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Agosto con Liberilibri/2 – L’incontro tra libertà ed eguaglianza: il buono-scuola

– L’istruzione, insieme a sanità, previdenza e assistenza, è il cavallo di battaglia per il mantenimento del modello sociale di Stato, nonostante l’eccesso di disavanzo pubblico, la ormai pacifica constatazione della tendenziale inefficienza dei servizi forniti dal sistema pubblico rispetto a quelli forniti in un sistema davvero competitivo, e anche l’insofferenza di una società pluralista ai programmi unici ministeriali di didattica (si pensi solo alla polemica sull’ora di religione…).
Non è immediato, infatti, replicare a chi teme che la mancanza di una garanzia dell’accesso all’istruzione significhi che le famiglie meno abbienti non possano far studiare i propri figli.

Tuttavia, è possibile evitare la solita idea di una incompatibilità tra libertà e eguaglianza, su cui gli intellettuali italiani, Bobbio in testa, tanto hanno insistito. Vediamo come, attraverso gli estratti di due recenti libri della Liberilibri che propongono il modello del buono-scuola. Una proposta ormai nota, tanto da essere in Italia parzialmente attuata in alcune regioni, ma purtroppo poco accreditata nella politica nazionale, pur essendo ragionevole e garante sia del diritto di istruzione per tutti che dell’efficienza, dell’economicità e di una maggiore pluralità dell’offerta scolastica.

«L’istruzione è quel processo mediante il quale trasmettiamo non solo conoscenze, ma i valori essenziali alla nostra civiltà. Poiché l’istruzione riguarda l’insegnare ai figli cos’è giusto e cos’è sbagliato, cosa conta nella vita, essa deve poter essere controllata dalle singole famiglie, non dai politici o dai burocrati. Nessun sistema monopolistico può riflettere in modo adeguato i valori di tutti i genitori in una società variegata, ed è il massimo dell’arroganza suggerire che le élites politiche dovrebbero scavalcare i genitori nel decidere cosa insegnare ai loro figli. […]
Molti temono che i figli non verrebbero istruiti se la scuola non fosse gratuita e obbligatoria. […] I libertari hanno proposto alcune soluzioni intermedie verso una libera istruzione. Potremmo utilizzare il denaro che al momento spendiamo per gli studenti delle scuole pubbliche – circa 6800 dollari per studente l’anno – per darlo direttamente alle famiglie sotto forma di borse di studio o buoni da spendere nella scuola pubblica o privata a loro scelta. In questo modo l’istruzione sarebbe ancora finanziata dalla tassazione obbligatoria, ma almeno i genitori potrebbero scegliere il tipo di scuola che vogliono per i propri figli. Ancor meglio sarebbe aspettarsi che le famiglie ricche e della classe media pagassero per l’istruzione dei propri figli […] fornendo allo stemmo tempo ai bambini poveri un buono studio finanziato dalle tasse. Questo permetterebbe di ridurre in modo significativo le tasse scolastiche, cosa che a sua volta permetterebbe alla maggior parte dei genitori di sostenere da soli le spese di istruzione» (D. Boaz, Libertarismo, trad. it. di S. Pisauri, Liberilibri-Istituto Bruno Leoni, 2007, pp. 365-368).

«L’istruzione è un bene pubblico, fin tanto che un elettorato istruito è essenziale per il funzionamento di una democrazia. Ma questo non vuol dire per forza che sia necessario il finanziamento pubblico. […] Non possiamo però conoscere con precisione quale percentuale di bambini andrebbe a scuola, e la prospettiva che nessun bambino abbia accesso all’istruzione è inquietante.[…] La mia priorità è quella di porre fine a tutte le forme esistenti di regolamentazione statale e federale, sostituendo l’intero finanziamento federale e statale con un voucher forfetario. Ai genitori di ogni bambino in età scolare verrebbe consegnato un buono del valore di una certa somma di denaro da poter utilizzare in qualsiasi scuola desiderino» (C. Murray, Cosa significa essere un libertario, trad. it. E. Ottaviano, Liberilibri, 2010, pp. 127-129).


Autore: Serena Sileoni

Avvocato, dottore di ricerca in Diritto Pubblico Comparato presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena, assegnista di ricerca in Diritto Costituzionale all’Università di Firenze e cultore di Diritto Costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Macerata, svolge attività di ricerca nel settore del diritto costituzionale italiano e straniero. Giornalista, membro dell’Istituto per la Competitività e dell’Istituto Bruno Leoni, è responsabile editoriale della casa editrice Liberilibri.

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