Matrimoni gay: c’è un giudice a San Francisco

– Con una lunga sentenza (136 pagine) motivata, a detta di molti esperti, in modo logico, lineare e difficile da ribaltare, il giudice federale Vaugh R. Walker ha dichiarato incostituzionale la Proposition 8, il celebre referendum che dal novembre 2008 ha messo al bando le nozze fra omosessuali in California. Secondo la ricostruzione del giudice Walker nessun interesse dello Stato giustifica il trattamento discriminatorio nei confronti di gay e lesbiche  rispetto agli altri cittadini e la mera disapprovazione morale dettata da ragioni religiose o culturali non è sufficiente a giustificare la discriminazione. Nell’interpretazione di Walker,  la Proposition 8 viola quindi le garanzie costituzionali  in merito alle uguali tutele dovute a tutti i cittadini a prescindere dal loro sesso e dal loro orientamento sessuale.

La decisione californiana si inserisce in quello che è ormai un dibattito globale. Di recente sono state l’Argentina ed il Portogallo, mediante interventi legislativi, a legalizzare le unioni omosessuali. Ed è di questi giorni la notizia che la Corte Suprema del Messico ha ritenuto costituzionalmente legittima la legge che consente i matrimoni omosessuali nella sola Città del Messico. Il dibattito è destinato a continuare. Anche davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che si è pronunciata sulla questione solo qualche mese fa, sono già pendenti nuovi ricorsi che mirano ad un riconoscimento del matrimonio omosessuale negato nel caso Schalk and Kopf c. Austria.

Il dibattito politico negli Stati Uniti è accesissimo. Il Presidente Obama ha confermato la sua posizione: “no al matrimonio omosessuale, si ad interventi legislativi che migliorino la situazione delle coppie gay”. Posizione che è mutata nel corso degli anni visto che, come ricorda Marcus Baram nel 1996 Obama aveva espresso assoluto supporto per il matrimonio fra persone delle stesso sesso.

I conservatori religiosi promettono battaglia fino alla Corte Suprema dove, vista l’attuale maggioranza conservatrice della Corte, i loro argomenti potrebbero essere accolti. L’unico dubbio è sullo swing voter Justice Kennedy. Saranno da valutare  anche le posizioni delle neo elette  Sotomayor e Kagan.

E’ quindi ancora presto per entrare pienamente nel merito di quella che si annuncia come una lunga maratona giudiziaria destinata a cominciare solo fra oltre un anno.
Oltre ai dibattiti, ovviamente molto polarizzati, sul merito della questione sono in molti ad interrogarsi proprio sul ruolo del potere giudiziario. La pronuncia rievoca, soprattutto nei conservatori americani, il problema dell’attivismo dei giudici: Come ha scritto Richard Lowry sulla National Review “Oltre 6 milioni e mezzo di californiani hanno votato contro la Proposition 8, ovvero il 48%, quasi abbastanza per esser maggioranza. Ma probabilmente il giudice Walker ha potuto votare due volte. Prima al referendum e poi ora dichiarando incostituzionale il voto del 52% dei californiani che avevano votato a favore della Proposition 8. E’ bello essere un giudice”.

Un nodo non semplice da sciogliere. Protezione delle minoranze dalla tirannia delle maggioranze o affermazione di principi morali elitistici rispetto alle sensibilità della popolazione? Nel continuo scontro fra volontà delle maggioranze e ruolo contro-maggioritario del potere giudiziario è la nostra concezione della democrazia a mutare. La possibilità di mettere in discussione una decisione politica è infatti una possibilità “scandalosa”. Una opzione teorica inconfessabile che, anche se praticata, va tenuta nascosta sotto l’etichetta rassicurante della “separazione dei poteri”, del costituzionalismo democratico e, come scrive il New York Times, della protezione dei diritti fondamentali.

Il giudice insomma “non deve creare diritto” eppure, a quanto sembra, “non può non crearlo”. Ancora, fino alla prossima sentenza.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

40 Responses to “Matrimoni gay: c’è un giudice a San Francisco”

  1. iulbrinner scrive:

    Forse adesso qualcuno comincerà a capire cosa si vuole intendere quando si parla di “magistrature politicizzate”…..

  2. Carolus scrive:

    Che squallore! Un matrimonio tra gay rappresenta il massimo della ipocrisia riconoscendo che esso sarebbe secondo natura.

