Gli Ogm, se la superstizione mistifica la scienza e incrina lo Stato di diritto

– La miscela di superstizione, propaganda e ignoranza costituisce, da sempre, il brodo di coltura di ogni crociata che si rispetti. E quella anti-Ogm non sfugge alla regola.

La vicenda, ormai nota, della distruzione di un campo di mais friulano sospettato di contenere semi Ogm da parte dei khmer rossi (ma anche un po’ verdi) del collettivo Ya Basta!, salutata con favore e fervore “legalitario” dall’ex ministro dell’Agricoltura Luca Zaia ne è una plastica dimostrazione.

La campagna ogm free nel nostro paese ha assunto i contorni di una guerra di religione, con tanto di sette praticanti (Slow Food, Coldiretti), riti (la litania della biodiversità, la “transustanziazione” della tradizione made in Italy nelle patate e nel mais) e sacerdoti (Zaia, Petrini, Capanna, ma anche Alemanno e Pecoraro Scanio). Come tutte le campagne di retroguardia susseguitesi nel corso della storia dell’umanità è destinata ad essere demolita dalla verità dell’evidenza scientifica e dal dividendo di benessere che gli Ogm saranno capaci di distribuire una volta crollato il castello di bugie che oggi ne giustifica l’ostracismo. 

Quando ciò avverrà sarà anche per merito di persone come Silvano Dalla Libera, agricoltore friulano e vice presidente di Futuragra, l’associazione di imprenditori agricoli che dal 2004 cerca di aprire una breccia nell’asfittico mercato agricolo nazionale, aprendolo all’innovazione tecnologica e alla cultura d’impresa.

Con la tipica bonomia che lo contraddistingue, Dalla Libera ride e ironizza su questo

“ministro (per lui Zaia sembra non aver mai smesso di esserlo, è una sorta di paradigma di portata metastorica, nda) straniero, che viene dalla Padania, quindi non dall’Italia, il quale, coprendo di legittimità politica la calata a Pordenone di no global veneti ha attentato alla libertà del Friuli Venezia Giulia. Altro che federalismo. Quella gente era armata di roncole, al punto che le stesse forze dell’ordine non sono state in grado di intervenire perché non adeguatamente equipaggiate. In quella situazione è stato un bene che la polizia non si sia mossa, perché è preferibile la distruzione di qualche piantina al pericolo per l’incolumità fisica degli agenti”.

Su quest’ultimo particolare Benedetto Della Vedova presenterà un’interrogazione al ministro degli Interni, per capire come sia possibile che, chiamate per fronteggiare la violazione di una proprietà privata da parte di un gruppo organizzato, le forze dell’ordine siano giunte sul posto senza l’attrezzamento necessario. 

Un fatto che si intreccia con la riflessione sul ruolo dello Stato e il tema del monopolio della coercizione, di cui Carlo Lottieri, professore di Dottrina dello Stato presso la Facoltà di Gurisprudenza dell’Università di Siena, parla così:

“Lo Stato moderno ha preteso di legittimarsi come tutore dei diritti individuali e garante della sicurezza. La tesi classica al centro della modernità politica quale ordine statale (si pensi a Hobbes) è che in assenza di un Leviatano, e cioè di un potere sovrano, chiunque potrebbe aggredire le persone e i beni altrui. Nessuno sarebbe tranquillo e nessuna attività potrebbe considerarsi protetta.

Ovviamente, la storia si è incaricata di mostrare come il potere statale sia stato – nel corso degli ultimi secoli – la principale fonte dell’incertezza dei singoli: con le guerre, la tassazione, la regolamentazione, e via dicendo. L’episodio di questi giorni non fa altro che riattualizzare vecchie questioni, soprattutto in riferimento alla posizione di chi – da “uomo di Stato” (Zaia, nda) – si schiera dalla parte degli aggressori e contro gli aggrediti.

Nel momento in cui lo Stato italiano rinunciasse a tutelare i proprietari e le loro attività e formulasse un pieno sostegno alle iniziative violente delle ultime ore, a questo punto diverrebbe chiaro quello che spesso è stato rilevato da vari teorici liberali: e cioè che in molte occasioni lo Stato di diritto riesce a compiere il “miracolo alla rovescia” di inibire forme di autotutela e, al tempo stesso, legittimare forme di violenza privata (se sono in grado di ottenere una copertura politica).

La battaglia di Giorgio Fidenato (il proprietario del terreno aggredito dai no global, nonché associato di Futuragra, nda) in tema di Ogm è una battaglia a tutela della proprietà privata e in difesa della libera imprenditoria. Molti ambientalisti, a causa dei loro pregiudizi ideologici, ritengono legittimamente che i prodotti Ogm siano dannosi alla salute e che i consumatori debbano essere protetti. Possono continuare a dire la loro, anche contro l’opinione prevalente nella comunità scientifica, e se continueranno a mantenere dalla loro parte una quota significativa della popolazione, è chiaro che i progressi scientifici legati all’innovazione in campo agro-alimentare faticheranno ad imporsi.

Ma nel momento in cui ricorrono all’aggressione e distruggono il lavoro altrui, il loro comportamento è oggettivamente violento e indifendibile. Così come quello di chi li difende”.

La pensa così anche il Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan, nel quale Dalla Libera e Futuragra ripongono molta fiducia:

“Noi appoggiamo Galan nella sua azione di governo, tesa a far emergere la compatibilità della normativa e delle procedure autorizzative italiane rispetto alla normativa comunitaria”.

E a Galan lo stesso Dalla Libera ha già dato una grossa mano, vincendo dinanzi al Consiglio di Stato un ricorso in appello contro la decisione del ministero dell’Agricoltura di non autorizzare la coltivazione di sementi ogm già vagliati e approvati dall’UE, previo parere scientifico dell’Efsa, che è l’autorità per la sicurezza alimentare che Berlusconi fortemente volle avesse sede a Parma, provocando tanto di incidente diplomatico coi finlandesi a causa delle sue millanterie “machiste”.

Lo scorso gennaio infatti il massimo organo della giustizia amministrativa italiana aveva intimato al Ministero di rilasciare l’autorizzazione a coltivare entro 90 giorni; sentenza oggi ancora non rispettata, per il cui adempimento pende un  ricorso in ottemperanza che sarà deciso il prossimo 19 ottobre.

Intanto Dalla Libera annuncia che “Futuragra allargherà il proprio campo d’azione dall’Italia all’Europa”, avendo

“avviato contatti in diversi paesi comunitari al fine di ottenere dall’Ue un diverso indirizzo di politica agricola e una valutazione d’impatto economico delle politiche protezioniste dei singoli stati. Non condividiamo l’approccio pilatesco del presidente Barroso, il quale sugli Ogm ha lasciato ai singoli Stati la sovranità delle decisioni. Noi chiediamo che il dossier Ogm sia risolto sulla base di evidenze scientifiche, riponendo maggiore affidamento nelle decisioni tecniche dell’Efsa, come richiesto anche da Francia e Spagna”.

Scienza e superstizione, il duello continua.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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