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Unifil2 non controlla il Libano e non disarma Hezbollah. A che serve?

– Prima seria violazione della tregua in Libano. Militari israeliani in pattuglia lungo la Linea Blu (al confine fra il Paese dei Cedri e Israele) hanno tagliato un albero per aprire la visuale a nuove telecamere di sorveglianza. Militari libanesi, convinti che quella fosse una violazione del loro territorio, intervengono per fermarli. Da lì allo scontro a fuoco il passo è breve. Tre soldati del Paese dei Cedri, un ufficiale dello Stato ebraico e un giornalista libanese restano sul terreno.

Entrambe le parti si ritengono aggredite. Il governo di Beirut denuncia la violazione della Risoluzione 1701, che pose fine alla guerra fra Israele ed Hezbollah combattuta nell’estate del 2006. Anche Israele denuncia la stessa cosa e avverte il vicino Paese arabo che non tollererà altre provocazioni e aggressioni. Si dibatte di fronte alle carte geografiche e alle foto satellitari. Questioni di millimetri. Gli Israeliani affermano che l’albero fosse in territorio israeliano. I libanesi affermano il contrario. Sembra strano che le guerre mediorientali scoppino per dettagli minimali: un albero, un muro, un pozzo, una passeggiata. In effetti quei particolari sono pretesti. Le cause sono ben più profonde e i sintomi molto più gravi e visibili.

Finita la guerra del 2006, Hezbollah cantò vittoria. E dal settembre di quattro anni fa in poi, non smise mai di riarmarsi. Oggi dispone, secondo i servizi segreti israeliani, di circa 40mila razzi, molti di più di quelli di cui disponeva nel 2006, prima della guerra. Hezbollah non ha mai fatto mistero del suo legame di fede e di ideologia con Teheran. Quando l’Iran ha bisogno di muovere la sua lunga mano nel Medio Oriente si rivolge a loro. E mai come oggi, con l’isolamento diplomatico e le nuove sanzioni internazionali, il regime dei mullah ha bisogno di proiettare all’estero i suoi problemi. Sbalordisce il tempismo con cui cinque razzi vengono sparati contro Eilat dal Sinai e il giorno dopo avviene uno scontro a fuoco in Libano.

L’esercito di Beirut non è Hezbollah, ma nelle sue file non è un mistero che molti siano soldati e ufficiali sciiti che parteggiano visibilmente per la milizia integralista. Non si può non notare che appena tre giorni fa, il re saudita Abdullah II e il dittatore siriano Bashar al Assad erano a Beirut, si incontravano per la prima volta in assoluto in quello che è sempre stato il loro principale terreno di scontro. Parlavano di pace in Libano, volevano comporre una crisi che sarebbe potuta scoppiare fra il governo ed Hezbollah, per le accuse rivolte al movimento integralista sull’uccisione dell’ex premier filo-saudita Rafiq Hariri, avvenuto cinque anni fa.

Pace in Libano, riconciliazione nazionale. Queste erano le parole d’ordine. Cosa meglio di uno scontro con lo Stato ebraico, con il “nemico sionista”, per mettere d’accordo sciiti e sunniti, integralisti e “moderati”? Questi sintomi sono stati ignorati. Eppure nel Libano del Sud è schierato un contingente Onu di più di 12mila uomini, ben armati e ben addestrati. E’ la missione Unifil2, il cui unico scopo è proprio quello di far rispettare la Risoluzione 1701: pace lungo il confine e disarmo di tutte le milizie irregolari in Libano, fra cui Hezbollah.

Unifil2, rafforzamento della precedente missione di peacekeeping Unifil, è stata richiesta a suo tempo dal governo israeliano di Ehud Olmert come strumento di garanzia internazionale alla tregua dopo la guerra dell’estate del 2006. In Europa era l’ex ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema il suo più fervente sostenitore. Unifil2 ha sicuramente vigilato sulla pace. Sempre in una sola direzione. Il suo ex comandante italiano, il generale Claudio Graziano, il 14 agosto 2008 affermava che Hezbollah rispettasse la 1701, in compenso condannava i sorvoli di ricognizione israeliani. Proprio quei sorvoli fornivano all’intelligence di Gerusalemme le prove che Hezbollah, sotto il naso dei caschi blu, avesse completato il suo riarmo. Già allora.