  3. Margherita scrive:

    l’argomento è molto complesso e di non facile soluzione. per una volta sono d’accordo con la linea di Obama, anche se credo che lui prima o poi la cambierà. cmq si. il problema risiede essenzialmente nel conflitto potere politico-volontà popolare/potere giudiziario. bella sfida per la democrazia, chissà se vincerà.

  4. carolus hai ragione, il matrimonio e’ contro natura, sia esso etero o gay

  5. Gianfranco scrive:

    Insomma anche se il 52% della gente dice no, c’é sempre qualcuno per dire si alla barba di qualsiasi principio democratico. Ci volete educare a tutti i costi, sembra di sentire Bernabei (ex capo rai) “Bisogna istruire 50 milioni di teste di cazzo”. Ma allora in fondo il concetto democratico dei nazisti (facciamo quello che vogliamo a prescindere dal consenso popolare) non era poi cosi’ sbagliato.

  6. Bob scrive:

    L’articolo in questione sembra prendere di mira il giudice Walker, ‘dimenticando’ che nel corso degli anni le massime Corti di molti altri stati (penso al Sud Africa, ma di recente anche al Messico) hanno adottato decisioni sulla stessa linea. In passato erano state sempre le Corti che avevano riconosciuto pari diritti civili per altre minoranze (basti pensare alle persone di colore negli Stati Uniti) nonostante il parere allora sfavorevole della maggioranza. Il punto è che la maturità e compiutezza di una democrazia si valuta da come tratta le proprie minoranze. Per quanto riguarda i “principi morali” a cui si fa riferimento anche nell’articolo come ha scritto (a mio parare giustamente) il giudice Walker “Moral disapproval alone is an improper basis on which to deny rights to gay men and lesbians”, ovvero “la sola disapprovazione morale è una base impropria sulla quale negare dei diritti a gay e lesbiche”.

  7. pasquale scrive:

    Grazie a tutti per i commenti. Rispondo brevemente solo a Bob (cavolo però metteteci nome e cognome quando commentate) secondo il quale “prenderei di mira” il giudice Walker. Non mi pare. Mi sono limitato a riportare i fatti e ad esplicitare un problema, quello del dilemma “contromaggioritario”, su cui gli studiosi discutono da tempo. Non ho una soluzione anche perchè non è vero che le corti abbiano “sempre” agito a tutela delle minoranze. Basta citare, per ciò che concerne gli stati Uniti, il famoso caso Dred Scott.
    Quella del giudice Walker è una pronuncia che si inserisce nel contesto di un dibattito globale che è arrivato a soluzioni non univoche. E’ bene continuare a discuterne, ma tempo a dubitare dagli spacciatori di verità assolute. Grazie ancora a tutti.

  8. Bob scrive:

    Ringrazio Pasquale per avermi ‘selezionato’ per una risposta! Per quanto riguarda il caso di Scott successe nella prima metà dell’800! Io mi riferivo a decisioni delle corti un pochino più recenti e tra l’altro poi, sempre attraverso l’attività delle corti, la situazione negli USA è radicalmente cambiata, basti vedere chi hanno per presidente oggi. Per quanto riguarda il caso della coppia autriaca citato nell’articolo mi pare che è vero che non ha ottenuto il diritto a sposarsi, ma è anche vero che nel frattempo l’Austria ha frettolosamente introdotto una legislazione sulle coppie di fatto che – come ancora oggi l’Italia – prima non aveva. Infine mi si permetta di dire che di solito le Verità Assolute sono di presunta origine divina, soprannaturale, dunque forse è meglio lasciarle fuori dalle corti di giustizia degli uomini (e donne). Cordiali saluti.

