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Cedolare, il governo batte un colpo

– da il Secolo d’Italia del 6 agosto 2010 –

La cedolare secca al 20% sui redditi da locazione abitativa era rimasta fuori dalla porta delle leggi finanziarie 2009 e 2010. Ora è rientrata fortunatamente dalla finestra del quarto decreto attuativo della delega sul federalismo fiscale, il cui schema è stato approvato mercoledì sera dal Consiglio dei Ministri.

Oggi le locazioni sono tassate insieme agli altri redditi personali, concorrendo all’imponibile per l’85% del canone complessivamente percepito (percentuale che scende al 59,5% nel caso delle locazioni a canone concordato). A partire dal 2011 si pagherà un’aliquota fissa del 20% sul 100% del canone percepito, indipendentemente dal tipo di contratto. Dal beneficio saranno escluse solo le locazioni di immobili ad uso abitativo effettuate nell’esercizio di una attività d’impresa.

L’aliquota stabilita dal governo è più generosa di quella inizialmente ipotizzata, il 25%, anche se vi sono ancora dubbi, in assenza del testo definitivo del decreto, per la possibile applicazione di un’addizionale comunale sui redditi da locazione soggetti a tassazione separata. Una parte dell’opposizione ha denunciato il carattere regressivo della riforma, che comporterebbe vantaggi maggiori per i redditi più alti (fino al 48,6%, secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre) e addirittura aggravi per i redditi inferiori ai 15.000 euro e, nel caso dei contratti agevolati, anche per i redditi fino a 28.000 euro.

In realtà, se le anticipazioni saranno confermate, toccherà al contribuente optare o meno per il regime di tassazione separata. Dunque, nessun aggravio per i locatori, e molti vantaggi per i locatari. L’applicazione indifferenziata del beneficio a tutte le tipologie contrattuali, sia quelle a canone libero che a canone agevolato, incentiverà l’offerta di immobili in locazione e i contratti più lunghi e dunque più “rischiosi” per i proprietari, ma più favorevoli per gli inquilini.

Alcuni sindacati lamentano che un beneficio fiscale non selettivo disincentiverà i contratti a canone concordato e renderà più difficile moderare gli affitti. In realtà, come dimostra l’esperienza italiana, i tentativi di “commissariare” i canoni per legge, o di incentivare fiscalmente quelli calmierati, ha ridotto l’offerta di locazioni, creato un mercato parallelo e sommerso e fatto lievitare gli affitti del mercato regolare, con danni innanzitutto per i redditi medio-bassi.

La scarsa disponibilità di alloggi in locazione inoltre ingessa l’economia italiana, disincentivando la mobilità tra le diverse aree del Paese. Da questo punto di vista, la cedolare non è affatto un “regalo alla proprietà” come sostiene il sindacato di inquilini Sunia, ma un’apertura del mercato da cui sono destinati a guadagnare tutti, anche gli inquilini, che potranno disporre di più opportunità a prezzi più bassi, visto che non è ipotizzabile la formazione di cartelli sul mercato abitativo in grado di bloccare i ribassi. La devoluzione ai comuni del gettito di tutte le imposte “immobiliari” (a partire dai redditi di locazione) istituirà inoltre un incentivo all’attività di accertamento, favorendo la collaborazione delle amministrazioni locali nelle strategie di contrasto dell’evasione.

La “graduale e progressiva tassazione separata dei redditi da locazione” era un impegno contenuto nel Programma di governo presentato dal PdL agli elettori. In questi primi due anni di legislatura a richiamarlo erano stati svariati esponenti della maggioranza. Il senatore Baldassarri aveva più volte evidenziato come la misura – per cui era stata ipotizzata a fine 2009 una copertura di circa 1,8 miliardi di euro – nel medio periodo avrebbe finito per rendere e non per costare all’erario, favorendo l’emersione di redditi da locazione non dichiarati per circa 10 miliardi di euro. Benedetto Della Vedova aveva sul tema presentato un progetto di legge alla Camera, in cui, insieme alla cedolare al 20%, aveva anche previsto, per i contratti già stipulati, un meccanismo di “retrocessione” agli inquilini di una parte dei benefici fiscali di cui avrebbero beneficato i locatori.

Il fatto che oggi la misura sia finita in uno dei decreti sul federalismo fiscale colora la cedolare di “verde”, visto che Calderoli e il Carroccio rivendicano il merito di averla “resuscitata”, dopo che Tremonti aveva ripetutamente resistito alla sua approvazione, preoccupato dalle conseguenze che, nella fase di prima applicazione, avrebbe comportato ai saldi di finanza pubblica.

