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Agosto con Liberilibri/1 – Riflessione liberale sull’autonomia della magistratura

– Per il mese di agosto, ogni martedì la Liberilibri offre ai lettori di Libertiamo.it estratti dei suoi libri e riflessioni squisitamente liberali. Questa settimana, il tema dell’autonomia della magistratura.

– La questione della giustizia politica e dell’autonomia come autocrazia della magistratura italiana non ha mai smesso di essere al centro dell’attenzione dai tempi di Mani Pulite.
Tra chi ritiene che, in nome e col pretesto della propria autonomia, magistrati faziosi determinano le vicende politiche e economiche del paese e chi invece difende il loro operato contro ogni accusa di politicizzazione o anche solo di protagonismo, i cittadini restano al solito disorientati, certi che in magistratura ci sono dichiarate correnti politiche ma rassicurati d’altro canto dal fatto che, nonostante ciò, i magistrati e il Csm lavorano imparzialmente e indipendentemente da ogni pressione.

Il problema, in realtà, a prescindere dalla buona o mala fede dei giudici, dai loro errori o dalla loro rettitudine, risiede in gran parte nelle stesse regole del sistema democratico in merito al reclutamento degli organi di controllo della magistratura e all’assenza di qualsiasi check and balance sul loro operato: un vero vulnus alla sicurezza di ogni cittadino, a prescindere dai casi Andreotti, Berlusconi, Mastella. La magistratura inquirente è legittimata dal nostro ordinamento a detenere una sorta di ius vitae ac necis su ogni cittadino.

Se si vuole davvero garantire la depoliticizzazione di organi il cui requisito primo deve essere l’imparzialità, tagliando le gambe a ipotesi di politicizzazione anche solo paventate, basterebbe reintrodurre l’antichissimo metodo dell’estrazione a sorte per la formazione dell’organo di controllo della magistratura, il Csm.

Il metodo stocastico non è solo anticaglia greca. Ancora oggi, i progetti di legge non governativi in Regno Unito e Stati Uniti sono messi all’ordine del giorno per sorteggio. E pure nel nostro ordinamento, per garantire l’imparzialità delle commissioni giudicatrici nei concorsi universitari, si vuole tornare a questo metodo per sceglierne i componenti.
È il metodo più giusto perché il più imparziale, e ce lo ricordano tre brani estratti da tre libri della Liberilibri, due dedicati al Csm, il terzo, provocatoriamente, contenente una riflessione sulla giustizia della sorte rispetto a quella della ragione.

«La riforma deve essere incentivata nel rafforzamento massimo delle garanzie di indipendenza dei singoli giudici, che come organi singoli e non come corpo sono investiti dalla Costituzione della funzione giurisdizionale: e questo anche sotto il profilo di una tipizzazione legislativa degli illeciti disciplinari dei magistrati, al fine di sottrarli all’arbitrio della determinazione caso per caso da parte del Consiglio superiore della magistratura di ciò che sia “lecito” e di ciò che sia “illecito”, e quindi mediante la creazione di una vera e propria giurisdizione disciplinare distinta dal Csm, imparziale e non dominata quindi dalla logica del baratto tra le correnti, eventualmente attribuita ad un organo eletto ad hoc da magistrati e Parlamento o, ancor meglio, costituito mediante estrazione a sorte.
Il metodo di scelta di alcune delicate cariche pubbliche mediante estrazione a sorte, antichissimo e familiare a grandi democrazie come quella greca e come la Repubblica di Venezia (vedi ad esempio l’ufficio degli eliasti, dei buleuti, degli arconti, degli eutynoi), è forse l’unico capace di scongiurare la piaga della politicizzazione del magistrato e quindi della parzialità del giudizio» (Francesco Cossiga, Discorso sulla giustizia, 2003 – pagine 113-114).

«L’attuale ruolo di organo di governo dell’ordine giudiziario non è stato assunto dal Csm in base alle norme scritte relative alle sue competenze funzionali, ma per la valenza politica connessa alla scelta elettorale della rappresentanza dei magistrati. La politicizzazione del Csm può quindi essere evitata solo dalla selezione stocastica, e cioè per estrazione a sòrte dei suoi componenti. In quanto garantistica e depoliticizzatrice, la riforma in senso stocastico del procedimento selettivo della componente magistratuale nel Csm dovrebbe essere attuata anche a costo di un intervento di modifica dell’art. 104 della Costituzione, che sarebbe necessario se una selezione per sorteggio non fosse considerata di natura elettiva» (Giancarlo Bagarotto, Tenera è la legge, 2002 – pagine 154-155).

Carlo Nordio, nella sua postfazione a Crainquebille, ricorda un episodio del Gargantua di Rabelais in cui il giudice Bridoye svela di usare i dadi per decidere i casi sottoposti al suo giudizio. Pantagruel, dovendo giudicare sull’operato del giudice, lo giustifica comprendendo che il ragionamento giuridico non è maggior garanzia di una tirata di dadi. Commentando il brano, Nordio conclude:

«Niente gioco dunque nei dadi di Bridoye. Soltanto una rassegnata consapevolezza dei limiti della nostra ragione, e dell’ampiezza dei nostri pregiudizi. Si tira la moneta non per divertimento, ma per calcolo: v’è almeno una probabilità su due di decidere giustamente. E non è una percentuale da poco.» (Anatole France, Crainquebille, 2002)


Autore: Serena Sileoni

Avvocato, dottore di ricerca in Diritto Pubblico Comparato presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena, assegnista di ricerca in Diritto Costituzionale all’Università di Firenze e cultore di Diritto Costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Macerata, svolge attività di ricerca nel settore del diritto costituzionale italiano e straniero. Giornalista, membro dell’Istituto per la Competitività e dell’Istituto Bruno Leoni, è responsabile editoriale della casa editrice Liberilibri.

2 Responses to “Agosto con Liberilibri/1 – Riflessione liberale sull’autonomia della magistratura”

  1. luigi scrive:

    Brava Serena ben scritto. Estenderei la proposta del metodo dell’estrazione anche ai parlamentari. Sarebbe davvero impossibile estrarre a sorte una classe politica come quella degli ultimi 60 anni.

  2. luigi leoni scrive:

    come tutto ritorna a proposito di indipendenza e terzietà della magistratura! Chi non ricorda gli Achei e i Troiani, quando gli Dei e i Semidei, esseri al di sopra degli altri esseri umani, parteggiavano per l’una o per l’altra parte e ricorrevano ad ogni mezzo pur di dar una mano al proprio assistito o sconfiggere ilsuo avversario, o, semplicemente per esserci, fare lo sgambetto all’altra divinità. Quando il giudice si corporativizza, la Dea Giustizia assume le debolezze umane e immiserisce la sua funzione…!

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