul fatto che impedire ai gay di unirsi in matrimonio civile col proprio amore è un qualcosa di assurdo che crea danni e basta.
    Quel tempo, quelle energie e (come abbiamo visto in California) quei milioni su milioni che alcuni spendono nei vari tentativi di far sì che ai gay venga negato il riconoscimento di matrimonio penso che sarebbero di gran lunga meglio impiegati se spesi su qualcosa di veramente utile all’umanità, al domani, ai valori di cui spesso ci si riempie la bocca… tipo sull’aiuto ai bambini dell’Africa povera, alle organizzazioni che si occupano di lotta alla pena di morte, di lotta alle carcerazioni ingiuste, alle mutilazioni genitali femminili, lotta al cancro, sull’aiuto ai terremotati o alle vittime delle inondazioni… Sembra un ragionamento banale ma, ragazzi, rendiamoci conto. A questo mondo ultra-sconvolto da una crisi dopo l’altra e da tragedie dopo tragedie non è possibile ci si debba accanire come avvenuto in California contro dei fidanzati che vogliono dirsi di sì davanti al sindaco o a un suo rappresentante. Li si lasci in pace e ci si concentri sui veri problemi di sto mondo.

  13. Bob scrive:

    Caro Ismael, siamo tutti scossi dall’apprendere che le ‘insussistenti torsioni ideologiche’ della Corte Costituzionale del Sud Africa non ti persuadano. A questo punto mi piacerebbe sapere l’opinione di Pasquale (che ringrazio per il chiarimento su Witte Jr) su questo aspetto. Il ‘potenziale procreativo’ di una coppia è requisito fondamentale affinché tale coppia possa aver accesso al matrimonio (civile, ricordiamolo sempre, non religioso) oppure no?

  14. Ismael scrive:

    No, non mi persuadono, proprio come tu non sei persuaso dei rilievi opposti dalla nostra, di Consulta. A parte il ricorso a leve emotive (la natura “umiliante” dell’esclusione di alcuni da determinati istituti) arbitrariamente applicate a una singola fattispecie (è molto umiliante anche per i terzetti, i quartetti o le comuni essere esclusi dal diritto di famiglia, e chissà con che dispendio di risorse economiche!), fa specie veder scambiati impedimenti accidentali e particolari – di quelli che richiedono un riscontro ad hoc, per capirci – con impossibilità strutturali. Con conseguente equiparazione di realtà “sussidiarie” ad altre, per così dire, di prima intenzione, rispetto alle quali le alternative si pongono in termini di seconde scelte.
    Cosa c’entri in questo discorso la religione me lo spiegherà, se lo ritiene, chi ha ritenuto di trovarne traccia nel mio scritto.
    Adesso vi saluto; mi ritiro a studiare sistemi di scrittura adatti anche ai meno fortunati.

  15. Bob scrive:

    Caro Ismael, perdonami, non voglio infierire, ma se – discutendo del diritto al matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso – ti riduci a tirar fuori lo spauracchio della poligamia e la legalizzazione delle ‘ammucchiate’ allora sei proprio alla frutta, in termini di argomenti convicenti. Anche perchè la prima tra le “impossibilità strutturali” alle quali fai riferimento c’è il fatto che non sono coppie.

  16. Ismael scrive:

    E allora? Perché mai dovrebbe rilevare il numero di contraenti? Controreplica eticistica, la tua. La frutta la mangiamo in compagnia, mi sa.

  17. Bob scrive:

    Ismael, allora perchè mai dovrebbe essere rilevante l’orientamento sessuale della coppia che desidera essere unita in matrimonio? E perchè dovrebbe essere rilevante il fatto che possano o meno procreare?

  18. Justin scrive:

    A parte l’aria di strafottenza dei commenti di Ismael che non mi piace affatto e non credo giovi alla discussione, faccio presente che si sta parlando di chi può sposare chi e non di quante persone alla volta un individuo è giusto possa sposare. Anche in questa discussione vengono ripetute le stesse obiezioni che in tutto il mondo vengono invano portate contro la libertà matrimoniale di gay e lesbiche. Sempre le stesse cose. Sempre naturalmente alla frutta come Bob fa giustamente notare.

  19. Bob scrive:

    Dai Justin non te la prendere, hai capito anche tu che Ismael sta cercando di farci discutere di qualcosaltro. Ha solo cercato di attuare la miserella tattica detta in inglese dello “straw man”, ovvero ha sostituito l’argomento di cui stiamo parlando (l’accesso al matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso) con un altro solo apparentemente simile ma più facilmente attaccabile (il riconoscimento pubblico delle relazioni poligamiche), così da non doversi più confrontare sull’argomento originario. Ma noi non ci facciamo certo fregare da dagli spaventapasseri. :-)

  20. Ismael scrive:

    Nessun argomento degno di nota, nemmeno riguardo a quanto scritto prima. Solo frasi fatte e preconcetti di zero spessore, ma poi naturalmente gli straw men se li fabbricano gli altri. E in più col coraggio di domandarsi che c’entrino gli orientamenti sessuali, quando io ho parlato di fecondità autonoma a priori (notoriamente svincolata dalla sessualità, come no): che dirvi, se siete sordi non ci potete sentire. Sotto che profilo sia “facilmente attaccabile” la liberalizzazione della poligamia, poi, davvero non s’è capito. Studiate meglio la questione, mi sembrate ancora decisamente in superficie.

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