A produrre un’accelerazione, però, potrebbero essere state proprio le tensioni interne alla maggioranza, persuadendo il Presidente del Consiglio a “battere un colpo” sul fronte del programma, su di un tema che aveva visto insistere in questi anni proprio gli esponenti della componente finiana.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

7 Responses to “Cedolare, il governo batte un colpo”

  1. Andre scrive:

    Mi sto convincendo sempre più che la Lega sia molto più pragmatica su certi temi di quanto non voglia apparire Berlusconi.

  2. Maralai scrive:

    vedi, caro Carmelo, quando c’è da darti meriti io non mi tiro indietro. il post è fatto molto bene e rende chiarezza di una norma politica giunta ai cittadini tramite i telegiornali o i giornali senza scendere oggettivamente nel merito, come molto bene hai fatto tu. ne trarrò un post al mio blog.(non oggi che ho pubblicato l’interessantissimo repetita juvant di Antonio Martino) ora devo anche domandarti: ma come cakkio fate a restare con Bocchino che anche oggi ha dichiarato che Futuro e Libertà si opporrà al c.d. “processo breve” che il premier Berlusconi, giustamente, fortunatamente, ha assicurato di voler “riesumare” quanto prima. lo dico molto sinceramente; ma come fate a sopportare Giorgio La Malfa che ha portato solo scopole e sciagure politiche a lui e anche agli alleati! io mi aspetto una tua pronuncia e anche di Benedetto della Vedova su questi temi, come il “processo breve” che erano tutti “nostri” quando, anche se a molta distanza (io sto di qua dal Tirreno) militavamo nel Pr. mi aspetto di sentire la vs su Bocchino: di consigliergli di chiedere in “giro” tra i componenti di Ftl, prima di aprir bocca ad evitare ulteriori danni.
    saluti
    Maralai
    (mario nanni)

  3. Carmelo Palma scrive:

    Mi spiace risponderti così: una cosa è la riforma della giustizia, un’ altra è il disegno di legge sul cd processo breve, che vale per gli incensurati, e non per i recidivi. Il garantismo dei potenti e il giustizialismo dei pezzenti non mi piace. Un processo più giusto per i giusti e più ingiusto per gli ingiusti. Chiaro? E la crisi di governo andrebbe fatta su questa roba qui? In nome del garantismo?

  4. Maralai scrive:

    state superando i dipietristi anche nel linguaggio sgarantista. perchè detta così chi non sarebbe d’accordo? ma il c.d. processo breve è norma più complessa e dagli alleati-dissidenti richiede terminologia più parsimoniosa di giudizio qualora vi fossero dei punti da collimare. intanto ti ripropongo una considerazione sul processo breve da quel giornale che più odia berlusconi e i berlusconiani, che difatti per fare salire la drenalina ai lettori cita il caso mills:
    “L’ultima versione del ddl approvato dal Senato 1 e che ora passerà all’esame di Montecitorio prevede che la nuova norma sul processo breve si applichi a tutti i reati ma con diverse scansioni temporali, fino a un massimo di 6,5 anni per il primo grado per processi di mafia e terrorismo particolarmente complessi e con un elevato numero di imputati. Eliminate le esclusioni oggettive e soggettive dalla norma, e tutti i processi per reati commessi prima del 2 maggio 2006 e puniti con pena pecuniaria o fino ai 10 anni di reclusione che non siano arrivati a conclusione del primo grado verranno di fatto chiusi senza sentenza.

    Durata dei processi. La nuova legge, che si applica a tutte le tipologie di imputato, stabilisce che, per “violazione della durata ragionevole del processo”, il procedimento per i reati sotto i 10 anni, dal momento in cui il pm “esercita l’azione penale”, si estingue dopo 3 anni per il primo grado, 2 anni per il secondo e un anno e 6 mesi per la cassazione (non più, dunque, 2+2+2 ma 3+2+1). In caso di annullamento della cassazione con rinvio al tribunale o in appello si prevede un anno per ogni grado di giudizio.

    Tempi più lunghi per processi complessi. Per i processi per reati con pena pari o superiore ai 10 anni, la norma prevede un tempo di 4 anni per il primo grado, 2 per l’appello e 1 per la cassazione. Per quanto riguarda i processi per reati di terrorismo e mafia, infine, i termini di durata salgono a 5 anni per il primo grado, 3 per il secondo e 2 anni per la Cassazione, con facoltà del giudice di prorogare questi termini fino a un terzo in più nel caso si tratti di procedimenti molto complessi e con elevato numero di imputati.

