Il PDL deve svegliarsi dal sonno dogmatico

– Lettera di Benedetto Della Vedova a L’Opinione di giovedì 5 agosto 2010 –

Caro Arturo,
commentando la mia adesione al gruppo parlamentare di Futuro e Libertà alla Camera dei deputati, mi hai fatto una serie di domande difficili. A cui non voglio dare risposte facili. Ma a cui voglio rispondere non solo per l’amicizia e la stima che mi lega a te e al tuo giornale, ma per il dovere, che avverto, di spiegare il senso della mia scelta a molti amici liberali e radicali che hanno seguito la mia vicenda politica dal 2005 ad oggi, prima nei Riformatori Liberali e poi in Libertiamo.

Risposta alla prima domanda. E’ proprio vero che la rottura tra Fini e Berlusconi si è consumata su di una questione di “democrazia interna”? No. Non c’è stata una rottura, ma un’espulsione. Le cose vanno chiamate col loro nome. Di quale modello di “democrazia interna” si debba dotare un partito moderno, si sarebbe continuato a discutere. Io ero per un modello molto “americano”, da partito degli elettori più che da partito degli iscritti, per la logica delle primarie più che per quella delle tessere. Ma non si è arrivati a discutere di quello. Fini è stato buttato fuori prima, perché “fuori linea”. E chiunque legge l’ordine di proscrizione votato dal PdL capisce la comicità involontaria di quel documento berlusconian-leninista.

Seconda riposta. Penso – mi chiede Arturo – che “Fini rinunci alla sua vocazione autocratica che precede addirittura quello del Cavaliere”? Sì. Peraltro non penso che nella transizione tra Prima e Seconda repubblica i one-man party del centrodestra – quello finiano, quello berlusconiano, quello bossiano – rispondessero alla malizia narcisistica di leader autocratici, ma ad una debolezza strutturale del sistema politico. Le letture “psicologiche” non mi convincono. Preferisco quelle razionalmente politiche. Finiti i partiti della Prima Repubblica, mancavano quelli della Seconda, e sono stati surrogati da leadership impegnate in progetti epocali: la costituzionalizzazione ed “europeizzazione” della destra, l’affermazione di un liberal-popolarismo di massa, e la costruzione di un sindacato di territorio nordista. Tutti hanno governato da “padroni” la fase eccezionale (e eccezionalmente lunga) che dal ‘94 ha portato al collasso del centrosinistra. A quel punto si è tornati – o meglio, si pensava di essere tornati – alla normalità. Il PdL non è il partito del “predellino”, è il partito che voleva edificare la casa comune dei moderati e dei liberali dei prossimi decenni. Decenni, non mesi. Un partito così doveva per forza funzionare in modo “normale”. Discussioni, divisioni, negoziati, compromessi. Lo fanno tutti i partiti del centrodestra europeo e occidentale. Lo doveva fare anche il PdL. Invece no, dopo poco più di un anno, si è “costituzionalizzato” un modello di partito centralistico-carismatico e si è istituito un servizio d’ordine ideologico incaricato di pedinare i deviazionisti. Faccio io una domanda a te, Arturo: in quale posto dell’Occidente avanzato i partiti liberal-conservatori funzionano così?

Risposta alla domanda numero tre. L’idea di partito che Fini ha in testa non rimanda al “modello archeologico” della prima Repubblica? La mia risposta è questa: se salta definitivamente il PdL, cioè se salta il bipolarismo, e questa frattura non viene ricomposta e riassorbita, i partiti post-berlusconiani somiglieranno molto a quelli della Prima Repubblica. La natura dei partiti non dipende solo dalla volontà dei leader, ma dagli incentivi e dai limiti posti alla loro azione dalle caratteristiche del sistema politico. Se invece nel PdL ci si sveglia dal sonno dogmatico – siamo ancora in tempo, per quanto non so – si può salvare a destra e quindi anche a sinistra un modello di partito maggioritario, di “partito-paese”, capace di sopravvivere all’inevitabile fine della vicenda politica berlusconiana.

