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Accordo con Google sui diritti d’autore. Ma la Siae resta un carrozzone

– Altre entrate per la Siae. È stato, infatti, siglato nei giorni scorsi un accordo tra la Società Italiana degli Autori e degli Editori e Google per la visione e l’ascolto su YouTube di opere oggetto della tutela del diritto d’autore.
Non sono stati resi noti nel dettaglio le condizioni economiche dell’accordo. Si sa soltanto che la remunerazione dei diritti d’autore sarà proporzionata al numero di clic e ai ricavi derivanti dalla pubblicità associata ai video postati. Probabilmente qualche millesimo di euro a visita. Ancor più opacità circonda gli interrogativi in merito alle modalità effettive di redistribuzione tra gli iscritti Siae, che comprende sia autori che case discografiche) e ai costi di intermediazione trattenuti dalla stessa società.

Di sicuro, questa singola licenza porterà ad incassi significativi a fronte di costi da parte della Siae ridotti. La quantificazione delle visite al sito e delle riproduzioni è automatizzata e le relative spese sono a carico di Google. L’esperienza, tuttavia, ci insegna che ciò non basta per mitigare le pretese della collecting society italiana. Anche i compensi per copia privata, ossia i corrispettivi versati dai consumatori alla Siae al momento dell’acquisto di pc e telefonini, non presentano costi di gestione elevati. Eppure nel 2008 la Siae ha trattenuto 2 milioni di euro sui 61 riscossi da questa voce di incasso. La cifra è destinata a salire a 7 milioni di euro con l’aumento dei compensi per copia privata a 145 milioni di euro nel 2010.

Proprio accordi come quello siglato per YouTube ci inducono a nuove considerazioni sull’aumento avvenuto con il decreto del 30 dicembre 2009 dei compensi per copia privata. Questi sono nei fatti corrisposti per remunerare i diritti d’autore fruiti mediante l’utilizzo di supporti e dispositivi come i DVD, i CD, i computer e i telefonini. Negli anni scorsi la diffusione di strumenti e tecnologie di questo tipo è stata vista come una porta aperta alla pirateria. Per compensare i minori introiti derivanti dalla vendita di CD e DVD, si è cercato di “tassarli” alla fonte, ossia al momento dell’acquisto.

La disciplina posta in essere non distingue tra reali e potenziali fruitori delle opere tutelate ed è difficile spiegare perché un libero professionista o una coppia di sposi pagano la Siae per chiamare i propri clienti e riprendere il proprio viaggio di nozze. Ora il trend mostra come la stipulazione di accordi con soggetti come YouTube consentono di recuperare le stesse somme mediante il rilascio di licenze dagli importi significativi e lo sviluppo di un mercato regolare delle opere tutelate.

C’è da chiedersi:
1)  se, alla luce di accordi come questo e del boom del download a pagamento non sia il caso di rivedere le cifre della copia privata. Dopotutto la Siae, con una raccolta di diritti pari a circa 700 milioni di euro copre una quota significativa del mercato europeo dell’intermediazione dei diritti d’autore (attorno al 15%);
2)  se la Siae compierà ogni sforzo possibile per contenere il tasso di incidenza delle proprie di gestione. Vale la pena ricordare che per il settore musica e lirica, ramo d’attività più redditizia, l’incidenza dei costi operativi della Siae sul totale delle somme riscosse ammonta complessivamente al 14,8% ed è tra i più alti d’Europa.

Con i costi del personale che esorbitano attorno a quota 93 milioni di euro all’anno e un bilancio che ogni anno viene presentato ad un’assemblea dei soci adirata per la cattiva gestione degli introiti raccolti per i titolari dei diritti d’autore, le speranze in un cambio di rotta sono poche.
La gestione collettiva dei diritti d’autore presenta un conto ogni giorno sempre più alto all’industria ICT, proprio quel settore che doveva portare alla crisi l’industria musicale; il fatto grave è che, al riparo dalla concorrenza non rende debitamente conto alle categorie che dovrebbe rappresentare delle somme raccolte in loro vece.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

2 Responses to “Accordo con Google sui diritti d’autore. Ma la Siae resta un carrozzone”

  1. filipporiccio scrive:

    L’esistenza di una cosa come la SIAE è inaccettabile per un liberale… o no?

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  1. Designpills.net scrive:

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