  9. Justin scrive:

    Caro Pasquale… Ha ragione Bob, nell’articolo il giudice Walker viene preso letteralmente di mira. Non ci si limita a riportare dei fatti e delle dichiarazioni; chiunque legge se ne accorge. Nell’articolo citi l’intervento di un certo Richard Lowry sul giudice e riporti quello che dice in un virgolettato, ma premettendo al virgolettato “Come ha scritto” comunichi a chi legge che le frasi di questo Lowry le sottoscrivi. Quando dici: “La possibilità di mettere in discussione una decisione politica è infatti … un’opzione teorica inconfessabile che, anche se praticata, va tenuta nascosta sotto l’etichetta rassicurante della ‘separazione dei poteri’, del costituzionalismo democratico e … della protezione dei diritti fondamentali” comunichi a chi legge che a tuo avviso il giudice è andato ben al di là delle regole dando di fatto ragione a chi sostiene che abbia voluto meramente imporre alcuni suoi determinati valori morali o di elite(?) al resto della cittadinanza. Anche l’ultima frase “Il giudice insomma ‘non deve creare diritto’ eppure, a quanto sembra, ‘non può non crearlo'” è palesemente di critica verso il giudice in quanto comunichi a chi legge che lui si sarebbe messo a legiferare (cosa falsissima tra l’altro in quanto ha solo esaminato e giudicato ciò che era suo dovere esaminare e giudicare).

    Quello che il giudice Walker ha fatto, trovandosi interpellato da varie coppie gay desiderose di sposarsi, è stato: constatare che c’è il diritto di unirsi in matrimonio con la persona di propria scelta; che questo diritto è stato ribadito e dichiarato fondamentale dalla massima Corte statunitense (la Corte Suprema USA); che secondo le regole democratiche sia la volontà del legislatore sia quella popolare hanno dei limiti ben precisi fra cui il rispetto dei principi di eguaglianza di tutte le persone di fronte alla legge (“equal protection” e “due process” contenuti nel 14 emendamento della Costituzione nazionale USA); che l’orientamento sessuale è una caratteristica intrinseca della persona; che come mostra abbondantemente da anni e anni il mondo della ricerca l’orientamento sessuale omosessuale non rende affatto inabili a formare coppie allo stesso livello di quelle formate da chi ha un orientamento sessuale eterosessuale anche in merito a una sana ed equilibrata di eventuali bambini (in California le coppie omosessuali possono decidere di adottare bambini e di accedere alla procreazione assistita da molto tempo e possono farlo tutt’ora a prop8 vigente); che ogni motivazione a sostegno dell’esclusione di gay e lesbiche dalla libertà di sposarsi non regge né a una valutazione superficiale di razionalità né a un esame più approfondito; che la legge della California riconoscendo le coppie gay con la mera unione civile avente pari vantaggi legali rispetto al matrimonio civile e non con il matrimonio civile stesso viola in modo eloquente il diritto degli omosessuali a essere trattati con eguale dignità.. in barba ai principi di equal protection e due process sanciti dalla Costituzione USA; che in passato la giustizia ha già più volte messo fine ad altre esclusioni di carattere statale (vedi ad es quando la Corte Suprema nazionale USA dichiarò incostituzionali quindi inapplicabili i divieti statali di nozze tra bianchi e neri, caso Loving v Virginia); ergo ORDINARE allo Stato della California di non escludere più gay e lesbiche dalla libertà di unirsi in matrimonio in quanto tale esclusione viola la Costituzione USA ed è perciò inapplicabile.

    Tutto fila perfettamente.

  10. Marcello Mazzilli scrive:

    Tutto giusto.. però… Ricordo che negli USA il matrimonio è un contratto tra privati dove si arrivano a prevedere tramite apposite clausole prima del matrimonio i criteri della separazione, la spartizione dei beni, l’affidamento dei figli, etc… Come contratto tra privati chi si sposa non gode di nessun vantaggio rispetto a chi è single: case popolari, graduatorie per asili, pensione di reversibilità (la stanno abolendo anche in Italia) etc… Insomma.. Ben vengano le nozze gay.. ma che il matrimonio diventi solo un accordo tra due persone.. e NON un modo per dividere i cittadini in serie A (sposatI) e serie B (conviventi o single)

  11. pasquale scrive:

    Cari Justin e Bob, grazie ancora per i commenti. Ripeto, il mio non è un attacco “personale” al giudice Walker. Molti conservatori hanno attaccato il giudice Walker sostenendo dovesse ricusarsi in quanto gay. Quello è un attacco personale che io non condivido ed infatti non ne ho fatto menzione nell’articolo. Rispetto al caso austriaco io dico solo che la Corte europea ha rifiutato di estendere l’istituto del matrimonio alle coppie omosessuali, non mi pare di aver scritto nulla di errato.

