La politica va in ferie – per come può andare in ferie la politica – nel pieno della crisi politico-istituzionale più seria della Seconda Repubblica. Dal ’94 ad oggi due legislature su quattro sono inciampate ben lontane dal traguardo e anche questa minaccia di non finire, come dovrebbe, nel 2013. La relativa instabilità di governo ha però convissuto con una miracolosa stabilità del quadro politico. Insomma, il bipolarismo ha tenuto per quindici anni.

Oggi la fine della Seconda Repubblica potrebbe segnare la fine di un bipolarismo, mutilato a sinistra dalla dissoluzione politica del Pd e a destra dalla crisi uguale e contraria del PdL. L’una per consunzione, l’altra per (auto)cannibalismo. L’anoressia post-progressista contro la bulimia super-berlusconiana.
Se a sinistra non c’è nessuno che tenga insieme la baracca e a destra c’è un padrone della baracca sempre più ombroso e diffidente, che non si fa problemi a cacciare gli “intrusi”, il bipolarismo non può reggere, perché il bipolarismo non lo fanno né partiti senza popolo, né leader senza partito. Come direbbe Tremonti: non è il bipolarismo che fa la politica, ma è la politica che fa il bipolarismo.

Per stabilizzare l’assetto bipolare sarebbe certo servito il referendum Guzzetta, che il Cavaliere ha svenduto alla Lega. Ma non sarebbe bastato. Leggi elettorali maggioritarie sono necessarie, ma non sufficienti e non possono surrogare i processi politici, né creare partiti e culture politiche maggioritarie. Che il bipolarismo italiano abbia tenuto, per tre lustri, grazie alla tenzone tra berlusconiani e anti-berlusconiani era un’anomalia, ma anche un’opportunità. Però a costruire fondamenta meno anomale per il bipolarismo italiano non ci ha provato seriamente nessuno, né da una parte né dall’altra. La sinistra è rimasta ossessionata da Berlusconi e Berlusconi da se stesso.

Bipolaristi estenuati e delusi quali siamo, coltiviamo l’illusione che il riposo estivo porti consiglio al Cavaliere. Il bipolarismo è fatto da partiti, non da persone. Meno male che Silvio c’è stato. Speriamo che il bipolarismo ci sia ancora. Le possibilità non sono molte. Ma ci culliamo nelle poche che rimangono, e che non sono legate al decisionismo irritato del Cavaliere furioso. Se il bipolarismo è lui, è già finito.