Pubblicato su Il Foglio di giovedì 12 agosto 2010 – Dovessi scommettere oggi un centesimo, non lo scommetterei sul rilancio dell’azione di Governo. La guerra irrazionale e prepotente contro il Presidente Fini e i “finiani” combattuta dal PdL e dai giornali di proprietà e di riferimento – che hanno difeso oltre il difendibile tutti quanti e chiedono oggi, con effetti grotteschi, “a prescindere”, le dimissioni del Presidente della Camera – sembra puntare lucidamente allo sfascio e ad impedire un accordo possibile e doveroso nell’interesse dell’Italia.
Provo però a scegliere il possibile contro il probabile e ad immaginare a settembre un Cav.  di Governo e non di lotta all’ultimo sangue (interna).

Sul federalismo, il Cav. farebbe bene a ricordare che la sfida di un’autonomia responsabile si vince avendo in mente l’Italia (e il Sud) che vorremmo tra dieci anni, non i sondaggi elettorali del Nord. Il premier ricordi a Bossi che Fini può essere il suo miglior alleato sul federalismo, il garante per una riforma che non appaia (oltre a non essere) destinata solo ad una parte del paese. Se trema la Grecia, trema la Germania. Qualcuno pensa invece che la Lombardia superebbe indenne il default della Calabria?

Sul Mezzogiorno, sarebbe apprezzabile se sottolineasse come l’impegno del governo per la lotta alle mafie andrebbe accompagnato da un vero patto tra gentiluomini, di destra e di sinistra, per una ‘bonifica’ della classe politico-burocratica meridionale e per un arretramento della mano pubblica dall’economia e dalla società.

Sulla questione fiscale, apprezzerò il premier quando citerà la cedolare secca sugli affitti (che proponevo, come altri, da anni). Per il resto, starò in silenzio quando parlerà di “meno tasse”: stanchi di molte parole – con un’economia che esce dalla crisi come v’era entrata, zoppicante e penalizzata da una pressione fiscale eccessiva – aspettiamo finalmente una bozza e un tavolo per discuterne.

Sulla giustizia: il garantismo va praticato, non stropicciato. Annuirò se il Cav. contesterà l’abuso delle misure cautelari e le condizioni incivili di detenzione. Applaudirò convinto se, dimentico delle misure di piccolo cabotaggio, tornerà a parlare di responsabilità civile dei magistrati e di separazione delle carriere.