    Caro Justin io non “critico personalmente” il giudice mi limito a dire una semplice verità: con questa sentenza, piaccia o meno, ha agito da legislatore. Se poi questo intervento fosse opportuno o entri quali limiti fosse opportuno è altro discorso su cui ci sono punti di vista diversi, tutti rispettabilissimi.

  12. Justin scrive:

    Pasquale… quella che tu definisci “verità” è una tua discutibilissima visione di quanto è accaduto. Il legislatore è colui che fa le norme, il giudice quello che le fa applicare; in Usa le Corti federali, come appunto quella di questo Giudice, hanno specificamente il potere di “guardiano” del rispetto della Costituzione nazionale, la legge-base alla quale tutte le leggi federali e statali e tutte le singole Costituzioni statali, quella della California inclusa, devono sottostare. In Italia questo potere di scrutinio costituzionale ce l’ha unicamente la Corte Costituzionale. Il giudice federale in questione, interpellato da varie coppie omosex desiderose di sposarsi, si è trovato a dover valutare se il divieto ai matrimoni tra persone dello stesso sesso contenuto nella Costituzione californiana è in linea o meno con quanto ordina la Costituzione nazionale USA al 14 emendamento (il quale afferma che tutti hanno diritto alla equal protection e al due process) quindi se sia o meno costituzionale perciò applicabile. Semplicemente il giudice federale in questione ha rilevato che tale divieto non è in linea con il 14 emendamento della Costituzione nazionale USA ergo non può essere considerato costituzionale e quindi applicabile. Non essendo tale divieto costituzionale, ergo applicabile, ha ordinato allo Stato della California di non impedire più ai gay di unirsi in matrimonio civile. Così facendo ha meramente applicato la Costituzione USA laddove al 14 emendamento afferma che tutti hanno diritto alla “equal protection” e al “due process”. La volontà popolare non può scavalcare quelli che sono i suoi limiti…. Limiti che la popolazione statunitense stessa si è auto-imposta quando è stata creata la Costituzione nazionale.

  13. pasquale scrive:

    Sai meglio di me che il dibattito sul substantive due process è tutt’altro che pacifico. Anzi questa dottrina ha messo in evidenza l’attivismo della Corte. Ora possiamo condividerlo o meno, ma non possiamo negarlo. Nell’articolo non ho dato un giudizio di valore, ma mi sono limitato a sottolineare il ruolo della corte rispetto al legislativo.
    Tu invece parli di attacchi personali al giudice. Come sai poi, il quattordicesimo emendamento non risale come scrivi tu “a quando è stata creata la Costituzione nazionale” ma venne inserito solo dopo la civil war.
    Basta vedere la semplice voce di Wikipedia al lemma “criticism of substantive due process”.http://en.wikipedia.org/wiki/Substantive_due_process

  14. Justin scrive:

    Pasquale… nell’articolo ti schieri con chi attacca il giudice dicendo che è andato fuori dalle regole, è inutile adesso negarlo. Non sto parlando di presunti attacchi alla sua persona ma al suo operato. Tu ti riferisci a dei dibattiti esistenti sul due process e a quando il 14 emendamento è stato scritto nella Costituzione USA… io ti dico, beh se uno vuole mettere in discussione quelli che sono venuti a essere col tempo i fondamenti stessi della giustizia americana (non mi si dica che la rational basis review, l’intermediate scrutiny e lo strict scrutiny sono cose in disuso) e vuole mettere in discussione che quanto scritto nella Costituzione USA al 14 emendamento sia frutto della volontà popolare faccia pure. Ciò non toglie che qui stiamo parlando di un giudice che ha fatto ciò che era suo preciso dovere fare… non prendiamoci in giro: nessuno gli sarebbe andato contro tacciandolo di giudice che evade dal suo ruolo se l’altro giorno avesse dichiarato incostituzionale quindi inapplicabile un’esclusione dal “fundamental right to marry” basata sulla razza; saremmo tutti qui a elogiarlo e a parlare di giudice che fa rispettare la Costituzione laddove ordina eguaglianza di tutti di fronte alla legge a maggior ragione in caso di diritti dichiarati dalla stessa Corte Suprema USA “fundamental”. Di conseguenza non mi sembra corretto fare queste affermazioni unicamente perché questo giudice si è trovato a valutare la (in)compatibilità con la Costituzione USA di un’esclusione dal fundamental right to marry basata sul sesso, sulla sessualità, e non di un’esclusione dal fundamental right to marry basata sulla razza. Per la cronaca il giudice afferma che l’esclusione dei gay dal fundamental right to marry non non passa nemmeno l’analisi più superficiale che un giudice possa fare della questione (la “rational basis review”), quella che normalmente si fa quando non vi sono in ballo né fundamental rights né caratteristiche particolarmente intrinseche della persona (vedi il concetto di suspect classifications).
    Non mi pare quindi che ci siano appigli per le conclusioni che trai :-)

