Lo sputtanamento come strumento politico. L’ora di porre un confine

L’Italia è sull’orlo di una crisi devastante tra le più gravi della sua storia recente. Il Paese ne ha viste di tutti i colori: ha affrontato (e risolto in pochi anni) una ricostruzione difficile e dolorosa per i sacrifici e i costi sociali sopportati; si è misurato con tassi d’inflazione a due cifre mentre il terrorismo insanguinava quotidianamente le piazze d’Italia; all’inizio degli anni 90 si è scrollato di dosso un fardello che stava per determinare la bancarotta dei conti pubblici, proprio quando un pogrom eterodiretto di settori della magistratura stava spazzando via la classe dirigente di quei partiti democratici che avevano governato il Paese, mentre venivano risparmiati, con sapienti interventi chirurgici, le forze di opposizione che pure avevano fatto parte del sistema.

Oggi, si intravedono i primi bagliori di una ripresa tuttora incerta e debole come un gattino appena nato, dopo due anni di sacrifici e di grandi preoccupazioni per il futuro; diventa  così palese che il Governo ha ben operato e che la maggioranza potrebbe coglierne i frutti. Ma l’Italia si sta avvitando in una crisi istituzionale priva di sbocchi, a causa di una politica impazzita. A fronte di un’opposizione divisa ed impotente, rissosa e incapace di indicare una via d’uscita al Paese, dopo aver sbagliato tutte le terapie durante la fase acuta della crisi, la maggioranza è implosa. Se così può essere ancora definito lo scambio di pesci in faccia che ha preso il posto del confronto di posizioni politiche, la ‘dialettica interna’ a quello che fu il PdL (un partito vittorioso fino alla primavera del 2009) somiglia ad un gioco di società che si faceva da bambini: la schiera. Si adoperava una piattaforma che stava nella parte posteriore della scacchiera della dama e consistente  in una serie di rettangoli, il cui lati erano divisi per tre. I giocatori dovevano occupare con le loro pedine tre posizioni (appunto) in ‘schiera’, così potevano ‘mangiare’ ogni volta una pedina dell’avversario. Ovviamente, l’abilità consisteva nell’impedire, nel piazzare le proprie pedine, che l’altro giocatore mettesse in fila tre delle sue.

Nel PdL, dopo la scissione del gruppo parlamentare, sta succedendo la stessa cosa. Futuro e Libertà è in grado di interdire quasi tutte le mosse che Berlusconi potrebbe compiere. O comunque di renderle incerte e complicate. Non solo il ricorso alle elezioni anticipate. Mettiamo per ipotesi estrema che il Presidente Fini venga spinto a dimettersi: ciò che resta del PdL e la Lega non sarebbero mai in grado di eleggere un nuovo presidente della Camera. Ma di queste cose non vogliamo parlare.

Ci interessa piuttosto avviare una riflessione su di una degenerazione della lotta politica in Italia – a cui concorrono, con la regia della magistratura politicizzata, i media e forse anche i servizi segreti – che ci ha portati sull’orlo del baratro in cui stiamo per precipitare: lo ‘sputtanamento’. Si è molto discusso nelle ultime settimane di garantismo, di legalità e di opportunità. In molti hanno sostenuto che per un uomo politico ci devono essere dei parametri più severi a cui sia tenuto a rispondere. Attenzione, però. Quando si esce dal profilo della legalità (ammesso e non concesso che anche questo criterio sia plausibile in un Paese in cui la magistratura è alla testa di una guerra per bande) dove ci si ferma?  Chi giudica se i ‘peccati’ sono mortali o veniali?  Se si scivola sul privato ognuno di noi ha qualche scheletro nell’armadio – grande o piccolo che sia – che può metterlo in difficoltà. Un’amante che racconta le nostre attitudini sessuali, un cognato da sistemare, una figlia che vuole fare la giornalista (e che da grande dirigerà un TG), un collaboratore che viene sorpreso a caccia di trans. Vogliamo indicare un caso limite? Immaginiamo che una prestigiosa rivista sguinzagli uno stuolo di inviati alla ricerca delle azione belliche, a cui, poco più che bambino, prese parte l’attuale Pontefice e che su testimonianze, fotografie e quant’altro si sviluppi una campagna denigratoria martellante ed incessante, magari costellata di qualche menzogna. Che cosa potrebbe succedere:  le dimissioni del Papa?

A riavvolgere la moviola dell’anno che abbiamo alle spalle troveremmo una campagna di scandali, sostenuti da qualche autorevole quotidiano, che hanno coinvolto la figura del premier e, uno dopo l’altro, sono finiti lungo un binario morto.  Salvo ovviamente aver prodotto gli effetti del tentato (o riuscito, a seconda dei punti di vista) ‘sputtanamento’. Sorge allora una domanda: la magistratura è la guardiana delle virtù private e casalinghe dei politici e deve vigilare sui loro comportamenti personali oppure è tenuta a reprimere i reati? Ci saranno certamente dei magistrati che hanno avuto storia d’amore finite male, contratto debiti di gioco o che si sono fatti raccomandare dalla loro corrente per ottenere il posto a cui ambivano? E che dire dei professori universitari? O dei notai? O dei giornalisti e dei loro figli?