Grazie per l’attenzione e l’ospitalità.
Benedetto Della Vedova


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

6 Responses to “Il PDL deve svegliarsi dal sonno dogmatico”

  1. erasmus scrive:

    Ma BDV lo sapeva prima che IL PDL sarebbe stato un partito accentrato su Berlusconi ,propria pe r la natura della sua fondazione.. il problema amdava posto prima e non dopo ,dopo esser saltato sul carro del supposto vincitore come d’altronde ha fatto Fini.. Fare opposizione in maniera sistematica in un partito nato in quel modo significa automaticamente dichiararsi fuori dal partito stesso. Berlusconi non ha la capacità e la voglia di pensare da un partito di centro destra che vada oltre la sua persona.. neglio sicuramente due poli separati anche ssembra strano che BDV possa appartenere social-fascista,fattosi laico per mero opportunismo..

  2. Andrea B scrive:

    @ Erasmus: i dubbi di cosa ci faccia un libertario in una formazione come quella di Fini gli ho anch’io ma come dici tu:

    “Berlusconi non ha la capacità e la voglia di pensare da un partito di centro destra che vada oltre la sua persona”

    E noi ?
    Lo vogliamo un partito ( autenticamente liberale) di centro-dx che vada oltre la sua persona ?

  3. alex scrive:

    Caro Benedetto, per come è cresciuto e per come si è sviluppato, il PDL non è proprio un belvedere e il suo leader ha promesso molto e concesso poco o nulla. Ammesso questo:
    1 – Le critiche sistematiche di Fini ed i suoi sono state attacchi alla persona, non contestazioni politiche. In parlamento solo quelli dell’IDV dicono schifezze simili.
    2 – Fini non può mettere in piedi nessun partito degno di questo nome, per il semplice fatto che non ha nessun programma in grado di attrarre consensi importanti, non solo tra gli elettori, ma tra i suoi stessi parlamentari.
    3 – se salta il bipolarismo, che è l’unica cosa buona che ci ha salvato dall’anticipare il crinale greco, potrai gloriarti di aver dato il tuo contributo.
    Viva la Jugoslavia

  4. Lontana scrive:

    “in quale posto dell’Occidente avanzato i partiti liberal-conservatori funzionano così?”
    Glielo dico io caro Dalla Vedova: In Canada.
    In Canada il Partito Conservatore governa in minoranza da circa quattro anni e i membri del Partito non discutono sui media le decisioni del Premier e il Premier puo’ sfiduciare i suoi Ministri quando vuole, come ha già fatto e il Presidente della Camera é assolutamente NEUTRO.
    Il Partito Conservatore del Canada non é un Partito fascista o dittatoriale o centrato sul Premier, é semplicemente un Partito che funziona e i cui membri non aspirano a fare le vedettes.

  5. bagnascus scrive:

    confesso che ho per BDV una stima ed una ammirazione tale per cui le sue iniziative mi pongono dei problemi anche quando non le condivido.a questo punto però mi convince di più l’atteggiamento di Martino che non si presenta in Parlamento in segno di dissenso ma neanche si fa portavoce di un gruppo il cui tasso di liberal-liberismo è comuque discutibile e affianca un politico ,Fini,che si muove solo per ambiazioni personali

  6. luigi zoppoli scrive:

    Nella libertà di opinioni, da non elettore del PdL, mi pare che le valutazioni della vicenda di Fini e di coloro che lo hanno seguito, meriti un’analisi più attenta e profonda. Non è tanto ingeneroso ridurre tutto a personalismi quanto sbagliato. Le evoluzioni delle opinioni su molti temi, ono orientate nella direzione dei partiti liberali e conservatori dell’Europa occidentale. Ed a maggior ragione se si suppone che il PdL finirà con la fine della parabola politica di berlusconi.

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