  15. andrea scrive:

    Nel merito, assolutamente favorevole alle unioni civili. In diritto, trovo la pretesa di un tribunale di cassare un referendun, inquietante. Jefferson ammoniva chd ‘boni iudicis est ampliare iurisdictionem’. E lui non era né conservatore né della destra religiosa…

  16. Justin scrive:

    @ andrea… qui non si tratta di unioni civili cioè di pacs cus e cose varie ma di matrimoni civili; riguardo la decisione di dichiarare invalido un qualcosa che viola la Costituzione, nello specifico un referendum popolare, ti faccio presente che questa è una basilare regola democratica che tra l’altro vale pure qui in Italia (qui noi prima di andare al voto popolare una proposta referendaria deve ottenere prima l’ok della Corte Costituzionale, organo guardiano del rispetto della Costituzione). Se la Costituzione USA sancisce che tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge non si può consentire che alcuni cittadini vengano discriminati, nemmeno se tale discriminazione viene scritta dalla gente dentro alla Costituzione di qualche Stato membro in quanto le Costituzioni statali sono per loro natura subordinate a quello che sancisce la Costituzione nazionale (possono al massimo prevedere più diritti e garanzie, non meno).

  17. Bob scrive:

    Caro Pasquale, in merito a quanto ai scritto nel tuo post del 14/08 alle 10:48 – Meno male che, al contrario di quanto hanno fatto certi, non hai attaccato il giudice Walker sulla base della sua omosessualità. Questo genere di contestazione, infatti, porta dritti in un vicolo cieco. Se Walker è inidoneo su questo caso in quanto gay allora lo stesso principio dovrebbe applicarsi a tutte le categorie (uomini, donne, bianchi, neri, cristiani, musulmani, atei ecc) ogni qualvolta vi è una decisione da prendere che riguarda la categoria alla quale appartiene. Una cosa evidentemente assurda. Per quanto riguarda il caso austriaco, guarda che io non ho mai sostenuto che hai scritto qualcosa di errato, ho solo fatto una considerazione a margine, anche per sottolineare che l’Italia si trova ancora nella stessa identica vergognosa situazione (totale negazione di ogni qualsiasi diritto alle coppie omosessuali) nella quale si trovava l’Austria quando il caso è arrivato alla CEDU, tutto qui. Infine, il giudice Walker ha fatto né più né meno quello che gli è consentito nei limiti previsti dalla legge. Trovo alquanto infantile che ci sia sempre qualcuno (non dico tu, parlo in generale) che tira fuori la lamentela del “ha agito da legislatore” ogni qualvolta un giudice prende una decisione che non gli piace. Ciao a tutti.

  18. Andrea scrive:

    scusate, ma il problema è proprio il fatto che, come altri ha notato, questo tribunale ha agito da sommo legislatore. che nel caso specifico se ne apprezzi o condivida il risultato concreto (e lo condivido), nulla toglie alla gravità di questa violazione sostanziale del principio della sovranità popolare. soltanto ricordatevene il giorno che un’altra sentenza non dovesse piacervi nello specifico.

  19. Justin scrive:

    Quindi, Andrea, i giudici incaricati di valutare se una norma è costituzionale o meno sono dei legislatori? Bah. In ogni caso lui ha agito come era suo preciso dovere fare: che ti piaccia o meno i giudici come questo qua hanno il dovere di valutare se una determinata norma o una determinata Costituzione statale è in linea o meno con quello che ordina la Costituzione USA, decretandone l’inapplicabilità nel caso non lo fosse; che piaccia o meno la Costituzione della California è subordinata a quella nazionale USA.

  20. Paolo scrive:

    Vedremo cosa dirà la Corte Suprema. Poi non lamentatevi dell’attivismo dei giudici conservatori.

