Le fiamme lambiscono Putin: i russi s’interrogano sull’inefficienza del governo

– Quando in Italia va in fiamme una foresta in Sardegna, in Calabria o in Sicilia, come accade spesso, è subito polemica. In Russia non sta andando a fuoco “una foresta”. Sta bruciando un continente intero. Il danno economico inflitto dagli incendi di agosto in Russia è stimato sui 15 miliardi di dollari. I morti sono già 50. I senzatetto si contano a migliaia. Eppure sia il premier Vladimir Putin che il presidente Dmitri Medvedev usano l’emergenza nazionale per farsi propaganda, come uomini indispensabili per risolvere la crisi.

Il presidente e il premier si mostrano nelle televisioni nazionali, in continuazione, ciascuno secondo il proprio stile. Putin, nella sua consueta modalità al testosterone, si fa riprendere nella cabina di pilotaggio di un aereo anti-incendio, mentre aziona i comandi per il rilascio della massa d’acqua e il pilota si complimenta con lui per il “colpo centrato”. Questo lunedì. Nei giorni precedenti si era fatto vedere sempre fra la gente colpita dagli incendi o in mezzo ai pompieri impegnati nella dura lotta agli incendi. Medvedev, più pacatamente, è ripreso nel suo studio al Cremlino. Intento a licenziare i funzionari che non hanno interrotto le loro ferie d’agosto per combattere contro la peggior catastrofe naturale contemporanea della Russia.

Giusto a proposito di ferie non interrotte, il sindaco di Mosca, Juri Luzhkov è tornato dalle sue ferie in Austria solo dopo la prima settimana di crisi. E non è questa l’unica responsabilità del governo e della sua lenta ed (evidentemente) inefficace risposta ai devastanti incendi agostani. Una guardia forestale, intervistata da Radio Free Europe questa settimana, ammette che la sua squadra è stata ridotta dai 20 ai 4 uomini negli ultimi due anni (per proteggere un’area di 34mila ettari), che l’equipaggiamento è ridotto al minimo e che i fondi a disposizione per la protezione delle foreste sono stati tagliati drasticamente. Ad essere sotto accusa è la Legge sulle Foreste, firmata da Putin nel 2007, che ha ridotto il numero delle guardie forestali, aumentato la burocrazia, affidato la protezione del verde a poco preparati enti locali. Se la prevenzione è stata privata di risorse e affidata a mani inesperte, la gestione dell’emergenza, in compenso, risulta altamente centralizzata. E per questo altrettanto inefficiente, secondo l’analisi di Nikolai Petrov, analista del Moscow Carnagie Center. “Che lezioni può trarre la Russia da questi incendi estivi e dalla reazione del governo? Primo: il Paese ha bisogno di migliori tecnologie per lo spegnimento degli incendi. Secondo: ha bisogno di una revisione della Legge sulle Foreste e riconsiderare il numero di pompieri e guardie forestali sufficienti per proteggere le più grandi riserve boschive al mondo. Terzo e più importante: deve riconsiderare il problema di istituzioni di governo altamente centralizzate e fortemente inefficaci”.

Come reagiscono, però, i cittadini russi di fronte all’inefficienza del loro governo? La stampa russa enfatizza un calo di consensi per le massime cariche dello Stato, soprattutto per il più tecnocratico presidente. Il 52% ha fiducia in Medvedev, contro il 62% dell’inizio dell’anno. Il 61% (contro il 69% di gennaio) ha ancora fede in Vladimir Putin. Gli incendi, però, potrebbero essere soltanto l’ultima goccia. Anzi l’ultima scintilla. Perché il 2010 è stato caratterizzato da un disastro dopo l’altro: la mancata ripresa dell’economia per il secondo anno consecutivo dopo la crisi del 2008, le bombe dei ceceni nella metropolitana di Mosca, la ripresa del terrorismo nel Caucaso, il grave incidente in miniera nello scorso maggio, sono una sequenza di catastrofi difficili da reggere, anche per un popolo ormai avvezzo alle disgrazie quale quello russo.

Sempre Radio Free Europe riporta numerose storie di “self-help”: la società russa, di fronte all’emergenza e delusa dalle istituzioni, sta riscoprendo il privato. Sorgono nuove associazioni per aiutare le popolazioni colpite. Sempre più cittadini corrono in aiuto ai loro compatrioti più sfortunati, portando loro cibo e beni di prima necessità, o arruolandosi direttamente nelle squadre di civili che aiutano pompieri e guardie forestali. Nascono reti di solidarietà urbana: uffici con aria condizionata che offrono ospitalità ai concittadini colpiti da caldo e fumo, cinema che offrono spettacoli gratuiti. E soprattutto: stanno nascendo tantissimi nuovi blog e siti Internet per scambiare informazioni, fornire indicazioni, convogliare aiuti, offrire o chiedere assistenza, criticare il governo. Non tutti i mali vengono per nuocere. Anche questi devastanti incendi dell’agosto russo possono contribuire a risvegliare un po’ di libertà e iniziativa individuale in una società perennemente repressa.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

One Response to “Le fiamme lambiscono Putin: i russi s’interrogano sull’inefficienza del governo”

  1. non aspetto altro che qualche berlusconiano vi taccera’ di comunismo, x aver attaccato il migliore amico del cavaliere, l’ex kgb Putin

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