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Sul nucleare il Governo attui il programma, la maggioranza è solida

– L’ultima settimana di lavori parlamentari prima della pausa estiva sarà ricordata per la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare, Futuro e Libertà per l’Italia, e per il voto sulla mozione di sfiducia alla Camera sul nome del sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo, che ha visto l’astensione della neonata compagine parlamentare.

Lo stesso giorno, al Senato, veniva approvata la legge di conversione del cosiddetto decreto energia.

Un banco di prova del tutto trascurato dai media. In tale circostanza la maggioranza ha votato in modo compatto su un provvedimento che si propone di contribuire alla certezza del diritto e di contrastare il malaffare nel settore delle energie rinnovabili. Nel testo definitivo viene derubricata la norma che avrebbe consentito al presidente dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare di mantenere la carica di parlamentare. Le dichiarazioni del candidato più probabile al vertice dell’autorità, il senatore del PD Umberto Veronesi, che si è detto pronto a lasciare lo scranno in caso di nomina, possono aver indotto la maggioranza a desistere dal voler mantenere una deroga al regime di incompatibilità che poteva inficiare il grado di indipendenza dell’Agenzia.

Da registrare che ogni progresso e ogni passo falso del Governo è stato compiuto con al seguito una maggioranza unanime. Ciononostante, il capitolo della nuova politica nucleare è in buona parte tutto da scrivere.

L’individuazione di un nome di garanzia, come quello dell’oncologo Umberto Veronesi, potrebbe dare solidità alle scelte di politica energetica del Governo e sbloccare una situazione di stallo le cui cause non possono certo essere ascritte al ribellismo di pezzi della maggioranza.

Semmai, l’attuazione delle scelte di politica energetica sono state frenate da alcune frizioni in passato verificatesi tra i ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico, dall’ambiguità dei proclami susseguitisi durante la campagna per le elezioni regionali; infine, dall’ostinazione con cui il presidente del consiglio da oltre due mesi si astiene dal nominare il sostituto di Claudio Scajola alla guida del dicastero competente in materia di energia.

Ancora, l’inerzia può in parte trarre origine dalle velleità pianificatrici del Governo. Nell’estate 2008 si annunciava la redazione per Natale di una strategia energetica che non ha mai visto la luce. Con il decreto dello scorso febbraio, il Governo si è incaricato della formulazione di una strategia nucleare che doveva essere pronta già lo scorso giugno.

La conseguenza è che, paradossalmente, in uno dei tanti fronti su cui convergono tutte le forze politiche della maggioranza, dalla Lega Nord al PdL, dall’MPA a Futuro e Libertà per l’Italia, l’esecutivo accumula ritardi su ritardi.

Ma il programma descritto due anni or sono agli Italiani non annunciava rigurgiti dirigisti e nuovi piani quinquennali. Molto semplicemente, impegnava la maggioranza a tracciare la via del ritorno al nucleare. Posto che il no aprioristico all’atomo è una posizione preconcetta che rischia di precludere importanti benefici ambientali (in termini di riduzione delle emissioni di CO2) ed economici (in termini di minori costi energetici per imprese e famiglie), il mercato deve poter investire sul nucleare e lo farà se e nella misura in cui converrà al paese. Su questo, così come su molte altre direttrici della politica energetica, sembrano essere d’accordo tutte le anime della maggioranza.

Il Governo e tutte le forze politiche che lo hanno sin qui sostenuto sono responsabili dell’attuazione del programma su cui hanno riscosso la fiducia dell’elettorato. Tornare a casa, ipotesi da più parti ventilata in questi giorni, sancirebbe il fallimento dell’esecutivo e della maggioranza scelta dagli Italiani.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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