  21. Justin scrive:

    Aridaje con sto ‘vizio’ di rimproverare i giudici come questo perché fanno il loro dovere, cioè valutare se una norma o una Costituzione statale viola o meno la Costituzione nazionale USA. Che ti piaccia oppure no la Costituzione della California è subordinata rispetto a quella nazionale USA. Nel merito del tuo ‘vedremo’… se la C. Suprema rigetterà le valutazioni del giudice in questione si tornerà né più né meno alla situazione di qualche giorno fa in cui ogni Stato USA era legittimato a permettere o proibire i matrimoni tra persone dello stesso sesso senza temere conflitto con la Costituzione nazionale.

  22. Paolo scrive:

    Appunto. Si tornerà a quello che avevano deciso i californiani con il referendum…

  23. Bob scrive:

    Andrea capisco il problema ma per favore non scordiamoci che se in certe occasioni i giudici, affrontando casi come quello di Rosa Parks, non prendessero certe decisioni negli Stati Uniti le persone di colore sarebbero ancora considerate inferiori – e con meno diritti – dei bianchi. La sovranità popolare è una bellissima cosa ma quando si tratta dei diritti delle minoranze bisogna che qualcuno (i giudici) si prenda la cura di tutelare il principio di uguaglianza tra cittadini.

  24. Kalash scrive:

    Tutelandosi dietro l’interpretazione dei massimi sistemi (che poi è quella che era contenuta nell’istanza anti -proposition 8), un giudice militante gay riscrive una sentenza sancita dal popolo secondo democrazia. Questa, direi, è la summa del fatto: il resto fa volume.
    Aggiungo che ormai il diritto è diventato materia di tifo politico: basta mettere il giudice giusto al posto giusto, e la legge la si tira, nella medesima formulazione, di qua o di là a seconda delle esigenze. Bella roba.

  25. Paolo scrive:

    A quanto pare, caro Justin, anche il NYTimes è un covo di bigotti…http://www.nytimes.com/2010/08/09/opinion/09douthat.html?scp=1&sq=marriage%20ideal&st=cse

  26. Bob scrive:

    Paolo il NYT puublica opinioni diverse. Pretendi di dimostrare qualcosa indicandone una a tua scelta? Se il giochino è queso allora, per bilanciare, ti propongo questo editoriale (sempre del NYT) dove ci si augura che il caso non si fermi alla California ma possa arrivare alla Corte Suprema federale (pur se con i rischi che questo comporterebbe) perchè “If same-sex couples in California have the constitutional right to be part of the mainstream of society, then so should every couple in America.”
    http://www.nytimes.com/2010/08/14/opinion/14sat2.html?ref=same_sex_marriage

  27. Justin scrive:

    @ Paolo… quindi dovrei cambiare idea perché un americano ha scritto una opinione contraria sul Nyt? Bah… Cmq, riguardo alle posizioni del Nyt in proposito, ti segnalo un Editoriale della Redazione che ha salutato con grande favore la legalizzazione dei matrimoni dello stesso sesso in uno degli Stati confinanti con quello di New York -il Connecticut- sancita dalla Corte Suprema dello Stato (la Connecticut Supreme Court). http://www.nytimes.com/2008/10/11/opinion/11sat4.html

  28. Paolo scrive:

    Bhe no in realtà serve solo a dimostrare che voi non siete i depositari della verità, come in realtà pretendete di essere.

  29. Justin scrive:

    Paolo, nessuno qui pretende di essere depositario della verità, ci si sta confrontando. Io non concordo con quello che scrive quell’uomo in quel link che mi hai segnalato, concordo invece con la linea editoriale del New York Times stesso, da tempo grande sostenitore della libertà matrimoniale dei gay e delle lesbiche.