L’ex presidente italiano Francesco Cossiga, rispondeva indirettamente al generale sul quotidiano israeliano Yediot Aharonot:  “L’Italia ha un accordo con Hezbollah per cui le forze Unifil chiudono un occhio sul processo di riarmo, purché non vengano compiuti attentati contro gli uomini del suo contingente”. A pensar male… Le armi dall’Iran, via Siria, sono affluite in continuazione nei bunker di Hezbollah. Sempre nel 2008, un rapporto inoltrato al Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon da una task-force di esperti, da lui stesso nominata per analizzare la situazione, confermava che il confine fra Libano e Siria fosse “completamente aperto ai traffici illegali”. Due anni dopo, lo scorso aprile nelle mani dell’organizzazione terrorista finivano addirittura missili Scud, secondo i rapporti dell’intelligence israeliana e di quella statunitense. L’unico che nega questo trasferimento di ordigni balistici è proprio il comando di Unifil2.

Il generale Alberto Asarta Cuevas ha dichiarato che la storia dei missili venuti dalla Siria non è attendibile perché “gli Scud sono troppo grandi per trasportarli di nascosto”. In effetti lo sono, ma l’intelligence israeliana parlava esplicitamente di trasferimenti di componenti di Scud da assemblare in loco, non certo di intere batterie di missili fatte sfilare in pompa magna attraverso il confine. Unifil2, insomma, ha sempre voltato lo sguardo dall’altra parte quando c’erano segnali di pericolo. Merito anche delle regole di ingaggio. Quando vengono individuate armi o attività ostili di Hezbollah, spetterebbe solo all’esercito libanese muoversi. Si è mai mosso? Non si sa, perché i comandi locali non sono tenuti a fare rapporto a Unifil2 delle loro attività. In due occasioni, nel luglio del 2009 e il 3 luglio scorso, i caschi blu sono stati attaccati da civili e miliziani filo-Hezbollah e non hanno potuto reagire. In almeno un caso, riportato dal quotidiano israeliano Haaretz nel marzo del 2008, il contingente italiano ha intercettato un traffico d’armi di Hezbollah ma non ha potuto fermarlo.

L’unica giustificazione e motivo di orgoglio della missione Unifil2 era il mantenimento della tregua in questi quattro anni. Da ieri non esiste più neppure questo alibi. Il nuovo decreto, approvato ieri dal Senato, sulle missioni all’estero riduce lievemente la presenza italiana in Libano (da 1900 a 1700 caschi blu) e taglia il budget della missione. Visti i risultati ottenuti finora e i rischi che correremo d’ora in avanti, sarebbe il caso di ricordare quel che disse Antonio Martino, quando auspicava ancora di diventare ministro della Difesa nel 2008: “Ho intenzione di ridurre drasticamente la nostra presenza in Libano, se non cancellarla del tutto, e inviare soldati in Afghanistan e in Iraq, dove ve ne è necessità”. Perché: “Non solo dei soldati italiani in Libano non v’è assolutamente bisogno, ma sono anche a rischio”.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

5 Responses to “Unifil2 non controlla il Libano e non disarma Hezbollah. A che serve?”

  1. Luca Bonicalzi scrive:

    UNIFIL 2, proprio grazie a Massimo D’Alema, ha permesso di mantenere la pace in Libano fino a oggi… Fino a quando non è subentrato il Governo Berlusconi e, conseguentemente, il Ministero degli Esteri è diretto non più da D’Alema, ma dal berlusconiano Frattini. Questo spiega l’attuale disimpegno dell’Italia in Libano, con le relative conseguenze.

  2. Stefano scrive:

    @ Luca: la zona degli scontri non è controllata dagli italiani, ma dagli spagnoli, quindi cosa c’entri il berlusconiano Frattini è chiaro solo a te.

  3. Luca Bonicalzi scrive:

    Stefano: sei a conoscenza che proprio Frattini e La Russa hanno tolto finanziamenti all’Unifil 2 in Libano per finanziare il contingente italiano in Afghanistan?

  4. Gianfranco scrive:

    Oramai gli Hezbollah sono incrostati nel sud del libano , armati fino ai denti hanno consolidato le loro posizioni con decine di migliaia di missili. Non saranno di certo due pirla in croce dell’Unifil a farli smammare e tantomeno gli israeliani. In quanto ai nostri pagliacci nazionali davvero c’é ancora qualcuno che pensa che contino piu’ del due di coppe a briscola in questa storia ? Incredibile !

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