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Non sono finiano. Ma Libertiamo sarà ancora la mia casa

Io non sono finiano, diciamolo subito a chiare lettere. Un po’ per intolleranza ai gruppi composti da più di una persona, un po’ per esser fuori moda, un po’ per vocazione all’eterodossia, un po’ perché credo  ci sia una generazione politica che ha già dato (e preso) troppo. Insomma, mi piace disertare.

Nonostante la calura estiva, è forse opportuno esercitarsi brevemente sul tema del giorno. Da qualche tempo a questa parte, grazie all’ospitalità di Libertiamo, all’onestà intellettuale dei suoi redattori che non hanno mai alterato una virgola (anzi, a volte hanno corretto grossolani errori) ed hanno sempre lasciato massima libertà di espressione, come molti altri ho scritto su queste pagine.
Non perché appartenessi ad un partito,  non perché condividessi in toto la linea politica dell’associazione. Anzi ho a volte condiviso con fatica, o non ho proprio approvato, alcuni articoli (cfr,. ad esempio, il recente articolo sul laicismo).

Ora siamo al punto di svolta. Carmelo Palma e Piercamillo Falasca ci ha annunciato nei giorni scorsi che Libertiamo ha scelto di stare con Fini, mentre Benedetto Della Vedova ha aderito fin da subito al gruppo parlamentare Futuro e Libertà. E’ una scelta legittima, quasi normale direi, dettata da un percorso, non breve, di condivisione di obiettivi comuni. Ma non si può pretendere che tutte le persone di animo liberale siano disposte a condividerla (e non mi pare che quelli di Libertiamo la pretendano dai loro autori, d’altronde). Le sensibilità e le peculiarità della galassia liberale sono troppo variegate e differenti per essere appaltate in blocco ad un nuovo “quasi partito” (ancora abbiamo solo un gruppo parlamentare) intorno all’iniziativa politica dell’attuale primo inquilino di Montecitorio.

I liberali, come  del resto è spesso accaduto,  sceglieranno di volta in volta a quale esperienza politica contribuire coscienti del fatto che la politica, da sola, risolve poco e che il deficit di liberalismo in questo Paese è ben più grave. E’ culturale, forse antropologico,  quindi  politico. E non il contrario. L’ultimo è solo una conseguenza del primo.

La situazione Politica (quella con la “P” maiuscola) poi non è facile. Edoardo Patriarca (segretario del comitato organizzatore delle settimane sociali dei cattolici italiani) ha ben spiegato qualche giorno fa il momento che stiamo vivendo: “un Paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico,  imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alle persone una visione, degli obiettivi comuni e condivisibili”.
I liberali, come tutto il Paese, boccheggiano. Mai come oggi il Paese ha bisogno di una sana dose di liberalismo. E’ questione di metodo e di merito.

Di metodo: cultura o politica? Partiti si, ma quali? Di merito: meno stato nell’economia, garantismo, un dibattito più civile sui temi etici, meno burocrazia, meno tasse, coerenza (basterebbe anche per quel che si può) dei comportamenti privati rispetto a quelle tanto inseguite pubbliche virtù.

L’esperienza di Libertiamo è variegata e complessa. E’ fatta di persone che agiscono su piani diversi, con ruoli differenti, ma con obiettivi simili. E’ straordinariamente ricca e plurale. Sono sicuro che l’adesione di Della Vedova e Libertiamo a Futuro e Libertà non finirà per ghettizzere il webmagazine, che continuerà a salvare una fiammella di liberalismo dentro e fuori il recinto della politica. Dentro e fuori i partiti. Fare altrimenti sarebbe la vittoria del rumore sulla sostanza.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

6 Responses to “Non sono finiano. Ma Libertiamo sarà ancora la mia casa”

  1. inutile scrive:

    Certo dire fiammella a chi va con gli ex-missini è una bella battuta.
    Certo che questo spazio ora non potrà più esser lo stesso, è entrato il baco del finismo.
    Innegabie è che la scelta di Della Vedova non segue nulla dei principi liberali sempre esposti, è soltato una pure strategia di politica personale

  2. erasmus scrive:

    che un radicale scelga la casa di Fini fa impressione E varo che nel PDL si trovava sssieme ai ciellini ma il pDL avrebbe dovuto essere un contenitore,un po come il partito repubblicano in America..se si ritorna al proporzionale.BDV dovrebbe tornarsene alla sua casa madre quella di Pannella rappresntandone la componente più legata al liberalismo classico..

  3. Antistato scrive:

    da un punto di vista liberale di certo il Fini odierno è un male assai minore rispetto a Berlusconi.

  4. Vorrei iniziare dicendo che sono favorevole ad ogni scelta liberale. Ognuno di noi è libero di esprimere una scelta, di condividere un pensiero politico, di sostenere un “ideale” se èsiste ancora nel nostro sistema politico italiano e nessuno può obbligarci a fare il contrario. Meno male, visto che molte voci di “corridoio” parlano dell’esistenza di un regime all’ italana. Credo che ognuno di noi debba avere un punto di riferimento, altrimenti è troppo facile criticare o sostenere tutti, dicendo quello oggi è “bravo” e il giorno dopo è “fesso” Io sono un gran sostenitore del Berlusca, l’ho voto da tempo e non me ne pento, ma allo stesso tempo lo critico su tantissime tematiche, e ringraziando a Dio nn mi è successo ancora niente, mentre a Cuba se uno critica il buon “Fidel” ieri, oggi “Raul” rischia la pena di morte,questo lo vorrei ricordare ai grandi xsonaggi,intellettuali che vivono di e solo “sinistra” e basta.
    Sono un liberale, amo il libero mercato e non il protezionismo, amo la libertà, ma credo che oggi la libertà viene abusata troppo e provoca una cattiva società. Ecco noi liberali dobbiamo stare attenti e salvaguardare i nostri principi,le nostre idee, xkè molti usano questa terminologia solamente x lavarsi la bocca,e poi si comportano diversamente. Caro Pasquale, bisognerebbe far conoscere a molti studenti,soprattutto nelle scuole cosa sia la “Libertà”, La Democrazia, per dare una base ai giovani che oramai si allontanano dalla politica non x colpa nostra, ma x colpa del “politico di mestiere”. Sarebbe un argomento interessante parlare dei giovani che si distaccano dalla politica, capire il xkè del loro amore verso i partiti estremi che si rifanno al fascismo o il comunismo, quando poi, non conoscono neanche la storia. Ci sarà tanto da dibattere, ma per adesso mi fermo qua.

  5. Maralai scrive:

    da Il Foglio di oggi

    Bocchino vuole due vertici; più altro

    Se ne escono dal pdl, formano un nuovo partito (futuro, libertà e querela) e che fanno da fuoriusciti del pdl i Bocchino e i La Malfa? Chiedono l’azzeramento dei vertici nazionali del medesimo pdl. Non chiedono di spingere sulle riforme, ma di spingere dal ciglione della torre La Russa, Verdini e Bondi. Ma come, non vi vergognate più di niente? Se siete fuori, vi siete messi in proprio, agite con disprezzo verso il popolo che vi ha votati o nominati, e allora cosa v’importa a voi del vertice del Pdl se vi siete costruiti nel vs partito un vertice tutto per voi? Oppure di vertici non ve ne basta soltanto uno e allora volete mettere due piedi su due staffe anche sui due vertici? E un’altra presidenza della camera non vi serve?
    Mario Nanni

  6. Anteo scrive:

    Bravo Pasquale, giusto.
    Tuttavia temo che in campagna elettorale anche questi spazi saranno troppo preziosi.

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