  30. Bob scrive:

    Paolo, sei davvero ingiusto. A seguito della pubblicazione dell’articolo sono cominciati i commenti. Alcuni contrari, altri favorevoli. Ci siamo scambiati idee e riflessioni, quando mai io e Justin abbiamo preteso di essere i ‘depositari della verità’? Di solito queste pretese le hanno coloro che pretendono di parlare a nome di Dio, di sapere tutto della vita, l’universo e tutto quanto. Noi siamo solo qui a discutere. Abbiamo solo scritto, argomentando, il nostro punto di vista. Vi da così fastidio? e meno male che questo dovrebbe essere un forum di commenti di persone liberali. Comunque, il caso finirà alla Corte Suprema e anche se non ci dovesse finire quello c’è il fronte Massachusetts che procede nella stessa direzione. Per quanto riguarda il trend generale sul supporto al diritto per le coppie dello stesso sesso se vi può interessare vi segnalo lo speciale della CNN tenuto qualche giorno fa e visibile a questo link:
    http://connecttheworld.blogs.cnn.com/2010/08/11/join-our-live-chat-on-gay-marriage-on-thursday-at-2000-gmt/

  31. pasquale scrive:

    Ragazzi, vi segnalo questo interessantissimo commento del Prof. Yoo pubblicato dal Wall Street Journal
    http://online.wsj.com/article/NA_WSJ_PUB:SB10001424052748704164904575421223725915454.html

  32. Bob scrive:

    Pasquale grazie della segnalazione, purtroppo l’articolo è leggibile solo agli abbonati. Mi permetti di rifarti una domanda che già ti avevo fatto, senza ottenere risposta, nei post a commento dell’altro articolo di Tapparini sulla cronologia degli eventi? In merito ad uno degli argomenti chiave di chi si oppone all’accesso al matrimonio per le coppie dello stesso sesso, ovvero la capacità di procreare. Avevo postato lì le argomentazioni della Corte Suprema del Sud Africa su questo aspetto e, in quanto esperto di queste cose, mi piacerebbe sapere la tua opinione su questo. Il ‘potenziale procreativo’ di una coppia è requisito fondamentale affinché tale coppia possa aver accesso al matrimonio (civile, ricordiamolo sempre, non religioso) oppure no?

  33. pasquale scrive:

    Conosco le argomentazioni della Corte del Sud Africa e ritengo, da un punto di vista costituzionale, l’esperimento sudafricano molto interessante. Tenderei a rispondere alla tua domanda dicendo che spesso chi avanza l’argomento della “capacità di procreare”, parla di capacità in potenza e non in atto. Mi rendo conto che può esser un argomento debole, ma per ora il linea di principio sento di poterlo condividere. Probabilmente fra qualche anno torneremo a discutere molto su questo punto. In materia ti segnalo un contributo del Prof. Kmiec http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1019927. Forse puo’ esser interessante per te leggerlo, magari per non condividerlo. Un caro saluto, vado al mare.

  34. Justin scrive:

    Quello che tu, Pasquale, definisci esperimento sudafricano è la realtà di 12 Paesi del mondo civilizzato, 10 dei quali (Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia, Islanda, Argentina, Canada e appunto Sudafrica) prevedono questa realtà in tutto il proprio territorio e 2 dei quali (Stati Uniti e Messico) prevedono questa realtà in alcune parti del proprio territorio, ad esempio nella propria capitale. Ricordo che ancora di più sono i Paesi che permettono alle coppie dello stesso sesso di avere bambini tramite accesso pieno all’adozione e alle tecniche di procreazione medicalmente assistita spesso anche con surrogazione (tra questi vi sono Brasile e Inghilterra ad esempio). Io credo che sia proprio non non-senso, a maggior ragione in caso di coppie dello stesso sesso con figli, che il matrimonio civile venga limitato alle coppie di sesso differente. In California le coppie dello stesso sesso possono adottare e possono accedere alla procreazione assistita, oltre al fatto che per effetto della ‘domestic partnership’ godono di ogni vantaggio legale che lo Stato prevede per le coppie unite in matrimonio civile. E’ una situazione identica a quella inglese.

  35. Justin scrive:

    Breaking News di oggi: mentre la Corte d’Appello del 9 Distretto ha dato il suo temporaneo alt ai matrimoni omosex della California in attesa del completamento dell’appello, appello che comunque ha detto che dovrà essere veloce, la Corte Suprema del Messico con 9 voti a favore e soli 2 contrari ha detto sì alle adozioni gay. Questo significa che le coppie dello stesso sesso che si sposeranno nella Capitale (Città del Messico) potranno adottare bambini; altrimenti si cadrebbe nella discriminazione quindi nell’incostituzionalità. I gay del Messico hanno perciò fatto una bella tripletta: la Corte in questi mesi ha avvallato la costituzionalità dei loro matrimoni celebrati nella Capitale, ha sentenziato che tali matrimoni devono essere riconosciuti in quanto validi in tutto il territorio del Messico e appunto ha dato il via libera alle adozioni di bambini da parte di coppie sposate composte da marito e marito, moglie e moglie.
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/08/17/visualizza_new.html_1881682261.html

