La prevenzione sanitaria aiuta la salute degli individui e delle casse erariali

– Nella seduta della Camera dello scorso 29 luglio il Governo ha accolto un ordine del giorno presentato da Benedetto Della Vedova e Giuliano Cazzola in tema di prevenzione sanitaria e vaccini.

Il tema è aperto e fluido da anni, per lo meno quattro, da quando cioè il piano sanitario 2006-2008 previde che una quota fissa pari al 5 per cento del fondo sanitario nazionale fosse investito in attività di prevenzione, che si sostanziano in vaccini, campagne informative, lotta al fumo di tabacco, all’obesità, al diabete, agli incidenti domestici. La misura è stata poi confermata dal Patto della Salute 2010 – 2012 siglato a fine 2009 con le Regioni, le quali entro il prossimo 30 settembre dovranno definire i Piani regionali di prevenzione al fine di darvi attuazione.

Per dare un’idea dell’ordine di grandezza delle cifre di cui stiamo parlando e della loro attinenza alla manovra di finanza pubblica alla quale l’ordine del giorno in questione è collegato, si pensi che nel 2009 la spesa sanitaria nazionale ha raggiunto il 9,1 per cento del Pil; che il fondo sanitario nazionale stanziato per il prossimo biennio ammonta a  104.614 milioni di euro per l’anno 2010 e 106.934 milioni di euro per l’anno 2011; il 5 per cento di tali importi costituirebbe la somma da destinare ad attività di prevenzione, cioè 5.230 milioni per il 2010 e 5.346,7 per il 2011.

Ma il condizionale è d’obbligo perché, come già detto, tale vincolo di destinazione, pur previsto fin dal 2006, finora non ha avuto un riscontro reale, e non è stato possibile comprendere se e in quale misura le Regioni italiane abbiano usato effettivamente il “tesoretto” della prevenzione per attività preventive. Viste le voragini nei conti sanitari di mezza Italia, il dubbio che le Regioni abbiano usato tali risorse come un bancomat di necessità era lecito averlo.

Ed è esattamente questo l’impegno richiesto da Della Vedova e accolto dal Governo, quello cioè di definire procedure di finalizzazione di tali quote della spesa sanitaria nazionale ad attività di prevenzione, in specie vaccinale, vista anche la natura anticiclica delle stesse rispetto al trend di crescita della spesa per cure ex post. E’ abbastanza intuitivo che spendere oggi una lira per prevenire malattie peggiori domani ha un doppio risultato: quello di diminuire l’insorgenza di patologie immunizzabili nelle persone e, elemento non trascurabile, quello di diminuire l’impatto del ricorso alle cure sulla spesa pubblica sanitaria. Il che, in tempi di crisi fiscale irreversibile degli Stati sociali europei, non è poco.

Ma non è tutto. Recependo l’ordine del giorno in questione il governo si è pure impegnato a rivedere le proprie scelte di acquisto dei vaccini obbligatori, oggi di fatto appaltati ad un solo produttore, con la conseguenza, visto il sostanziale monopsonio pubblico di vaccinazioni in Italia, di aver consolidato un monopolio nella produzione di molti prodotti vaccinali che ne ha fatto lievitare il prezzo, ovviamente scaricandolo sulla spesa sanitaria nazionale.

Perciò, a stare all’impegno raccolto, nei prossimi mesi il Governo dovrebbe

valutare se la scelta di acquistare i vaccini obbligatori, soprattutto i cd. polivalenti, presso un solo produttore sia compatibile con l’obiettivo di stabilizzare le finanze pubbliche, evitare concentrazioni dell’offerta di tipo monopolistico e ridurre l’incidenza delle stesse sulla spesa sanitaria nazionale, oltre che con lo sviluppo di un mercato concorrenziale e con la garanzia per i consumatori e per gli erogatori pubblici di servizi sanitari di poter scegliere autonomamente tra prodotti differenti.

La premessa, implicita, rispetto alla verifica di tale impegno, è che il Governo attuale rimanga in carica. Noi, anche per questo, ce lo auguriamo.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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