    Processi estinti. La norma transitoria di applicazione del ddl stabilisce che il limite temporale di durata interviene per tutti quei processi in corso alla data di entrata in vigore della legge relativa ai reati coperti dall’indulto puniti con pena pecuniara o detentiva inferiore ai 10 anni. In questo caso, il giudice applica la norma e pronuncia il non doversi procedere per estinzione del processo se sono decorsi 2 anni da quando il pm ha avviato l’azione penale e se non è stato definito ancora il primo grado di giudizio. Con questa norma, quindi, lo stralcio del processo Mills che vede imputato Berlusconi verrebbe immediatamente chiuso.

    Reati contabili. Nei giudizi davanti alla corte dei conti il processo si estingue se, dall’atto di citazione, sono trascorsi più di 3 anni senza che sia stato emesso il provvedimento che definisce il giudizio di primo grado. Un termine che scende a 2 anni in caso di appello”.
    In conclusione credo che se la filosofia del nuovo partito o movimento Futuro e Libertà è quella appena espressa da te, le elezioni anticipate non siano soltanto necessarie, ma persino obbligatorie. eppure non ti so dire se vincerebbe berlusconi od anche di pietro.
    mn

  5. Carmelo Palma scrive:

    Ma come Mario, quelli che tu chiami “punti da collimare” e che il testo definitivo approvato dal Senato in parte collima escludendo le esclusioni per poveracci, immigrati e recidivi…quei punti sono i capi di imputazione ai dissidenti finiani! Sono loro che hanno difeso gli immigrati e i recidivi, mentre i garantisti berlusconiani (non tutti, a dire il vero) mettevano la bocca a culo di gallina per esprimere disapprovazione per questo ennesimo “regalo alla Lega”. Anche questi atti appartengono ai “distinguo” per cui sono stati processati i dissidenti legati al Presidente della Camera.

    Io NON sono contrario all’immunità per i premier. Sono a FAVORE di una legge, anche costituzionale. Sono contro l’idea di chiamare riforme della giustizia misure che diventano attuali e urgenti quando servono a Berlusconi. Sono stato chiaro?

    Sul processo breve la penso – e non da oggi – così:
    http://www.libertiamo.it/2010/01/21/musso-non-ha-votato-il-processo-breve-e-ha-spiegato-molto-bene-il-perche/

  6. Maralai scrive:

    Vedi, Carmelo, che anche i toni nel linguaggio politico sono importanti; la tua risposta è molto più armoniosa e lungimirante della precedente e delle sparata retrograde dei Bocchino. Nella tua risposta io riconosco quei radicali sempre un passo in avanti su tutti e per questo incompresi. Valorizzare vuol dire “occupare” posti di potere e seggi parlamentari. Mentre, se non ho capito male tu, come me vuoi guardare avanti proponendo riforme vere, mentre i Bocchino vogliono stroncare il discorso, usando anche un linguaggio indisponente, e guardare indietro o verso Di Pietro (che già vi bastona). Io da voi (intendendo Benedetto, tu, Taradash e tanti altri, me compreso) aspettavo da tempo che organizzaste un movimento davvero liberale all’interno del Pdl, di supporto e di spinta propulsiva a Silvio Berlsconi (ti assicuro che ha bisogno come l’aria di “gente” come noi) valorizzando tutti noi che scriviamo a gratis a tutti i liv. perchè siamo degi liberali onesti intellettualmente e irriducibilmente propositivi. Adesso vedervi con fuggitivi come La Malfa, Granata o la Moroni e indisponenti come Bocchino e la Bongiorno, mi duole il cuore (intendo il cuore democratico).
    ciao
    mn

  7. marcello scrive:

    La cedolare è l’ennesimo atto di redistribuzione al contrario.
    Ora paga il 20% anche chi non ha un lavoro e non credo che fosse assurdo che di fatto avesse un’esenzione, specie se affittava un monolocale e all’anno aveva 8000 euro. E paga il 20% chi ha un reddito o un patrimonio molto alto e anche molte case.
    Quindi viene penalizzato chi, in tempo di disoccupazione alla quale il governo non pone argine, ha una casa che è l’unica fonte di reddito, invece chi specula sugli affitti paga come un lavoratore dipendente.
    Se si voleva combattere l’evasione fiscale non era questa la priorità. Il principio della capacità contributiva effettiva, con questa cosa demenziale di scaricare il fisco sulle cose, va a farsi benedire, e non si tiene neanche conto del valore dell’immobile per attuare una qualche progressività, del reddito o del numero di case. Non ci sono neanche delle detrazioni.
    Peggio di così…
    Intanto chi veramente si è intascato il grosso (50%) del patrimonio nazionale continua a non pagare. Paga sempre chi non ha neanche i soldi per arrivare alla terza settimana.

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