  36. Bob scrive:

    Caro Pasquale ho letto il pezzo (del 2005) di Kmiec nel quale sostiene l’importanza della capacità di procreare come argomento pilastro per opporsi al same-sex marriage. Mi sono detto: un repubblicano cattolico come Kmiec su queste posizioni?!? Ma va, chi l’averbbe mai detto!! :-) (scusami la battutina, please) Non sono ovviamente d’accordo con le sue tesi, in particolare trovo del tutto discutibile la parte nella quale si arrampica sugli specchi per cercare di dimostrare (citando le opinioni del pastore nero Craft…) che le battaglie per il diritto al matrimonio per le coppie gay non sono certo da mettere sullo stesso piano con le battaglie del movimento dei diritti civili degli afroamericani di qualche decennio fa. Che dire? Mi pare che siamo ancora ben all’interno dell’arena del punto di vista di persone con un preciso upbringing religioso che, quando si arriva a toccare il tasto degli omosessuali, non riescono a superare certe posizioni di carattere morale riguardanti la stigamtizzata categoria di esseri umani in questione, in un modo o nell’altro sempre declassati – come singoli o come coppie – a cittadini di serie B, seppur naturalmente utilizzando un linguaggio forbito e perlomeno apparentemente rispettoso. Bisogna tuttavia riconoscere a Kmiec perlomeno la ferma necessità di una stretta separazione tra stato e chiesa – un punto sul quale noi italiani abbiamo ancora molta strada da fare – tant’è che (nel 2009, proprio nei giorni in cui Kenneth Starr stava cercando di far invalidare le 18.000 licenze matrimoniali già concesse) ha firmato a 4 mani un pezzo
    (http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/c/a/2009/03/01/EDFU166H0A.DTL)
    nel quale esprime le proprie perplessità proprio sulle motivazioni di quella Proposition 8 (che sappiamo essere stata foraggiata abbondantemente con fondi di organizzazioni religiose anche dal di fuori della California) che ha poi aperto la strada dei ricorsi e controricorsi che si sta sviluppano in questi mesi. Vedremo come andrà a finire. Ciao a tutti.

  37. pasquale scrive:

    Grazie per le tue riflessioni Bob. Anche Robert George ha scritto molto in materia. Sicuramente non lo condividerai, ma te lo consiglio. Per una difesa del matrimonio omosessuale sono sicuramente da leggere gli interventi di Michael Perry (sempre della Emory), cfr. anche il capitolo dedicato alla questione nel suo ultimo “The morality of Liberal Democracy”, cambridge university press.

  38. Bob scrive:

    Pasquale, grazie a te per lo spunto di questo scambio di opinioni. Almeno se ne parla. Cosa di cui in Italia c’e’ un disperato bisogno visto che anche la Corte Costituzionale di alcuni mesi fa ha comunque evidenziato la necessità di un pronto intervento legislativo da parte del nostro parlamento per eliminare quelle evidenti discriminazioni che penalizzano le coppie dello stesso sesso, un nodo che infatti e’ gia’ stato affrontato – con diverse modalita’ – da quasi tutti gli altri Stati dell’Unione Europea (noi siamo fanalino di coda insieme alla Grecia e alcuni altri paesi dell’Est…). Ciao a tutti.

  39. pasquale scrive:

    Bhe guarda, nonostante le perplessità sul matrimonio, condivido anch’io le istanze che rivendicano un intervento del legislatore atto a disciplinare la situazione delle coppie omosessuali.

  40. Justin scrive:

    La mia posizione è: il matrimonio civile sia consentito anche ai fidanzati dello stesso sesso, il matrimonio concordatario resti ovviamente gestito dalla Chiesa e dal suo ‘diritto canonico’; non vedo come si possa essere perplessi nei confronti di una riforma che eliminerebbe un’esclusione così illogica e medievale rispettando al contempo la sacrosanta libertà della Chiesa cattolica di sposare e rifiutarsi di sposare chi essa vuole.

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