Insomma: un confine va tracciato tra legalità ed opportunità. Altrimenti correremmo dei rischi paradossali. Di un uomo politico, magari investito di gravi responsabilità, le norme sulla privacy impediscono di conoscere se ha sofferto di malattie mentali o psichiche o se fa uso di stupefacenti, mentre le intercettazioni delle sue telefonate – se pubblicate – possono raccontare a tutti se frequenta delle escort. Visto che stiamo celebrando il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, perché non raccontiamo i ‘vizi privati’ dei Padri della Patria?  La regola per cui sua moglie  doveva essere al di sopra di ogni sospetto non valeva certo per Cesare.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

6 Responses to “Lo sputtanamento come strumento politico. L’ora di porre un confine”

  1. antonio scrive:

    Ai tempi di “Mani Pulite” i più schifosamente giustizialisti si dimostrarono Feltri e Belpietro a quel tempo grandi tifosi di Di Pietro. Oggi Cazzola sta dalla parte di chi ha assunto i killers e di chi ha utilizzato ed utilizza spioni alla Pio Pompa. Se il metodo non gli va bene la soluzione è banale: si dissoci.

  2. Carmelo Palma scrive:

    @Antonio: con chi ce l’hai: con Feltri? Con Belpietro? E che c’entra Cazzola, di cui chiedi la dissociazione come se fosse un ex terrorista senza manco accorgerti che il suo pezzo segna una distanza siderale – ripeto: siderale – dai killeraggi politico-giornalisti, siano essi “berlusconiani” o “anti-berlusconiani”? Il pezzo di Cazzola è quantomai opportuno e prezioso, proprio perchè Cazzola è un deputato del PdL che non è mai stato, di dritto o di rovescio, giustizialista.

  3. Lontana scrive:

    Questo é un buon articolo.

  4. antonio scrive:

    Non basta condannare genericamente lo “sputtanamento”. Cazzola, se vuole che le sue parole siano credibili, deve denunciare gli esecutori ed il mandante di tale immondo teatrino, fare nomi e cognomi.

  5. ALESSANDRO CRESPI scrive:

    L’articolo di Giuliano Cazzola mi piace nella parte che sottolinea Carmelo: la presa di distanza dal metodo antidemocratico di confronto che vige nel PDL. questo è un male molto grave che va curato, ma realisticamente occorre tener presente che è anche un male voluto, cosi come la legge elettorale e il metodo di cooptazione delle persone. Sono mali voluti dal capo del sistema non partito dott Silvio Berlusconi cosi come risulta difficile pensare che sia solo tollerata la macchina di killeraggio politico, la ceka mediatica del polo editoriale della Famigghia.
    rispetto a quanto fatto dal governo in relazione alla crisi, Io sarei un po’ meno restropettivo e piu propositivo di quanto sia Cazzola… altrimenti non si riesce mai ad avere un pensiero alternativo, per es sul salvataggio della Grecia organizzato da Francia e Germania, con Italia a deprimente rimorchio. Anche per dimenticare davvero certe cose fatte da Tremonti e Bossi. Poi sono il primo a riconoscere che Cazzola in parlamento e commissione sta lavorando tantissimo e nella giusta direzione… ma l’economia non è una scienza esatta e assoluta. l’economia e una dottrina sociale e relativa nel senso che non è solo analisi del coprotanemto del singolo ma anche e soprattutto analisi delle interrelazione tra le azioni di molte unità e sistemi. anche la bce si è accorta che la ripresa è disomogenea e nel complesso debole. il che significa che le ricette finora messe in campo non sono servite a nulla essendo il katching-up post crisi una fase naturale di tutti i cicli economici. Ormai le riforme stutturali liberalinon sono piu ne’ utili ne’ neccesarie ma vitali per scongiurare le perdite di prodotto e di ricchezza in termini reali.

  6. Carolus scrive:

    C’era un detto: “Chi di spada ferisce, di spada perisce”.
    Dopo avere tradito gli elettori che l’hanno votato ( io compreso), ha tentato in tutti i modi tramite i suoi accoliti come Bocchino, di far fuori Berlusconi e continuando a fare politica pur ricoprendo una carica istituzionale.
    Adesso piange e continua a dire bugie che gli si ritorcono contro.
    Mi meraviglia anche la dichiarazione del presidente Napolitano che dal giornale del suo partito chiede che si smetta con gli attacchi mediatici.
    Perchè non è intervenuto prima quando gli stessi attacchi si rivolgevano contro Berlusconi ?
    Un comunista resta sempre un comunista.

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