– Se anche – come qualcuno sostiene – il tempo fosse una dimensione convenzionale dello spazio, a maggior ragione gli uomini sognerebbero “viaggi istantanei”, che consentano loro di cambiare luogo senza movimento di tempo, e di cambiare tempo senza movimento di luogo. Le convenzioni sono cose molto serie e strutturano la nostra vita e il nostro rapporto con le cose del mondo. Per questo eccitano le nostre fantasie. Il “teletrasporto” e la “macchina del tempo” sono fantasie che resistono alla realtà di una convenzione considerata a volte troppo oppressiva e limitante. 

Le convenzioni a volte vacillano e si sgretolano con una velocità impressionante. Altre volte sono talmente radicate per cui nessuno, o quasi, osa metterle in discussione. E la loro resistenza non dipende solo dalla loro fondatezza scientifica. Basti guardare alla diffusione di credenze superstiziose o magiche. Anche perché le convenzioni soffocanti cercano comunque delle “valvole di sfogo” che possono essere sbagliate, ma sono molto significative.

Anche il sentirsi nazione e l’essere popolo è una convenzione e proprio per questo è una cosa seria. Anche l’inadeguatezza della convenzione “Patria” trova degli sfoghi sbagliati. A 150 anni dalla sua Unità si ritiene troppo rischioso mettere in discussione l’esistenza stessa della “convenzione originale” dalla quale è nata la nazione, valutando con onestà intellettuale l’attualità dei valori per i quali si sono battuti i nostri patrioti durante il Risorgimento. Dunque, anziché ricercare un valido rimedio all’ipertrofia statalistico/burocratica che ha preso il posto della convenzione originaria di unione di popoli liberi, ma plebiscitariamente ‘”schiavi di Roma” , si sono  cercate negli anni  delle “valvole di sfogo”. Lo stato-nazione italiano è finito nella palude statalista? E allora, si finiscono per mettere in discussione lo stato e la nazione, ma non lo statalismo.

E’ quello che fa la Lega , proponendo la convenzione “Padania”. Così fanno in modo diverso, e da sinistra, quelli che si sono rifugiati in una mitica, e purtroppo sempre più mitologicamente simile all’Unione Sovietica, superpatria europea. Più privatamente, ma con effetti politici, milioni di persone consumano la secessione civile dallo Stato non pagando le tasse, neppure per denaro, ma perché non si riconoscono più nello stato in quanto tale (si legga questo interessante articolo di Galli della Loggia sul Corriere della Sera). Altri si sono rifugiati nello stretto ambito familiare,  familistico e “tribale”. Purtroppo sempre più giovani sono attratti dal fascino perverso dell’adesione all’antistato: alla mafia ed  altre consorterie di “bravi” , come gli “’ndranghestisti” (è significativo l’uso di un termine, andragathos, che significa ‘uomo valoroso”: è anch’esso una convenzione, ma significativa del valore disumano o non umano riconosciuto ai “non ‘ndranghesti”).

L’Italia ha bisogno di una nuova idea di Patria, di una convenzione di Patria più realistica e adeguata ai tempi. Che non combatta negli stranieri problemi che gli stranieri né portano né rappresentano. Gli Italiani e i “nuovi” Italiani che sempre più numerosi aspirano ad integrarsi nella società, sono ormai un popolo maturo per svincolarsi da uno statalismo soffocante e anti-statuale. Sono pronti a rivedere su nuove basi l’originaria convenzione nazionale, senza che questo comporti la disintegrazione della società.

Dopotutto il nostro Risorgimento nasce come movimento di “rigenerazione morale” di un popolo reso imbelle e levantino da secoli di dominazione straniera (si guardi: Silvana Patriarca: Italianità, la costruzione del carattere nazionale). Anche guardare onestamente all’idea e alla realtà della “Patria” di oggi sarebbe un atto di intelligenza morale.